Voluntas Scrivendi (Pt.1)

voluntas scrivendi

Sai quando cerchi una parola? Stai facendo un discorso (o, meglio ancora, lo stai scrivendo) e senti che la parola giusta è lì. Come il momento giusto che hai la sensazione si diverta a spostare a caso le lancette del tuo orologio, la persona giusta che non è lui/lei ma non sei neanche tu, la risposta giusta che arriva, se arriva, al momento ormai sbagliato.

La parola giusta è sempre sulla punta della lingua perché, tu che ami scrivere, la tua proprietà di linguaggio non perdi occasione per farla allenare per avere più armi con cui competere contro gli ostacoli che potrebbero frapporsi tra te e gli obiettivi che hai puntato.

La parola giusta, in questo caso, non è voglia. Certo tu hai voglia di scrivere perché, anche se non sempre ti piace perché è come usare la punta della bic per rimescolarsi il contenuto del torace, se dovessi rinunciare a scrivere non sapresti darti pace. E la parola giusta non è neanche desiderio perché, anche se stai cercando di far avverare i tuoi sogni in punta di penna come una ballerina che sulle punte esegue il suo saggio e saggia le sue abilità, nessun genio potrebbe realizzare per te ciò che desideri.

La parola giusta è volontà. Per questo in questo post la protagonista indiscussa sarà proprio la volontà.

Quello che pensi di volere

Tutti vogliono qualcosa.

Tu sei convinto di voler raggiungere un certo obiettivo scrivendo.

Magari sei un aspirante scrittore che, anche se ultimamente ha la sensazione di star solo passando ogni giorno ad aspirare quantità industriali di cattivo inchiostro che poi neanche lui stesso ha voglia di leggere, comunque sogna di respirare un giorno le pagine di un libro tutto suo. Così segui l’i(n)spirazione e fantastichi su quel lettore di cui riuscirai a conquistare anche il polmone togliendogli il fiato.

Magari vuoi diventare un web writer. Per un po’ te ne sei stato fermo lì, seduto davanti a quella scrivania con i fogli che l’hanno invasa così tanto da farti sentire un ospite indesiderato. Mentre tu continuavi a nutrire il desiderio di guadagnare scrivendo almeno abbastanza da non fare la fame. Poi hai capito che se vuoi qualcosa devi andare a prendertela così hai aperto tra le tante finestre del tuo desktop una finestra tutta tua: il tuo blog.

Magari vuoi scrivere per arrivare a qualcuno. Non so più se l’ho letto su qualche libro o se l’ho scritto io ma c’è una frase che mi viene in mente “scrivo per raggiungerti”. Tutti scriviamo non solo per raggiungere qualcosa ma anche per raggiungere qualcuno. E quando la pittura con cui dipingiamo la casa della nostra pittura non è narrativa allora il lettore oltre che lettore può essere un cliente, se vogliamo usare la scrittura per promuovere i prodotti di un’azienda, può essere un paziente se vogliamo servirci della scrittura come un bisturi capace di incidere sul cuore delle scienze, può essere un potenziale socio se vogliamo utilizzare la parola scritta per parlare di un nostro progetto e reclutare compagni d’avventura.

Quello che vuoi veramente

C’è una domanda che secondo me spesso non ci facciamo abbastanza spesso: quello che sono convinto di volere è quello che voglio realmente? Non basta essere certi di essere stati certi del voler fare una determinata scelta nel momento in cui quella scelta è stata fatta. Non basta perché l’unica cosa costante è il cambiamento: per questo nel percorso per raggiungere la tua meta devi sempre prevedere delle tappe intermedie in cui chiederti se ciò che sei convinto di volere è ciò che vuoi (ancora) veramente.

Per esempio potresti esserci tu, tu che hai sempre scritto un determinato genere, tu che da quando hai impugnato la prima volta una penna lo hai fatto pensando fosse un pugnale e l’hai usata per raccontare storie di sangue disumane. Ecco, tu potresti essere convinto che se scrivessi un romanzo noir sarebbe il romanzo della tua vita. Ma le convinzioni a priori a volte rendono ciechi. Mentre poche cose possono essere illuminanti come nutrire una sana passione per i dubbi.

Dubita, quindi. Non smettere mai di dubitare. Ciò che consideri la tua più spiccata attitudine potrebbe essere “solo” una tra tante. Ma finché non ti metterai in gioco misurandoti fuori dal tuo solito terreno di gioco la misura del tuo vero valore sarà sempre falsata.

Lo stesso può valere per te che scrivi testi per il web. Quando hai pensato a cosa desiderassi hai lasciato che i contorni del tuo desiderio restassero sfumati. Così ora ti senti contornato da persone che ti reputano soltanto uno scribacchino mediocre.

Scusa, ho una strofa di Faber in testa che vuole dire la sua “continuerai a farti scegliere o finalmente sceglierai?”. Finché tu per primo penserai che il massimo a cui puoi aspirare è superare una selezione e sarai convinto di non poterti permettere il lusso di essere tu stesso a selezionare cosa scrivere, per chi scrivere, come scrivere, con tutta probabilità questa scelta continuerai a non poterla fare.

Anche quando la scrittura ha un ruolo in un certo senso più marginale, perché magari ti serve per veicolare altri tuoi talenti, per comunicare altre cose che sai fare oltre al saper scrivere in sé e per sé, anche in questo caso non puoi fare a meno di fermarti a pensare a cos’è che realmente vuoi fare.

i vuoi solo presentare? In ogni cosa che scrivi, che sia la bio di un tuo profilo social, un’e-mail di lavoro, il testo per una slide di una presentazione che dovrai discutere a un’importantissima riunione, puoi limitarti a usare le parole come lampadine di scarso valore. Parole buone solo a fare una luce flebile, capaci solo, al massimo, di dire agli altri “ehi, ci sono anch’io”. Oppure puoi usarle come un’insegna al neon incredibilmente luminosa. Un’insegna che rechi scritto “ehi ci sono anch’io. E sono io”.

Quello che mostri di volere

Ok, hai capito qual è l’obiettivo che vuoi raggiungere scrivendo. Bene, stai definendo giorno dopo giorno sempre meglio la meta a cui vuoi arrivare. Ma c’è una cosa che non devi dimenticare: i tuoi lettori sono compagni di viaggio che non puoi permetterti di trascurare. Per quanto tu possa avere chiaro in testa ciò che vuoi questo non implica automaticamente che tu sia facilmente in grado di chiarirlo a chi ti legge.

Prova perciò a guardarti con gli occhi degli altri: non aver paura di confrontarti con ciò che gli altri pensano di te, metti attenzione nell’interpretazione delle tracce che chi ti legge lascia sulle tue impronte d’inchiostro perché poche cose parlano di te come il segno che riesci a lasciare in chi ti segue.

E tu cosa vuoi di più dalla vita?

 (Potrai dire che, in questo caso, il commento, te l’ho davvero servito su un piatto d’argento)

Annunci

13 pensieri su “Voluntas Scrivendi (Pt.1)

  1. Non ho mai pensato di raggiungere qualcuno con la scrittura o, meglio, penso di voler raggiungere i lettori, quanti più possibile.

    Riguardo al qualcosa, vorrei raggiungere la pubblicazione con diverse case editrici. Ma bisogna farne di strada, prima di arrivare a quello.

    1. “Tutti abbiamo bisogno di qualcuno che ci guardi. A seconda del tipo di sguardo sotto il quale vogliamo vivere, potremmo essere suddivisi in quattro categorie. La prima categoria desidera lo sguardo di un numero infinito di occhi anonimi: in altri termini, desidera lo sguardo di un publico. […] La seconda categoria è composta da quelli che per vivere hanno bisogno dello sguardo di molti occhi a loro conosciuti […] C’è poi la terza categoria, la categoria di quelli che hanno bisogno di essere davanti agli occhi della persona amata […] E c’è infine una quarta categoria, la più rara, quella di coloro che vivono sotto lo sguardo immaginario di persone assenti. Sono i sognatori.”

      Se pensi di “voler raggiungere i lettori, quanti più possibile” sono gli occhi di una moltitudine sconosciuta ma non estranea gli occhi che stai cercando.

      Quanto al “ma bisogna farne di strada prima di arrivare a quello”… Tu però la stai facendo questa strada, vero? 😉

  2. Sono molto d’accordo sul fatto che dobbiamo restare aperti a ogni aggiustamento di mira, o rischiamo di accorgerci che stiamo rincorrendo qualcosa che non ci interessa più.
    A “cosa vuoi di più dalla vita” risponderei “essere intera”, nel senso di non avere lati di me non coltivati o maltrattati.

    1. Questo tuo “essere intera” è una di quelle frasi che ti entra dentro e sembra ti maltratti un po’ ma in realtà sta solo tagliando i rami secchi che sono solo un palliativo.
      Un falso riempitivo.
      E taglia questi rami per permetterti di coltivare al meglio tutti i tuoi lati.
      Grazie!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...