La stagione della scrittura (Parte 2)

La stagione della scrittura (Parte 2)

È la notte del 31 dicembre. È quasi mezzanotte e eccolo, lui è lì, davanti la porta pronto a entrare: è il nuovo anno che non vuole tardare ad arrivare. Quando poi il nuovo anno (finalmente o purtroppo dipende molto da come si è passato l’anno appena passato) è ormai iniziato non lo puoi di certo fermare. Brutto o bello che sia sei in ballo e devi ballare. Quando cominci a scrivere succede un po’ la stessa cosa: inizi e poi continui a far ballare le dita sulla tastiera augurandoti di essere in grado di offrire ai tuoi lettori uno spettacolo di alto livello.
La settimana scorsa, le stagioni dell’amore per la scrittura si sono fermate alla soglia dell’estate. Oggi, invece, questa soglia è il momento di varcarla. Perché, in fondo, siamo tutti attesi a un qualche varco. Quindi non ci resta che brindare con tutto l’entusiasmo che abbiamo al varo di ogni nostro progetto e imbarcarci con tutto il coraggio che ogni timoniere del proprio destino è indispensabile abbia. Tu, intanto, sei sbarcato in questo articolo: perciò perché non ti immergi nella lettura del post?


Luglio: s-vestirsi di parole

Dato che il meme a cui Daniele Imperi ha partecipato invita l’autore a rendere i lettori partecipi di alcune personali curiosità ti invito a mantenere il segreto sulla seguente mia…”Particolarità”: io spesso mi scrivo addosso e me ne vado a spasso con tutte le parole che mi restano arpionate sulla pelle e che non si curano degli sguardi che possono catturare. Non ti sembra così strano, no? In fondo se c’è chi si parla addosso non vedo perché non possa esserci chi si scrive addosso, oh.
Uno degli aspetti più affascinanti delle parole però è che, per quanto tu possa vestirti di esse, le parole sapranno sempre spogliarti e metterti di fronte al tuo vero aspetto. Quando meno te l’aspetti una frase che scrivi o una frase che leggi, ti mostra aspetti inaspettati di ciò che ti circonda e di te stesso.

Tu, tramite la scrittura, cosa scopri, continuamente, e cos’hai scoperto del mondo e di te stesso?

Agosto: l’assunzione di inchiostro può dare assuefazione

La vera indipendenza, forse, non sta tanto nel tagliare tutti i legami con tutto, come se essere legati a qualcosa significasse avere le mani legate, essere limitati. Come se tenere a qualcosa volesse dire essere da questa cosa tenuto. In trappola. No. La vera indipendenza è anche nel saper scegliere verso cosa far pendere l’asticella del proprio interesse nella bilancia della propria attenzione e in cosa spendere la propria concentrazione.
Se la scrittura è per te un’abitudine che non vuoi smettere mai allora sai bene come scrivere, in fondo, non ti basti mai. Sei dipendente dalla scrittura nella misura in cui ti fa sentire indipendente. Quando riesci a scrivere senza troppi condizionamenti, quando, davanti alle sbarre di schemi preconfezionati che sbarrerebbero la strada alla tua creatività, metti la voglia di vedere gli occhi dei tuoi lettori sbarrati per una piacevole emozione di stupore ecco che allora hai scelto una scrittura senza lacci. E questo ti permetterà di allacciare rapporti più autentici coi tuoi lettori. Io quando scrivo mi sento libera. E tu?

La tua scrittura è in-dipendente? E tu, della scrittura, sei dipendente?

Settembre: inizi, compagni di scrittura e questione di classe

Vuoi sapere quando, per me, inizia davvero “il nuovo anno”? A settembre. Tu immagina festeggiare l’anno nuovo circondati di gomme per cancellare quello che nel passato è andato storto e evidenziatori per sottolineare i momenti da ricordare. Avremmo tutti uno zaino nuovo da riempire con le nuove esperienze che sono entrate a far parte del nostro bagaglio e saremmo pieni di libri nuovi tutti da sfogliare mentre le foglie si chiedono se sia già il momento di cadere e spogliare gli alberi.

Tu come vivi gli inizi, quando scrivi?

Settembre è il mese in cui comincia l’anno scolastico quindi come non parlare dei compagni, ossia gli altri scrittori? Ogni scrittore attende ai propri compiti e attende, per questo un buon voto (magari dai migliori professori: i lettori). Ma in ogni classe che si rispetti ci sono anche i compiti in classe e così, qualche volta, gli scrittori oltre che con se stessi si misurano gli uni con gli altri scegliendo di competere in concorsi letterari in cui saranno giudicati da una giuria competente. Io non ho mai preso parte a un concorso letterario ma se tu a uno di questi agoni hai preso parte adesso puoi fare la tua parte:

Perché non mi racconti la tua esperienza con i concorsi letterari o, se non hai mai partecipato, perché non mi rendi partecipe della tua opinione in merito a essi?
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11 pensieri su “La stagione della scrittura (Parte 2)

  1. La scrittura svela sempre qualcosa dell’autore, secondo me. Alle volte è palese, altre meno. Ma c’è sempre una parte di noi in quello che scriviamo.

    Sì, penso che la mia scrittura sia indipendente: ho deciso che devo scrivere quello che mi passa per la testa, senza badare all’effetto che potrà avere su chi legge. Nessuno è obbligato a leggere uno scrittore, no?
    Si, sono dipendente. Scrivo anche quando non scrivo. Se per caso sono in montagna, ecco che magari mi viene un’idea, o la svolta per una scena, o un pezzo di dialogo.

    Anche per me il nuovo anno inizia a settembre 🙂
    Come vivo gli inizi… di una storia? Non saprei, mi escono in modo naturale, anche se qualche li cancello e li riscrivo da capo.

    Riguardo ai concorsi letterari, io ho partecipato a pochi e solo a quelli in cui si vinceva una pubblicazione. Gli altri, specialmente se a pagamento, non li considero e non ne vedo neanche l’utilità.

    1. La scrittura svela sempre qualcosa dell’autore, secondo me. Alle volte è palese, altre meno. Ma c’è sempre una parte di noi in quello che scriviamo.

      L’originalità, intesa come “qualcosa che è tuo e che non potrebbe essere di un altro”, in effetti, non è un vero “valore aggiunto” ma una caratteristica intrinseca di tutto ciò che facciamo e produciamo. Il valore, semmai, lo aggiungiamo quando questa originalità riusciamo a renderla palese, no? Sono proprio d’accordo con te: c’è sempre una parte di noi in quello che scriviamo (o, in generale, facciamo).

      Scrivo anche quando non scrivo.

      Sai, penso che sia anche questo che differenzia uno “scrittore” da uno “scrivente” (anche se qui non amiamo molto le etichette): lo scrittore è colui che scrive senza scrivere. La scrittura inizia ben prima di impugnare una penna o iniziare a battere i tasti sulla scrittura. La scrittura è un modo di guardare le cose. Tutte le cose.

  2. Ciao Monia,

    Estate: grida di bambini sulla spiaggia. Chioschi con i gelati. Scaccia pensieri e vento che li riavvolge come un nastro, per risentirli con calma. Sdraio il foglio sulla sabbia e scrivo i pensieri del dolce far nulla, del silenzio. E il sonno prevale sulla voglia di continuare. Mi addormento e sogno.

    Settembre: mi desto in un prato, sdraiato a guardare le nubi. La brezza fresca annuncia l’autunno alle porte e cambia l’aria. Stanze aperte per godere dell’ultimo sole caldo. Materassi ai balconi come fogli bianchi pronti per essere foderati di nuove idee, progetti e colori.

    Sono pronto a ripartire. Nuova linfa nelle vene.

    Mi alzo in piedi scattante ed un bimbo con un gelato in mano mi guarda reclinando la testa, come un cagnolino che non capisce quello che sto facendo.

    Mi sveglio del tutto e mi stropiccio gli occhi. L’estate è ancora davanti a me, con il bimbo che mi sorride divertito. Mi sdraio di nuovo e mi godo il sole, senza fretta, senza concorrere.

    Buona giornata Monia!!

    1. “Materassi ai balconi come fogli bianchi pronti per essere foderati di nuove idee, progetti e colori.”

      Buona idea quella di sdraiarsi e godersi il sole “senza fretta, senza concorrere ma dopo frasi come quella che ho riportato sopra… Io posso dirti di essere lusingata di passare questa “maratona blogghesa” a correre con uno scrittore/lettore come te! 😀

  3. Mi unisco al club di coloro che sentono l’inizio del nuovo anno a settembre! 😉
    Ho partecipato a una trentina di concorsi, più o meno, tutti con in palio denaro e/o pubblicazione in antologia, e mi hanno dato parecchie soddisfazioni. Trovo che i concorsi abbiano una loro utilità; forniscono uno stimolo a mettersi in gioco, ti danno un’idea delle reazioni dei lettori ai tuoi scritti, e in caso di buoni risultati migliorano l’autostima; sono anche un buon esercizio. Però l’utilità si ferma lì. I risultati ai concorsi non ti rendono più interessante agli occhi degli editori, e le antologie in cui vengono inseriti i racconti finalisti o vincitori non hanno mercato, perciò non credo che i concorsi vadano considerati un passo importante, ma solo un’esperienza interessante da cui trarre incoraggiamento. Per il resto, meglio usare il tempo per studiare e scrivere ciò che ci interessa davvero, o almeno io la penso così. A meno che non si riesca a godersi la scrittura anche solo partecipando ai concorsi, cosa possibilissima; ma non è il mio caso.

    1. “Mi unisco al club di coloro che sentono l’inizio del nuovo anno a settembre!”

      Dovremmo avere un calendario tutto nostro. Con, nelle pagine di ogni mese, una citazione letteraria che a quel mese si riferisce e con l’1 settembre cerchiato in rosso per indicare uno speciale capodanno: il nostro! 😀

      “Ho partecipato a una trentina di concorsi, più o meno, tutti con in palio denaro e/o pubblicazione in antologia, e mi hanno dato parecchie soddisfazioni.”

      Gironella, grazie mille per aver condiviso la tua esperienza “in giro” per concorsi!

      “Trovo che i concorsi abbiano una loro utilità; forniscono uno stimolo a mettersi in gioco, ti danno un’idea delle reazioni dei lettori ai tuoi scritti, e in caso di buoni risultati migliorano l’autostima; sono anche un buon esercizio. Però l’utilità si ferma lì”

      Credo proprio tu abbia ragione: i concorsi possono essere l’occasione di uscire dal proprio orticello e confrontarsi con un parco di altri scrittori. Certo, così come è possibile ottenere buoni risultati e avere quindi un’iniezione di autostima, è possibile anche non ottenere il riscontro sperato e anche a questa eventualità occorre essere preparati.

      Quindi, concorsi letterari = “solo un’esperienza interessante da cui trarre incoraggiamento.”

      Lo terrò a mente e se prenderò parte a un concorso lo farò assolutamente con questo spirito! 😀

  4. Ciao Monia, sono un pò in ritardo con il commento….
    Comunque, personalmente, sia la scrittura che la lettura contribuiscono a scoprire me stessa e il mondo che mi circonda. Con la lettura osservo il mondo con occhi che non sono i miei, analizzo punti di vista differenti che possono offrire nuovi spunti di riflessione. Con la invece scrittura non solo trasmetto la mia passione e la mia fantasia condita con gioia e serietà, ma nelle mie storie traspare sempre un pizzico della mia anima. Magari è nascosto dietro una descrizione particolare, dietro i comportamenti di un personaggio oppure la mia anima è semplicemente vestita delle ali della fantasia che mi accompagnano costantemente lungo luoghi incantati. Ali che depongo nel momento in cui sono costretta a tornare con i piedi per terra, alla vita reale e concreta a cui non potrei comunque fare a meno (come non potrei fare a meno di lettura e scrittura).
    Per quanto riguarda gli inizi, mi risulta difficile scriverli: l’inizio o la fine di un racconto per me è sempre un ostacolo, una montagna da scalare ogni volta per rincorrere e agguantare l’ispirazione. Non so come mai ma è così: le storie nascono “in medias res” e prendono forma via facendo (“via scrivendo”:)). Per scrivere l’inizio e la fine devo concentrarmi di più, forse perchè una volta scritti anche quei punti dovrò dire definitivamente che il racconto è concluso. Inoltre non mi piacciono gli inizi banali o i finali prevedibili… Nelle storie, come nella vita, ci vuole un pò di pepe che dia quel sapore in più, una sfumatura di colore che ci faccia sorridere o riflettere.
    Invece, riguardo ai concorsi, ne ho fatti solo due e come premio prevedevano una pubblicazione ma non ho avuto molta fortuna. Ad ogni modo non mi arrendo: voglio realizzare il mio sogno e vedere pubblicato qualcosa di mio. Penso che i concorsi letterari siano una bella opportunità per screscere sia come scrittori che come persone. Personalmente però non punto a fare corsi a pagamento o quelli in cui la vincita consiste in una somma in denaro. Scrivere per me non ha prezzo: è la mia passione, tutto qui.

    Buona serata 😉

    1. Ciao Lidia!
      Non si è mai in ritardo, fuori tempo, per un commento: soprattutto quando per lasciare un commento si investe tanto del proprio tempo come di certo hai fatto tu! Grazie!

      Molto bella l’immagine della lettura come occasione per “osservare il mondo con occhi diversi dai propri” e della scrittura come opportunità per prestare agli altri il proprio sguardo, e ammirevole anche la consapevolezza di come alla scrittura sia necessaria la lettura e di come a entrambe siano necessarie esperienze diverse, fondamentali come linfa vitale.

      Quando al “pepe” nelle storie, in effetti, non è forse vero che, parafrasando Pirandello, la realtà si può permettere il lusso di essere assurda perché non ha l’onere di dover sembrare verosimile? Il contrario della verità, forse, in fondo, più che il falso è l’ovvio: nella vita vera di rado gli eventi sono così prevedibili come a volte pretenderemmo fossero nelle nostre storie.

      Riguardo ai concorsi ti ringrazio per aver condiviso la tua esperienza in merito: guardando ai concorsi letterari come a “una bella opportunità per crescere sia come scrittori che come persone” chissà che non mi decida a regalalarmi quest’occasione 🙂

      Intanto colgo l’occasione per augurarti in bocca al lupo per il tuo sogno e plaudo alla tua tenacia! 😀

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