Il peso (nella tua vita) della #scrittura

Il peso (nella tua vita) della scrittura

 Se l’anima pesa 21 grammi qual è “l’insostenibile leggerezza dell’essere” di un libro (letto e scritto)?

Im-potenza e lettura

La scoperta di essere del tutto impotente fu come una mazzata, ma allo stesso tempo lo calmò. Nessuno lo obbligava a prendere una decisione.

La tua penna è il tuo scettro. Quando la impugni senti di avere il dominio sui mondi che, con l’inchiostro, hai il potere di creare ma, attenzione all’effetto domino: ti basta abbassare la guardia per un istante, lasciare che una tessera del mosaico narrativo che hai faticosamente costruito cada e diventi preda dell’effetto domino. Incapace di prendere in mano le redini della storia che stai scrivendo e di quella che stai vivendo.

Leggere è catartico perché ti pone di fronte a mille possibilità ma, al tempo stesso, una volta che hai scelto le pagine in cui immergerti, sei impotente di fronte agli eventi che ti scorrono davanti agli occhi.

Scrivere è entusiasmante e faticoso perché lo scrittore è al tempo stesso burattinaio dei propri personaggi e burattino delle proprie idee, della storia che desidera raccontare e delle proprie abilità narrative.

De-responsabilizzarti (?)

Ciò che non abbiamo scelto non possiamo considerarlo né un nostro merito né un nostro fallimento

Io lo so che tu vorresti scrivere. Anzi, avresti sempre voluto farlo. Certo che lo so. Lo so che quando alzi gli occhi al cielo, quasi impercettibilmente, mentre intorno gli altri continuano a parlare e la vita scorre, è perché una storia ti ha sfiorato le ciglia e sollevando lo sguardo speri di riuscire a scorgerla. Però ci sono mille ostacoli che ogni volta mettono fine alle tue storie prima ancora che tu abbia dato loro inizio.

Ti do una brutta notizia però: considerare tutti gli intoppi quotidiani come lacci emostatici pronti a frenare la tua vena creativa non ti aiuterà a far circolare meglio l’inchiostro con cui imbratti le pagine di quel libro che vorresti proprio pubblicare.

Il tuo imperativo e il fascino della diserzione

Non risuonava nessun “Es muss sein!”, bensì un “Es könnte auch anders sein”: poteva benissimo essere altrimenti.

Sai tutte le volte che nelle commedie rosa a un certo punto c’è qualcuno che dice che quando ti innamori, ma ti innamori davvero, lo sai che ti sei innamorato? Lo sai inequivocabilmente. Ecco, noi lo sappiamo che con la scrittura è un po’ lo stesso: ti innamori senza possibilità di rimediare e non hai neanche l’incombenza di ricordarti qualche data di anniversario.

Qualunque passione vera è una storia d’amore e anche se non fosse la scrittura la tua passione a un certo punto potresti renderti conto di quanto ti sia utile saper raccontare cosa ami anche parlando della tua vocazione scrivendo fiumi di parole.

Ma c’è un ma: più la tua vocazione ti risuona dentro come un imperativo, più cerca di monopolizzare tutta la tua forza di volontà, più diventa l’incipit della tua fiaba d’autore, più può sembrare una soluzione rassicurante quella di mollare tutto, tirare i remi in barca con la scrittura e lasciarsi andare alla deriva.

Lo vuoi sapere un segreto? Fare qualcosa che non ami può essere incredibilmente più leggero

Faceva cose delle quali non gli importava nulla, ed era bello.

Scegliere di provare a fare ciò che ti piace significa scegliere di correre il rischio di fallire proprio là dove ti senti più forte. Per questo a volte rinunciare a priori è più semplice: non è forse più facile lasciare la propria armata migliore in panchina mentre la battagli infuria e poter così restare convinti della sua imbattibilità? Ah, se solo fosse scesa in campo…  Ma scendere in campo significa rischiare e per rischiare di dover mettere in discussione il proprio talento serve un gran coraggio.

 

Per cambiare il tuo epilogo devi volerlo

Un giorno uno prende una decisione senza nemmeno sapere come, e questa decisione continua per propria forza d’inerzia. Con il passare degli anni è sempre più difficile cambiarla.

Nessuno sceglie mai davvero di smettere di scrivere. Anche perché, insomma, tu che vivi a pane e storie a chi vorresti darla a bere quando dici di aver chiuso con la scrittura? Eppure le non-scelte pesano quanto e a volte perfino più delle scelte.

Questo post è giunto al suo epilogo, quindi è il tuo momento: tu cosa stai facendo per perseguire il tuo fine fino alla fine?

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13 pensieri su “Il peso (nella tua vita) della #scrittura

  1. Mi sto mettendo in gioco. Sto scrivendo un romanzo da pubblicare in self-publishing e in quel caso mi gioco tutto, alla fine, no? La faccia, la credibilità, perfino altre possibilità di scrivere e pubblicare.

    Però, se non fai così, non potrai mai sapere se vali e se ti conviene continuare a scrivere.

    1. “Sto scrivendo un romanzo da pubblicare in self-publishing”

      Ok, lo avete letto tutti, giusto? Qui a Calamo scommetto che siamo già tutti pronti a divorarlo.
      (Per questo non vediamo l’ora di sapere quando potremo iniziare a sfogliarlo… 😉

      Non fare è rassicurante proprio perché puoi continuare a credere che se solo avessi fatto sarebbe andata bene.
      Ma fare può essere entusiasmante perché puoi scoprire che alla fine ti va bene davvero.

  2. Purtroppo la vita ci porta via come zattere fra i marosi. Noi possiamo alzarci a guardare l’orizzonte, ma sono le correnti di sotto a determinare la deriva.
    Magari era stata proprio la scelta, il veliero sbagliato. Scendi e ti ritrovi fra i discendenti di una babele. O il percorso era buono, sei arrivato alla prima tappa, ma hai atteso invano sul molo il vascello per la seconda destinazione. O forse avevi preso proprio quello giusto e la nave è affondata fra le tempeste. Fatto sta che spesso finisci su una zattera, e modificare il percorso di vita dopo, diventa strenuamente arduo. A volte certe rotte come quella della scrittura sancisco il confine tra la vita e la morte. Sembra troppo, ma a volte capita.
    🙂

    1. “Spesso finisci su una zattera, e modificare il percorso di vita dopo, diventa strenuamente arduo”

      Vero. Anzi, verissimo. Anche perché quando siamo su una zattera (sopra un mare che è sempre tempesta mentre seguiamo una rotta sbagliata o magari la rotta sarebbe pure quella giusta se non fosse la zattera, quella barchetta a cui ci siamo affidati, a essere ormai irrimediabilmente rotta) pensiamo che l’unico modo per cambiare meta sia far cambiare direzione all’intera imbarcazione.

      Ma se invece fosse proprio la nave su cui navighiamo la nostra peggior zavorra? 😉

      (Grazie per il commento e grazie per la parola “marosi”)

  3. “tu cosa stai facendo per perseguire il tuo fine fino alla fine?”

    sto sputando sangue, e a volte mi chiedo se ne valga la pena. ma anche in questi momenti di sconforto, continuo a essere paziente goccia cinese che vuole scavare la pietra 🙂

  4. Gli ultimi due post che ho pubblicato sul mio blog (le qualità psicologiche e spirituali dello scrittore, 1 e 2) parlano proprio di questo. Il tuo articolo sembra quasi il loro seguito naturale.

    La paura di non farcela è ciò che lega le mani, inchioda la mente, ci rende semplici larve informi. Io sono rimasta a lungo ferma. Mi sembra di aver vissuto anni interi in anestesia totale.

    Scrivere porta a mettersi in gioco, e mettersi in gioco spaventa. La scrittura impone un diktat fondamentale: essere se stessi. L’inconscio, spesso, scaturisce sulla carta, ci sbatte davanti agli occhi i nostri limiti più profondi, ci scontriamo con lati di noi che non avremmo mai voluto vedere. E ci facciamo domande. Chi di noi, è veramente pronto? La mediocrità del non-fare offre una sicurezza. Le catene che abbiamo sul cuore sono spaventosamente familiari. Ma, una volta superato il limite, non si può più tornare indietro. Scoprirsi scrittori è una forma di risveglio. Una volta svegli, dobbiamo viverla, perché un nuovo sonno potrebbe essere pieno di incubi.

    1. “La paura di non farcela è ciò che lega le mani, inchioda la mente, ci rende semplici larve informi. Io sono rimasta a lungo ferma. Mi sembra di aver vissuto anni interi in anestesia totale.”

      Quando ho scritto “lo scrittore dei sogni” avevo in testa la famosa frase che dice “il sonno della ragione genera mostri” e a furia di pensare a quante creature orribili potessero nascere da un sonno innaturale mi è venuto naturale pensare a tutti gli abomini che lasciamo nascano semplicemente dalla nostra indolenza .

      Hai (purtroppo) assolutamente ragione quando affermi che “la mediocrità del non-fare offre una sicurezza”
      Ma siamo fatti per sfornare successi e non per fare del nostro talento pane raffermo, vero?

      Nel tuo stupendo commento c’è una domanda che vorrei lasciare in chiusa, come un pesce pronto ad abboccare a chiunque abbia nel petto l’esca giusta:

      Chi di noi, è veramente pronto?

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