Web Writing in 3 parole: il sale della scrittura

il sale della scrittura

Ti ho parlato di scritti indimenticabili come capolavori musicali e ti ho detto che mi sarei messa a lavoro per te che sei il mio capo. Ti ho anche parlato di scritti che ti entrano subito in testa come ritornelli quindi oggi ritorniamo a parlare di tre parole magiche nel web writing: sale, core, more.

Varietà = Verità

Se c’è una cosa che ho imparato è che soltanto ciò che è falso è sempre identico a se stesso. Pensa a un fiocco di neve. Uno di quei fiocchi di neve che quando gli getti sopra il sole si scioglie più facilmente. E tu ti chiedi se ne senta il male. Ecco, i fiocchi di neve sono sempre tutti inevitabilmente diversi l’uno dall’altro. Proprio come i sali.

Dire “sale” vuol dire tutto e niente. Così come dire “scrittore”, “web writer”, “web content manager” significa dire tante cose ma forse senza mai (poter) sapere cosa si sta dicendo. Etichette. Di barattoli che andrebbero sempre ben svuotati dai pregiudizi e accuratamente lavati. Per poi poterli usare per metterci dentro tutte le lucciole trovate su uno specchio d’acqua in una sera d’estate.

Tu sei un sale. Lo sai che colore, che odore, che sapore hai? Conosci l’effetto che ha su di te l’acqua?

Che poi si fa presto a dire “acqua”. Ci sono notizie che sono come docce gelate. Insuccessi che trafiggono come il ghiaccio sulla pelle che, al ghiaccio, non è mai abbastanza preparata. E ci sono scritti che scrivere è quasi dissetante perché senti di attingere a un pozzo di conoscenze, passioni, competenze, che non vedevi l’ora di sfruttare. Ma ci sono anche momenti in cui la scrittura ti sembra un liquido indecifrabile che occupa quel bicchiere che è il tuo tempo, la tua attenzione, il tuo cervello, ma ti lascia sempre mezzo vuoto.

Il fatto è che non tutti i tipi di sale che sei e che potresti essere sono sali commestibili. Allora puoi continuare a non darti in pasto ai lettori e restare a consumarti di scrittura, solo, oppure puoi cercare, tra le tante combinazioni possibili la tua occasione di diventare cloruro di sodio.

Quando guardi qualcuno che ti sembra abbia trovato il suo posto nel pasto del mondo, sistemato com’è nel suo piatto sul buffet della soddisfazione, ecco, quello che vedi non è ineluttabile. Mi spiego: quando guardi qualcuno e la maschera che quel qualcuno indossa ti sembra l’unica faccia possibile per quel qualcuno in realtà non stai vedendo altro che una combinazione. Non una qualsiasi però: quella vincente.

Il sale della scrittura è…

Quello in zucca

Ci vuole la giusta dose di sale per scrivere un post sul proprio blog, redigere un articolo per un cliente, saper condire e servire una propria lezione, un discorso, una presentazione, riuscendo a dare il giusto peso alle proprie parole e senza lasciare mai il proprio pubblico digiuno di stupore.

Immagina la tua bravura nella scrittura come una dispensa: complimenti, hai un’infinità di spezie! Ti dirò un segreto: avere il frigo più fornito non significa però essere necessariamente avvantaggiati. Anzi. Basandomi sull’evidenza scientifica secondo cui “chi si somiglia si piglia” secondo me tu ogni volta te ne stai lì, dubbioso. Non riesci proprio a deciderti a servire i tuoi piatti. Anche se sai che tu serviresti, aiuteresti. Invece resti paralizzato da mille domande. Il coriandolo dell’ironia sarà gradito in questo pezzo? E un po’ di pepe rosa della seduzione posso usarlo per insaporire questo post? E l’ottimismo? Su, tirate fuori l’ottimismo ché mi hanno detto che è il sale della vita e io voglio scrivere qualcosa che cambi la vita a chi la legge! Almeno un po’.

Quello che manca

C’è un sentimento che se lo susciti non ti lascia scampo: l’indifferenza. Se ciò che scrivi è insulso, è scialbo, perché qualcuno dovrebbe rivolgersi a te? Se scrivere è la tua occupazione perché mai qualcuno dovrebbe occuparsi di te come lettore e chiederti di occuparti della sua comunicazione se ciò che scrivi è privo di sapore?

Quello sulle ferite

Alzi la mano chi non si è mai sentito una fetta di pane imburrato: pronto a cadere dal lato sbagliato. Se però il sale, sulle ferite, in qualche modo inevitabilmente ci arriva non è meglio metterselo da soli? La scrittura può essere quel sale in tanti modi. Tutti hanno bisogno di parlare, confrontarsi, chiedere aiuto, disinfettare le ginocchia sbucciate, trovare qualcuno con cui scherzare delle volte in cui si è caduti sulle bucce di banane. Hai sbagliato qualcosa nella tua scrittura? Condividi l’errore senza timore ma solo a una condizione: fallo con l’intento di trovare insieme agli altri una soluzione e non per autocommiserazione. Perché abbandonarsi al vittimismo è come spargere sale nei campi della propria creatività rendendola sterile.

Quello sulla coda

Hai lanciato un guanto di sfida a te stesso: magari la sfida che ti sei lanciato è diventare un web writer con i fiocchi e veder fioccare gli incarichi, o non lasciare che il tuo proposito di scrivere un libro si sciolga come neve al sole (“come neve al sole” è una similitudine estremamente abusata: non usarla mai). Ma agguantare questo traguardo sembra impossibile? Ti serve solo un metodo. Magari un metodo un po’ strampalato ma che possa funzionare. Pensa al tuo successo come a un’anguilla che può essere afferrata solo con una mossa inaspettata ma efficace: mettendole del sale sulla coda.

InSALATA di parole

Ogni volta che qualcuno entra nel mio blog io questo qualcuno me lo immagino come un ospite a tutti gli effetti. Oggi, qui, hai trovato il sale. Puoi farne una pasta e plasmare un commento, puoi lanciartene un po’ dietro le spalle sperando che con questo gesto arrivi prima il tuo momento, puoi condividere con qualcuno questo post che ti ho servito (se ti è servito)… Il punto fondamentale è che io non ti chiedo, ti invito, ti suggerisco, di fare niente perché mi fido di ciò che tu sceglierai di fare autonomamente.

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9 pensieri su “Web Writing in 3 parole: il sale della scrittura

    1. L’ho detto che ultimamente formulo un mucchio di teorie, no?
      Se un giorno sparirò sarà perché a furia di formulare ho scoperto come trasformare tutto ciò che tocco in oro e, insomma, fior fiori di miti fanno prevedere che in quel caso avrei molto da fare 😉

      Tra le mie teorie c’è questa: tu che scrivi non sei così diverso da tu che leggi. Quindi, quando scrivi, cerca sempre di scrivere qualcosa che vorresti leggere. (Possiamo definirlo post motivazionale solo se ha minimamente motivato l’Imperatore di Pennaland… 🙂 )

      Quanto alle anguille del successo… Credo siano come le fate: ogni volta che non ci credi ne muore una.
      Quanto all

    1. Basta essere braccia rubate ai campi della creatività!
      Imbracciamo le penne! (Ma solo responsabilmnte, s’intende 😉 )

      non potevi dirlo in modo più efficace e fulminante
      Aspetto che che un giorno o l’altro arrivi il mio Jude Law e faccia di me la sua Natalie Portman dicendomi però, invece di “era disarmante”…
      “era folgorante”.

  1. Chissà se nella mia fretta riuscirò a scrivere un commento decente!?
    Afferro al volo alcune tue frasi che mi hanno particolarmente colpita. Parto col dire che l’immagine del successo come un’anguilla è davvero originale e divertente ma, purtroppo, per me quell’anguilla è un pò troppo sfuggente. 😉 (concordo con quello che ha detto Daniele)
    “Ci sono anche momenti in cui la scrittura ti sembra un liquido indecifrabile che occupa quel bicchiere che è il tuo tempo, la tua attenzione, il tuo cervello, ma ti lascia sempre mezzo vuoto”. Questa frase rispecchia il periodo che sto vivendo in cui, però, è proprio il tempo a mancare. Comunque sia, io sono convinta che indicare qualcosa come “mezzo vuoto” è solo uno dei tanti punti di vista. La bellezza dello scrivere (sia per il web che per un giornale oppure un libro) sta proprio nel cimentarsi in orizzonti sempre differenti. Imparare ad allargare le proprie prospettive per cogliere al meglio tutto il sale che la vita stessa può offrirci. Perchè limitarsi ad un unico punto di vista? Per farsi un’idea di chi siamo, o perlomeno di chi vorremmo essere, sarebbe meglio vagliare tutti gli aspetti di noi stessi e di chi ha intenzione di “leggerci”.
    “Quando guardi qualcuno e la maschera che quel qualcuno indossa ti sembra l’unica faccia possibile”. Mai limitarsi ad osservare le maschere… Io sono un’esperta: le maschere sono la mia specialità ed analizzandole ho capito che molto spesso mostrano più di quello che vogliono nascondere. Ma non possiamo restare solo in superficie, dobbiamo comunque sforzarci di andare più a fondo. Il problema è che molto spesso non sono sicura che la Mia maschera sia quella vincente. E, nel momento in cui non sono convinta di me stessa, come posso incuriosire coloro che leggeranno i miei scritti?
    Da questo punto di vista non sono molto ottimista.

    Come se non bastasse, per me il tempo è scaduto… Appena potrò tornerò a girovagare per questo splendido blog, a leggere quelle parole che spesso m’inchiodano allo schermo e suscitano in me nuove domande e riflessioni.
    Grazie di tutto Monia. E buona serata.
    Lidia

    1. Io adoro gli elenchi puntati. Quindi risponderò a questo commento adorabile (altro che “decente”!) proprio per punti.

      1) Un’anguilla che non è sfuggente…Probabilmente è un’anguilla già morta. Noi invece vogliamo un successo in piena salute, no? 😉

      2) Nel tuo “perché limitarsi a un unico punto di vista?” c’è tutta la forza e l’energia di chi non solo non vuole limitarsi ma vuole proprio crescere. Espandersi. Io penso che un lettore questo lo senta, sai?

      3) Tu, sensatamente, ti chiedi “nel momento in cui non sono convinta di me stessa come posso incuriosire coloro che leggeranno i miei scritti?” e io ti rispondo che sì, hai ragione, ché è vero che se non ti stimi e ti ami tu per prima difficilmente qualcuno si prenderà quest’onere o onore ma… Esistono anche cose “insensate”. Nella vita come nella scrittura. Così puoi incuriosire anche perché dai a chi ti legge validi motivi per essere convinti di te. Indipendentemente da quanto tu, perfezionista mai del tutto soddisfatta, lo sia di te stessa.

      4) Grazie a te, naturalmente. 🙂

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