Vuoi scrivere? Usa i tre fiammiferi

Vuoi scrivere? Usa i tre fiammiferi

Tre fiammiferi accesi uno per uno nella notte
Il primo per vederti tutto il viso
Il secondo per vederti gli occhi
L’ultimo per vedere la tua bocca
E tutto il buio per ricordarmi queste cose.

 

I tre fiammiferi e la scelta di prendere quello più corto

Pensa di poter scegliere quali decisioni prendere lanciando una moneta. Immagina di poter affidare a un lancio, un solo, unico, imprevedibile lancio la scelta di lanciarti oppure no. Se esce testa non hai scampo: devi aggrapparti con forza ai sogni che hai pazientemente tessuto. Anche se ti sembrano ridotti in scampoli. Perché se esce testa significa che devi metterci la faccia. Anche a costo di prenderti, in faccia, una porta. Se esce testa vuol dire che devi smettere di fare buon viso a cattivo gioco e iniziare a cambiare i tuoi occhi per poter cambiare ciò che i tuoi occhi vedono. E vuol dire che devi alimentare ciò che arde in te per riuscire a imboccare una nuova strada. Perché siamo come motori: a volte dobbiamo scoppiare prima di metterci in marcia.

Qual è la miccia che ha fatto esplodere in te non solo la voglia di scrivere ma di condividere ciò che scrivi?
Le storie che ti entrano dentro attraverso gli occhi e che ti si leggono in faccia riesci a raccontarle?

Ma un condottiero, abituato a altri ferri e soprattutto alle fiamme, non usa le monete, vero? Chi ha il coraggio di osare non ha paura di giocare a scegliere il proprio fiammifero da una scatola: perché vuole consapevolmente tirare fuori il cerino più corto. Chi prende il fiammifero più corto deve mettersi in gioco, andare a esplorare le possibilità che gli altri continuano a evitare: vince chi invece di accampare scuse per non andare in un luogo in quel luogo ci va eccome e lì costruisce perfino un accampamento. Un villaggio brulicante di progetti.

Scrive solo chi osa farlo. Tu vuoi osarlo?
Se le parole sono fiammiferi tu preferisci, pur di preservarle, lasciarle intonse nella tua scatola cranica o rischiare, usarle, pur di provare ad accendere gli animi dei tuoi lettori?

Il cerino condiviso

Infiamma gli animi chi il proprio cerino lo accende per primo. E poi lo usa per accendere la fiamma negli altri. Perché il carisma è davvero un dono quando lo doni agli altri. Perché non è sempre vero che chi segue gli altri non arriva mai primo. Anzi. Chi segue gli altri può scoprire cosa serve agli altri. Così sa cosa dar loro per essere seguito. Siamo tutti nella stessa scatola. Siamo gli uni accanto agli altri eppure stiamo a lungo, troppo a lungo, spenti. Perché affinché si generi il coinvolgimento è necessario ci sia un contatto profondo: uno sfregamento di anime e d’intenti fatto a regola d’arte.

Tu i tuoi sogni preferisci lasciare che si infrangano o sfregarli e illuminare e illuminarti?
Se potessi alimentare la fiamma in qualcun altro come useresti le tue parole per farne legname?

Chi capisce a prima vista coinvolge a ogni sguardo

Ci sono cose, nelle persone, che sono come stelle polari. Desideri e doti, capacità e sogni che sono così luminosi da poter essere visti con un solo sguardo. Vince davvero non chi queste luci cerca di oscurarle. Sperando così di dare più possibilità di splendere alla propria. Ma chi riesce a attirare tutte verso una certa direzione, a polarizzare tutta l’energia, tutto lo splendore, verso un progetto comune. Che deve essere come un impero o come un grande amore: fondato su una grande idea.

Quello che scrivi è quello che vorresti leggere?
Credi davvero che ci sia una separazione netta tra scrittori e lettori?

Se c’è un muro tra chi scrive e chi legge…

Abbattiamolo. Abbattiamo tutte le barriere in tutti i luoghi in cui si trovano. Iniziando da questo post(o).

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24 pensieri su “Vuoi scrivere? Usa i tre fiammiferi

  1. La mania di inventare storie l’ho avuto fin da bambino – sì, anche per il fatto stesso di inventare storie assurde (bugie) per tirarmi fuori dai guai – ma l’idea di condividere ciò che scrivo è quasi recente, dall’avvento di internet.

    In faccia non mi si legge nulla perché, come mi disse un’amica anni fa, io porto una maschera.

    Hai ragione che scrive solo chi osa farlo: scrivere (e ovviamente pubblicare, mostrare, quello che scrivi) richiede molto coraggio.

    Io scelgo di accendere 🙂

    Sui sogni hai toccato un tasto dolente: non credo di averne più, eccetto quello di pubblicare narrativa e ci sto provando.

    L’altra domanda non l’ho capita.

    Sì, scrivo quello che vorrei leggere. Posso dirlo con sicurezza.

    La separazione fra scrittori e lettori esiste nell’attimo in cui compiamo l’azione che ci definisce scrittori e lettori. Ma possiamo anche essere tutt’uno. Boh, non so, stiamo sconfinando nel filosofico 🙂

    Non può esserci una barriera fra chi scrive e chi legge, ma è anche vero che quella barriera esiste. Non tutti gli scritti sono per tutti i lettori. Alcuni autori sono per me un muro imbattibile, che io non voglio neanche provare a abbattere. Altri scrittori, invece, hanno la porta di casa spalancata.

    1. “La mania di inventare storie l’ho avuto fin da bambino – sì, anche per il fatto stesso di inventare storie assurde (bugie) per tirarmi fuori dai guai – ma l’idea di condividere ciò che scrivo è quasi recente, dall’avvento di internet.”

      Ma certo Daniele! I bambini un po’ bugiardi infatti non sono mai “bugiardi” sono solo… Fantasiosi 😉

      “In faccia non mi si legge nulla perché, come mi disse un’amica anni fa, io porto una maschera.”

      Prima di qualsiasi domanda credo ce ne vorrebbe una semplice semplice… Porti una maschera, ok. Ma perché?

      “Hai ragione che scrive solo chi osa farlo: scrivere (e ovviamente pubblicare, mostrare, quello che scrivi) richiede molto coraggio.”

      Immagino già una rivisitazione di Braveheart con come protagonisti i blogger.

      “Io scelgo di accendere”

      A leggere così la tua risposta mi viene proprio in mente la formula di un quiz in cui la domanda chiave è proprio “L’accendiamo?”
      E dato che il tuo sogno è pubblicare narrativa…
      Ti auguro di guadagnarlo grazie ai tuoi libri il tuo milione di euro 🙂

      La 6° domanda “Se potessi alimentare la fiamma in qualcun altro come useresti le tue parole per farne legname?” è un invito a pensare in che modo, con le nostre parole, potremmo spronare anche gli altri a seguire i propri sogni. Del resto tu su PennaBlu fai anche questo: alimenti la passione di chi ti legge con le tue parole.

      “Altri scrittori, invece, hanno la porta di casa spalancata.”

      Mi auguro sempre che su Calamo ci si senta tutti un po’ a casa 🙂

      1. La maschera serve a non farmi conoscere a tutti, no? 🙂
        Sono schivo e riservato.

        Anche a me è venuta in mente la domanda di quel quiz quando ho scritto quella frase 😀

        Se arrivo a guadagnare un milione di euro coi miei libri, aspettati un regalone.

        Ora ho capito quella domanda, anche se sospettavo fosse proprio quello il significato.

        E certo, su Calamo mi sento a casa 😉

      2. Ecco, visto che su Calamo ti senti a casa… Ti dico una cosa inter nos: tu dovresti farti conoscere da tutti eccome 🙂

        (Ora scusami ma devo stilare la lista dei regali per Monia…)

    1. Mi è sempre piaciuto usare la parola “meraviglioso” non soltanto come aggettivo ma anche come sostantivo.
      Così ci si ritrova a parlare degli stupefacenti avvenimenti, dei sorprendenti fatti, degli incredibili fenomeni che abitano un’opera: il meraviglioso di uno scritto.
      Ti sei sentito coinvolto dal turbine del “meraviglioso” di questo post? 🙂
      (Grazie, davvero.)

      1. Questo tuo è così intriso di impalpabile magia che chiunque si sentirà coinvolto, chi più, chi meno.
        Meraviglioso. … Meraviglioso è vedere come da qualche parte in quei decimi di secondo che separano la decisione di scrivere e il primo battito sulla tastiera, da qualche parte quando ti accingevi a scrivere questo articolo, la ragazzina barocca e capricciosa dal talento inespresso ha lasciato il posto ad una donna raffinata e completa, che esprime la SUA voce, uno stile unico e personale, alla magnifica scrittrice che costellerà la strada di successi come pochi altri prima di lei.
        Ora sta a te fare quel passo che terrorizza i bambini, saltare l’ostacolo del vorrei e finalmente dare il tuo contributo alla letteratura.

    1. Carlotta, non si infierisce così.
      Io… Io ho delle… Debolezze.
      La parola “sublime” è una di queste.
      Il fascino pericoloso di questo concetto che prende il bello e lo superà mi è sempre parso trascinante.
      Grazie mille per aver lasciato qui una tua preziosa scia.

    1. Per chi suona Campanellino?
      Ma naturalmente per chi ha voglia di interpretare il rintocco delle campane come un invito a uscire dalla classe e andare a mangiare nella mensa della scuola per rinfocillarsi bevendo parole solo in un sorso 🙂
      Grazie a te, Marco!

      1. Campanellino è un altro tipo di suono, un suono più complesso, al quale non ci si risce abituare perché suona sempre diverso.
        Rinfocillarsi di parole è quel dono che riceviamo tutti 4 volte alla settimana… Grazie!

      2. Ma vi siete messi d’accordo oggi per farmi emozionare?
        “Campanellino è un altro tipo di suono, un suono più complesso, al quale non ci si riesce abituare perché suona sempre diverso.”
        Che frase stupenda!
        Questo buffet ti aspetta sempre, lo sai 🙂

  2. Ciao!
    Ovviamente anch’io scelgo di accendere il fiammifero e poi per illuminare anche gli altri spedisco pacchi esplosivi ad orologeria 😀
    Complimenti, ottimo post motivazionale!
    Simone

    1. “poi per illuminare anche gli altri spedisco pacchi esplosivi ad orologeria :D”

      Opera che mira a far concentrare gli altri sulla fugacità della vita spingendoli a notare come il tempo sia contato, giusto Simone?
      (Per favore immaginate un’emoticon con su un paio di occhiali da professoressa.)
      Come si può non apprezzare lo spirito post-modernamente artistico di Ghostbox?

      (Grazie :D)

  3. La miccia che mi ha fatto iniziare a scrivere è stata l’indignazione per una storia banale e mal scritta che avevo letto. Ho pensato che nella mia testa ci fossero storie migliori, e così sono passata dall’invidiare gli scrittori… all’invidiare soltanto quelli di successo, ah ah! Che bello, roba da diventare verdi come ramarri. 😉
    Sì, voglio accendere! E bruciare con gli altri, non da sola. Dici bene, siamo tutti nella stessa scatola, anche se spesso crediamo il contrario. Ci motiviamo, ci gratifichiamo, ci salviamo tutti insieme. L’idea che una singola persona possa avere un grammo di energia in più per avere letto qualcosa di mio mi dà spinta sufficiente per un anno.

    1. La miccia che mi ha fatto iniziare a scrivere è stata l’indignazione per una storia banale e mal scritta che avevo letto. Ho pensato che nella mia testa ci fossero storie migliori, e così sono passata dall’invidiare gli scrittori… all’invidiare soltanto quelli di successo, ah ah! Che bello, roba da diventare verdi come ramarri.

      Shhh, non facciamoci sentire da nessuno ma… Quella tizia color ramarro che a volte sembra un po’ arcigna può usare i suoi artigli per pungolarci e spingerci a fare meglio di quelli che “invidiamo”, no? 😉

      L’idea che una singola persona possa avere un grammo di energia in più per avere letto qualcosa di mio mi dà spinta sufficiente per un anno.

      Non serve aggiungere altro!! *_*

  4. Da bambina la scrittura era una forma di espressione che mi consentiva di esiliarmi in un mondo in cui non esistevano lacrime e dolore. Era un divertimento, un gioco, un hobby che mi faceva stare bene. La fiammella è sempre stata accesa dentro di me.
    Si è estinta per un po’ di tempo, quando la mia vita ha preso una piega poco piacevole, e la mente si è persa in questioni che nulla avevano a che fare con il mio benessere e con le mie passioni. Sono stati gli anni peggiori della mia vita: una parte importantissima di me si era persa nel nulla. Era come se mi avessero amputato un braccio o una gamba.
    La miccia si è riaccesa all’improvviso quando, nel mio percorso di crescita spirituale, ho compreso che la scrittura è lo scopo della mia vita, è il contributo che posso portare al mondo, anche se dovessi essere letta da quattro gatti in croce. Io non voglio sprecare più nemmeno un attimo della mia esistenza persa in faccende che non mi danno soddisfazioni

    1. Da bambina la scrittura era una forma di espressione che mi consentiva di esiliarmi in un mondo in cui non esistevano lacrime e dolore. Era un divertimento, un gioco, un hobby che mi faceva stare bene. La fiammella è sempre stata accesa dentro di me.

      Ti capisco perfettamente, Chiara, sai? Mi sembra di vederti intenta ad ascoltare gli spiriti delle storie che non cercano altro che qualcuno disposto davvero a prestar loro attenzione. Che bella sensazione era essere strumento delle storie, dar loro modo di venire alla luce grazie alla tuaa scrittura, vero? E poi usare tu stessa la scrittura come strumento, come mezzo per trovare una luce diversa anche dove la luce sembrava essere stata tagliata da un bel po’. Mostrare il fianco alla scrittura per il desiderio di averla sempre al proprio fianco. Per l’impossibilità di tagliare i ponti con lei anche quando sembra essersi estinta. E si arrivano a dire cose come “una parte importantissima di me si era persa nel nulla. Era come se mi avessero amputato un braccio o una gamba.”

      Fortuna che si continua a sentire la presenza di quell’arto ormai fantasma e, a volte, si diventa stelle marine: capaci di ridare corpo a quelle parti di noi che avevamo immolato.

      La miccia si è riaccesa all’improvviso quando, nel mio percorso di crescita spirituale, ho compreso che la scrittura è lo scopo della mia vita, è il contributo che posso portare al mondo, anche se dovessi essere letta da quattro gatti in croce. Io non voglio sprecare più nemmeno un attimo della mia esistenza persa in faccende che non mi danno soddisfazioni

      Queste parole sono semplicemente… Commoventi. Grazie per averle condivise qui.

      1. Mi sono commossa io, leggendo il tuo commento.
        È bello sapere che da qualche parte qualcuno comprende le mie emozioni.
        La forza che mi guida, quando scrivo, è l’amore.
        Esso vale più della tecnica, vale più di tutto ciò che posso aver imparato, perché è la mia forza motrice. Senza di esso, ogni mia parola risulterebbe vuota e misera.
        Spero che i miei scritti lo lascino trasudare.
        Spero che arrivi ai miei lettori, sia sul blog sia attraverso i miei romanzi

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