Risposte dal Calamo: la pozione dello scrittore

pozione per scrittori

Una delle cose più belle di aprire un blog è ricevere un calderone di stimoli. Qualcuno ha bisogno della tua bacchetta magica (che magica non è ma è un caleidoscopio della magia che ci circonda), qualcuno ti chiede la ricetta di un incantesimo di scrittura e tu, rimestando la pentolaccia del tuo blog, cerchi di trovare per ognuno un consiglio su misura, una formula da applicare, una parola magica da sussurrare o, meglio ancora, alcuni ingredienti indispensabili che chi scrive dove sempre tenere nel cassetto, al posto dei sogni. E sì, anche al posto dei libri di un certo maghetto ché tanto la vera Scuola di Magia la stiamo già vivendo.

 

Sangue di salamandra

Quando scrivi non puoi usare la penna come un bastone per sorreggerti. La penna è come un’asta per il salto nell’atletica leggera. La penna più che una colonna a cui appoggiarsi è una molla da cui farsi spronare.

Perché se scrivi devi essere sempre pronto al grande salto: farti leggere. Anche quando baratteresti il tuo barattolo di sogni per una confezione di bugie perché le bugie, almeno, anche se corte, le gambe le hanno. Mentre ai tuoi sogni le gambe sembra proprio le abbiamo amputate. E tu a volte non perdi occasione per essere l’imputato.  Ma la salamandra sa che anche quando tutto sembra perso può essere che nulla è davvero perduto.

Il tuo inchiostro è fatto di cellule totipotenti. Che significa? Vuol dire che ogni goccia del tuo inchiostro può dar vita a tutte le storie che vorresti creare e vivere. Vuol dire che il tuo inchiostro può diventare e farti diventare qualunque cosa. Soprattutto la bella copia di te stesso.

Crine di unicorno

No, io non sono qui per dirti che tutti gli esseri umani sono esseri meravigliosi fatti della stessa sostanza di cui sono fatte le bustine di Camomilla del discount. Affatto. Ma sono qui per dirti che se la vita è breve il tempo per starsene a leggere lo è ancora di più. Quindi ci diamo pacche sulle spalle ripetendoci che tanto tutto è stato detto e non scriviamo più? No di certo.

Ma in questo viaggio verso le stelle siamo tutti nella stessa stella. Eppure qualcuno non è un cavallo, qualcuno è un unicorno.

Potrai anche dirmi che degli unicorni non te ne importa un corno ma sai che c’è? C’è che anche a chi non sa di te non  importa tu sia un unicorno. Del resto ci sono là fuori tantissimi pony pronti a mettersi sul muso un corno posticcio e spacciarsi per ciò che loro non sono. Ma tu sì, tu lo sei. Vuoi continuare a non farlo vedere ancora per molto?

Fegato di drago

Ok, tu sai che c’è una cosa in cui sei proprio un drago. Se sei qui è probabile che questa cosa sia la scrittura. Oppure il tuo cavallo di battaglia non è collegato direttamente alla scrittura ma hai capito che chi meglio scrive meglio pensa così alleni la tua penna e cerchi intorno a te artigiani della parola per affilare la punta della tua stilo.

Ma essere un drago non basta. Perché di draghi ce n’è tanti e tu potresti sempre scoprire che somigli a un drago ma sei una coccatrice che trasforma boschi in deserti soltanto con un soffio di disincanto. Mentre sarebbe molto meglio essere un serpente arcobaleno che strisciando crea monti e fiumi.

Il vero drago però, quello mitico in tutti i sensi, quello possente, è quello che ha un fegato da drago. Se l’inchiostro è il tuo ambiente naturale oltre a un cuore di blogger e un polso di scrittore ti servirà un fegato di drago per imparare a fare tesoro di critiche e insuccessi e non lasciare che il tuo libro resti un uovo mai covato.

1, 2, 3… Il tuo ingrediente qual è?

I miei occhi di tritone hanno la netta sensazione che tu abbia nel tuo calderone un altro ingrediente magico da suggerire a ogni scrittore che di questo blog sarà avventore. Non vorrai mica contraddire una strega, vero?

Update: tra i miei ingredienti magici c’è…

Se hai letto fino a qua forse quello che leggi qui ti piace. O, quantomeno, non riesci a farne meno.

Quindi

Per caso ne vuoi di più?

C’è una pozione speciale che puoi bere, per provare a placare la tua sete: si chiama Ketamina ed è un racconto che potrai ricevere il 3 di dicembre, in occasione del 33esimo complimese del blog.

Cosa c’è dentro la boccetta?

Perdizione, naturalmente.

Cosa devi fare per avere questo racconto?

Prenotarlo prima della sua uscita.   

Perché devi affrettarti?

Perché i primi 33 riceveranno una sorpresa nella sorpresa.

Come posso mettere le mani su questo flacone pericoloso in poche semplici mosse?

Clicca sull’immagine sottostante, come se cliccando potessi stappare il tappo di sughero, e dona una cifra a tua discrezione (tra 1 centesimo e 900 mila euro). Scegli tu il valore. Perché da questa parte dello specchio ognuno sceglie la propria dannazione.  

selfpublishing

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18 pensieri su “Risposte dal Calamo: la pozione dello scrittore

  1. L’umiltà. Tanta. Metterne a litri in questa pozione. Anzi, farne abuso. Intendo umiltà reale, quasi autodistruttiva. Sono stanco di leggere gente che si esalta perché conosce l’alfabeto, che dice di essere scrittore perché ha la foto profilo in giacchetta, perché i genitori gli hanno pagato la Laurea in Lettere.I nostri amori sono ridicoli, i nostri cervelli banali e tutto ciò che ha un senso sta lontano da noi stessi, mai in noi stessi. A prescindere da volto, giacchetta e genitori prodighi. Libri letti, cultura in barattolo e lessico forbito.
    E magari nemmeno ci si arriva mai a questo “altro da noi”, ma tentare vale.
    Quindi: + 1 litro di umiltà, grazie.

    1. Potremmo tenerla in cubetti, l’umiltà. Cubetti ghiacciati che, sciogliendosi, facciano strabordare la pozione se l’abbiamo riempita troppo di contenuti vuoti. Umiltà a cubetti come terapia d’urto con cui automedicare pozioni traboccanti di autocompiacimento.

      Kundera ride dei nostri amori, tutto ciò che pensiamo “va bene perché riusciamo a concepirlo”, i libri che divoriamo il fuoco saprebbe ingoiarli senza tanti complimenti, il nostro naso è mille nasi, a seconda di chi lo guarda e la cultura non si può mettere sotto vuoto. Se è sterile erudizione fa la muffa.

      Porto tanto ghiaccio, allora?

      1. Molto meglio di come l’avevo messa io! D’altra parte non so gran cosa di questa magia, mi pare ovvio ormai l’incantesimo sia arte tua (al più io son quello che la pozione gli andrà di traverso).

  2. Devo guardare nella mia soffitta che cosa c’è. Certamente pony e unicorno ci sono perché li ho visti pascolare insieme da qualche parte, forse dove avevo lasciato una prateria selvaggia.
    Per i resto devo mettere la mascherina perchè ci sono troppe polverine in circolazione e se starnutisco sollevo un polverone.

    1. I polveroni mi piacciono quando nascono perché c’è qualcuno che sta correndo forte e allora il terreno reagisce e la polvere si solleva alta alta. Mi piacciono meno quando la gente soffia a caso sperando sempre che la polvere non raggiunga troppo il suo naso. In quel caso la mascherina torna sempre utile, brava Nadia.

      Pony e unicorni non sono come cane e gatto, quindi?

  3. Mi piace l’umiltà di Gas. Di mio metterei nella pozione la pazienza. Dieci, quindici anni fa mi sarei messa a ridere al pensiero di suggerire questo ingrediente (credevo di non conoscerlo affatto!), e invece…

  4. Un paio di forbici, per tagliare le foglie morte che rubano linfa vitale alla pianta i cui fiori sono splendidi scritti. Ah, le foglie morte sono la paura di mettersi in gioco, l’invidia, e soprattutto, i pregiudizi nei confronti di chi i libri dopo averli scritti riesce anche a venderli.

    1. Le foglie morte fanno male alla vita. Difficile pensarla diversamente. Ma difficile, a volte, è anche riconoscerle, queste foglie morte.

      Perché se hai paura di metterti in gioco cercherai, più o meno consapevolmente, di fornirti mille giustificazioni per dare ragion d’essere al tuo timore.
      E se l’invidia non ti appartiene potresti faticare a riconoscerla anche negli altri.
      E i pregiudizi… I pregiudizi a volte sono l’ultimo rifugio di chi teme sia di non farcela che di farcela.

  5. Nella pozione aggiungerei due cucchiai di entusiasmo. Quell’entusiasmo semplice, che nasce dalla voglia di digitare e condividere, non certo per comprare il consenso quanto come gioco, per sé e per gli altri. Se Pascoli fosse qui urlerebbe “fanciullino!”; io, più che di ingenuità, aggiungerei divertirsi. Perché se a scrivere siamo tutti in grado, non tutti siamo bravi. E per essere bravi ci vuole curiosità, fantasia e divertimento. Ed è quello che trovo quando a scrivere sei tu, Monia. Un abbraccio “streghesco” 🙂

    1. Leggendo questo commento viene proprio voglia di mescolare gli ingredienti di questa pozione e mettersi a impastare eseguendo la ricetta con convinzione e passione.
      Per preparare la pozione come prepariamo gli scritti: bene.

      Io sono sempre estremamente curiosa di sapere come vi trovate qui a Calamo e quando sento che si respira curiosità e fantasia e che vi divertite anche solo la metà di quanto mi diverto io a scrivere per voi… Mi si riempie la penna di gioia come un palloncino!

      (Benvenuta streghetta Elena! Che bello averti anche qui!)

    1. Mi viene spontanea una domanda: secondo te qual è il modo migliore per coniugare accurato (e incessante) labor limae e spontaneità?
      Quanto all’ironia poi… Con me sfondi una porta aperta!

      (Benvenuto Topper! Appena qui a Calamo allestiremo una zona bimbi sarai il primo a essere avvertito così potrai portare i tuoi nipotini 😉 )

      1. Domanda non semplice. Nel mio piccolo mondo faccio distinzione tra ciò che scrivo sul blog, molto personale e libero, e ciò che scrivo altrove (articoli, resoconti di viaggio, presentazioni ecc.). Nel primo caso sono assolutamente naturale, scrivo come se parlassi, spesso immedesimandomi in chi “ascolta” per fare sì che sia comprensibile, semplice e non troppo prolisso. Qui è facile e non esiste un labor limae. Nell’altro caso è più complesso essere spontanei, perché ho una linea da seguire e non sempre posso ascoltare e riproporre le parole che mi vengono da dentro, rischierei di uscire dal contesto a cui devo attenermi. Il labor limae diventa un obbligo, anche perché io ho proprio la tendenza a divagare. Ma resta la presenza di quell’interlocutore immaginario: è lui che mi aiuta a trovare le parole più efficaci, più dirette, scorrevoli e comprensibili. Al tempo stesso immagino cosa potrebbe chiedermi o non capire e cerco di rispondere proprio mentre scrivo.
        Forse è un ragionamento contorto…

  6. Ali di pipistrello! Per volare lontano con la fantasia e raggiungere mondi inesplorati.
    Senza fantasia non si può creare nulla. Ma la fantasia arriva dall’aprirsi al mondo, leggendo e osservando.

  7. Il credo di un cavaliere è il mio.
    Lotta, difende e si sacrifica per quelli che credono in lui.
    Contro i cattivi, quelli che distruggono e hanno solo un sacco di invidia….Combatte ma non per offendere, lo fa solo per proteggere quello in cui crede e che gli da la forza ogni giorno per essere li 😉

    1. Se fossi Ginevra sarei ben lieta di avere come cavaliere alla mia tavola (dalla forma ben nota) qualcuno che lotta fino allo stremo a costo di raggiungere la propria personalissima quadratura del cerchio 🙂
      (Benvenuto MenoPigroDelSolitoSeo!)

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