Il blog come specchio dello scrittore

Il blog come specchio dello scrittore

Scrittori, self-publishing, blog d’autore, twitter… Ecco le parole d’ordine per aprire le porte di questo post.

L’importanza di avere un blog (per un autore)

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Quanto valore ha un blog (da 1 a 10) per uno scrittore? Calamo dà i numeri…

1) Un blog? Certo che ho un blog! Ci ho pure scritto (soltanto) “SCRITTORE” a caratteri cubitali!

10) Scrivo su un blog perché… Perché scrivere fa parte di me.

Il valore di un blog va di pari passo all’impegno che un blogger in esso profonde.
Se il blogger/scrittore annaspa il blog affonda un attimo.

Un blog da 10 e lode? Quello in cui l’autore si fa in dieci per mostrare la sua unicità.
Senza però mettersi a tessere le proprie lodi.

Il tempismo nel blogging

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Quando dovrebbe aprire un blog chi ha velleità da autore? Il Calamo-pensiero:

La risposta che più mi viene spontaneo dare è questa: quando vuole. Anche tu senti sempre un gran parlare (un continuo borbottare, un incessante vociare, un costante mugugnare, un inarrestabile strillare) di  strategia? Il fatto che la scrittura sia (o tu speri diventi) il tuo campo non significa che devi trasformarla in un campo… Di battaglia.

Non puoi aprire un blog soltanto perché te l’ha consigliato l’amico di un amico che ha scritto un libro, sì dai, quel libro lì, quello che ti ha regalato a Natale invece del pandoro (ma sì, certo che avresti preferito il pandoro). Non puoi iniziare a bloggare, mettere a punto un piano e un calendario editoriale, farti piacere anche quella sottile paura di ritrovarsi da un momento all’altro senza più parole da far sbocciare dalle dita che, febbrili e testarde, si ostinano a scrivere perché loro lo sanno che tu le parole, in testa, le hai eccome.

Apri un blog quando non vuoi fare del blog soltanto una pedina della tua macchinosa strategia. Perché se per te il tuo blog sarà sempre solo un cavallo sacrificabile tu non sarai mai per i tuoi lettori un blogger/cavallo vincente su cui puntare.

Blogging d’autore e contenuti

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Cosa scrivere sul blog? Calamo consiglia di essere selettivi. Ma spontanei.

Per essere scelti occorre saper scegliere. A iniziare proprio dai contenuti. Il tuo pubblico di lettori merita il meglio del meglio che hai da offrire. Perché tu sogni che i tuoi lettori ti riconoscano come scrittore, no? Allora ciò che scrivi deve essere curato nella forma, certo. Ma nessuna forma, per quanto sofisticata, può rendere interessante il nulla.

Essere selettivi però non significa castrare ogni slancio. Soltanto scegliere i migliori. Sei pieno di passioni? Restare concentrato sull’argomento del tuo spazio sul web, rimanere focalizzato sul leitmotiv del tuo blog, non è una gabbia, ma una sfida: l’occasione di trovare nuove connessioni tra diversi ambiti d’interesse, l’opportunità di nutrire la propria vena creativa facendosi ispirare dagli stimoli più disparati.

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L’opinione dei lettori: quali sono le 5 caratteristiche che secondo te un blog deve assolutamente avere?

 

Il blog, per uno scrittore, deve essere una culla per il suo libro?

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Il dissidio (sanabile) tra opera e autore

Quando il lettore “ti conosce” è più facile che legga sia (per) quello che scrivi sia (per) quello che sei. Il fatto che un autore possa essere letto perché piace sminuisce il valore dell’opera che l’autore ha prodotto? Io direi che se l’autore piace per ciò e per come scrive quest’elemento è, al contrario, un valore aggiunto al libro. Tu che ne dici?

(Vuoi riguardare questa raccolta di tweet e riflessioni? Ecco qui lo storify!)

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21 pensieri su “Il blog come specchio dello scrittore

    1. La mia penna ormai lo sa: qualche volta il suo inchiostro deve sapersi fare caffè per le dita.
      Ma ci sono blogger, blogger capaci di creare personaggi deliziosi e di comprendere il valore della scrittura nei suoi mille aspetti che, secondo me, quando dormono… Stanno solo sognando un sogno più grande! 😀
      (Ciao mia cara Sylvia! Grazie del tuo commento!)

  1. Vediamo di andare con ordine.

    Ho sempre detto anch’io che un blog vada aperto prima che esca il tuo libro, così riesci ad avere già dei lettori, se hai lavorato bene.
    Il rischio, altrimenti, è che aprendolo solo dopo l’uscita del libro finisci di parlare solo di quello.

    Però è anche vero che essere scrittori non significa essere anche blogger. Sono due cose differenti. Non è detto, cioè, che un buono scrittore riesca anche a essere un bravo blogger.

    Io l’ho aperto perché mi piaceva parlare di scrittura. I racconti, per esempio, all’inizio non erano previsti nel mio blog.

    Concordo su quanto sono riuscito a capire da quei tweet: nel blog devi pubblicare contenuti interessanti sul tuo ambito e non solo farti pubblicità. Ecco perché dico che devi anche sentirti blogger.
    Mi hai ispirato un post 🙂

    Passiamo alle 5 caratteristiche che chiedi per il blog:

    1- Contenuti interessanti
    2- Buona forma nella scrittura
    3- Dialogo aperto coi lettori
    4- Design gradevole (no a blog incasinati, pesanti, difficili da leggere, insomma)
    5- Pubblicazioni costanti

    Il blog deve anche essere culla per il libro? Ma che intendi per culla?

    Cerchiamo ora di capire l’ultima parte. Il lettore ti conosce e allora compra il tuo libro. Beh, dipende, no? Dipende da come ti sei fatto conoscere. Se io ho letto qualche tuo racconto e mi è piaciuto, allora sì, pubblichi un libro e sono tentato a comprarlo.

    Ma se, per esempio, hai parlato dei fatti personali tuoi e basta, allora non credo che sarei spinto a comprare quel libro.

    D’accordo sul fatto che se l’autore piace come persona, allora è un valore aggiunto per il libro. Ci sono scrittori conosciuti che io non sopporto e per quanto possano scrivere bene o essere interessanti i loro libri, non li comprerò mai.

    1. Essere scrittori non significa essere anche blogger.
      Sono due cose differenti.
      Non è detto, cioè, che un buono scrittore riesca anche a essere un bravo blogger.”

      Sono d’accordo. Se è vero che non tutti i blogger possono diventare scrittori è anche vero il contrario. Ma, in questo caso, tu cosa potresti consigliare di fare in alternativa al blog? (Lo saprò leggendo il post che ti ho ispirato? 🙂 )


      1- Contenuti interessanti
      2- Buona forma nella scrittura
      3- Dialogo aperto coi lettori
      4- Design gradevole (no a blog incasinati, pesanti, difficili da leggere, insomma)
      5- Pubblicazioni costanti

      Il secondo punto credo dovrebbe proprio esserci di default… Si parla di scrittori, no? Anche se, in effetti, occorre ricalibrare la forma considerando che è si scrittura per il web che si parla. Per gli altri punti (su cui concordo) penso ci si possa lavorare: quando non si arriva con le proprie capacità, infatti, basta saper chiedere una mano.

      “Il blog deve anche essere culla per il libro? Ma che intendi per culla?”

      Per “culla” intendo che quando il libro è appena nato è attraverso il blog che può farsi conoscere. Proprio come un bambino che tutti guardano mentre è sulla culla. Ma, ora che ci penso, intenderei “culla” anche in un altro modo: penso che a volte vestire i panni da blogger possa essere l’esperienza giusta per cullare i propri sogni da scrittori fino a… Farli svegliare. E farli diventare reali.

      “Il lettore ti conosce e allora compra il tuo libro. Beh, dipende, no? Dipende da come ti sei fatto conoscere.”

      Ecco, dipende, sì. Proprio perché “dipende” io penso che quando il tuo libro vende di più perché tu ti sei fatto conoscere per le tue qualità allora il fatto che il tuo libro abbia più successo perché tu piaci diventa qualcosa di cui andare fieri.

      1. Bella domanda, quella dell’alternativa. Ci penso e vedo di dare una risposta 🙂

        Culla: in quel caso, sì, se hai un blog, ne parli eccome del tuo libro.

  2. Il mio blog è nato verso la fine di maggio, dunque è on-line da meno di due mesi.
    Lo scopo (ampliamente descritto nella pagina di presentazione) era quello di condividere ciò che quotidianamente imparo nella stesura del mio libro. Velleità promozionali? Forse un pochino. È indubbio che quando il libro sarà pronto avrò già qualche lettore, ma alla base della mia decisione c’era principalmente un desiderio di creare un luogo virtuale tutto mio, all’interno del quale condividere me stessa. Ricominciare a scrivere dopo molti anni non è facile: ci sono timori, paure, insicurezze. Trattando argomenti connessi alla scrittura, do ordine e struttura al marasma di emozioni che mi assalgono. Ho trovato un bel gruppo di persone che non solo mi leggono, ma addirittura mi aiutano. Mi sto sbloccando. Mi sta facendo bene.
    Ho mantenuto la promessa iniziale: volevo parlare di scrittura e parlo di scrittura. Lo faccio con umiltà, nel momento in cui mi sono accorta che molti dei miei follower sono decisamente più esperti di me. C’è molta biografia nei miei post, molto riferimento alle mie esperienze, però non mi metto a raccontare la mia vita quotidiana. Se la inserisco, è per spiegare meglio un concetto. I blog esclusivamente biografici, dopo un po’ mi stufano.
    Strategia? Mah… mantengo i due giorni settimanali di pubblicazione per rispetto verso i lettori (lunedì e giovedì) ma per il resto vivo la cosa in modo naturale e libero. Rispondo a tutti i commenti perché mi stimolano riflessioni, e non perché un bravo blogger deve fare così. Sono grata a chi mi segue e ritengo giusto relazionarmi con lui/lei mettendomi in gioco. Trovo che troppo mentalismo rovinerebbe la mia creatura rendendola artificiosa e fredda. Non mi do nemmeno pena se mi sfugge qualche refuso. La gente sa che so scrivere, e la mia sincerità paga molto, a prescindere.
    Allo stesso modo, se “frequento” i blog altrui lo faccio perché mi piacciono, mi stimolano e mi divertono. Non smetto di leggere qualcuno perché lui non segue la mia pagina, non esorto gli altri blogger a passare da me. Se c’è un post pertinente a qualcosa che ho scritto di recente, metto il link all’articolo per semplice condivisione (l’ho fatto anche oggi su Penna Blu) perché mi piace pensare agli altri come persone libere di scegliere, non come strumenti per creare un picco sul grafico che rappresenta le statistiche degli accessi.
    Buona giornata

    1. Velleità promozionali? Forse un pochino. È indubbio che quando il libro sarà pronto avrò già qualche lettore, ma alla base della mia decisione c’era principalmente un desiderio di creare un luogo virtuale tutto mio, all’interno del quale condividere me stessa.

      Apprezzo moltissimo questo modo di approcciare la duplice veste di blogger e scrittore: autopromozione? Sì, ci sta! E non è nulla di cui “vergognarsi”. Anzi. Il fatto però che la molle fondamentale sia la voglia di condividere se stessi… Ecco, credo sia proprio questo che fa la differenza.

      Trattando argomenti connessi alla scrittura, do ordine e struttura al marasma di emozioni che mi assalgono. Ho trovato un bel gruppo di persone che non solo mi leggono, ma addirittura mi aiutano

      Rispondo a tutti i commenti perché mi stimolano riflessioni, e non perché un bravo blogger deve fare così. Sono grata a chi mi segue e ritengo giusto relazionarmi con lui/lei mettendomi in gioco. Trovo che troppo mentalismo rovinerebbe la mia creatura rendendola artificiosa e fredda.

      Sono d’accordo anche sul modo di vivere il rapporto coi lettori: avere un blog significa creare un ponte con i lettori. Ma ogni buon ponte deve permettere una circolazione a doppio senso!

      A volte il dono con più valore che possiamo fare a qualcuno che ci legge è dare il giusto valore a ciò che questo qualcuno ci scrive

  3. Interessante questa SelfPubChat.
    Soprattutto per la presenza di Luca Conti, uno dei maggiori esperti di webmarketing e che intelligentemente quelli di Narcissus hanno inserito nel loro staff.
    Non ho seguito questa live chat e siccome seguo il tuo blog commento le mie impressioni. In qualche modo sono d’accordo con te. Immagino che le tue conclusioni siano dettate da un impulso emozionale, le mie da ragionamenti pragmatici.
    Per il mio lavoro sul web, mi occupo di webmarketing, e sul rapporto blog/scrittore vado controcorrente anche nei confronti di Luca Conti. Per uno scrittore un blog vale 6 e mezzo, non di più. Semplicemente perché come dato empirico non ci sono casi di scrittori che emergono in virtù del blog. E anche in una campagna marketing per il romanzo appena pubblicato il blog non è funzionale alla promozione del libro. Spiegare il perché è semplice. Io potenziale lettore ho sentito parlare sui social del libro e un link di citazione sul web mi manda sul blog. Guardo qualche post, esco e non compro nemmeno il libro. Perché questo? Perché io lettore che trovo una trama interessante non sono potenzialmente interessato a leggere articoli di un autore sconosciuto. Posso essere interessato a leggere un post di Baricco, ma non di un tizio che pubblica con la sua tempistica sulla scrittura. Io lettore volevo la trama, informazioni. Nel web si è pigri. Si scorre da un link all’altro. Il tempo di decisione se restare su una pagina web o uscire è spesso di pochi secondi. È inutile mettere le informazioni sul libro in una pagina “i miei romanzi” il potenziale lettore non la cerca. Era arrivato lì e voleva quelle informazioni. Non le trova in 5 secondi e va via.
    Questo per semplificare un esempio tipico di dinamica dell’utente del web. E’ fondamentale, sempre, dare immediatamente quel che sta cercando.
    Pertanto un blog non è funzionale al romanzo, su chi ti cerca. Potrebbe essere funzionale se io conto di acquisire lettori per il libro che dovrò pubblicare. Ma è molto relativo. Anche un blog curato bene nei contenuti e molto seguito non potrà mai spostare più di 100, 500 copie. Se il mio obiettivo è questo ben venga. Ma se il mio potenziale è venderne 5/10 mila, una campagna marketing ben progettata in poco tempo porterà molto più vendite che anni di blogging.
    Il blog per lo scrittore ha senso per un unico scopo. Il Nostro. Devi fare blogging perché ami, brami comunicare, creare reti e relazioni.
    Due esempi di scrittori blogger, sono gli americani Hugh Howey e Konrath. Entrambi non casualmente parlano oltre che di libri di self-publishing. Konrath ha impiantato il vero sistema per vivere di scrittura. Mentre Howey ha scritto una trilogia che ha venduto milioni di copie. Nonostante i milioni di libri vendute, il suo blog è seguito soprattutto da addetti ai lavori, da altri scrittori e potenziali scrittori. La sua prima funzione, è comunicare col blog, non affermarsi o vendere.

    1. Semplicemente perché come dato empirico non ci sono casi di scrittori che emergono in virtù del blog.

      Secondo te questo dato empirico non può essere condizionato dal fatto che… Non ci sono molti scrittori che provano (avendone le doti. “Avendone le doti” è importante) a emergere in virtà del proprio blog?

      Io lettore volevo la trama, informazioni. Nel web si è pigri. Si scorre da un link all’altro. Il tempo di decisione se restare su una pagina web o uscire è spesso di pochi secondi.

      Quindi, tu lettore, non hai interesse a, per una volta, saperne di più della mano che c’è dietro il libro di cui hai sentito parlare nei social? Non sei curioso di vedere lo stile di quell’autore anche in scritti diversi dal libro che ancora non hai comprato? Magari proprio perché non lo conosci. Se Baricco scrive un articolo sulla scrittura tutti lo leggono perché Baricco è conosciuto, Baricco vende. Ma l’impatto al contrario è praticamente ininfluente: quanti iniziano a comprare Baricco perché hanno letto un suo articolo? Ma se invece Bapovero non vende perché non è conosciuto allora se qualcuno legge il suo articolo e lo trova interessante… A quel punto credo l’effetto sulla sua credibilità d’autore possa essere differente.

      Pertanto un blog non è funzionale al romanzo, su chi ti cerca. Potrebbe essere funzionale se io conto di acquisire lettori per il libro che dovrò pubblicare. Ma è molto relativo. Anche un blog curato bene nei contenuti e molto seguito non potrà mai spostare più di 100, 500 copie. Se il mio obiettivo è questo ben venga. Ma se il mio potenziale è venderne 5/10 mila, una campagna marketing ben progettata in poco tempo porterà molto più vendite che anni di blogging.

      Premesso che secondo me sarebbe molto interessante parlare con te di Marketing, dato che te ne occupi… Non sono d’accordo sull’affermazione “anche un blog curato bene nei contenuti e molto seguito non potrà mai spostare più di 100, 500 copie”. Non sono d’accordo perché non ne capisco gli assunti di base. Quindi diciamo che resto in attesa di ulteriori lumi 😉

      Il blog per lo scrittore ha senso per un unico scopo. Il Nostro. Devi fare blogging perché ami, brami comunicare, creare reti e relazioni.

      D’accordissimo invece su questo punto. Proprio per questo non metterei a diretto confronto una campagna di marketing con il blogging: perseguono lo scopo in maniera troppo differente.

      La sua prima funzione, è comunicare col blog, non affermarsi o vendere.

      Un piccolo appunto su questo: non pensi che “affermarsi” sia quasi una naturale conseguenza del “comunicare” se si comunica bene?

      Grazie mille per questo commento estremamente interessante Marco 🙂

      1. Bene, colgo l’occasione per replicare a te Monia e agli ottimi spunti di Luca.
        Parto da queste precisazioni. Io non metto in dubbio che alcuni scrittori con “le doti” possano emergere col proprio blog. Il problema a mio giudizio è quando si pensa di suggerire modelli efficaci. Cioè che vadano bene per tutti. Tipo: Vuoi fare lo scrittore? devi avere un blog per farti conoscere. Ecco, chi suggerisce questo, non ha nessuna evidenza scientifica per affermarlo. Quello che a me dispiace, in un mestiere difficile come lo scrittore, dove ne emerge uno su mille, è creare illusioni. Il blog può essere utile, senza dubbio, una carta in più, ma fino a oggi non ci sono blogger diventati famosi come tali che poi vendono bestseller. Fare il blogger è una passione, occorre del talento. Aprirlo per forza, senza che se ne abbia la propensione, perché te lo suggeriscono, non serve a nulla.
        Infatti concordo con te Luca. La maggior parte degli scrittori/blogger sono pessimi, per professionalità e contenuti. Lo studio come dici tu è fondamentale, devi imparare le regole del gioco del web, e non è per nulla facile. Inoltre un blog richiede costanza. Se il romanzo sarà pronto fra due anni, e il mio obiettivo è farmi conoscere per il libro, riuscirò a essere costante? Secondo me non ne vale la pena. Fai il blogger perché ti piace, punto, non per il libro. Sicuramente ti farai conoscere, creerai un tuo brand personale, ma la discriminante come romanziere sarà sempre il romanzo. Se hai scritto un bel libro avrai riscontri. Se ne avrai scritto uno banale potrai avere migliaia di visitatori fidelizzati. Non venderai ugualmente.
        Monia, sul numero di copie vendibili.
        Scusami, ma per la fretta e la voglia d’essere coinciso sono stato poco chiaro. Il punto è questo. Quanti libri può far vendere un blog? La risposta più ovvia è: dipende da mille fattori. Ma alcuni sono inequivocabili. Il numero di visitatori. La maggior parte dei blog sul tema della scrittura non arriverà mai alle 100/200 visite giornaliere. Alcuni, tra i migliori riescono a toccare le 500 visite. Uno dei più famosi in Italia tocca le 1.000 visite giornaliere. Quanto sono grandi questi numeri? Purtroppo sono piccoli. Io mi occupo di pubblicità sul commercio online, ebbene il conversion rate, ovvero la percentuale di vendita fra quanti utenti guardano un prodotti e quanto l’acquistano è molto bassa.. Dovrei spiegare il perché. Così come la differenza tra visitatori provenienti dal motore di ricerca di Google (di maggior qualità) e quelli dei social (di minor qualità), ma sarei costretto a dilungarmi troppo. Comunque, per la mia esperienza, sempre opinabile, ci mancherebbe, un blog porterà pochissime vendite. Se consideriamo che un contratto di edizione con un editore impone almeno 5.000 copie di un libro, un blog non sarebbe sufficiente per venderli. A meno che, il blog è al centro della tua campagna marketing e riesci ad avere recensioni dai media e condivisioni sui social network. Ma qui è un altro punto. Io per esempio, per il mio libro che spero di poter pubblicare a Gennaio, (a proposito sto formando un gruppo di lettura per ricevere consigli preziosi) esclusivamente in self-publishing, l’editore è sconsigliatissimo per un esordiente, opterò per il sito del libro. Non un blog personale. Ma unicamente il sito che ha per dominio il nome del libro. Ad alcuni potrebbe sembrare spam, egocentrismo o altro, Invece no, si realizza proprio quel che cerca il lettore. Dietro questa scelta c’è la mia teoria di promozione.
        Per il punto due di Luca, sulla mailing list di 2.000 iscritti. Dubito fortemente le vendite che dici tu. Dipende in primis della qualità della mailing list. Sono lettori di libri? Lettori forti o occasionali? Rientrano nel target del libro? Giallo, Rosa, Narrativa, Fantasy? È difficile fare previsioni, ma considera che un conversion rate del 10%, cioè 200 libri venduti sarebbe un successo. Però, e c’è un forte però, la mailing list potrebbe essere uno strumento potentissimo e che pochissimi scrittori utilizzano. Non è tanto utile per gli iscritti del blog, quanto per i lettori del tuo primo romanzo. Considera questa ipotesi. Io creo il sito del libro. I lettori andranno al sito sia prima di acquistare perché giungono da recensioni su blog, condivisioni sui social etc, sia dopo aver letto il libro. Perché dopo? Alla fine del romanzo metti una nota per visitare il sito dove troveranno aneddoti, curiosità, scene non incluse, sondaggi sui personaggi. Se hai amato il libro, crei un vero punto di ritrovo, una comunity dove poter interagire con l’autore. Strumenti social per il passa parola. E mille altre trovate coinvolgenti per vivere il romanzo anche dopo la fine. A quel punto i lettori veri del libro, che si iscrivono alla mailing list sono preziosissimi. Perché appena pubblicherai il secondo romanzo, avrai già uno zoccolo duro di lettori molto propensi ad acquistarlo. Se per promuovere il primo hai fatto un’impresa, col secondo diventerà incredibilmente più facile.
        Sul punto 3 Luca, indicami il tuo blog. Ammiro molto Howey. Oltre ad aver letto la trilogia del Silo, mi ha fornito alcuni degli strumenti interessanti per elaborare la mia teoria del self-publishing.
        Il punto 4 sempre di Luca, sulle case editrici americane che guardano ai blogger. È vero, ma qualcosa avviene anche in Italia. Guardano il blog, ma soprattutto quanti mi piace hai su Facebook o nei social vari. Ritengono che se tu sei già conosciuto, hai sicuramente più possibilità di vendere. Discorso relativo, ma possibile. Sempre meglio che partire da zero come me.
        Sul 5° punto Luca, hai pienamente ragione. Non ho trovato in Italia, uno scrittore affermato che sappia sfruttare internet o i social. Venderebbero molto di più.
        Monia, mi spiace d’essermi dilungato. Commenti così lunghi sono esecrabili, anche dal punto di vista seo. Spero d’aver risposto meglio, ma data l’ora in cui scrivo e dopo 12 ore davanti a un computer non credo. Ti seguo da poco, e se posso darti il mio umile consiglio, stai andando molto bene. Hai uno stile di scrittura eccezionale e i contenuti sono molto originali. L’unica pecca che ti consiglio di modificare è il dominio di terzo livello, cioè sotto wordpress.com. Avere un dominio tutto tuo, sarebbe un bel salto di qualità.

    2. Marco… Direi che su molte tue riflessioni sono d’accordo. Anzi, le sottoscrivo.
      Vorrei però lasciarti alcuni spunti:

      1) Difficilmente uno scrittore investe sul suo blog in termini di professionalità. In Italia, almeno, il 99% degli scrittori (aspiranti o tali) che gestiscono un blog lo fanno in modo… ingenuo. Da dilettanti. In questo senso gli americani sono anni luce avanti.

      Fare blogging è una scelta. Ma farlo bene è fatica. E studio. E lungimiranza. Parlo di Email marketing. Email Magnet. Seo. Landing page. Eccetera. Eccetera. Il blog che gestisco attualmente è nato per passione e sfida. Ma quello che farò in seguito sarà diverso. Complementare, non differente.

      Comunque frutto di studio. Tanto.

      2) Sei proprio sicuro che una mailing list di 2000 iscritti non possa produrre almeno 1500 vendite di un tuo romanzo? Quanti scrittori/blogger hanno una mailing list con molti iscritti?

      Pochissimi. Percentuale ridicola.

      Ancora una volta: l’accoppiata “scrittore professionale/blogger dilettante” non funziona. Esiste solo una strada: “scrittore professionale/blogger professionale”. E non sto parlando solo della qualità delle argomentazioni nel blog o di una voce carismatica o della grammatica usata in modo perfetto. Parlo, anche, di marketing e personal branding.

      Ma, ancora una volta, costa molto tempo e moooolta fatica.

      3) Di Howey ne ho parlato nel penultimo post. Della sua opera. Non del suo essere blogger. Tuttavia in termini di Personal branding – un blog, per un autore – può essere molto utile. Esempio banale: Fabio Volo vende perchė è, prima di tutto, un personaggio nato in televisione. Ecco… anche un autore sconosciuto può costruirsi la sua piccola televisione: il blog.

      E sei proprio sicuro che se Howey non avesse avuto anche un blog tutto suo, i media ne avrebbero parlato allo stesso modo e con la stessa enfasi? Secondo me anche gli addetti ai lavori, come i lettori, possono contribuire in modo drammatico ad amplificare il pubblico di uno scrittore.

      4) Molte case editrici – vedi es. negli States – guardano con più attenzione a blogger/scrittori piuttosto che a semplici scrittori. Certo, poi devi essere bravo a fare promozione dei tuoi libri senza monopolizzare il blog. Di certo, però, non inizi da zero.

      5) Sono fermamente convinto che molti autori “affermati” venderebbero dieci volte di più se gestissero anche un blog personale. In tal senso, essere blogger è un’opportunità fenomenale per restare in contatto con i tuoi lettori. Solo che, almeno in Italia, pochissimi lo fanno.

    3. Per Marco: direi che – sintetizzando – in Italia siamo ancora indietro in merito a sperimentazioni di vario tipo sull’accoppiata self-publishing / blog e scrittore affermato / blogger. Però questo ci permette di sperimentare, ed è un’ottima cosa, no?

      Potremmo fare mille discussioni, ma a questo punto ti coinvolgerò in seguito quando partirà qualcosa che ho in mente. Sempre sul web, ovvio.

      Per quanto riguarda Howey, ti copio il link dell’articolo che ho scritto recentemente.
      In realtà il post fa parte di una serie di articoli dedicati al tema della “nuova fantascienza”. L’articolo che ti linko è il terzo della serie. Magari, se ti va, lascia pure un tuo contributo sul blog. Mi interessa.
      Link: http://secondosempre.com/2014/07/03/occupo-poco-spazio/

      In generale, basta che clicchi sul mio gravatar (nei commenti) per essere reindirizzato al blog. Con WordPress.com funziona così. Ma presto lo abbandonerò e passerò a qualcosa di più serio.

      Concludo: ottima discussione. 😉
      Poi vabbè… a Monia non devo dire nulla. Ci conosciamo. E ci stimiamo.

      1. Il vostro scambio di opinioni, cari Luca e Marco, è stato estremamente interessante (per me e immagino per tutti gli altri lettori). Vorrei cogliere l’occasione per sottolineare una frase di questo tuo commento da usare come memento:

        “in Italia siamo ancora indietro in merito a sperimentazioni di vario tipo sull’accoppiata self-publishing / blog e scrittore affermato / blogger. Però questo ci permette di sperimentare, ed è un’ottima cosa, no?”

      2. Su questo avete pienamente ragione, il web non è una caligine vetusta come gli altri media. E’ un mare (infatti si naviga su internet) ancora in gran parte incontaminato. Sperimentare e provare nuove rotte, nuovi sistemi di comunicazione è l’essenza prima di questo straordinario medium. Per chi di scrittore vuole vestirsi, in tal senso, le opzioni e opportunità sono davvero tante.

  4. Nel mio percorso c’è stata un’evoluzione: prima la pagina FB ispirata al mio manuale, ma più incentrata sulla scrittura che sull’autopromozione (non per niente l’editore mi ha chiesto – mica tanto scherzosamente – se stavo divulgando il manuale a puntate…); poi il blog, in cui mi trovo proprio bene. Ma è anche cambiato ciò che apprezzo e desidero da questa forma di vetrina. Se prima mi domandavo spesso come farmi conoscere, adesso mi rendo conto di pensare soprattutto a cosa offrire di utile e particolare, e anche ai rapporti che si stanno creando con i lettori. Mi piace! Il blog è diventato un piacere-impegno a se stante. Certo, mi piacerebbe che qualcuno pensasse “mi piace questa tizia, quasi quasi mi leggo il suo romanzo”, ma non è detto che succeda. Però ho intenzione di uscire da questa che è anche una forma di timidezza per parlare di ciò che ho scritto. Per me è un argomento importante, una fetta di me. Se con un post del genere riesco ad azzerare le visualizzazioni e i commenti, vinco un premio? 😀

    1. Se prima mi domandavo spesso come farmi conoscere, adesso mi rendo conto di pensare soprattutto a cosa offrire di utile e particolare, e anche ai rapporti che si stanno creando con i lettori.

      La morale è sempre quella: per evolverti come scrittore prendi spunto da Gironella! (Ok, sei autorizzata a non seguirmi più :D)

      Però ho intenzione di uscire da questa che è anche una forma di timidezza per parlare di ciò che ho scritto. Per me è un argomento importante, una fetta di me. Se con un post del genere riesco ad azzerare le visualizzazioni e i commenti, vinco un premio?

      Certo che vinci un premio! Ma a una condizione: se, al contrario, raddoppi visualizzazioni e commenti… Ti aspetta una penitenza per aver aspettato troppo a causa della timidezza 😉

  5. Eccoci qui 🙂 commentiamo con calma. Che importanza dò al mio blog? Per ora, diciamo 7. Il blogging e la scrittura narrativa per me sono due esperienze agli antipodi, ed è qui che devo lavorare per raggiungere il punteggio massimo. Nella scrittura sono pienamente me stessa, anche con i miei difetti ed i miei alti e bassi, mentre il blog richiede una quantità di competenze relazionali e costanza che la natura non mi ha affatto dato, così spesso incespico laddove gli altri balzellano felici come coniglietti. Credo che pian piano, apprendendo queste capacità, il gap tra blogging e narrativa si attenuerà, e ne trarranno beneficio entrambi.

    Concordo che il blogging debba essere un’attività spontanea, o lo fai perchè lo vuoi oppure meglio lasciar stare. Azzeccatissima l’idea di mantenere il leit motif del blog, una delle scelte consigliate come “personal branding” con cui mi trovo più a mio agio.

    Se ho bisogno di un consiglio cerco su google tramite parole chiave, ma in genere non mi affeziono ai blog che trovo in questo modo. Seguo blogger di cui condivido la visione d’insieme e/o che offrano riflessioni stimolanti e mettano gli utenti in contatto fra di loro. Poi beh, ci sono questioni basilari. Se un blogger mi risponde in malo modo fuggo via come il vento.

    Il blog come trampolino di lancio di un libro? Nì. Nel senso, avere un uditorio è indispensabile per partire già con una nicchia di potenziali lettori. Però blogging e scrittura sono cose diverse. Per esempio, io seguo un blogger, mi piace come pensa, mi piace quello che dice, lo trovo simpatico ecc. Però può darsi che gli argomenti o lo stile della sua narrativa non mi piacciano, non mi interessino, e preferisca semplicemente continuare a conversare con lui. Così come può accadere il contrario: che gli scritti di un autore mi piacciano davvero, ma non abbia alcun interesse a seguirlo su internet a livello personale o intellettuale. Una parziale soluzione potrebbe essere creare un sito, uno spazio apposta per i propri scritti collegato al blog principale, in modo che il pubblico possa scegliere liberamente. Oppure si possono usare i propri scritti come spunti di riflessione generale per gli articoli del blog, in modo da suscitare interesse anche negli “indifferenti”.

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