Il blogger che ride

Il blogger che ride

Questa è una cieca. È un’anomalia? No. Noi siamo tutti dei ciechi.

Raccolgo l’uomo che ride di Victor Hugo da terra. I libri hanno un potere speciale: sanno come catapultarsi giù dai ripiani quando sentono che ciò che ti serve per fare il pieno è essere catapultato dentro una storia. Lo prendo, apro una pagina a caso e leggo. Rifletto su come, per quanto ci sforziamo di leggere tra le righe, di guardare oltre, a volte proprio non riusciamo a vedere più in là del nostro naso. E mentre rifletto fiuto l’occasione di offrirti un pezzetto di questo mio momento, e del successivo spezzatino di riflessione, spezzettando per te il brano. E commentando insieme, indossando le lenti di chi scrive, un passo alla volta ogni passaggio della citazione.


L’avaro è un cieco: vede l’oro e non vede la ricchezza.

“Sono una cercatrice di parole d’oro come gli stafilococchi convinta che le parole, proprio come i batteri, vanno coltivate”: c’è questa frase tra le parole della mia presentazione. E parlando, io e te ( sì, proprio “io e te”: se sei qui sei un mio lettore, no?), abbiamo parlato di mele d’oro come i sogni che fa lo scrittore quando si addormenta con un libro come cuscino e di autori che nel far west della scrittura del tanto agognato oro si sentono cercatori. Ma quando scrivi per un pubblico prima che l’oro devi guardare loro, i tuoi lettori. Chi scrive troppo assetato di successi materiali difficilmente renderà lo spazio in cui scrive un’oasi in cui i viaggiatori del web, dopo tanto Deserto dei Tartari, amano fermarsi per dissetarsi bevendo pensieri e parole.

Il prodigo è un cieco: vede il principio e non vede la fine.

Quando si scrive qualcosa e lo si scaglia verso l’aere internettiano è come se si scrivesse un bigliettino e lo si mettesse su una freccia: si sta donando qualcosa, certo, ma è un dono che mira a colpire chi lo riceve. Essere prodighi delle proprie parole offerte a chiunque desideri esserne lettore non sempre è un atto di genuina generosità: come diceva Seneca “ciò che è dato con orgoglio e ostentazione dipende, più che dalla generosità, dall’ambizione”. Anche nella prodigalità occorre quindi misura. Per diverse ragioni.

È importante sapere cosa dare e a chi darlo perché il proprio dono sia davvero utile. Ed è importante donare due delle cose più preziose che si hanno, cioè il proprio tempo e la propria attenzione, con parsimonia. Non trattare uno scritto che doni come un omaggio da donare senza freni perché reputi il tuo scritto come rose di maggio da destinare a un’irrefrenabile processo di deterioramento.

Non elargire le tue parole come se fossero cianfrusaglie di cui vuoi liberarti: se tu per primo dai poca importanza alle tue parole anche le persone a cui le doni gireranno presto al largo da te. Se invece consideri i contenuti interessanti e l’interesse nei confronti dei tuoi lettori doni esclusivi il lettore che leggerà l’oggetto dei tuoi articoli e che sarà oggetto della tua attenzione sentirà di aver ricevuto un regalo di grande valore.

La donna civetta è una cieca: non vede le sue rughe.

La scrittura è bellezza. Se la scrittura potesse incarnarsi in una donna lo stile curato della scrittura, la ricercatezza delle frasi, la minuziosa cura messa nella costruzione di ogni periodo, sarebbero la bellezza esteriore. L’eleganza di un testo, data dalla scelta ben ponderata delle parole, e la sua estetica, che in un blog può tradursi nelle scelte in merito all’impaginazione, sicuramente possono rendere uno scritto più attraente. Ma che succede quando dietro la pelle perfetta di un testo confezionato ad arte non c’è nessun’anima, nessun cuore che batte al ritmo delle battute sulla tastiera? La vera bellezza interiore sono i contenuti. Solo se possiede contenuti validi un articolo non deve temere il tempo: un post di valore è un post longevo.

Il saggio è un cieco: non vede la sua ignoranza.

Se le parole fossero semi (e in qualche modo, a ben pensarci, lo sono dato che, se opportunamente coltivate fanno sbocciare infinite opportunità) allora una sana umiltà sarebbe l’humus più fertile per farle crescere. Chi scrive, indipendentemente da cosa scriva, intraprende un cammino invaso dalla passione per le parole e pianta la sua scrittura in vasi di tappa in tappa più grandi. L’aspetto inusuale di questo viaggio è però che è inutile nutrire troppe aspettative per la meta.

A metà del percorso a volte ci si sente convinti di essere stati abbastanza saggiati dal tragitto intrapreso animati dal sacro fuoco della scrittura. Abbastanza saggiati da potersi definire saggi. Ma in realtà si è solo accecati dalla fiamma di una popolarità, di un “successo” che è solo un fuoco di paglia.

L’uomo onesto è un cieco: non vede il briccone.

Una delle cose più affascinanti e al tempo stesso spaventose della scrittura è la sua capacità di mettere a nudo lo scrittore. Uno scritto è una confidenza, quasi una confessione. Ma non tutti sono disposti a riporre le armi più potenti che hanno contro l’autenticità dei rapporti: le maschere. Quando si sceglie di giocare e divertirsi con la scrittura non più da soli ma invitando altri al proprio lunapark della scrittura, quando si decide di mettersi in gioco contando sulle proprie forze occorre mettere in conto che non tutti sceglieranno di giocare la partita della scrittura a carte scoperte .

Se sceglierai di aprire un blog perché il tuo fine è presentarti come scrittore o perché, pur volendo fare tutt’altro, hai deciso di usare alla scrittura tutti i riguardi possibili per usarla per farti conoscere al meglio, correrai sempre il rischio di avere dei detrattori. Riconoscerli non è sempre facile, lo so. Come “l’uomo onesto non vede il briccone” così chi è abituato a donare consigli costruttivi a volte fatica a capire che certi consigli sono doni più temibili di quelli dei Danai (sì, mi riferisco proprio ai Greci e a un loro famoso dono: il cavallo di Troia). I detrattori sono quelli che con le loro critiche mirano solo a distruggere e cercano di toglierti la vista: la tua capacità di guardare avanti, di volgere lo sguardo verso il tuo obiettivo, e la motivazione necessaria per raggiungerlo.

Io stesso sono un cieco: parlo e non vedo che voi siete dei sordi…

Oppure ci vedo benissimo e voi avete le orecchie (oltre che gli occhi, certo) ben aperte e non vedete l’ora di aprire il momento dei commenti lasciando la vostra opinione?

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13 pensieri su “Il blogger che ride

  1. Ho anche io L’uomo che ride, preso da poco, un’edizione classica da biblioteca in due volumi. Però, come sai, io non leggo mai fra le righe né mi sforzo minimamente a farlo 🙂

    Riguardo alla prima citazione, più o meno è l’argomento del mio post di sabato.

    Sui post longevi vorrei fare un appunto: alcuni, per causa di forza maggiore, scadono, come le guide e i tutorial, proprio perché l’oggetto di quei contenuti subisce col tempo un’evoluzione.

    I detrattori si vedono bene, secondo me. C’è anche parecchia invidia, in giro, o c’è chi non accetta che si possono avere idee diverse. Alla fine penso che ti accorgi se una critica è mossa solo per distruggerti.

    1. “Ho anche io L’uomo che ride, preso da poco, un’edizione classica da biblioteca in due volumi”

      Quindi ancora non l’hai letto? Perché io voglio una tua recensione, sia chiaro 😀

      Però, come sai, io non leggo mai fra le righe né mi sforzo minimamente a farlo

      Sì, so bene che non ami leggere tra le righe, ma… Ma c’è un ma. Magari quello che tu vedi subito, a colpo d’occhio, qualcun altro riesce a vederlo solo leggendo tra le righe e allora in qualche modo… Stai anche tu leggendo tra le righe, no? 😀

      Sui post longevi vorrei fare un appunto: alcuni, per causa di forza maggiore, scadono, come le guide e i tutorial, proprio perché l’oggetto di quei contenuti subisce col tempo un’evoluzione.

      Sì. a volte la data di scadenza è intrinseca alla natura stessa del testo. Però, in questi casi particolari, se il post in sé è ben fatto può bastare preoccuparsi di fare, quando serve, un aggiornamento, no?

      1. Non so se scriverò una recensione, vedremo, dipende dall’effetto che mi farà 🙂

        Sul leggere fra le righe hai fatto la furbetta, come al solito 😀

        Sì, vero, basterebbe un aggiornamento per quei post.

  2. La cecità di cui parli mi fa pensare molto a ciò che la complessità pensa dell’essere vivente: l’auto-organizzazione che fondamentalmente è egocentrica. Ecco che ogni vivente ha la sua “chiusura”: un filtro attraverso cui non vede o vede in modo distorto; ecco allora che io ti invio il messaggio “A” e tu percepisci “B” (da qui, l’esigenza di chi sa che tutto già è difficile da comprende e preferisce messaggi non ambigui). Eppure ogni auto-organizzazione sa, anche a livello inconscio, che per vivere deve essere “aperto”: squarciare il velo di Maya, uscire fuori dalla caverna.
    Non si vedono proprio le mie deformazioni di formazione filosofica 😉
    Ok, devo scrivere della complessità: è destino!

    1. “Non si vedono proprio le mie deformazioni di formazione filosofica”

      Ormai è noto il mio amore per le “deformazioni professionali” 😀

      “Ok, devo scrivere della complessità: è destino!”

      Sì, a volte sono proprio gli argomenti che ti vengono a cercare.
      Interessante lo spunto sull’ambiguità: non pensi che forse, a volte, l’ambiguità invece di essere un ulteriore elemento di complessità possa dare l’occasione di filtrare il messaggio a modo proprio, dandogli a maggior ragione la propria personalissima interpretazione?

      1. Certo, fondamentalmente è così: possibilità di dare ulteriori interpretazioni. Dipende comunque dall’intenzione della fonte del messaggio. C’è anche una forma di ambiguità inconscia: a me capita spesso di dire o scrivere cose in modo un po’ misterioso, ma dipende dalle situazioni.

  3. Caro il mio buon demone, ricorderai questo: Tiresia era cieco, ma aveva predetto, o soltanto visto con gli occhi interiori, il destino a cui Edipo era sfuggito solo temporaneamente. Lui aveva visto. È spesso la paura a non permettere la visione. Sei sempre molto brava e molto incisiva!

    1. Cara Emma,
      hai visto giusto: alle tragedie greche non so proprio resistere! (E sì, qualche volta ho pure frignato insieme ai protagonisti, certo).
      Ecco perché il tuo spunto mi colpisce davvero molto.
      Vuoi sapere cosa penso?
      Penso che tutte le volte che ho visto in faccia la paura ho notato che, in effetti, non aveva volto: indossava di volta in volta la maschera di chi aveva preferito usare la paura come alibi, e dalla paura farsi amputare le ali, invece di imputare al proprio modo di reagire alla paura la responsabilità dei propri mancati decolli.
      Sei sempre molto sul pezzo e apprezzo il tuo modo speciale di ampliare il pezzo stesso, grazie! 😀

      1. Arrossisco alle tue parole!
        Sono molto felice di ampliare il pezzo, la prospettiva.
        Mi ricorda la amatissima maieutica. Tutto è già dentro di noi e dallo scambio, dal dialogo, può involarsi e vedere.
        La giusta distanza non è facile da trovare in solitudine.
        Sono un sagittario. Forse la mira è nella mia indole 😀

      2. “Sono un sagittario. Forse la mira è nella mia indole :D”

        Vado molto d’accordo con chi è sagittario (nell’indole, in primis :D): sarà che mi piace chi ama sfrecciare e chi sa scoccare frecce per colpire profondamente e non solo per il gusto di scioccare o scocciare 😉

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