Di scritti a-p-p(r)e(zzat)i

servizi di scrittura

Caro lettore ti scrivo perché sto scrivendo un po’ e siccome so che ti piace leggere più forte ti scriverò. Da quando questo blog è partito si sono susseguite tante novità, l’anno vecchio (è settembre!) è finito ormai ma quando scrivi (per qualcuno e non solo) c’è sempre qualcosa che se ti impegni può andare meglio di come va.

La moda passa, la stilo resta

Scrivere per qualcuno è come indossare un certo vestito per un’occasione speciale. Con la differenza che quando scrivi su commissione l’abito non solo devi saperlo indossare al meglio ma devi anche essere in grado di cucirtelo da solo senza commettere errori.

Chi si rivolge a te a volte viene con un disegno estremamente preciso, con un’idea molto chiara di cosa desidera e ti porta perfino la stoffa e ago e filo. Salvo poi magari scoprire che quell’abito in fieri va stretto al progetto e decidere di ricorrere alla tua macchina da cucire (e scrivere) per un intervento d’urgenza.

Altre volte la realizzazione di una comunicazione su misura è totalmente affidata a te. Il cliente è come un paziente che si affida alle tue mani completamente e tu hai di fronte a te un esame accurato da fare perché l’operazione per una scrittura di successo è delicata.

In ogni caso il web writer, il ghost writer, il blogger professionista, lo scribacchino di corte, deve saper essere anche come un manichino che si veste di parole: ogni scritto richiede i suoi appunti (di aghi e di inchiostro) e chi produce testi su misura deve saper essere versatile non per mancanza di uno stile proprio ma per capacità di seguire la corrente, la “moda” del committente, mettendo le caratteristiche e le esigenze del cliente avanti all’esondazione del proprio stile.

 

Spoliazione e in-vestimento

Qualche volta, al mattino, provo a leggere i fondi del caffè per sapere cosa mi riserverà la giornata, come si evolveranno i progetti che sono nell’incubatrice perché sono anche sogni . Per fortuna però il caffè non mi risponde mai.

Perché c’è qualcosa di entusiasmante nell’avere a che fare con materie a volte anche tra loro lontane, con argomenti che di primo acchito possono sembrare rette parallele ma poi si incrociano, eccome se si incrociano, ed è un incrocio ben regolato, un incrocio gentile, dove nessuno cerca di prevaricare l’altro.
Quando ricevo una proposta è come se bussasse alla mia porta un bardo venuto da qualche contrada lontana a raccontarmi di un sogno o di un bisogno del re del Paese da cui proviene. Io lo faccio entrare, lo ascolto suonare la lira e gli chiedo anche quanto prevede di darmi, in euro.

Ma questa è trattativa preventiva. Arriva dopo il momento della spoliazione. Chi scrive (anche) per altri sa spogliarsi di se stesso senza perdersi. Anzi ogni volta scoprendo nuovi lati di sé.

Dato che nessun esercito è potente come la curiosità è di curiosità che mi armo e cerco di catturare il più possibile dalle parole del mio committente. Conquisto la sua fiducia e mi lascio invadere, benevolmente, dalla corazzata delle sue idee e delle sue conoscenze. Affinché la scrittura sia forte il rapporto tra cliente e scrittore deve essere una fortezza dove la fiducia reciproca regna e gli scambi di idee non devono passare il controllo alla dogana.

 

Scrittori appesi a un filo?

Chi scrive è anche un attore. Indossa maschere sempre nuove in base al tipo di comunicazione. Senza però mai perdere la sua essenza. Sa giocare con le parole a seconda delle esigenze, sa far emergere la voce del personaggio che interpreta interpretando al meglio le necessità del cliente, senza mai diventare un burattino.
Il miglior modo per essere scelti è scegliere. Come un attore pondera bene in che ruolo calarsi così uno scrittore deve vagliare con attenzione gli scritti da accettare senza abbattersi di fronte alle prime difficoltà. Perché la bravura di un attore rende grandi anche i ruoli (apparentemente) più semplici. E i registi, prima o poi, se ne accorgono.

 

Lo scritto… Bucato

Le vedi le mollette nella foto? Sì quelle che reggono gli scritti. Scrivere a volte è come fare il bucato. Tutti si vestono di parole, continuamente. Ma la mente di chi scrive è come una lavatrice. Incamera kg di frasi e poi le centrifuga, lascia che il detersivo del talento scrittorio penetri le fibre del tessuto e va a fondo nella trama della comunicazione.

 

La domanda scrub

Proprio qualche giorno fa mi è capitato di leggere un catalogo pubblicitario e quando una frase non mi ha convinta ho settato le lenti da lettura sulla modalità “scrub”: ho provato ad andare oltre le “impurità” del testo e mi sono chiesta chi ci fosse dietro quelle parole, ho cercato di immaginare la mano che le aveva stese ad asciugare sotto gli occhi (a volte a raggi X).

Tu lo fai mai? Quando leggi un testo e vedi la maschera che l’autore ha in quel caso indossato ti domandi mai quale sia la vera faccia di chi lo ha scritto? E, a volte, ti sembra di vederla in trasparenza e ti sembra che una faccia invece di un’altra possa fare davvero la differenza?

 

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14 pensieri su “Di scritti a-p-p(r)e(zzat)i

  1. No, sinceramente, perché solo in rari casi so che un testo è stato scritto da qualcuno che conosco.

    A me, però, i testi che ho scritto per i clienti non piacciono, come non sono mai piaciuti i disegni e i siti realizzati per i clienti. Non ero io l’artista, in quei momenti.

    1. Il senso della domanda voleva essere più generale: pensi mai a come deve essere chi ha scritto quel che ha scritto? E pensi si possa vedere la fattura della scrittura anche in un abito più “dozzinale”?

      Quindi escludi il poter essere appagati da una scrittura più “tecnica”?

      1. No, non ci penso mai. Non ho capito la 2° domanda 🙂
        Alla terza rispondo che, per quanto mi riguarda, no. Non sono mai stato appagato dalla scrittura creata per gli altri.

  2. Ciao Monia,
    io la vedo così: l’argomento del quale scriviamo è il territorio. quello che scriviamo è la mappa del territorio. Non LA mappa, bensì la NOSTRA mappa. Chiamala anche stile se vuoi, maschera, o personalità. E’ il nostro filtro sulla realtà. Ha senso vedere quello che c’è sotto? Direi di no, perché quello che apprezziamo maggiormente di un autore è proprio il modo in cui scrive, il suo punto di vista, la sua mappa, la sua maschera.
    Simone

    1. Ciao Simone!
      Quando dici “l’argomento del quale scriviamo è il territorio. quello che scriviamo è la mappa del territorio. Non LA mappa, bensì la NOSTRA mappa” non posso che essere d’accordo. (Anzi, complimenti per la bellissima immagine!)

      Quando però la NOSTRA mappa deve fare i conti con le rotte del cliente allora, in qualche modo, diventa un itinerario che parte da un punto di incontro, no? Ecco, ciò che mi chiedo è questo: anche quando si opta per un itinerario un po’ diverso da quello che si sarebbe seguito in tutta autonomia, anche quando magari il nuovo percorso è un percorso piano mentre lo stile personale si sarebbe inerpicato su chissà quali monti, anche quando quel filtro sopraffino non sembra serva neanche tanto, ecco, anche in questi casi il fatto che la personalità dell’autore sarebbe stata in grado di arrampicarsi e fare anche altre cose non dà uno slancio maggiore al lavoro scritto?

      1. Partiamo dal presupposto che il cliente ci ha scelto molto probabilmente perché apprezza il nostro stile, dunque in questo caso la mappa è sempre la nostra mappa ma aiuta il cliente e i clienti del cliente a trovare il loro tesoro 😀
        Questo vale solo per lavori su commissione, che hanno uno scopo ben preciso: vendere o informare.
        La scelta dello stile può essere decisa a priori in base alle necessità. Per quanto riguarda invece i “voli pindarici” di uno scrittore, penso che a volte in fase di revisione i testi possano anche migliorare.
        Ma non essendo il mio campo, posso fare solo supposizioni!
        Ciao Ciao 😀

  3. Non sai mai chi sta scrivendo, tranne quando è quello che ti dorme dentro (e anche in questo caso non c’è da stare tranquilli).
    Ma io scrivo sempre per delirio, quindi il mio commento non conta nel tuo campo.

  4. Non me lo domando, di solito. Sento però, nel caso di alcuni scrittori, che la loro maschera, se c’è, è così trasparente da dare l’impressione che potrei allungare la mano a sfiorare il loro viso. Amo questo modo vulnerabile di proporsi.

  5. Quando facevo la copywriter, cercavo sempre di regalare un tocco personale ai miei testi, perché la scrittura referenziale mi faceva battere i denti, per quanto era fredda. Non ho mai avuto un piglio commerciale. Forse è un mio limite. Penso solo al piacere della scrittura, almeno in prima stesura. In seconda battuta posso armarmi di ago e filo, ma non sarò mai completamente separata dai miei scritti. Per rimanere in tema metaforico, non mi sento a mio agio con un abito cucito su misura per qualcun altro…

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