#Blogging: la #scrittura è fatta a… Scale

Blogging: la scrittura è fatta a... Scale

Oggi iniziamo in medias res. Vuoi sapere perché? Perché quando la vita ti racconta cosa ti succederà da lì a pochi istanti (e poi te lo fa succedere) non si preoccupa dei convenevoli. Salta i preamboli. Quindi fallo anche tu: prova a rompere gli indugi e catapultare il lettore nella scrittura di quello spettacolo di post di cui tu sei l’autore ma lui, in quanto fruitore, è il principale attore.

Sto leggendo dei disturbi di personalità in psichiatria mentre ascolto Starway to Heaven. C’è l’evitante e l’istrionico, il narcisista e il paranoico… Mi sciolgo i capelli, una ciocca muove le cuffie e la traccia arriva alle orecchie disturbata. Come quando dici qualcosa e ciò che dici viene travisato. Oppure non parli proprio perché hai paura che il tuo messaggio venga distorto. Come quando mentre stai salendo, gradino dopo gradino, la tua scala per il cielo ma una distorsione alla caviglia ti fa rallentare e tu non lo sai se sei in grado di continuare.

Gradino 1: il gradino che non vuoi salire perché preferisci… evitare. (Ma che invece è il primo che devi affrontare).

L’evitante è colui che, per definizione, preferisce evitare. Perché ha paura che tentare un approccio, provarsi a avvicinare equivalga troppo a rischiare di essere evitato. Ma a volte occorre proprio tentare anche quando a tentare ci si sente un po’ degli svitati. A volte resistere all’invito della scrittura è proprio impossibile, l’invitante richiamo della comunicazione si fa inevitabile perfino per l’evitante.

Gradino 2: da evitante a… avvitante

Quando ti metti a avvitare un chiodo lo fai per fissarlo. Come il quadro della tua situazione da blogger/scrittore che vuoi fissare bene nella tua mente per smettere di mentire a te stesso, prendere il mano un cacciavite a stella, cacciare via la tua paura a affrontare critiche e timore di non essere all’altezza e puntare dritto alla scrittura stellata per raggiungere le stelle anche se attraverso mille asperità.

Avvitare significa inoltre far girare un oggetto che ha una filettatura. La tua filettatura è data dalla tua passione e dal tuo talento e la scrittura è per te l’altra metà della mela perché è quell’elemento con cui riesci a creare un perfetto accoppiamento elicoidale.

E poi c’è un altro elemento, nell’avvitamento, da considerare: quando un oggetto gira quell’oggetto esplora ciò che lo circonda a 360°, ha una panoramica completa su ciò che ha intorno, la sua visione ne risulta quindi amplificata, arricchita.

A volte la paura di esporsi e fallire può serrare la morsa e può diventare difficile stringere legami con i lettori scrivendo e pubblicando, aprendo un blog, stendendo post su post e curando le interazioni sociali ma è possibile smettere di sentirsi pietrificati dalla paura e fragili come il cristallo. La scrittura, in questo senso, oltre che fine può essere anche mezzo: un raggio insperato nei giorni senza sole dell’isolamento, una carezza lenitiva che sa di rinfresco ghiaccio mentre ci si sente immersi nell’inferno dell’in-ade-guatezza. Perché la scrittura può essere anche cura.

Gradino 3: oltre l’incapacità di adattamento

Ti ricordi quando ti ho parlato di un ulivo e di un giunco? Mi è sembrato carino e calzante come esempio. Ma non è necessario appellarsi al regno vegetale per poter parlare di adattamento. Tu ti adatti continuamente. Non te ne accorgi tu, coscientemente, ma se ne accorge ogni cellula del tuo corpo che è costantemente impegnata in una sfida alla sopravvivenza che obbliga alla perspicacia e alla scaltrezza oltre che alla capacità di rimodellarsi. Gli scrittori sono come i globuli rossi: sopravvivono finché sono flessibili.

Gradino 4: o sei influente o ti fai influenzare

Che le cose non sono sempre come appaiono te l’hanno spiegato al corso zero delle lezioni d’ovvietà, vero? Ecco, mai sottovalutare ciò che ci sembra scontato: è proprio vero che di rado le cose sono proprio come sembrano. Anche un istrionico, naturalmente, è diverso dall’idea di lui che ti sei fatto nella tua mente.  Sembra così sicuro di sé l’istrionico. Così brillante. Così carismatico. Così interessante.

Eppure l’unico modo per essere influenti (in primis su se stessi. Che senso ha saper influenzare gli altri ma poi non riuscire ad avere una buona influenza su se stessi?) è allontanarsi dalla tendenza istrionica a farsi facilmente influenzare. Quindi…

  • Non farsi influenzare troppo dai giudizi negativi ma neanche da quelli positivi.
  • Non  farsi influenzare da quei consigli che più che consigli sembrano ordini.
  • Non farsi influenzare da ciò che, indossato da un altro, sembrava proprio funzionare (anche perché, su di te, potrebbe avere lo stesso risultato che avrebbe metterti la crema solare pensata per un fototipo distante anni luce da te).   
  • Non farsi influenzare troppo dalle mode e restare fedeli al proprio modo di fare le cose.
  • Non farsi influenzare troppo dalle tendenze lasciandosi distrarre da ciò a cui veramente si tende.

Gradino 5: capire che la scrittura è sì uno specchio ma… Dell’anima

Ciò che scrivi è tuo ma in realtà non ti appartiene. Non del tutto almeno. Quante volta hai letto il pezzo di Gibran in cui parla dei figli e invita i genitori a riflettere su come  i loro figli non siano figli loro ma della vita stessa? La scrittura come mero esercizio di narcisismo è un’idea che nasce e muore dentro il suo autore. E quindi non può far sbocciare nulla nel cuore di un lettore.

Un adagio recita che “chi si innamora troppo di se stesso non avrà contendenti”. Allo stesso modo chi diventa cieco di fronte a tutte le storie che lo circondano perché troppo impegnato a fissare il riflesso del proprio riflesso allo specchio resterà il solo amante di se stesso. Sì quindi a essere tu il primo sostenitore del tuo operato. No a essere l’unico fan del tuo finto io: un “io” che hai idealizzato.

Il narcisismo è nemico del miglioramento perché chi si ritiene già ottimo, perfetto, non potrà mai considerare come buona l’idea di provare a fare qualcosa di meglio. Lo scrittore narciso riempie così tutto il foglio con l’amore di sé senza lasciare spazio alla partecipazione del lettore, respingendo l’empatia di cui egli stesso non è dotato. E nel blog del blogger narciso ogni post è come un profumo troppo intenso che cerca di farsi largo prepontemente ma che non ha l’odore di un articolo piacevole come una boccata d’aria fresca.

Una CTA a metà tra il complimento e l’invito

Io ti bisbiglio quello che secondo me non sei (o che se sei faresti meglio a non essere)…
  1. Qualcuno sicuro che… Sia tutto oro quello che luccica
  2. Qualcuno convinto che… Con una sola parola può ottenere tutto ciò per cui è venuto
  3. Qualcuno che non sa che… A volte le parole hanno più significati
  4. Qualcuno che non capisce che… C’è ancora tempo per cambiare strada
  5. Qualcuno che non sente che… Il pifferio lo sta chiamando
E tu mi sussurri verso quale vetta stai salendo sulla tua scala fatta di vento che sussurra e quali gradini hai già percorso e su quali temi di inciampare e… Tutto ciò che ti va di raccontare
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9 pensieri su “#Blogging: la #scrittura è fatta a… Scale

  1. Chissà, fra i 4, quali disturbi di personalità ho 🙂

    Per fortuna con me le influenze, tranne quelle virali, non funzionano. Non sono poi narcisista.

    Io non so verso quale vetta sto salendo. Intanto mi limito a salire un gradino per volta, ma penso che nel blogging e nella scrittura non esistano vette da raggiungere, ma solo gradini da superare. Uno per volta. L’importante, secondo me, è non tornare indietro né fermarsi.

    1. Io non so verso quale vetta sto salendo. Intanto mi limito a salire un gradino per volta, ma penso che nel blogging e nella scrittura non esistano vette da raggiungere, ma solo gradini da superare. Uno per volta. L’importante, secondo me, è non tornare indietro né fermarsi.

      Vuoi sapere come la penso io?
      (Ma certo che vuoi saperlo! Altrimenti non saresti qui 😀 )

      La “scalata” ha un doppio volto e entrambe le sue facce possono essere affascinanti.

      Da un lato, infatti, c’è la gioia di superare il gradino in sé e per sé. Hai scalato un’infinità di scalini e adesso, un po’ per l’esperienza acquisita, un po’ per l’inevitabile fatica, senti ogni millimetro cubo dell’aria che sollevi alzando il piede per salire l’ennesimo gradino pesarti sulla pelle. Così quando ci riesci è esaltante.

      D’altra parte secondo me la “vetta” esiste. Solo che non va intesa come il punto in cui sentirsi arrivati ma come il punto da cui avere una visione privilegiata e poter così puntare meglio al prossimo obiettivo.

      Perché è vero, l’importante è non fermarsi. Perché chi si ferma è perduto, no?

      1. Sì, quella che prospetti come vetta mi piace 🙂
        Su quella non-vetta possiamo vedere bene la strada fatta e capire meglio come arrivare alla successiva non-vetta.

      2. Senti i polmoni riempirsi di quell’aria pura che è possibile respirare solo quando si svetta non tanto sugli altri quando su tutte le versioni perfettibili di se stessi? 🙂
        E più la tua scalata si fa alacre più il sapore acre dei limiti si dissolve, la nebbia dei dubbi scompare e resta un meraviglioso panorama tutto da gustare.

  2. Già, il bello è che non sai che gradini stai salendo, anche se magari credi di saperlo. Diciamo che il sentiero è pieno di curve che ti nascondono il percorso pochi passi più avanti, ma non devi perdere determinazione o farti fermare da questo; piuttosto puoi prendere l’occasione di questa ignoranza – che è spesso anche lentezza – per osservare bene ciò che ti circonda, con calma, senza farti distrarre dalle aspettative e dal miraggio del traguardo.

    1. Sai cosa mi fa venire in mente l’immagine suggerita dalle tue evocative parole?
      Una di quelle stradine tortuose che procedono a spirale e in cui, per salire, (perché tu vuoi salire, vero?), non puoi fare altro che girare, girare, anche se a volte ti gira la testa, anche se, proprio come hai saputo così bene dire tu, “il sentiero è pieno di curve che ti nascondono il percorso pochi passi più avanti” .

      Il valore aggiunto di questo percorso sta però anche proprio nella sua particolare conformazione, no?
      Sai che non puoi distogliere l’attenzione, che devi dosare al meglio l’acceleratore, che non puoi permetterti sterzate brusche ma neanche di tenere il volante in posizione fissa perché devi essere anche in grado di assecondare la strada.
      Fino poi a renderti conto che la strada sei tu.

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