Risposte dal Calamo: scrivi col Metodo Moka (Web Writing in tazzina)

scrivi col metodo moka

Per dare una sferzata alla scrittura non c’è nulla di meglio di un web writing macchiato in tazzina riscaldata. Come ottenerlo? Scrivendo col metodo Moka, naturalmente!

Una caldaia tutta per sé

Tu che scrivi di un “serbatoio” non puoi proprio fare a meno. Lì ci metti le cose che impari o quelle che ti prometti di imparare. Le appiccichi alle pareti di questa stanza, che stanza non è, come post-it colorati e senti le parole farsi gocce e i concetti farsi millilitri d’acqua fino ad arrivare all’orlo.

Devi immagazzinare il giusto numero di informazioni per sfornare non tanto un certo quantitativo di parole, come se le parole le vendessero un tanto al kg come fa il salumiere che è l’unico che ti dà esattamente l’affetto che vuoi, ma per riuscire a dare le parole al giusto peso, per non perderti in una quantità troppo grande di informazioni se è un bicchiere che devi riempire d’inchiostro: perché se devi riempire un bicchiere non vai a riempirlo andando a piedi fino all’oceano. No. Apri una bottiglia e versi.
C’è appunto questa fase iniziale di studio, di raccolta delle informazioni, quel momento in cui sei una spugna e recepisci tutti gli stimoli e sei porosa il giusto, abbastanza per assorbire, ma non troppo ché sennò le informazioni le perdi. E quando vivi questa fase hai tutto da imparare dalla caldaia della moka.

Perché la caldaia sa che senza l’acqua il caffè non salirebbe mai e tutti sappiamo le cose orribili che possono accadere metti che una mattina il caffè non sale. Ma sa anche che se l’acqua è troppa una parte d’acqua va sacrificata perché altrimenti il caffè è troppo lungo e poco intenso e noi vogliamo una tazzina di parole da gustare in un sorso, non un brodo allungato, vero?

Ci vorrebbe  un filtro per dimenticare il male

Che pensi quando senti la parola “filtro”?

Magari pensi alle foto perché le foto ti piace farle o anche solo guardarle. Ché non tutti dobbiamo diventare fotografi per apprezzare la magia di certe foto, no?
Magari pensi alle macchie sulla pellicola consumata, le “bruciature di sigaretta” di certi film e pensi a come certi film il cervello te lo bruciano davvero.
Magari pensi alle sigarette proprio, ai filtri, a quello carino che quella volta ne rollava una con una mano sola mentre con l’altra stringeva la tua, mano, che un po’ era in fiamme perché siamo tutti un po’ bandiere in balia del vento, a volte.
Ecco, io non lo so che pensi quando senti filtro. Io oltre al caffè penso a Leopardi. Anche tu devi procurartelo questo filtro letterario. Se hai quello le spremute d’inchiostro ti vengono meglio. E anche il caffè.

Perché quando metti la moka sul fuoco il calore scalda sia l’acqua del serbatoio sia il sottile strato d’aria che la sovrasta. Quando la pressione del vapore formatosi esercita sull’acqua una pressione sufficiente alla forza di gravità l’acqua comincia a risalire. Verso dove? L’acqua sale lungo l’unica via che può intraprendere: sale lungo il canale del filtro.

L’acqua quindi fluisce verso la polvere di caffè. Ma se le tue conoscenze e la tua ispirazione riescono a trovare la giusta via è merito di quel tubicino che ha il filtro senza il quale tutto rischierebbe di essere sforzo dis-perso.

La fiamma del gas

Per fare il caffè ci vuole la moka. Ma una moka qualsiasi? No, una moka sul fuoco. Per prima cosa c’è fuoco e fuoco. C’è il fuoco di fortuna che riesci a accendere nei luoghi più impervi, nelle situazioni più estreme. È quello che succede quando ti sembra di non poter proprio buttare giù neanche una parola, perché tutto intorno è troppo arido e inospitale e invece poi scrivi uguale. Anche quando quello che ti circonda ti fa male. E poi c’è il fuoco del fornello di casa. Che ti sembra accessibile. Sempre. Ma che, se vuoi continuare a usare, non devi dimenticare di tenere vivo il contratto pagando la bolletta.

La pressione buona

Hai il fuoco, hai la caffettiera (sì, sei tu la caffettiera!), hai la giusta quantità d’acqua ma la magia non parte. La polverina magica sul filtro aspetta.

C’è materia grezza da trasformare, parole da far sciogliere in bocca con l’inchiostro che tinge le lingue di chi si lecca le dita per sfogliare il giornale. Per questo ci vuole una pressione buona. Il fuoco scalda finché il vapore acqueo fa da innesco e esercita sull’acqua sufficiente pressione. Questo è lo stress positivo: quando “essere sotto pressione” non significa sentirsi soffocare ma essere spronati a far arrivare la propria penna al giusto punto di ebollizione fino a far incontrare acqua e caffè perché “la fortuna è quando il talento incontra l’occasione”.

Tu di che tazzina sei?

Hai una caldaia della misura giusta per ogni occasione? Qualche volta la caffettiera per 10 persone puoi lasciarla nella credenza. L’energia va anche usata con intelligenza.

Sai sfruttare bene la pressione? Prima devi chiudere bene la moka. Assicurarti che sia avvitata alla perfezione. Come gli ingranaggi della tua concentrazione.

Conosci il filtro migliore per incanalare le tue capacità e l’ispirazione? Solo così quella polvere dal profumo inebriante diventa ambrosia con cui i lettori possono brindare.

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21 pensieri su “Risposte dal Calamo: scrivi col Metodo Moka (Web Writing in tazzina)

      1. … grazie a te … e con l’ultimo articolo sulla tecnica di scrittura Metodo Moka ho sorseggiato del gustoso futuro Web Writing Project che presto ti proporrò … grazie ancora …

  1. Credo di avere un po’ di tutto questo, anche se non nella forma migliore. Se non ci bado mi manca il tempismo. Non carichi la moka per fare il caffè domani, o fra un mese, o l’aroma va a farsi friggere, e il caffè che sa di fritto non è granché. (Sei contagiosa, lo sai?) Abbasso la procrastinazione!

    1. Ecco Grazia, ora dopo che hai parlato di aroma non potrò più fare a meno di pensare a te e a tutti quelli che mi piacciono come un bel pacchetto di caffè di quelli che appena li apri e versi la polvere di caffè nel suo contenitore non puoi fare a meno di provare, del caffè, a catturare l’odore aspirando dal sacchetto con… Ardore.
      (Sìsì vado molto fiera della mia contagiosità :D)

    1. La penso così anch’io.
      La pressione è negativa quando ti schiaccia talmente tanto che tu riesci solo a rimanere schiacciato e tutta la forza che metti per risalire è dedicata quello: a sentirti un po’ meno schiacciato.
      Quando invece la pressione è “misurata” (anche se non credo esista una pressione unica misura) allora capita che scopri che sei fatto a molle e che se ti premono un po’ salti in alto più forte.

  2. Per me è una questione di filtro.
    Credo che il tubicino sia troppo largo e troppe cose ci passino dentro tutte insieme.
    La caldaia mi pare buona (spero) e la pressione è fin troppo regolabile (ma se uno è pigro ci possiamo stare).

    Il fatto è che pur moderando le cose, il caffè anche se lentamente sale, arriva tutto di botto e io mi accorgo che ho un filtro che non filtra e il risultato è sempre troppo tosto.
    All’inizio speravo fosse un problema di polverina magica, poi ho dato la colpa alla caldaia forse troppo piccola, e alla fine mi sono arreso alla dura realtà.

    Aspetterò che il filtro si sporchi un pochino, che si lasci macchiare dai vecchi caffè di esperienze passate e che assuma quell’aspetto di “buon usato” che sa tanto di vita vissuta, e sperando così che riesca a stringersi quel tanto che basta per fermare le cose di troppo. 🙂

    1. Che bello questo commento!
      Mi sembra di vederlo questo filtro che, forse troppo irruento come si è irruenti quando si è freschi d’inesperienza, vuole tutto e tutto lascia passare temendo che facendo troppo da colino possano essere troppe le cose a colare e perdersi.
      Il bello, secondo me, è anche che, riflettendo, puoi renderti conto che il problema del tuo filtro non è tanto il tempo (poco) che è passato da quando è stato usato per la prima volta.
      A volte il filtro è semplicemente sbagliato.
      Come voler spargere lo zucchero a velo con uno spremiagrumi.

  3. Allora mi tranquillizzo un po’, e aspetto che qualcuno, qualcuno che ne sappia molto più di me, magari parta per chissà dove e apra un bel un negozio filtri in cui potermi perdere ogni volta per provare caffè sempre nuovi e ricchi di profumi ogni volta più coinvolgenti…

    Chissà, se lo scrivo qui sopra forse questo “qualcuno” mi legge e mi accontenta…
    Magari lassù…nei giardini pensili di Babilonia. Dicono si stia una favola li 😉

  4. Che gigantesco cumulo di cazzate, questo articolo. Peraltro espresse in un italiano traballante, confuso, verboso, retorico, con punteggiatura inappropriata e metafore fuori controllo. Chi ha la pretesa di insegnare agli altri come si scrive dovrebbe prima accertarsi di saperlo fare.

    1. Ciao Daniele,
      volevo accertarmi della veridicità dell’email (di chi ha commentato finora qui ne sono sempre stata certa) ma poi ho pensato che anche se l’email fosse falsa questo commento ho comunque stato scritto da una persona vera.
      Quindi ho deciso di dargli spazio a prescindere.

      Cosa pensi dell’articolo, in generale, è cristallino ma se hai lasciato un commento è perché il tuo pensiero ci tieni a esprimerlo, giusto? Quindi sarebbe ancora più prezioso il tuo contributo se sviscerassi un po’ di più il concetto di “cumulo di cazzate”.

      Mi sarebbe anche utile, dato che sei stato così gentile da fermarti qui nonostante la pessima opinione che hai di questo post, sapere se hai la stessa opinione di tutto il blog e sapere cosa intendi per “italiano traballante”: hai trovato molti errori? Per favore me li segnali così li correggo?

      Nota importante: non ho nessuna pretesa di insegnare agli altri. Infatti gli altri non mi pare si sentano al cospetto di qualcuno che ha LA PRETESA DI INSEGNARE. Se hai avuto questa percezione mi piacerebbe sapere cosa ti ha dato questa sensazione.

      Grazie di essere passato, spero di rileggerti magari con un tono un po’ meno… Arrabbiato.
      Perché chi ha la pretesa di leggere tra le righe le altrui pretese e di criticarne aspramente i contenuti forse otterrebbe un risultato migliore da una più garbata esposizione 🙂

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