La scrittura contro il crepuscolo creativo

La scrittura contro il crepuscolo creativo

 

“Qualsiasi cosa tu stia pensando, un milione di altre persone l’hanno già pensata. Qualsiasi cosa tu faccia, altri lo stanno facendo”

Eppure…

Puoi smettere di schermarti dietro i “non posso” e uscire dagli schemi, sai?

Creare è…

Creare qualcosa

Se diamo al verbo creare il significato generale di creare qualcosa, qualsiasi cosa, allora per darci alla creazione non ci serve altro che coltivare la nostra natura di artigiani della parola. In fondo anche in questo momento, sì, proprio in questo momento mentre stai leggendo, non stai forse creando?

Hai creato una quantità spropositata di pensieri che ora ti nuotano in testa (pensieri che tradurrai in commenti perché sai quanto amo leggerti. Ne sono certa). Quando scrivi crei. Crei anche se non hai creato tu le lettere che adoperi per creare le parole che creeranno le frasi.

Creare una novità… relativa

Quando apri un blog,scrivi un racconto o addirittura un libro (poco importa che tu abbia scritto un romanzo, un manuale o un saggio) stai creando qualcosa di nuovo. Non qualcosa di nuovo in assoluto, naturalmente, ma qualcosa di assolutamente nuovo per te. Una novità, anche se nuova limitatamente alla tua esperienza, anche se nuova soltanto se rapportata a te, è sempre un modo straordinario per uscire dalla tua comfort zone .

Creare una novità assoluta

Una scoperta, un cambiamento radicale, uno sconvolgimento totale. Potresti non riuscire mai a trovarlo ma finché neanche proverai a farlo che non lo troverai mai. C’è solo un modo per essere certi di non vedere mai scritta la parola successo nella propria vita, sai? Come c’è solo un modo per essere assolutamente sicuri di non vedere mai la propria firma su uno scritto: non scrivere mai nulla.

Le idee- ponte e le idee-pacco

“A volte capita che un’idea venga presa e utilizzata come ponte per giungere a un’idea in parte o del tutto diversa. Ovvero dall’idea-ponte ci si limita a trarre qualche principio, per applicarlo ad altro.”

Un’idea sbagliata, un’idea che è meglio venga abbandonata, non è necessariamente un’idea inutile, un’idea che sarebbe meglio non aver mai pensato. Pensa a tutte le brutte copie dei tuoi scritti , per esempio: per quanto adesso ti sembrino lontane anni luce dalla tua stesura definitiva a ben pensarci non è forse vero che senza questi tentativi, ormai relegati all’ombra, nessuna tua opera avrebbe mai visto la luce?

Certe volte, quind,i non solo è inevitabile ma è addirittura necessario passare attraverso idee inadeguate, prendere strade accidentate, sbagliare una mano mentre si gioca a carte con la scrittura , puntare sul cavallo sbagliato nel far west della popolarità .

Ok, ok, ti è venuta un’idea. D’accordo. Non ti agitare troppo. Non correre il rischio che la schiuma dell’eccitazione lasci svanire i tuoi pensieri ma evita anche di affezionarti troppo a qualunque idea ti baleni in mente.

Perché le idee sono castelli ma se sono castelli solidi o di sabbia non puoi saperlo. Almeno finché non ci abiti dentro. Le idee-pacco però non sono una fregatura su tutti i fronti: prova a vederle come idee da scartare per trovare il (vero) regalo.

Le idee blocco

“Le idee di partenza sono passibili di modifiche e miglioramenti. Ma è come scolpire nel marmo: si inizia con un grande blocco che viene poi scalpellato fino ad ottenere il prodotto finale.”

Tu hai già la tua grande idea. Se sei qui con tutta probabilità è perché ti piace esprimere le tue idee (anche. Non solo, certo, ma soprattutto) scrivendo. Solo che forse hai la sensazione di aver perso le parole. No, non le hai perse. Non le hai mai trovate.Vuoi sapere perché?

Perché a volte per trovarle serve usare la penna come uno scalpello e giocare a essere Michelangelo liberando le parole dal blocco (dello scrittore) di marmo dentro cui vegetano.

Perse-ver(d)anza

“La vita reale è molto diversa dagli esercizi scolastici. Nella vita, in genere, le soluzioni sono più d’una. Che cosa diremmo se il nostro medico si fermasse alla prima diagnosi che gli vie ne in mente, senza più preoccuparsi dei nostri disturbi?”

Quando non vedi una via d’uscita, se hai la possibilità di imbracciare una penna più affilata di una spada, puoi sempre aprirti un varco a forza. (Salvo poi scoprire che la porta d’uscita era in bella vista, certo).

Finora hai attuato un certo atteggiamento. È con questo atteggiamento che te la sei cavata. Ma il fatto che tu te la sia cavata non vuol dire che tu non possa ricavare qualcosa di meglio. Impegnandoti in modo diverso.

Immagina di avere dentro un correttore. Come quello che segna in rosso gli errori che fai battendo un documento al computer. Come puoi agire di fronte a un errore? Puoi ignorare la sottile linea rossa sotto la parola o puoi limitarti a cambiarla con la prima soluzione che ti viene in mente. Oppure puoi prendere in mano il libro delle tue giornate e approfittarne per fare una revisione completa.

Inoltre anche se stai cercando una soluzione per un problema specifico non vuol dire che le idee collaterali non possano avere un loro valore e tornarti utili per la stesura di una nuova versione della tua storia: una migliore.

Per pescare le idee e farle germogliar inizia a guardarti allo specchio

Questo articolo nasce dal cappello verde del libro “6 cappelli per pensare“. Quindi è fratello del post ispirato al cappello giallo e a quello nero (il post in cui si scrive come le api) e del post in cui sono invece il bianco e il rosso a farla da padrone (il post in cui la scrittura è un po’ come un circo), ma se vuoi davvero far germogliare lo scritto-re che è in te è dentro te che devi s-postare qualcosa: perché tutta la lava su cui stai costringendo il tuo germoglio a sbocciare non la metti qui, tra i commenti? Poi usi lo specchio che usi per indagarti dentro lo sfrutti per capovolgere il tuo punto di vista consueto e andare a pesca di nuove parole per sfamare il tuo talento di autore.

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16 pensieri su “La scrittura contro il crepuscolo creativo

  1. Sulle creatività, relativa e assoluta, sono d’accordo.

    Di idee sbagliate ne ho avute tante, ma più che sbagliate, erano idee – sia per post sia per storie – che alla fine non portavano a niente e le ho abbandonate, ma non cancellate.

    Non uso specchi per indagarmi dentro, perché non sono mai stato capace di guardarmi dentro e di fare cambiamenti 😀

    Io cammino lungo uno stesso percorso sbagliato e a ogni bivio prendo sempre la direzione sbagliata, che sarebbe stata tale anche se avessi fatto la scelta opposta.

    1. “Non uso specchi per indagarmi dentro, perché non sono mai stato capace di guardarmi dentro e di fare cambiamenti”

      Approfitto della tua frase, detta con ironia (lo sappiamo tutti qui che tu sei capacissimo di guardarti dentro 😉 ), per dire cosa ne penso, seriamente.
      Penso che i cambiamenti siano creature assolutamente indipendenti dalla nostra volontà.
      Siamo barche sopra un mare che a volte è calmo per la bonaccia a volte è sconvolto dalla tempesta.
      Le cose ci cambiano, noi cambiamo, inevitabilmente.
      Le maree ci trascinano verso nuove rotte e noi cosa possiamo fare?
      Possiamo solo cercare di imparare a farli anche consapevolmente questi cambiamenti.
      Abbiamo un timone: non dobbiamo avere timore all’idea di usarlo.

      Io cammino lungo uno stesso percorso sbagliato e a ogni bivio prendo sempre la direzione sbagliata, che sarebbe stata tale anche se avessi fatto la scelta opposta.

      Allora… Non è che stai sbagliando scarpe? 🙂
      (Che poi… Come fai a sbagliare strada tu che vivi a Roma? Tutte le strade portano lì! 😀 )

      1. Io so guardarmi dentro? Boh, non so.

        Il mio problema è proprio che tutte le strade portano a Roma: io odio la mia città e vogliono andarmene il più lontano possibile da qui 😀

      2. “Io so guardarmi dentro? Boh, non so.”

        Nel dubbio Calamo ti regala tutti gli specchi che vuoi ma… A una condizione: non puoi usarli come retrovisori per guardarti indietro 😀

  2. Mi piace moltissimo questo post. Abbiamo una concezione simile della scrittura. Anche io ho parlato del revisore interno nel primo post del mio blog , “Vorrei scrivere ma..” … Penso che abbiamo un approccio simile nei confronti della scrittura 🙂

    1. C’è un piccolo Catone il censore in ognuno di noi! 😀
      I blog sono straordinari anche per questo: ci si ritrova vicini, anche se lontani, ci si svuota le tasche e la testa mostrando cosa si ha e ci si accorge di quanto le somiglianze possano rafforzare e le differenze far migliorare 🙂

  3. Il problema dell’originalità, in effetti, è molto sopravvalutato, o perlomeno frainteso. “L’idea è già sentita.” “Somiglia un po’ a…” Non credo sia questo il punto. Tre quarti della letteratura esistente si basa su un piugno di trame, e allora? Forse che leggendo passiamo il tempo a pensare “dove ho letto qualcosa di simile?”?
    Il fatto stesso che ciò che scrivi venga da te lo rende del tutto unico; però quella tua unicità la scopri solo praticando e scavando, nel tempo. Fino a quando non hai capito cosa c’è dentro di te come scrittore ed essere umano (una cosa non immutabile, ma in continua evoluzione), per forza attingi ai cliché e al già visto. Credo servano lavoro e pazienza, qualcosa cui la nostra civiltà ci ha un po’ disabituati (e parlo di me stessa per prima!)

    1. Fino a quando non hai capito cosa c’è dentro di te come scrittore ed essere umano (una cosa non immutabile, ma in continua evoluzione), per forza attingi ai cliché e al già visto.

      Ecco, con questa frase assolutamente vera, mi hai appena fatto balzare in testa una similitudine balzana: la scrittura è un mulino.
      Alla fine sì, gli scritti sono tutti farina, anche se di diversa qualità.
      L’importante è trovare dentro di sé il proprio campo di cereali e macinare quelli invece di limitarsi a usare le coltivazioni di altri 😉

      1. Scusa, potresti ripetere ciò che hai detto?
        Ero troppo occupata a farmi stampare magliettine con su scritto “Lady Metaphora” e con una freccia, verso l’alto, che indica proprio la mia faccia 😀

    1. Grazia, hai coniato una nuova parola!
      Tu volevi dire che anche se la “letteratura esistente si basa su un pugno di trame” per tenere in pugno l’attenzione basta non piangersi addosso e mettere in campo il proprio piglio creativo! 😀

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