Web writing in 3 parole: sale, core, more

web writing in 3 parole

Se la buona scrittura fosse figlia della musica vuoi sapere secondo me che genitori avrebbe? Un genitore sarebbe una di quelle melodie immortali. Una di quelle melodie che riescono a vivere in eterno perché ognuno che le incontra se le porta per un po’ dentro. L’altro genitore sarebbe invece un ritornello.

Sì, ho proprio detto ritornello. Una strofa orecchiabile. Uno di quei versi che ti colpiscono subito, appena li senti. Una di quelle cose che ti rimangono in testa. D’altronde se dedichi così tanto tempo alla scrittura è perché la scrittura si è presa oltre alle tue dita anche la tua testa.

Per non lasciare storpio il tuo talento da scribacchino e far sì che tu faccia di te un web writer, o uno scrittore, un poeta o un autore ho allora pensato di storpiare quel ritornello che diceva “dammi tre parole: sole, cuore e amore“. E poi, dato che sono così anticonformista, ho iniziato dalla fine: sì, dalle more.

Essere una mora è essere unici. Ma anche contenere moltitudini

Hai ben chiaro in testa com’è fatta una mora no? È una, un’unità, un frutto unico, ma è pur sempre costituito da tanti piccole unità raggruppate a grappoli. Tu, sì proprio tu che scrivi, (e anche io, certo, hai mai visto una più mora di me?) sei come una mora: è importante tu sia ben riconoscibile nella tua unicità ma più sei ricco di altri piccoli grandi versioni di te stesso, più sono i grappoli di interessi, di attitudini, di abilità e passioni che coltivi più saranno forti le radici delle speranze a cui potrai aggrapparti e saranno più rigogliosi i rami delle tue ambizioni.

Quando scrivi non fossilizzarti: sii vivo come una pianta. Una pianta è sempre pronta a crescere un po’ di più? Impara a non accontentarti mai dei traguardi raggiunti grazie alla scrittura neanche tu. Una pianta è sempre pronta a conquistare un raggio di sole in più? Tu sii sempre curioso di fronte alla luce dell’informazione anche se a un primo sguardo ti sembra non riguardare esattamente il tuo settore: non sai mai su cosa potrai avere l’occasione di scrivere la prossima volta.

E tu quanti grappoli hai nel frutto della tua passione?

Una mora da ap-pagare

Se tergiversi coi tuoi sogni tradisci l’amore per te. Ed è a te stesso che devi la mora.
In termini giuridici si parla di mora quando c’è stato un ritardo, nell’adempimento di un qualche obbligo, che sia non soltanto ingiustificato ma di cui ci sia qualcuno che ne ha la colpa. Quando appendi la penna al chiodo a lungo (troppo a lungo) perché ti fai prendere dallo sconforto stai accumulando un ritardo impossibile da giustificare.

E lo stai accumulando a danno della realizzazione di un tuo sogno, di una tua vocazione. Ogni volta che rimandi quel passo in più che ti farebbe avanzare nel mondo della scrittura (online e non solo) non fai altro che indugiare un attimo di troppo nelle sabbie mobili dell’insoddisfazione.

Per scrivere testi che facciano innamorare devi in primis tenere fede agli obblighi di amore e rispetto che hai nei confronti di te stesso: se non ti senti perfettamente a tua agio nella tua vita nella stragrande maggioranza dei casi significa che puoi fare e avere di meglio.

Per cosa ti senti in debito con te stesso?

Chi pesca una mora?

“Che fai nella vita?”
“Io… Scrivo”

Di tanto in tanto fai le prova davanti allo specchio. Studi lo sguardo, l’intonazione. Ma non sei del tutto sicuro che dare questa risposta basterebbe. Perché a volte neanche tu credi ai tuoi occhi quando leggi la tua firma sotto un pezzo. E perché, per quanto ti brucino gli occhi a furia di stare davanti al computer a battere tasti, c’è ancora qualche mancato traguardo che ti brucia.

Sai, in fondo al mare (ma proprio in fondo in fondo, eh) vive un pesce che si chiama mora. Non è un pesce poi così diverso da molti altri ma ha un particolare che la rende speciale: la mora ha degli occhi enormi. E tu ti chiedi che cosa ci faccia con quegli occhi così grandi in un fondo così fondo. Te lo chiedi e non ti rendi conto di quante volte anche tu hai toccato il fondo, proprio come la mora. Sentivi l’ispirazione mancarti come si sente mancare il fiato , la volontà di scrivere all’improvviso vacillava come una ballerina troppo stanca anche se un attimo prima avevi sentito la tua voglia di scrivere scattante come un gatto  ma in questi casi che hai fatto? Forse hai chiuso gli occhi.

Mentre più si va a fondo più gli occhi vanno tenuti spalancati: perché come è sul fondale dei tuoi pensieri, delle tue sensazioni, delle tue emozioni, che andando a immergerti puoi trovare le parole migliori, quelle che hanno sedimentato più a lungo, quelle che sono state celate per troppo tempo ma sono veri e propri tesori, così un attimo prima di raschiare il fondo (perché quando lo raschi poi hai troppa sabbia negli occhi e le parole che scrivi si leggono sbavate e suonano sbagliato) dovresti rischiararti la vista perché la necessità può aguzzare l’ingegno.

Armo la mora: web writing con le pinne, fucile e occhiali

Ci sono tre cose che una volta immerso nel mare magnum della rete per emergere con la tua scrittura puoi e devi fare

  • Armarti di penne e di… pinne

Nel mondo greco sai che si chiamava mora anche l’unità militare dell’esercito spartano? Tu non devi essere troppo spartano nella tua scrittura ma devi sempre essere pronto a combattere per la tua penna come sarebbe giusto lottasse un vero spartano.
Per non affondare ancor prima di esserti anche solo avvicinato alla tua isola di web writing devi usare le penne e quindi scrivere, scrivere, scrivere, ma anche usare le pinne: non aver paura di nuotare prima per esplorare soltanto poi per scegliere in quale atollo piantare le tende.

  • Sei una fucina? Trova il tuo fucile

È vero che ci siamo messi a parlare di soldati spartani però, ehi, qui di fucile si parla solo come metafora , ok? È che il fucile mi serve citarlo perché prima o poi ci si deve impegnare a imbracciarlo come si deve. Senza sprecare troppe pallottole possibilmente. Perché di tempo e anche di energia, in un certo senso, non ne hai riserve infinite: Devi. Rimanere. Focalizzato.

  • Occhio agli occhiali

C’è qualcosa di cui nessun web writer, indipendentemente dall’argomento di cui scrive, può fare a meno. C’è qualcosa a cui nessuno scrittore, a prescindere dal filone a cui appartiene, può rinunciare. Insomma c’è qualcosa di cui proprio tutti hanno bisogno: questo qualcosa si chiama studio. Certo, so che ti piacerebbe avere uno studio tutto tuo magari con una libreria enorme e un dondolo da esterni (ok, questo piacerebbe solo a me) ma in questo caso mi riferisco a altro: parlo di quello studio che ti fa perdere qualche diottria ma che ti rende più dotato. E ne vale sempre la pena, sai?

Ehi tu, aMOREvole lettore, perché non mi lasci la tua opinione?

 

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13 pensieri su “Web writing in 3 parole: sale, core, more

  1. Io sono un sognatore che non riesce a realizzare i suoi sogni, ma credo che a una certà – non per fare discorsi da “vecchio” – non si abbiano più i sogni, nel senso che ormai non hai più tempo e forse neanche voglia di realizzarli.

    Però, riguardo alla scrittura, non sono uno che si accontenta, questo no. E piano piano porto avanti il mio ebook, un tanto al giorno.

    Concorco molto sull’ultima parte del post: restare sempre focalizzati, nuotare senza paura, studiare sempre.

    1. Tra le mie tante teorie c’è anche questa: un sognatore che non riesce a realizzare i suoi sogni qualche volta è qualcuno che quei sogni crede di non meritarseli.

      Quanto al tempo e alla voglia… Il tempo è un concetto estremamente labile, se ci pensi.
      La giovinezza non è garanzia di pacchi di tempo da usare. Per questo non giunge maai davvero il tempo in cui è necessario impacchettare i propri sogni, metterli in uno sgabuzzino e buttare la chiave.

      E poi, che ai tuoi sogni ci credi e ti ci dedichi ancora, lo confermi tu stesso (e lo dimostri ogni giorno, dopo giorno, nei tuoi blog): tant’è che piano piano stai portando avanti anche il tuo ebook. E il tuo corso!

      Il corso delle cose (a volte purtroppo, a volte per fortuna) muta continuamente: perché il tuo non potrebbe?

  2. ma quando , pur facendo sforzi notevoli per mettere da parte frustrazioni, rospi ingoiati, “le faremo sapere”, per dare a chi ti legge il meglio di ciò che sei, salvo poi vedere che quel “qualcosa” passa totalmente sotto silenzio, come si fa? la si deve prendere come dimostrazione del fatto che, al netto delle nostre velleità, non abbiamo poi un granchè da dire,, o che?

    1. Ho appena elaborato una nuova teoria solo per te Francesca/Feritacaffè.
      La chiamerò teoria dell’ABC perché qui ci piace essere anche pragmatici, no?

      A come Autostima.

      C’è un confine sottile ma fondamentale tra il non riuscire a trarre miglioramenti dalle critiche, non essere capaci di mettersi in discussione quando riscontri negativi (o mancanza di riscontri. Perché sì, in un certo senso anche il silenzio può avere molto da dire) e l’affidarsi del tutto agli effetti che (a breve termine. Perché, ammettiamolo, non vogliamo tutto e subito il più delle volte? E quando non arriva ci scoraggiamo) otteniamo o non otteniamo. Dare per scontata l’equazione “ciò che faccio passa sotto silenzio = ciò che faccio non vale una cicca che cacchio lo faccio a fare?” significa non riuscire a essere saldi.

      B come Bacio

      Parli di rospi ingoiati e sai a me che viene in mente? Naturalmente non riesco proprio a fare a meno di pensare ai rospi delle fiabe. Quei rospi lì potevi metterti a cercare di ritrasformarli in principi in tutti i modi possibili, anche usando gli incantesimi migliori, le pozioni più complesse, ma l’unica cosa efficace era il bacio. Non un bacio qualsiasi, certo. Ma IL BACIO. Ecco, forse a volte è quello che fatichiamo a trovare: il nostro bacio. Crediamo che le fatiche fatte possano essere barattate con quel bacio magico ma, accidenti, quello è un bacio magico! Le mie labbra stanno comodissime quando le sistemo per fare il broncio però dopo un po’ mi rendo conto che per tenere in piedi il broncio non posso neanche parlare e allora niente, semplicemente smetto e mi do nuovamente (vanamente? Probabilmente. Ma comunque intensamente) da fare.

      C come Come

      Io non credo tu non abbia un granché da dire. Anzi. (E come sai nel tuo caso posso parlare abbastanza a ragion veduta dato che… Qualcosa di te ho visto. E sì, mi sei piaciuta 🙂 ). Credo solo che il “cosa”, a volte, ceda giocoforza il passo al “come”. Non si tratta di far vincere il mero “impacchettamento”, l’esaltazione della forma sul contenuto. Nient’affatto. Si tratta solo di capire che a volte gli sforzi per quanto notevoli possono essere fatti nella direzione sbagliata (o possono essere anche fatti nella direzione giusta ma poi abbandonati l’attimo prima di arrivare in cima e… In questi casi tocca per forza rimcominciare).

      Che ne pensi Francesca?

      1. penso che sì, è fondamentale riuscire a restare saldi, soprattutto nei momenti critici, in cui ci sentiamo intrappolati in una palude chiamata stallo. a volte è difficile riuscire a “tenere la barra” durante la burrasca, se di base non si ha una tenace fiducia in sè stessi. specularmente, le difficoltà, se si riesce a coglierle, possono servire ad affinare le nostre risorse, e magari renderle più efficaci. a patto di non farsi sopraffare dal pessimismo, che si mangia lucidità di pensiero e rapidità di azione 🙂
        per questo il confronto è sempre prezioso. ci ricorda, con garbo risoluto, di allargare lo sguardo e andare oltre il nostro naso.

        “a volte gli sforzi per quanto notevoli possono essere fatti nella direzione sbagliata (o possono essere anche fatti nella direzione giusta ma poi abbandonati l’attimo prima di arrivare in cima”.
        esattamente. e allora ti fermi a riflettere un attimo e ti dici: “ma se non avessi sprecato tutte quelle energie emotive a sabotarmi a suon di critiche, adesso non sarei un pezzetto più avanti?” 🙂

        (grazie)

      2. C’è una frase piccola, quasi un gioco di parole, una di quelle frasi che ti sembrano quasi un esercizio di “bello stilo” mentre sono stilettate dritte al cuore. Del discorso. Una di quelle frasi che quando la partorisci vorresti subito disconoscerla. Ma lei resta.

        La verità è che molti non meritano quello che hanno e molti non hanno quello che meritano.
        Ma molti hanno quello che sono intimamente convinti di meritare.

        (a te, e a voi. Sempre)

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