Le lettere d’amore delle centrali nucleari

le lettere d'amore delle centrali nucleari

Caro scrittore,

ti scrivo perché tu, a dispetto del nome, di metterti a scrivere sembri non avere alcuna intenzione. È per questa ragione che ho cercato alleati per prendere le foglie delle tue aspirazioni proprio mentre erano pronte a spirare e farne fogli su cui scrivere qualcosa per farti sospirare. Di alleati ne ho trovati una ventina. Incorruttibili come atomi. Quindi in realtà pronti, all’occorrenza, a farsi spezzare per rompere i pregiudizi su chi è pronto a scrivere anche se non così convinto di poterlo fare.

Vai al nocciolo

C’è così tanto tutto intorno, turbine travolgenti, sbuffi di vapore che sembrano fucine di treni che non portano da nessuna parte, che a volte è facile perdere il nocciolo della questione, il nocciolo dell’essere scrittore.

Eppure è lì che avviene la fondamentale reazione, l’innesco di tutta la tua produzione. Perché nel nocciolo di ciò che sogni di diventare ci sono gli elementi di base di ciò che sei. Ciò che serve è che ciò che sei decada. Non come la poesia di D’Annunzio ma come qualcosa che da monolite diventa frammenti di pietra che possono essere rimescolati e riassemblati per costruire di volta in volta qualcosa di nuovo.

Come i personaggi di Eschilo che tu li vedi e pensi che sì, sono proprio monolitici. Perché li vedi lì inflessibili, tutti d’un pezzo. Come il legno di Pinocchio prima che venisse lavorato. Perché per smettere di essere un solo blocco sterile, che non sa far altro che opporsi ciecamente al cambiamento, e diventare argilla fertile all’evoluzione, è necessario il lavorio del dubbio.

Più che al tempo pensa al tempismo

Affinché la fissione si inneschi e mantenga i neutroni devono essere lenti. Perché? Perché i neutroni, se sono lenti, hanno più probabilità di venire catturati dai nuclei dell’elemento adoperato. Quindi non è detto che per rendere al meglio tu debba essere svelto. Non importa se vai più veloce ma se sai approfittare del tuo semaforo verde al momento giusto. Tu stai lavorando sul tuo tempismo?

Scorie 

“Per fare una frittata bisogna rompere qualche uovo“: quando esci fuori dal guscio con questa verità inizi a doverci fare i conti. Perché ogni re-azione, per quanto foriera di risultati anche straordinari, crea dei rifiuti. Come i rifiuti che hai ricevuto a certe tue richieste. Come i rifiuti che temi di ricevere e che per il timore che ti  fanno provare sono capaci anche di farti rinunciare a provare.

Sii una centrale, non una bomba atomica

Anche l’acqua, che sembra così innocua, può intossicare. Non solo con le sue tempeste o con la furia delle onde dei suoi mari. No. Anche l’acqua che bevi. Quando si dice “perdersi in un bicchier d’acqua”.

Perché nulla è completamente benefico o completamente dannoso: più che al cosa pensa al come. Se prendi il tuo talento e lo annaqui troppo lo uccidi. Lo stesso se prendi l’energia delle tue doti e lasci che dia vita a una reazione incontrollata.

Il principio alla base delle centrali nucleari e della bomba atomica è lo stesso. Cambia la direzione che si dà al movimento. Tu stai andando verso la creazione di nuova energia o verso la distruzione di te stesso?

 

 

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11 pensieri su “Le lettere d’amore delle centrali nucleari

      1. Se così fosse sarebbe noioso, benché più facile. No, funziona che ogni volta c’è una persona diversa da governare col gravame di tutti i “losogià” vissuti.

  1. Quanto hai ragione! Sono convinta che tanti di quelli che consideriamo problemi, ostacoli e prodotti di scarto siano soltanto il nostro personale cammino per arrivare a esprimere il nostro talento. Quando ci riusciamo è grazie a, e non nonostante, tutte queste cose. Quanto al tempismo… vado a scrivere. 🙂

    1. “Sono convinta che tanti di quelli che consideriamo problemi, ostacoli e prodotti di scarto siano soltanto il nostro personale cammino per arrivare a esprimere il nostro talento.”

      Che integrazione perfetta al mio post! Sìsì scrivi scrivi ché qui tutti contiamo sulla tua conferma del metodo “scrivoduerighecosìpossodireamestessocheormaihoiniziatoascrivere”.

  2. La penso proprio così, ognuno deve andare col suo passo, così può fare grandi cose.
    Quando devo ribadirlo a me stesso, ripenso sempre ad una tappa del giro in cui un giovane ciclista salì col suo passo una montagna, raggiunse gli altri scalatori in cima e scese giù a rotta di collo con un’aerodinamica strepitosa per andare a vincere. Se non ricordo male è Paolo Savoldelli, un giro del 1999 o 2000 e c’erano sia Pantani che Cipollini, a prescindere dai dati che la mia memoria non conserva, quella salita e quella discesa rimarranno sempre nella mia mente come esempio da seguire.

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