La classe non è acqua. Ma #scrittura.

la classe è scrittura

– Ho un problema.

Spara.

Ho un libro dentro  e non so quando l’ho ingoiato. E quando lo dico in giro la gente non sa mai se offrirmi una penna o una lavanda gastrica.

– A te che serve?

– Forse una mano per quando scrivo scrivo scrivo e il tunnel carpale sembra diventato un tunnel senza via di sbocco. O forse una cura contro il male di scrivere.

– Sicuro che il libro non ti è caduto in testa? Vuoi andare in ospedale?

– Un reparto di scrittura intensiva, ecco quello non sarebbe.

– Devo dire che farti felice è proprio semplice, eh. Anche quando andavamo a scuola eri un po’ strano.

– Che vuoi farci, la classe non è acqua. Ma un posto in cui puoi contare sul tuo compagno di banco.

– Sei bravo con le parole per essere uno che ha un libro incastrato in gola. Chi vorresti nella tua classe che non è acqua ma inchiostro?

– Allora, innanzitutto mi servirebbe un vecchio contadino.

– Che te ne fai di un vecchio contadino in una scuola di scrittura?

– Un contadino ha nel suo orto le carote e se è vecchio ha pure un bastone.

– Insomma, ti serve un “motivatore”?

– Più un indirizzatore. Uno che sia come il canale del filtro della moka: l’acqua è incanalata e così non si disperde. Una volta ho letto di un writing coach e ho immaginato le mie dita impegnate a sollevare manubri.

– La fantasia non ti manca. Sarà per quello che scrivi. Ma io le tue dita che fanno i pesi non le voglio vedere.

– Non le vedresti. Sapresti che le sto allenando perché quel contadino mi spronerebbe a fare un annuncio alla fiera del paese. Ma poi vedresti il risultato direttamente. Scriverei un libro in un batter d’occhi.

– Che occhi stupendi che ha Claudia…

– La smetti di parlare della tua ex? Avete sempre avuto una relazione zoppicante.

– Ma mi avevi invitato a casa tua per parlare di me! Di lei! Io sto male!

Scrivi che ti passa.

– Certo, scrivere! Così poi tu  ti metti lì, come la Maestrina dalla Penna Rossa e mi dici che perche’ non si scrive così  e ricominci con la storia che l’apostrofo è un monumento e che scrivere pò no, non è lo stesso. Ecco perché tu non hai una Claudia nel cuore!

– Questo è il tuo ringraziamento per tutte le volte che ti ho fatto da correttore di bozze per le tue patetiche lettere d’amore?

– Quando te lo chiedono i lettori del tuo blog non fai tante storie.

Il mio blog è il mio quadro d’autore.

– Peccato che tu coi quadri veri sei un disastro. Devo ricordarti tutti i 4 in disegno? Il tuo libro avrà una copertina bruttissima e sarà come quella tua ex, quella con cui qualche volta siamo usciti in 4 io tu e Claudia… Come si chiamava?

– Si chiama Clara.

– Ecco, quella era proprio una ragazza… Simpatica!

– A proposito, Clara lavorava nella grafica… Non ricordo che facesse. Ma mi ricordo che quando giocavo a disegna e indovina con lei in coppia vincevamo sempre. Io so con chi mettermi in coppia quando serve. Io.

– Certo, peccato che in coppia non ci stai mai. Te l’ho sempre detto io che non ti sai vendere! Ma non dici niente sull’offesa a Clara?

– Le critiche inutili le ignoro. Comunque, dicevamo, vendersi… Sì, non sono un drago. Per questo nella mia classe ideale sarebbero altri a bussare alla porta di Troia col mio cavallo di battaglia. Ci sarebbe un piccolo esercito di esperti di marketing che farebbero guerrilla e copywriters che, brandendo le penne, stenderebbero landing page pronte a stendere qualunque lettore. Imparerai da loro i trucchi del mestiere che trucchi non sono. Diventerei migliore anche in questo campo e, migliorato, saprei anche scegliere meglio in cosa ho proprio bisogno di essere aiutato. E poi riceverei anche consigli su come presentarmi agli editori…

– Pubblicheresti solo con un editore?

– No, il self publishing mi sembra un’ottima opzione.

– Tanto io non lo leggo comunque il tuo libro. Finto amico che non mi consola per Claudia.

– Fa niente. Prima di pubblicarlo lo faccio leggere ai miei beta-lettori.  Poi a chi vorrà comprarlo.

– Mpf, non ti noterà nessuno come lo scorso anno, alla festa di Capodanno.

– Farò gite alla volta di blog letterari e riviste specializzate, d’accordo? Creerò le occasioni. Le chiamano “connessioni”, “interazioni”.

– Ok, ma ora mi sa che è ora che apri gli occhi. La sveglia sta suonando e anche gli amici immaginari onirici hanno bisogno di un po’ di tempo per loro. E poi non lo sai che per realizzare un sogno bisogna svegliarsi?

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15 pensieri su “La classe non è acqua. Ma #scrittura.

    1. Grazie Carlo!
      Questi intermezzi, di tanto in tanto, sono come siparietti in cui si guardano i burattini prima con distacco ma poi ci si accorge che somigliano a noi più di quanto ci saremmo aspettati e allora…

  1. Questo articolo è qualcosa di geniale! Rende benissimo l’idea strappandoti un sorriso sincero! Grazie mille per questi 5 minuti di riflessione divertente e interessante allo stesso tempo. Mi piacerebbe molto avere il tuo dono e riuscire a scrivere così! 🙂

    1. Ehi, benvenuto uomo-sulla-cresta-della-stampa-(sulla-maglietta) 🙂
      Il dono di avere lettori attenti e interessati è così prezioso che il mio dono (sperando di averlo davvero!) te lo presto volentieri!

      1. Ahahah uomo sulla cresta della stampa sulla maglietta non me l’aveva mai detto nessuno 😀 se trovi lettori attenti e interessanti direi che è solo il frutto del lavoro che hai fatto finora 😉 complimenti! Per il prestito… sarebbe davvero qualcosa di unico! 🙂 Per il momento… buona domenica! 😀

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