Reparto di scrittura intensiva

reparto di scrittura intensiva

Ce ne stiamo in giro per i corridoi del reparto con le flebo d’inchiostro appese al braccio e da dietro la porta ascoltiamo  i lamenti sommessi di chi viene medicato dopo che gli hanno tirato fuori quel libro che gli era rimasto dentro, incastrato e tutti gli accertamenti a cui ci sottoponiamo parlano chiaro: il male di scrivere è in noi ben radicato.  Ma vogliamo guarire dalla scrittura?

Forse dalla scrittura no, non vogliamo essere curati, ma da quello che la rende una pianta carnivora come il senz’ossa di Esiodo potremmo voler essere bonificati.

La sindrome del comincio doMAnI

C’è questo video della sicurezza dell’ospedale degli scrittori acciaccati che è inequivocabile: ci siamo noi, coi camici di carta su cui scriviamo quando finiamo i quaderni e li riempiamo di disegni per diventare noi stessi personaggi dei nostri scritti, che manomettiamo le cartelle, falsiamo i dettagli delle degenze e posticipiamo la data delle nostre dimissioni. Perché poche cose sono spaventose come scoprirsi gambe abbastanza forti da passeggiare a testa alta come scrittori, fuori.

Ogni volta che sento la frase “se oggi non stai vivendo la vita che desideri è perché ieri hai rimandato a domani” penso al fatto che se del doman non v’è certezza di ciò che è stato ieri la certezza invece c’è eccome. E possono starsene tutte chiuse nella scatola del passato le tribolazioni scrittorie mentre a colpi di penna ci si riprende l’oggi e si  scrive il domani.

Tu domani che fai?

Il daltonismo degli scrittori

Una volta qui abbiamo invitato per un tè Victor Hugo che ci ha spiegato che in fondo siamo tutti ciechi. Ma gli scrittori, spesso, quando riescono a vedere, non ci vedono comunque così bene. Perché gli scrittori sono daltonici, spesso.

Hai presente tutte le volte che tutto intorno a te è (un semaforo) verde ma tu non lo vedi e ti chiedi se un giorno tutti questi dubbi ti saranno utili, come luce riflessa, come un brutto giubotto catarifrangente?

Poi magari un giorno ti decidi, premi il piede sull’acceleratore per investire le tue remore, ché tanto uccidere non è come scrivere, si può smettere, e decidi di investire su te stesso. Ma lo fai nel momento sbagliato, il semaforo era rosso e tu non te ne sei accorto, così invece di pensare che il tuo insuccesso è stato (soprattutto) questione di tempismo mancato pensi che il fallimento sei tu.

Un giorno questi difetti ti saranno utili

C’è un “dettaglio” della vita di Paganini che mi ha subito colpito, appena l’ho scoperto. Pare che Paganini soffrisse di una sindrome marfanoide. Le sue dita, quindi, erano estremamente lunghe e estremamente mobili. Immagina di avere delle mani che si muovono a briglie sciolte perché le briglie del connettivo sono state allentate.

Immagina di avere un difetto e saperne fare un capolavoro. Immaginalo perché in un certo senso Paganini ha fatto questo: del suo difetto fisico ha preso il meglio sfruttando la straordinaria agilità delle sua dita per i suoi virtuosismi col violino.

Tu conosci l’altra faccia della medaglia dei tuoi difetti?

La scrittura è una malattia congenita (?)

Io me lo chiedo spesso. Tu che ne pensi?

Annunci

23 pensieri su “Reparto di scrittura intensiva

  1. Quella dei difetti è interessante. Mi ricorda quello che Tyrion Lannister ha detto a Jon Snow nel primo romanzo di George Martin:

    “Mai, mai dimenticare chi sei, perché di certo il mondo non lo dimenticherà. Trasforma chi sei nella tua forza, così non potrà mai essere la tua debolezza. Fanne un’armatura e non potrà mai essere usata contro di te.”

    Un bellissimo brano, secondo me.

    Di difetti ne ho parecchi e me li tengo stretti. Non saprei quali sfruttare nella scrittura – tranne forse il fatto di essere (molto) politicamente scorretto – né come sfruttarli. Però è da pensarci, perché magari quei difetti ti fanno capire dove andare, cosa scrivere e come scriverlo.

    1. Non ho letto nulla di George Martin ma devo dire che questo brano che hai citato è davvero suggestivo, Daniele.
      Penso che tutti (o quasi) i tuoi difetti possano essere sfruttati nella scrittura.
      Fosse anche solo perché costituiscono la lente che ti permette di vedere nel tuo personalissimo modo le cose…

  2. Aneddoto per aneddoto, Monia. Questo è su James Joyce e mi ci sono sempre riconosciuta:
    “Un giorno, andandolo a trovare, un amico lo avrebbe trovato riverso sullo scrittoio in un atteggiamento di profonda disperazione. «James, cos’è che non va?» avrebbe chiesto l’amico. «È il lavoro?». Joyce avrebbe assentito senza nemmeno sollevare la testa e guardare l’amico. Era naturalmente il lavoro; non lo era sempre? «Quante parole hai scritto oggi?» avrebbe domandato l’amico. E Joyce (sempre in preda alla disperazione, sempre con la faccia posata sulla scrivania): «Sette». «Sette? Ma, James, è ottimo per te!» «Sì» avrebbe risposto Joyce alzando finalmente la testa «Suppongo di sì, ma non so in che ordine vanno!»”

    Non esiste uno scrittore che non abbia difetti o che non sia mai entrato in crisi. Credo sia proprio la nostra affascinante natura umana, con il suo carico di paure e insicurezze, a ispirare le migliori opere. O almeno amo crederci. È uno dei miei difetti! 🙂

    1. Poi è inevitabile che io dica che ho dei lettori straordinari, no?
      Qui ci si scambia brani e anneddoti con meravigliosa nonchalance!
      Questa storiella su James Joyce, poi, la trovo stupenda… Chi non si è mai sentito in preda a 7 parole disordinate? 🙂

      “Credo sia proprio la nostra affascinante natura umana, con il suo carico di paure e insicurezze, a ispirare le migliori opere. O almeno amo crederci. È uno dei miei difetti!”
      Hai proprio colpito in pieno lo spirito di questo post! Grande!

  3. “Trasforma chi sei nella tua forza” non ho mai – ahimè – letto il romanzo citato da Ludus ma sono preso dalla voglia di uscire a comprarlo. Un passaggio davvero bellissimo.

    Cara Susanna, credere (in sè stessi) è un gran bel difetto. 🙂

    1. “Trasforma chi sei nella tua forza” non ho mai – ahimè – letto il romanzo citato da Ludus ma sono preso dalla voglia di uscire a comprarlo.”
      È bellissimo quando gli spunti per nuovi acquisti libreschi nascono così, vero?

      Concordo sulla bellezza del difetto1 🙂

  4. A volte ho il difetto di non sapere cosa scrivere e come scriverlo ma è proprio il momento in cui capisco di poter scrivere TUTTO e scriverlo COME VOGLIO.
    La panacea del male della creatività è prendere tremendamente sul serio il tuo mestiere di buffone.

    1. “il momento in cui capisco di poter scrivere TUTTO e scriverlo COME VOGLIO”
      Ecco, questo momento credo sia l’equivalente inchiostroso del Nirvana.

      (Quando sto correndo il rischio di prendere tutto troppo sul serio mi ripeto che “sono il saltimbanco dell’anima mia” e mi sento più leggera)

  5. Forse un mio difetto è la rigidezza. Ho l’impressione che tutto vada a catafascio se non sono abbastanza disciplinata, abbastanza brava, abbastanza… qualcosa. Poi va tutto a catafascio ugualmente, certe volte, e allora? Il vantaggio insito in questo difetto è che riesco a darmi delle regole e rispettarle per arrivare al mio obiettivo, le volte in cui non va tutto a catafascio.

    1. “Forse un mio difetto è la rigidezza. Ho l’impressione che tutto vada a catafascio se non sono abbastanza disciplinata, abbastanza brava, abbastanza… qualcosa.”

      Secondo me la più grande fregatura del non sentirsi mai “abbastanza” è che poi chi ti circonda ti dice spesso che sei “troppo”. E allora ti viene da chiederti se non sia tutta questione di spazio. Magari scrivere ti ha aperto dentro spazi immensi e allora ti sembra che tutto possa essere sull’orlo di un precipizio se non tieni saldamente le briglie. Ma, magari, a volte, è proprio perché troppo imbrigliato che resta…Ingolfato.

  6. Fra i miei difetti posso annoverare attacchi di perfezionismo, sempre più sotto controllo, che si alternano a fasi di disordine e apatia pseudo-creativi. A tirarmi sempre d’impaccio è un altro difetto che apprezzo di tanto in tanto: la testardaggine. Pensi di riuscire a trovarmi un posto nel reparto? 😉

    1. “attacchi di perfezionismo, sempre più sotto controllo, che si alternano a fasi di disordine e apatia pseudo-creativi.”

      Ehi mio caro Renato, sai che questi sintomi sono tra i più annoverati qui nel reparto?

      (il letto lo vuoi centrale o vista finestra? 🙂 )

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...