Sei uno scrittore magnum?

sei uno scrittore magnum?

Il fatto è che a noi piacciono le parole, vero? Ci piacciono così tanto che quando ci troviamo di fronte a una parola che può avere più di un senso ci sembra di stare davanti a un caleidoscopio di emozioni di cui osservare ogni sfumatura. Oggi ti va di scrivere in pompa magna giocando con uno dei significati della parola magnum?

Le parole sono proiettili

C’è qualcosa di affascinante nell’immagine di un proiettile, non trovi? Prima c’è il momento in cui devi caricare la tua pistola e ognuno, di pistola, ha la propria.

Tu sai qual è l’arma che hai a disposizione?

Ma, attenzione, perfino un’arma estremamente potente, anche un fucile di massima precisione, diventa a conti fatti perfettamente inutile se non ha neanche una munizione. Ecco perché devi caricare il tuo strumento.

Tu, il tuo armamentario di doti da scrittore lo stai sfruttando al meglio?

Nel caso del blogging è il blog che hai scelto come mezzo di comunicazione, nel caso di uno scrittore il libro che aspettavi da tempo ti chiedesse di essere scritto (ma sì, in fondo sono i libri che chiedono di essere scritti), in generale, per chiunque si serva della scrittura (non ci serviamo tutti della scrittura, almeno qualche volta?) i colpi da sparare sono proprio le parole.

Qual è il poligono di tiro in cui alleni le tue doti da autore?

Ogni singola parola, anche quella a cui hai dato meno peso e considerazione, anche quella che hai reputato meno importante, potrebbe rivelare tutta la sua portata una volta arrivata a destinazione. Del resto una parola, proprio come un proiettile, una volta scagliata non può più essere ritirata. Dopo aver scritto qualcosa e averlo pubblicato non resta che aspettare di vedere che effetto farà il colpo lanciato.

Nel tuo vocabolario qual è la parola che per te ha più peso e quale quella che più ti pesa?

Il cane a( r)mato

Ti ricordi quando abbiamo parlato di social media e cani? Ecco, in effetti c’è spesso lo zampino di un cane. Pensa a una pistola e al fatto che c’è spesso un cane da armare. La tua scrittura può essere una tranquilla passeggiata al parco dove l’obiettivo fondamentale è rilassarsi e rilassare ma può anche essere un percorso fitto di ostacoli dove quella fitta che di tanto in tanto ti colpisce appena sotto lo sterno si traduce in un foglio fitto di parole e, prima di rendertene del tutto conto, ti ritrovi con uno scritto in piena regola, con un colpo in canna di tutto rispetto che non aspetta altro che essere sparato.

Quando capisci che ogni scritto ha un fine e capisci anche che questo fine non è doppio (come il fondo in cui nascondi quello che non vorresti fosse mai trovato) ma è un fine che ti dà l’occasione per affinare la tua scrittura, un fine che ti permette di scrivere la parola fine sapendo che la fine di ogni scritto è solo un nuovo inizio. La fine di un post è solo l’inizio: l’inizio dei commenti, delle condivisioni, l’inizio dei confronti, l’inizio dei consigli e degli scambi di opinioni. La fine di un libro è anche questa soltanto un nuovo inizio: l’inizio delle scelte per la sua pubblicazione, l’inizio della raccolta di ogni impressione, di ogni recensione.

Per scrivere serve leggere(zza)

A volte succede: hai un pezzo da scrivere, hai un target preciso a cui devi rivolgerti, tutte le tue munizioni sono preparate come le migliori intenzioni eppure, una volta sparato il tuo scritto ti senti come se i proiettili delle tue parole avessero colpito la sagoma ma fossero rimasti lì, incastrati nel cartone.

Quante volte hai prestato le tue doti da web writer ma prima di consegnare il pezzo ti sei chiesto e richiesto quale dotazione in più potesse avere il tuo scritto?

Per scrivere serve leggere. Leggere quello che altri hanno scritto sull’argomento, leggerci dentro per capire cosa noi stessi avremmo scritto in merito scrivendo senza alcun condizionamento. Per scrivere bene un articolo serve leggere (anche) tra le righe delle richieste e, non importa se si tratta delle richieste esplicite di un vero e proprio cliente che ha commissionato un pezzo o delle velate richieste di un lettore: non si può scrivere senza leggere .

Cosa e come credi sia importante leggere prima di scrivere?

Come non si può scrivere senza leggerezza. Una pistola ha, rispetto ad altri armi magari anche molto più potenti, una caratteristica particolare: la sua maneggevolezza. Anche il tuo talento nella scrittura, per quanto ti sembri una struttura così complessa, in realtà è un’arma estremamente efficace che ti rende in grado di tenere per mano i tuoi lettori conducendoli ovunque tu voglia solo con la forza della penna che tieni in mano. E finché ti terrai stretta la tua scrittura avrai in pugno molto più di quanto immagini.

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In questo blog dove “inquadrare” non è la priorità ogni post è un poligono dove stare in cerchio a spararsi a vicenda opinioni, impressioni e… Velleità.

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19 pensieri su “Sei uno scrittore magnum?

  1. L’arma a mia disposizione è la scrittura.

    Non sto ancora sfruttando al meglio il mio armamento di doti, ma ci sto lavorando.

    Mi alleno nei miei blog, come sai. Vanno bene come poligoni.

    Non so, però, quale parola abbia più peso e quale più pesa nel mio vocabolario.

    Qualche volta mi sono chiesto quale dotazione potesse avere in più il mio pezzo. Prima di tutto di tutto deve avere unicità. Ma anche coinvolgimento, generare empatia.

    Prima di scrivere bisogna leggere di tutto, ma principalmente libri. E di qualunque tipo, mai soffermarsi a un genere e mai solo alla narrativa.
    Sul come, direi ogni giorno e più volte al giorno.

    1. “Mi alleno nei miei blog, come sai. Vanno bene come poligoni.”

      Una domanda sorge spontanea: come cambia il proprio allenamento quando da un poligono… Si passa a due?

      “Qualche volta mi sono chiesto quale dotazione potesse avere in più il mio pezzo. Prima di tutto deve avere unicità. Ma anche coinvolgimento, generare empatia.”

      Il concetto di unicità, di particolarità anche di ricercatezza, perché no, è un concetto a cui soprattutto ultimamente sto pensando spesso. A furia di pensarci è nato in me un dubbio: davvero essere “unici” è sempre un vantaggio? Cerco di spiegarmi meglio: un autore che produce pezzi più “dozzinali” non può essere preferito in certi frangenti?

      Momento similitudine (abbastanza) rosa: un autore meno “ricercato” può essere più facile da indossare. Come un paio di scarpe adatte a essere messe tutti i giorni. Mentre uno scrittore più “sofisticato” potrebbe essere ritenuto troppo impegnativo in assenza di un’occasione speciale. E così finire relegato.

      1. Quando passi a due poligoni, l’allenamento è più snervante.

        Che intendi per pezzi dozzinali? E perché potrebbe essere preferito?

        Autore meno ricercato e sofisticato: dipende sempre dal contesto. Che intendi? Puoi fare degli esempi?

      2. Il mio dubbio era il seguente: non è che a volte, in certi frangenti, sia preferito un autore che sia più “esecutore” che “creatore”? Magari perché reputato meno impegnativo, perché considerato più adatto a eseguire, senza se e senza ma.
        Qualcuno che appaia più “plasmabile” in qualche modo.
        Forse questi dubbi è meglio lasciarli riposare un po’ per poi riuscire a esporli in modo più chiaro 🙂
        (Tu non snervarti troppo, mi raccomando).

  2. Può essere che un autore meno “unico” sia preferito da qualcuno, ma il problema è uno solo, secondo me: sei unico perché esprimi te stesso o sei unico perché sei pieno di te stesso? Se esprimi te stesso, entri in sintonia con gli altri (che guarda caso non sono idioti); se sei pieno di te stesso, si sente. Magari piaci lo stesso, ma credo che lo spessore sia diverso, dei contenuti e forse anche dei lettori.
    Dunque, le mie risposte:
    – La mia arma è la voglia di imparare.
    – Sto sfruttando abbastanza il mio armamentario, o almeno così credo.
    – Mi alleno scrivendo romanzi e post per il blog, perché gli esercizi non mi piacciono.
    – Parola di peso: perseveranza – Parola pesante: fortuna. Detesto pensare che nei risultati del mio scrivere abbia tanto peso la fortuna. Anche se forse la fortuna con il caso non c’entra proprio niente, e si tratta solo di aspettare il momento giusto.
    – Quante volte mi domando se il testo che sto proponendo ha la profondità che vorrei? Infinite.
    – Subito prima di scrivere qualche volta leggo poche righe da un manuale di scrittura che mi ispira. Nel periodo, invece, leggo generi diversi da quello che sto scrivendo, tanto per evitare involontari scopiazzamenti (se quello che leggo mi piace può succedere).

    1. “Sei unico perché esprimi te stesso o sei unico perché sei pieno di te stesso?”

      Questa domanda la scriverei a caratteri cubitali un po’ dappertutto perché è una di quelle domande che nessuno (o quasi) vorrebbe ammettere di aver bisogno di porsi eppure… Mi sa che è una di quelle domande che è bene siano tutti a farsi.

      “Parola pesante: fortuna. Detesto pensare che nei risultati del mio scrivere abbia tanto peso la fortuna. Anche se forse la fortuna con il caso non c’entra proprio niente, e si tratta solo di aspettare il momento giusto”

      “Il momento in cui il talento incontra l’occasione”? 🙂

      “Nel periodo, invece, leggo generi diversi da quello che sto scrivendo”

      Mi sembra un buon metodo. E mi sembra testimoni come a volte possiamo trarre particolare giovamento dalle cosiddette “distrazioni”.

  3. Ogni scrittore è unico anche perchè nessun individuo è uguale all’altro. Chi scrive, chi plasma o anche semplicemente chi sfrutta le parole e differente da chi gli sta attorno. Le parole stesse possono, proprio come hai detto tu, possono armarsi di significati diversi. Allora perchè ci sorprendiamo dell’immensità del mondo?
    Ad ogni modo rispondero anch’io alle tue domande:
    La mia arma è la fantasia unita a un pizzico di costante stupore. La bellezza è che non è un’arma a doppio taglio: la posso usare come e quando voglio, persino perdermi in essa (se volgio).. ed è molto piacevole.
    Non ho ancora trovato il metodo giusto per sfruttare al meglio le mie potenzialità, ma non demordo. Intanto mi alleno scrivendo racconti brevi ispirati alla realtà, storie fantasy per bambini e scervellandomi su un “romanzo” (non è ancora finito quindi non so bene come chiamarlo)
    Per me la parola che ha peso è libertà: libertà di spaziare con la mente, di creare mondi nuovi o sovvertire le leggi della fisica del mondo attuale; libertà di fuggire e rifugiarmi nelle parole o di urlare al mondo i miei pensieri; liberta di essere me stessa, libera di vivere come meglio credo. Invece la parola che mi pesa è insicurezza, la costante paura di non essere all’altezza di qualcosa che non conosco neppure io (forse sono solo paranie 🙂 ) Ad ogni modo, però, non dubito del valore dei miei scritti: sono convinta che posseggano qualcosa di prezioso, semplicemente non hanno ancora trovato gli occhi capaci di coglierlo al meglio.
    Secondo me bisogna leggere un po’ di tutto, aprire la mente a spazi, universi e pensieri nuovi. Solo così potremo costruirci delle opinioni nostre e magari trasportarle sui nostri scritti.
    Un saluto, Lidia

    1. “Non ho ancora trovato il metodo giusto per sfruttare al meglio le mie potenzialità, ma non demordo.”

      Io penso che non ci sia modo migliore per trovare il proprio metodo di… Cercarlo, cercarlo, cercarlo. Cercarlo anche quando sembra inutile, sciocco, impossibile. Cercarlo soprattutto quando trovarlo sembra una meta irraggiungibile.

      “Intanto mi alleno scrivendo racconti brevi ispirati alla realtà, storie fantasy per bambini e scervellandomi su un “romanzo” (non è ancora finito quindi non so bene come chiamarlo)”

      Sperimentare! Ecco! Quanta energia c’è in questa parola? Quante possibilità? 🙂

      “Ad ogni modo, però, non dubito del valore dei miei scritti: sono convinta che posseggano qualcosa di prezioso, semplicemente non hanno ancora trovato gli occhi capaci di coglierlo al meglio.”

      I tuoi scritti hanno già trovato i tuoi occhi in grado di cogliere il loro valore. Se questo valore c’è gli altri occhi non devono che essere messi nelle condizioni di guardare ciò che scrivi… Sotto la giusta luce 🙂

      Le tue visite sono sempre un piacere Lidia, un saluto a te!

  4. Condivido molto di ciò che ha detto Lidia.
    Io mi alleno scrivendo racconti ed anche leggendo tutto ciò che stimola la mia mente, e più che altro cerco di avanzare anche con testi difficili e impegnativi.
    Le mie armi sono le parole ma soprattutto sto puntando sullo stile. Sono convinto che ogni autore può metterci del suo, anche nello scritto più banale, e questa è la sua unicità. Credo che ognuno debba procedere col proprio passo, solo così può arrivare dove vuole senza mai aver dovuto subire forzature.
    Quindi la mia parola di peso è “potere”, la mia parola pesante è “dovere”.

    Ciao,
    Renato

    1. Ciao Renato, benvenuto anche qui sul blog 🙂

      “Le mie armi sono le parole ma soprattutto sto puntando sullo stile”
      Dato che stiamo girando intorno ai fuochi ti faccio una domanda a bruciapelo: come stai puntando allo stile? In che modo stai coltivando la tua unica, personale, tonalità? In fondo è proprio così: le parole sono sempre le stesse, come i colori, ma la pennellata fa la differenza 🙂

      “Quindi la mia parola di peso è “potere”, la mia parola pesante è “dovere”.”

      La tua parola di pesò è “potere” perché senti di poter fare la differenza? E invece come alleggerisci il peso del “dovere”?

  5. Ciao Monia 🙂

    Per me, lo stile affiora di più mentre revisiono, mi sono accorto che alcune frasi devono essere più corte, alcune battute più semplici e meno subordinate, una frase deve venire prima di un’altra per far funzionare il paragrafo, alcune digressioni servono, altre no…
    Insomma, cose così, che nessuno ti insegna, ma tu riconosci essere le tue.

    La mia parola di peso è “potere” perché mi accorgo che la scrittura unita alla fantasia ti permette di creare qualsiasi cosa, e come un dio puoi creare un mondo nel tuo libro. Se poi fa la differenza per qualcuno, ne sono felice.

    Il “dovere” pesa sempre, per questo quando scrivo lo faccio per piacere.
    Quando ho provato a scrivere perché mi sentivo in dovere di scrivere altrimenti non avrei più finito, allora mi sono accorto che scrivevo peggio e meno.

    Ciao,
    Renato

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