La scrittura? Un circo. Rosso e bianco

Il bianco e il rosso della scrittura

La scrittura è un circo in cui tu sei al tempo stesso ogni singola attrazione, il trapezista, il pagliaccio e perfino il tendone. Quel bianco e quel rosso insieme sono ipnotici e indispensabili. Affili le parole come coltelli e pensi a come gestire al meglio, mirando a con-turbare il lettore con i tuoi spettacoli d’inchiostro, altri due dei 6 cappelli per pensare: il cappello bianco e il cappello rosso.


Per il cappello bianco la parola d’ordine è praticità

“L’obiettività neutrale dell’osservatore scientifico o dell’esploratore che annota con cura nomi di piante”

Un testo tecnico è come un motore: per prima cosa, chi si accinge a esserne l’autore, deve mettere in campo tutti gli strumenti. Chi si dedica alla scrittura scientifica ha affermazioni neutre come bulloni, dati assodati come viti, un atteggiamento teso a cercare conferme dei fatti come martello. La trasparenza di ciò che si scrive e la concretezza di ciò che si espone sono due caratteristiche fondamentali della “scrittura bianca“.

Le domande bianche

Le informazioni pure e semplici, i dati spogliati da qualsiasi valutazione, i fatti privi di interpretazioni sono la materia prima di una scrittura tecnica ma per ottenerle è necessario usare bene quello straordinario strumento che sono le domande. Anche le domande diventano così bianche: domande precise, dirette per arrivare al fulcro dell’informazione e dare risposte in grado di far leva sulla sete di conoscenza del lettore.

Il piacere di leggere… Per avere informazioni

“Immaginate un computer che fornisce i dati e le cifre che gli vengono chiesti. Il computer è imparziale e obiettivo. Non offre interpretazioni e non esprime opinioni. Quando indossa il cappello bianco il pensatore deve imitare un computer.”

Un testo che approccia un argomento in modo il più possibile asettico deve necessariamente apparire sterile? Uno scritto che ha come scopo non scandagliare opinioni, emozioni, sentimenti e intuizioni ma presentare nel modo più oggettivo possibile dati e fatti non può essere comunque piacevole?

Nella scrittura tecnica le parole hanno come obiettivo comunicare informazioni in maniera obiettiva. Il lettore di una prosa scientifica mira a acquisire nozioni e ricevere spiegazioni senza necessariamente dover passare attraverso mirabolanti giochi di parole. Il messaggio veicolato attraverso la scrittura deve quindi essere chiaro e “carico”: chiaro perché le parole devono trasmettere il messaggio in modo comprensibile, “carico” (nel senso di pregno) perché ogni singolo paragrafo è pregno di informazioni importanti. Sta all’abilità dell’autore riuscire a costruire un testo denso di dati importanti ma non troppo pesante da digerire.

Dare un cuore a un corpo di fatti oggettivi

“È opinione comune che le emozioni ostacolino il pensiero. Un buon pensatore dovrebbe essere freddo, distaccato e non influenzabile da fattori emotivi… Invece, dopo tutto, decidere è sempre una questione emotiva. Sottolineo il dopo tutto. Una volta adoperato il pensiero per costruire la mappa, la scelta del percorso è determinata dai nostri giudizi e dalle nostre emozioni”

Relegare elementi estremamente importanti come le intuizioni, le sensazioni, le emozioni a un ruolo subalterno significa subirne gli effetti in maniera subdola.

Scrivere non è un’operazione asettica. Mentre si scrive è praticamente impossibile non lasciarsi infettare dalla fortissima carica, anche emotiva, che le parole possono recare con loro. Ciò non significa che bisogna permettere all’emotività di arrecare danno ai propri pensieri. Anzi.

“Le emozioni definiscono la rilevanza del pensiero e lo adattano alle necessità e al contesto del momento. Sono una componente essenziale dei processi cerebrali, non un’intromissione o un residuo del nostro stadio animale.”

Quello che scriviamo può piacerci o non piacerci. E non solo, naturalmente. Può anche piacerci molto ma metterci comunque a disagio perché ci costringe a scandagliare tasti dolenti che non avremmo mai voluto toccare battendo i caratteri sulla tastiera.

Quello che scriviamo può anche piacere o non piacere. Perché allora non prestare il cappello rosso ai nostri lettori e permettere loro di esprimere opinioni soggettive sul nostro lavoro senza necessariamente doverle accuratamente spiegare e motivare razionalmente?

Il cuore ha le sue ragioni che la ragione può conoscere

L’intuizione può essere intesa come improvviso rendersi conto di qualcosa. Qualcosa che veniva visto in un modo, ad un tratto viene visto sotto altra luce. Può avvenire nell’attività creativa, nelle scoperte scientifiche o matematiche.

Trovare la trama può essere un po’ come essere folgorati da un’intuizione: ecco che una storia, una di quelle storie che sono sempre lì, sotto il tuo naso, all’improvviso riesci a vederla e allora da “una storia” diventa “la storia”. La storia che vuoi raccontare.

Ma come per lasciar fluire il proprio fiume di creatività è necessario prima creare una finestra nella diga che contiene le emozioni, così “indossare il cappello rosso” significa rendersi recettivi all’ispirazione, dichiararsi non solo pronti a ricevere un’intuizione ma anche pronti a darle un degno sbocco.

Svuotarsi (di parole spesso vuote) per scoprirsi più pieni

 “Il pensatore col cappello bianco mette in mostra i suoi «esemplari», come un bambino che si vuota le tasche, tirando fuori qualche moneta, un paio di gomme da masticare e un ranocchio.”

Indossa il cappello bianco e metti in mostra tutto ciò che hai da offrire. Cos’hai da far ammirare?

Indossa il cappello rosso e lascia che tutto ciò che hai intorno ti mostri cos’ha da offrirti. Cosa della scrittura non smetti mai di ammirare?

Dosa il rosso e il bianco come un accessorio circense e preparati a scagliare le tue parole verso le stelle come donne nei cannoni.

(Eh… Sì. C’è lo zampino anche dei White Stripes)

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8 pensieri su “La scrittura? Un circo. Rosso e bianco

  1. Non so rispondere alla prima domanda 🙂
    Sembra troppo… autoreferenziale. Di sicuro, però, posso dire che cerco di scrivere, sia nei blog sia nei racconti, quello che altri non dicono.

    Della scrittura non smetto mai di ammirare le infinite combinazioni di parole: se ci pensi, ogni volta che scrivi usi gruppi di parole mescolati fra loro in modo che creino qualcosa di unico.

    La scrittura è un impasto sempre diverso fatto degli stessi ingredienti: le parole.

    1. “La scrittura è un impasto sempre diverso fatto degli stessi ingredienti: le parole.”

      Sì, è proprio così!
      Ognuno ha il suo piatto forte e il suo piatto preferito e, a meno di essere francamente non commestibile, anche un piatto che non piace molti potrà trovare degli estimatori appassionati.

      (Io penso che un minimo di autoreferenzialità, di tanto in tanto, ci voglia. Come il sale quando prepari una torta, per restare in tema “impasto”. Altrimenti… Avrebbe più senso non scrivere affatto (tu non pensarci nemmeno. Tu devi sempre scrivere. Non si discute) e condividere solo ciò che viene scritto da qualcun altro).

  2. Nonostante i due colori siano netti, il bianco e il rosso, gli uomini sono a sfumature. (Ne conosco anche di persone grigie, ma lasciamo perdere). In me è difficile poter separare i due colori. Sono come un ombrellino per le olive. Lo metti tra i palmi e lo fai ruotare rapidamente. Non distingui più i due colori. Ecco il vortice del mio essere è così: li fonde entrambi. Eppure dovrebbe essere semplice gestirli. Il bianco razionale è una cosa, il rosso passione un’altra.
    Io sono un uomo razionalmente passionale, questo l’inghippo. Riesco sì a far emergere la pura razionalità, ma questa non è asettica, è condizionata dalla valigia esistenziale che mi porto dietro. Quello che ho accumulato dentro (e che non riesco mai a richiudere quando la apro per il troppo pieno) emerge quando razionalmente provo a fare l’inventario della storia. Viceversa, quando provo a essere “rosso” seguendo i fili del racconto puro e istintivo, c’è sempre l’impulso razionale che ti soffia sul collo.
    Conosco tante persone che invece sanno aprire o l’uno o l’altro rubinetto, o miscelare quando occorre. Io ho i miei limiti. Ma tale imperfezione, se di questo si tratta, non mi dispiace affatto.

    1. “Sono come un ombrellino per le olive.”

      Ehi Marco, sappi che alla padrona di casa Calamo questa frase piace proprio tanto!

      “Conosco tante persone che invece sanno aprire o l’uno o l’altro rubinetto, o miscelare quando occorre. Io ho i miei limiti.”

      Proviamo a pensare per un attimo a chi sa “aprire o l’uno o l’altro rubinetto”. Cerchiamo di valutare i vantaggi e gli svantaggi di questa “capacità” con calma (anche se… Compartimenti stagni? No grazie). Ok, saper gestire separatamente le due temperature dell’acqua può sembrare una marcia in più ma c’è un ma: un libro è come una vasca da bagno piena di schiuma.
      In che senso? Nel senso che ciò che scriviamo è tanto più piacevole quanto più frutto di una miscellanea tra bianco, rosso e tutto l’arcobaleno che ci abita dentro.

  3. Mi riconosco un po’ nelle parole di Marco, con il cappello bianco e quello rosso che si mescolano stile cono all’amarena.
    Cosa ho da far ammirare? Non so, forse (spero) emozioni profonde, diverse dall’adrenalina e dall’eccitazione. Ma può essere solo un’aspirazione.
    Della scrittura non smetto mai di ammirare la capacità di cambiare continuamente, un po’ in base a miei cambiamenti individuabili, un po’ (apparentemente) seguendo le sue vie, lungo un filo che chissà dove porta.

    1. Ciao cono all’amarena 🙂

      Della scrittura non smetto mai di ammirare la capacità di cambiare continuamente, un po’ in base a miei cambiamenti individuabili, un po’ (apparentemente) seguendo le sue vie, lungo un filo che chissà dove porta.

      Davvero bella l’immagine della scrittura che cambia al tuo cambiare e che cambia sua sponte e allora, forse, fa cambiare anche te.

      Quanto all’aspirazione… In fondo non nasce tutto da lì?

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