Gli scrittori hanno le gambe lunghe

gli scrittori hanno le gambe lunghe

Attenzione, questo post è sconsigliato a chi ha deciso di gambizzare le proprie velleità scrittorie.

Dalla scrittura non c’è via di sgambo

 

Quelle delle bugie sono corte. Come gli stoppini ormai consumati delle candele dentro vecchie bugie lucidate a arte ma lucide in una maniera artefatta come certe menzogne che vorresti fossero vere così le incarti, metti una copertina non troppo sgualcita dalle notti di sogni agitati e ti guardi allo specchio, appena sveglio, e non sei del tutto certo di essere stato davvero tu a scrivere quelle cose.
Quelle dei trampolisti sono lunghe lunghe come la linea dell’eyeliner quando vuoi fare Cleopatra e pensi che ci sono cose peggiori del morso di un aspide, per esempio essere così alti, grazie ai trampoli, da arrivare a toccare con un dito il posto in cui stanno i libri mai scritti e raccoglierne le parole una a una e tenerle strette al petto, per difenderle, ma poi finire col cadere rovinosamente per colpa di un passo incerto e di quelle gambe troppo sottili per essere un vero sostegno.
Quelle delle sedie e dei tavoli formano sempre un quartetto. Come gli archi. E tu ti chiedi qual è il momento esatto in cui strumenti belli in sé e per sé diventano qualcosa di unico insieme. Ti domandi com’è che succede, com’è che una viola diventa parte di una così ben orchestrata composizione da farsi bouquet di speranze livide.
Quelle dei compassi si dividono i compiti. Perché c’è sempre qualcuno che deve saper restare fermo, sulle proprie posizioni, e tenere il punto. Mentre l’altro acquista slancio, misura nuovi orizzonti e pensa di allontanarsi mentre crea soltanto una sequela di punti equidistanti da quel chiodo fisso, quel punto fermo. E quando sei tu a dover essere entrambe le gambe del compasso allora lo senti il peso di essere dimezzato. Senza neanche la consolazione di essere un visconte. E pensi che forse aveva ragione Truffaut quando parlava delle gambe delle donne.

 

Quelle di chi scrive sono lunghe abbastanza da, al tempo stesso, lasciare l’impronta con le parole eppure non permettere che i passi siano troppo distanti da testa e cuore dall’inchiostro che si mescola al sangue.

 

Un passo alla volta

Sarà che io per (cercare di) scrivere bene scrivo coi piedi ma che i piedi siano importanti per chi scrive mi sembra evidente. Perché a ogni passo ben fatto tu aiuti il sangue dell’ispirazione, che ti era ormai finito sotto le suole, a risalire e andarsi di nuovo a ossigenare.

 

O vorresti forse dirmi che non ti è mai capitato di pensare che sì, tu pensando a te come scrittore resterai coi piedi per terra e che dopo la prima stesura ci andrai coi piedi di piombo per correzioni e riletture?

 

Poi, a volte, dopo aver scritto certi brani quasi non ti reggi in piedi perché su quel pezzo la tua vena creativa l’hai proprio svenata e quindi ehi, non che tu sia venale (che confondi con veniale) ma dopo tanto lavoro ti piacerebbe che il tuo scritto salpasse e prendesse la via del mare e fosse per i lettori sirena che ammalia e pesce che sfama e onda che restituisce e specchio d’acqua che nasconde segreti solo se sono belli.
Un-passo-alla-volta.
Ripeti con me: pensa al tuo progetto immenso, maestoso, al tuo oceano di inchiostro che nessuno potrebbe solcare come un qualsiasi mar rosso perché in esso ci si può solo immergere, con convinzione, pensa a tutto questo bicchiere dopo bicchiere. Rifletti goccia a goccia. Agisci bottiglia dopo bottiglia. Fa’ i tuoi bilanci bacinella dopo bacinella. O la sola idea di quella quantità spropositata di acqua rischierà di spaventarti e la paura è come una falla nella chiglia di una nave. E tu non vuoi naufragare.

 

Cadi sette volte rialzati otto

 

Apri gli occhi e ti alzi. Troppo di scatto, come in uno scatto venuto male, e un po’ ti gira la testa, il cuore batte più forte, perché sei in piedi e stare in piedi è sempre una forma di coraggio. E il coraggio richiede energia.
C’è una grande camera nella testa di ogni scrittore. La videocamera si avvicina a un tale sdraiato sulla scrivania al centro della stanza e tu vedi che quel tale ha la tua faccia e che se ne sta disteso sulla scrivania come una pila di carte perché forse è lui stesso fatto di carta. Poi lo scrittore mentale smette di fissare il soffitto e si alza in piedi.
Anche tu, dopo aver scritto, ti alzi in piedi e con te il tuo scritto e nel farlo senti il cuore in gola, insieme alle parole, e ti sembra buffo che le cose siano sempre o troppo in alto o troppo in basso rispetto alla loro giusta posizione.

 

Le valvole (senza ritorno) degli scrittori

Se il sangue può ritornare al cuore, dopo aver ballato il tango col cinturino alle caviglie delle scarpe nuove, è merito anche delle valvole. Perché nei vasi sanguigni delle gambe abbiamo delle valvole che hanno capito tutto della vita: non si può mai tornare indietro, bisogna sempre andare avanti. E questo che vale per la vita in generale vale anche per la scrittura in particolare.
Quando i tuoi scritti sono ormai stati spediti lungo un percorso, quando ormai le tue parole lungo una lunga via di case rosse e bussano alle loro porte, quando il tuo inchiostro è ancora parte di te ma ormai è anche altro da te, ecco che non puoi cancellare ciò che è stato. Mostrare ciò che hai scritto, “la pubblicazione” in senso lato, è questo punto di non ritorno.
Puoi evitarlo?
Certo.
Come puoi evitare che il sangue torni al cuore scorrendo verso l’alto.
Ci sono paure e passioni segrete per quella parola impronunciabile che è “procrastinazione” che sono lacci emostatici estremamente efficaci.
Ma sei sicuro di voler lasciare che la tua scrittura ristagni fino a farsi palude di sogni infranti?

 

La vetrina dei cerotti

Ho un’idea: dato che ci sono già troppe vetrine zeppe di trofei noi nelle vetrine mettiamoci i cerotti. Quei piccoli scampi di ahi-che-male che sono cartoline spedite da ginocchia sbucciate che si sono sbucciate perché le strade erano sbagliate e le gambe pesavano come zavorre.

 

Lo spazio dei commenti sarà quindi come una garza.
Potrai scriverci sopra, per esempio, di quella volta che le tue gambe ti sono sembrate troppo lunghe perché non avevi voglia di vedere se con la tua scrittura potevi svettare: volevi solo stare abbastanza in basso da sentirti giustificato se continuavi a limitarti a guardare.

 

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21 pensieri su “Gli scrittori hanno le gambe lunghe

  1. A me piace scrivere, ma non sono convinto di poter riuscire a pubblicare. Forse le mie gambe non sono ancora abbastanza stabili. O forse, meglio, non vedo come potrei riuscire ad avere un ritorno sia economico sia di apprezzamenti, tale da farmi continuare a scrivere.

    In certi casi il problema è anche: cosa scrivere? E qui non si tratta di non avere idee, ma di averne troppe. Ma ne parlerò a breve.

    1. “A me piace scrivere, ma non sono convinto di poter riuscire a pubblicare. Forse le mie gambe non sono ancora abbastanza stabili.”

      Forse siamo tutti un po’ Willy il Coyote e cadiamo solo quando ci mettiamo a guardare il baratro che c’è sotto di noi. Quindi magari le tue gambe ti sembrano così poco stabili e hai così paura di cadere perché continui a guardare verso il basso invece che fissare la meta e continuare la scalata.

      “O forse, meglio, non vedo come potrei riuscire ad avere un ritorno sia economico sia di apprezzamenti, tale da farmi continuare a scrivere.”

      Quindi preferisci rimandare invece che rischiare di rimanere deluso?

      “Qui non si tratta di non avere idee, ma di averne troppe. Ma ne parlerò a breve.”
      I CPA (Calamisti Poco Anonimi, definizione che mi piace ormai tanto!) aspettano con ansia questo post!

  2. Leggendo questo post mi viene spontanea una curiosità: avuta l’idea di base scrivi di getto? Ci sono molte limature successive? Quanto alla tua domanda, la mia scrittura e’ come l’enigma della sfinge, dipende da come mi sento se cammina a due gambe, a quattro o col bastone. Ad esempio, ora che ti leggo seduto in un vagone intercity e sono contento di un tuo nuovo post, e’ a due gambe, in tre-no 🙂

    1. “Leggendo questo post mi viene spontanea una curiosità: avuta l’idea di base scrivi di getto? Ci sono molte limature successive?”

      Bella domanda Gì… Diciamo che dipende. Questo post, per esempio, è nato prima come una sequela di frasi-concetto che ho usato come contenitori da riempire. E che poi ho riempito. In genere le limature sono più di controllo, quindi cerco di evitare refusi, soprattutto.

      Adoro l’enigma della sfinge 🙂

  3. Ultimamente mi sto cimentando in un tipo di scrittura tecnica: quella degli annunci di vendita dell’usato sui mercatini on line.
    Ho sperperato per anni soldi guadagnati lavorando fino a quattordici ore nei giorni festivi, visto che non potevo godermeli diversamente per totale assenza di tempo libero acquistavo oggetti. Le mie brame si abbattevano selvaggiamente su cd, libri, occhiali da sole e da vista (anche 1.200 € cad.), orologi e suppellettili d’arredamento. Non sono fanatica delle griffe d’abbigliamento ma se mi piaceva un giacchino da 2mila euro lo compravo, per dimenticarlo etichettato nell’armadio.
    Ora che sono disoccupata e tento di vendere ciò che non m’interessa (tanta roba pressoché nuova), mi accorgo che per scrivere un annuncio sui vari siti dell’usato serve arte e capacità di presentare con parole convincenti il prodotto da sbolognare.
    Forse è uno scherzo del fantasma di qualche famoso scrittore oltraggiato dalle mie velleità, oppure è un segno del fato che mi pone il compito di imparare ad assemblare parole come l’imbonitore da fiera del far west urlava per vendere il miracoloso siero di crotalo. E ci riusciva, lui.
    Beh mi sto buttando nella stesura di testi che sempre “scrittura” sono, magari è la volta che riesco ad ottenere successo e quindi un po’ di soldi.
    A proposito: t’interessa mica una lastra Mikli bicolore edizione limitata stagione autunno inverno 2009. In caso affermativo ti mando l’immagine e se ti piace concordiamo il prezzo. 😀

    1. “Ultimamente mi sto cimentando in un tipo di scrittura tecnica: quella degli annunci di vendita dell’usato sui mercatini on line.”

      Penso che scrivere annunci (di tutti i tipi in effetti. A me diverte molto leggere quelli personali, per esempio) sia anche un’ottima palestra di scrittura. E a me piace. Sono d’accordo con te quando dici che “per scrivere un annuncio sui vari siti dell’usato serve arte e capacità”. Il bello della scrittura è che è in primo luogo uno STRUMENTO. Il fatto che si ami usarla per dar voce al proprio romanzo interiore non è in contraddizione con l’essere bravi a servirsi delle parole anche per sbolognare oggetti :D.

      Ma t’immagini che questa lastra Mikli riesci davvero a venderla tramite Calamo? Che onore!

      (Ma, per curiosità, che lavoro facevi? Se mi rileggo la tua pagina di presentazione lo trovo?)

  4. Accipicchia, che bel post!

    La prima parte, quella sulle gambe, mi ha proprio catturato. E, ahimé, i dubbi sullo scrivere mi attanagliano!
    In passato ho pubblicato alcune cose, ma sempre con meno convinzione. Ora mi metto davanti al foglio bianco con una mezza idea in testa, dapprima scrivo di getto, poi pian piano do inizio al processo: “A chi interessa quello che scrivo? Ma non l’ha già detto qualcun altro?”… E ho come l’impressione di gambizzarmi (per rimanere in tema).

    Forse, anche se abbondo di incipit e mai di finali, questo mettermi ostinatamente davanti al foglio è comunque un passo, una sorta di passeggiata mattutina quotidiana per irrobustire le gambe, in vista di gare future giocate non sulla velocità ma sulla resistenza.

    Grazie per la bella riflessione.

    1. Benvenuta Serena!
      Sono proprio contenta che la prima parte ti abbia catturato: perché grazie a quella cattura hai continuato a leggere e hai regalato a Calamo questo bel commento.

      Mi pare di sentirli quei dubbi che ti attanagliano, sai? Del resto, si sa, sono peggio di una tagliola.

      Il tuo tarlo “Ma non l’ha già detto qualcun altro”, in particolare, mi fa pensare che forse, il problema, è anche che sottovalutiamo la vita. La consideriamo davvero così noiosa da pensare che non sia in grado di ricreare infinite versioni di “una cosa già detta” anche a partire dalla stessa matrice?

      Capisco anche la tua abbondanza di incipit. Ci siamo affezionati agli inizi perché tutto è ancora possibile. Ma non sempre abbiamo voglia e ci sentiamo all’altezza di realizzarli davvero.

      Grazie a te per questa bellissima immagine: “questo mettermi ostinatamente davanti al foglio è comunque un passo, una sorta di passeggiata mattutina quotidiana per irrobustire le gambe, in vista di gare future giocate non sulla velocità ma sulla resistenza”.

  5. No, non lo trovi. Fino a giugno dello scorso anno ero tecnico per la gestione delle gare di golf, responsabile della segreteria e segretaria di direzione in un circolo golfistico.
    E prima ancora sono stata speaker radiofonica e poi segretaria di produzione, responsabile programmazione e messa in onda pubblicità in una radio privata.
    Ho due diplomi e una laurea nascosti in chissà quale cassetto, ma non ho mai usato nessuno di questi titoli perché li ho presi solo per accontentare mamma.
    I titoli più importanti però li ho acquisiti in trincea.
    Non te l’aspettavi eh…

    1. Per quel poco ce posso conoscerti c’è una cosa che non poteva essere diversa: che i titoli più importanti tu li abbia acquisiti in trincea te lo si legge tra le righe, Nadia.
      Complimenti.

  6. Secondo i testi più rinomati di aeronautica militare, calcolato il peso e la conformazione del corpo, il calabrone non può volare.
    Ma il calabrone non lo sa, e perciò continua a volare.
    Se ti scopri senza gambe in caduta libera nel burrone, ricordati di spiegare le ali.

    1. Adoro la storia del calabrone, mi hai reso felice citandola, Lisa!
      E poi “se ti scopri senza gambe in caduta libera nel burrone, ricordati di spiegare le ali” dovremmo metterlo nel foglietto d’istruzioni che la cicogna dovrebbe portare a ogni nuovo nato!

  7. Alle mie gambe la paresi procrastinatoria viene quando non scrivo per qualche tempo. Il fatto che io stia meditando una nuova storia non è sufficiente a sventarla. Più passa il tempo, più inizio a dubitare di me, della nuova storia e di tutto. Mi viene una soggezione terribile all’idea di ripartire. Allora – come ho fatto qualche giorno fa – scrivo le prime righe, come vengono vengono, solo per dire a me stessa: “ormai hai iniziato il nuovo romanzo”. Poi ti racconto se funziona anche questa volta. 🙂

    1. “Scrivo le prime righe, come vengono vengono, solo per dire a me stessa: “ormai hai iniziato il nuovo romanzo”. Poi ti racconto se funziona anche questa volta.”

      Mi sembra geniale questo trucchetto per “ingannare” se stessi! Mi raccomando, ti aspetto qui e spero tu venga per dirmi che sì, anche questa volta sta funzionando alla grande! 😉

  8. Io devo tenere a bada le gambe, perché vogliono andare in direzioni diverse, e mi impongo di scrivere una storia per volta o sospendere per un’altra, ma mai due contemporaneamente. Farei lo stesso anche se avessi le ali ai piedi. 😉
    In effetti pubblicare è un passo enorme e ti mette davanti al fatto compiuto e alla platea di lettori, ma quando finisci di revisionare e senti che il libro è pronto, devi rischiare. Quello è l’unico passo che puoi fare, altrimenti non darai mai il giusto valore alla tua opera. Ne abbiamo anche parlato un’altra volta, un libro è destinato a dei lettori e deve essere dato loro.

    1. Nota per gli avventori di Calamo che non conoscono Renato (ehi, dovete rimediare! Ne vale la pena!): Renato quel passo enorme lo ha fatto! E ha vinto ampiamente la sua scommessa a quanto sembra…

  9. A volte le mie gambe sono corte ma molto veloci. Scrivo velocemente e pretendo che le mie opere raggiungano la vetta. In realtà, poi ruzzolano nel precipizio assieme al mio orgoglio. Altre volte le mi gambe solo lunghe ma molto lente, ma mi portano lontano.

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