Uno scrittore piccolo piccolo

uno scrittore piccolo piccolo

Io se fossi uno scrittore vorrei essere alto due mele o poco più.

Perché la scrittura è come una mela al giorno che toglie il medico di torno e perché se sei alto due mele puoi sbirciare fin nei più intimi anfratti delle librerie e poi puoi diventare una crostata, anche se piccola piccola, una crostata che sa di buono, che sa di casa.

Vorrei essere uno scrittore piccolo piccolo per poter essere tenuto sul palmo di una mano come si fa con un regalo. Piccolo in un modo aggraziato. Piacevolmente tenuto in gran conto tanto da conquistare tutte le dita della mano.

Pensa a te, Mario, pensa solo a te!

Non lo so quanto sia possibile per uno scrittore (per quanto borghese o piccolo piccolo o entrambe le cose) pensare solo a se stesso. Perché uno scrittore è come una zolletta: tu lo vedi e ti sembra uno, un blocco di scrittore tutto d’un pezzo, invece lo scrittore è una galassia di storie che sono come stelle, tutte in momenti di evoluzione diversi.

Lo scrittore pensa a te ancor più che a sé. E ancor più che a te e sé pensa a lei. A quella storia che indipendentemente da tutto sempre c’è. A quel libro che non bussa e non gratta dietro le porte chiuse perché sa che a volte le porte sono come gli irrigatori programmati e si attivano al momento giusto.

 

Noi siamo vecchi: non c’abbiamo altre ambizioni

Uno scrittore piccolo piccolo diventa insignificante quando smette di essere un essere sognante. Perché poche cose sono efficaci come i sogni nell’allungarti le gambe. Ambire, del resto, è andare in giro, di qua e di là. Girarci intorno. Perché l’ambizione, quella vera, è quando non ti limiti a desiderare ardentemente qualcosa, a sognarla, a sperare di ottenerla, ma l’area intorno a questa cosa ti metti a perlustrarla e ti dai da fare, anche sporcandoti le mani, per ottenere il lustro che brami.

La fiducia mal riposta (?)

Nel romanzo e nel film “un borghese piccolo piccolo” c’è il borghese, che è tale Giovanni, che per quel suo figlio, non tanto brillante, non così intelligente, non particolarmente meritevole di niente, farebbe di tutto. A volte chi scrive rischia di far la parte del Giovanni di turno: il proprio libro diventa come il figlio Mario e difenderlo a ogni costo si fa imperativo. Ma che prezzo hanno le convinzioni infondate quando ci si trova ad affondare nell’indifferenza generale?

 

Questione di compromessi

Giovanni entra in una loggia massonica. Perché? Ma naturalmente per far lavorare il figlio Mario, ragioniere, al Ministero. Perché solo entrando nella loggia può ottenere in anticipo il testo della prova scritta del concorso e solo ottenendo in anticipo il testo della prova scritta del concorso suo figlio ha speranza di vincerlo, il concorso. Ma tu a che compromessi saresti disposto a scendere per salire nella scala del successo? E poi quale sarebbe per te il vero successo? 

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9 pensieri su “Uno scrittore piccolo piccolo

  1. Oddio, “Un borghese piccolo piccolo”… uno dei film più tristi che io abbia mai visto (Sordi a me faceva abbastanza questo effetto). Cosa accetterei? Compromessi morali, credo nessuno; compromessi al di fuori dell’etica che coinvolgano il mio modo di scrivere, potenzialmente tutti, se possono fare sì che la storia si connetta alle persone. So di non fare una figura molto figa, perché pare si debba essere attaccati a ciò-che-si-è-così-com’è fino alla morte, ma io potrei tranquillamente scrivere su ordinazione. Insomma, tranquillamente non tanto, ma potrei farlo. Invece non farei la ghost writer perché sentirei troppo ingiusto l’anonimato del mio ruolo. Mica basta un’idea o una storia da raccontare per fare lo scrittore! Il successo per me è che tante persone sentano vicina/divertente/commovente/interessante la storia che racconto. E’ un po’ come un sorriso. Se non arriva a toccare il cuore di nessuno, a cosa serve?

    1. “Compromessi al di fuori dell’etica che coinvolgano il mio modo di scrivere, potenzialmente tutti, se possono fare sì che la storia si connetta alle persone…Mica basta un’idea o una storia da raccontare per fare lo scrittore! Il successo per me è che tante persone sentano vicina/divertente/commovente/interessante la storia che racconto. E’ un po’ come un sorriso. Se non arriva a toccare il cuore di nessuno, a cosa serve?”

      La tua mi sembra una posizione davvero interessante in merito all’interdipendenza tra scrittore e lettore, sai?

      La storia come uno strumento che realizza la sua ragion d’essere quando asserve al suo scopo: suscitare qualcosa.

  2. Non se scenderei a compromessi perchè al momento il mio successo è lavorare facendo quello che mi piace e personalmente mi ritengo soddisfatto. (per quella questione del “sei felice” ti ho promesso che avrei risposto più in la e lo farò XD)

    OK la scrivo…
    Ho appena riletto la frase sopra e mi sono accorto che il compromesso lo sto già subendo e pagando sai?

    Difatti Stavo per dirti che:
    “Non ci faccio il denaro è vero, a buoni conti carico spesso e volentieri la bilancia dal lato “del sangue amaro” e mi succede anche di lavorare a vuoto, però non sono ancora (credo) nella situazione di dover accettare un compromesso”.

    Tana per me quindi, ecco il compromesso bello e buono.
    Faccio quello che mi piace ma ci campo come se dice a Roma “a mozzichi e bocconi”, ossia poco per volta e nemmeno tanto.

    E’ un successo quindi?Ad ora si, in lancio e speriamo che continui ad andare.
    Accetterò altri compromessi? Forse si, non mi sento di escludere niente ma spero di non averne bisogno.

    E il vero successo quale sarebbe? Beh, magari il non doverli accettare 😉

    1. “ecco il compromesso bello e buono.
      Faccio quello che mi piace ma ci campo come se dice a Roma “a mozzichi e bocconi”, ossia poco per volta e nemmeno tanto”

      Se un compromesso è un po’ come una vittoria mutilata il vero successo può essere diventare come una stella marina: pensa che bello veder ricrescere la voglia di soddisfazione anche economica che hai finora dovuto tenere un po’… ingessata.

  3. A me i compromessi non piacciono. E per salire al successo non sono disposto a calpestare la mia dignità e i miei valori.

    Il successo per me, nella scrittura, è sapere di tanti lettori che hanno comprato il mio libro, anche se decidessi di evolvere tutti i guadagni a qualche associazione, che c’è gente che ne parla in giro e nei blog.

    Quello è il successo dello scrittore.

    1. “Il successo per me, nella scrittura, è sapere di tanti lettori che hanno comprato il mio libro”

      Il fatto di vedere nella vendita il successo non tanto (o almeno non solo) come prospettiva di guadagno ma proprio come vittoria sull’indifferenza… Mi sembra molto da scrittore 🙂

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