Scrittori sulle nuvole e un quadrato di consigli spazio-temporali

Scrittori sulle nuvole e un quadrato di consigli spazio-temporali

Questa cosa di scombinarmi da sola i piani inizia a diventare divertente. Qualcosa da centellinare, certo, ma da godersi appieno se capita una volta ogni cento. Oggi che è successo?

Oggi succede che canno l’orario di pubblicazione del post quotidiano perché dimentico che il mio blog ha un concetto del tempo tutto suo (sì, dovrei modificare le impostazioni di WordPress. Sì, mi dimentico sempre di farlo) e così mi sembra quasi un segno mandato dal folletto di WordPress-Landia a insegnarmi che non importa se hai già un colpo in canna: potresti, proprio all’ultimo momento, renderti conto che faresti meglio a cambiare arma.

Così mi fermo a leggere i commenti al post precedente. Parole-confessione incise dentro il loro autore. Assolutamente meravigliose. E penso a come questi momenti di condivisione meritino spazio e tempo. Più spazio e più tempo di quello che normalmente forse ci concediamo come scrittori. Perciò se tu, caro lettore tentennante vorrai tentare di lasciare anche tu una tua traccia mi regalerai un sorriso che mi illuminerà tutta la faccia ma, intanto, continua a leggere qui. Per fare altro c’è tempo. Per il resto c’è spazio.

1) Il tempo per non scrivere

Si fa un gran parlare di quanto sia importante trovare il tempo per scrivere ma secondo me c’è un ma. Quando si cerca il tempo per scrivere, alla fin fine, come il più delle volte accade, quello che più conta non è la quantità ma la qualità. Chi l’ha detto che solo perché vorresti tanto fregiarti dell’ambito titolo di scrittore dovresti avere in dispregio tutte le altre possibili attività e dedicare il tuo tempo libero solo alla scrittura? La scrittura ha bisogno di essere nutrita. Sennò diventa come il “senz’ossa” di Esiodo che “si rode il piede” (cioè come un polpo che, in inverno, divora un suo stesso tentacolo per mancanza di altro sostentamento.

2)  Lo spazio per i propri scritti e il proprio spazio dagli scritti

Trovare, nella propria vita, spazio per la scrittura, non è soltanto questione di ore dedicate alla propria passione: occorre trovare anche spazio, nella propria mente affollata da mille altri pensieri e preoccupazioni, per dare un nido alle parole che sono come aironi che ogni volta che tiri fuori, scrivendo, porti a prendere una boccata d’aria fresca. Dare spazio alla scrittura non deve però equivalere a lasciarsi monopolizzare da essa: tu sei ciò che scrivi, certo, ma sei anche altro. Molto altro. A quest’altro devi comunque dare spazio.

3) Il tempo e lo spazio per scrivere ovunque e in qualunque momento

Tu quando scrivi?“: una domanda che potrà anche sembrare banale ma che secondo me non lo è affatto. Perché, per quanto ognuno abbia un proprio momento preferito della giornata per dedicarsi alla scrittura, la arcinota (e a volte arcigna) ispirazione non è così brava con le regole del Galateo: viene quando vuole e non chiede mai permesso.

Tu dove scrivi?“: anche questo non è un quesito da sottovalutare. Avere il proprio luogo speciale per produrre scritti, per creare, può essere magico. Ma forse può anche essere un po’ riduttivo, non ti pare? Pensa a una poesia che nasce nell’attesa di un aereo che sta tardando ad arrivare. E meno male che tarda perché tu quella persona lì, quella con la valigia strapiena, non hai nessuna intenzione di lasciarla andare. E allora scrivi sul retro del biglietto qualche parola. Affinché quella persona, prima di imbarcarsi, legga le tue frasi e decida di restare. (Ecco, ora sei pronto a montare un film strappalacrime).

4) Spaziare da uno scritto all’altro

Lo ha spiegato perfettamente una certa Sam.B nel suo post “5 trucchi per scrivere un romanzo“: gli scritti non pretendono la tua fedeltà assoluta. Rilassati. La promiscuità scrittoria può, al contrario, ridare vigore alla tua vena ispiratoria. Hai diverse storie a cui stai lavorando in contemporanea? Quando uscire con lo stesso racconto tutte le sere ti ha un po’ stufato puoi sempre invitare fuori per un caffè (nero come l’inchiostro) quell’altro racconto così carino che, ogni volta che accendi il pc, ammicca dall’icona che gli hai assegnato sul desktop.

Premessa

Se ti stai chiedendo che cosa ci faccia una premessa a fine post significa che devo proprio ricordarti lo spirito, di questo post: i consigli sono 4, come i lati di un quadrato perché è importante riuscire a inquadrare ciò che si sta facendo per riuscire a inquadrare anche dove si vuole, coi propri sforzi, andare a parare. Ma c’è anche qualcos’altro che è importante imparare:  c’è una schiuma eterea fatta di aspirazioni e ispirazioni da cui è bello farsi accarezzare.

Una schiuma impalpabile come quella delle onde del mare. Una schiuma che non è come i cavalloni: non la puoi imbrigliare. Una schiuma come la schiuma dei giorni di Mood Indigo, il film da cui è tratta l’immagine messa a corredo di questo post. Ho dato un’occhiata a qualche recensione su quest’opera e sembra proprio una pellicola dal corredo genetico strampalato: un po’ come quello che a ogni scrittore è stato dato. Del resto la protagonista del film ha una strana e fatale ninfea che le cresce in petto: per gli scrittori la scrittura non è in qualche modo proprio questo?

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29 pensieri su “Scrittori sulle nuvole e un quadrato di consigli spazio-temporali

  1. Lo spazio per scrivere e il luogo in cui scrivere. E poi lo spazio, il tempo, per altro. Partirei da quest’ultimo punto: dare a sé stessi il tempo per altre attività è fondamentale per contaminare le proprie risorse anche di scrittore ( ma vale per ogni attività o passione). Più esci dal cerchio più stimolo ricevi e l’ispirazione, quindi i risultati, ringraziano.
    Il luogo non lo ritengo particolarmente importante, per quanto possa essere parte di un modus operandi della creatività di qualcuno, quando arriva l’ispirazione si può essere ovunque. Come dici tu non conosce etichetta e ti raggiunge quando vuole. Sta a noi agguantarla prima che svanisca.
    E qui entra in gioco l’essere pronti a metter nero su bianco il pensiero fugace. Si dice (ma forse è leggenda) che Joanne K. Rowling scrisse i primi due libri della saga di Harry Potter sull’applicazione “notes” del proprio smartphone.
    PS: questa ” meno male che tarda perché tu quella persona lì, quella con la valigia strapiena, non hai nessuna intenzione di lasciarla andare. E allora scrivi sul retro del biglietto qualche parola. Affinché quella persona, prima di imbarcarsi, legga le tue frasi e decida di restare” è un’immagine splendida. Potresti trarne il romanzo della vita. Basta crederci.

    1. Quando tutto ciò che prescinde dalla scrittura sembra accerchiarti in una cerchia dall’aspetto ben poco amichevole, quando vorresti che uno di quei cerchi nel grano fosse davvero di un alieno così, quanto meno, quella bella navicella potresti prenderla in prestito è andare fuori orbita. Mentre di solito, ciò che al massimo ti riesce, è andare fuori strada e perdere la rotta. Però, è vero…

      “Più esci dal cerchio più stimolo ricevi e l’ispirazione, quindi i risultati, ringraziano.”

      Cercare di disegnare il cerchio perfetto senza prendersi la briga di scoprire che le punte dei triangoli non fanno poi così male, e che i quattro lati del quadrato non sono poi così rigidi, significa privarsi dell’opportunità di fare del proprio cerchio disegnato, con un gesso trovato per caso, sul proprio cammino, un meraviglioso cono di luce.

  2. Nel punto 4 hai toccato un argomento interessante e spesso sottovalutato da chi scrive. L’importanza di lavorare su progetti paralleli.

    Ad esempio Raoul Montanari, nei suoi corsi di scrittura creativa, insegna a lavorare SEMPRE su più scritti contemporaneamente e a non concentrarsi mai su uno in particolare.

    Questo secondo me porta con sè vari benefici:

    1) Aiuta a far respirare i tuoi progetti, dilatando i tempi della creazione e donando nuovo ossigeno alla creatività (qualcuno ha detto che “si può scrivere anche senza scrivere”).

    2) Permette di avere sempre un altro progetto “di riserva” laddove il tuo progetto principale incontri dei ritardi, sia bloccato per mancanza d’ispirazione o perchè in attesa di valutazioni e nuovi sviluppi, oppure si sia del tutto arenato. È frustrante sapere di aver dedicato molto tempo a qualcosa che non sta dando (o non ha dato) i frutti sperati, mentre è molto meno frustrante avere subito in tasca una cartuccia di riserva da spararsi.

    3) Può capitare talvolta che alcuni progetti paralleli si fondano in uno solo. Capita di rado, ma capita.

    😉

    1. Ho deciso di soprannominare questo tuo interessante commento “il commento B”
      Perché?

      B come “Basta ne ho aBBastanza!”
      “Dare nuovo ossigeno alla creatività” lavorando “su più scritti contemporaneamente” significa dare a quello che ci “distoglie” dal nostro progetto di scrittura un vestito nuovo: la distrazione indossa i panni, ben più lusinghieri, di nuovo progetto a tutti gli effetti e questo, invece di toglierci linfa creativa, può in effetti aiutarci a rigenerarla. Arriva a volte quel momento in cui si ha voglia di lanciare il proprio quaderno di appunti (o il proprio pc, certo. Ma in questo caso sarebbe meglio avere un quaderno) contro il muro. Perché non si sa proprio dove sbattere la testa per tinteggiare la parete bianca della pagina con la propria storia. A quel punto, allora, a volte basta cambiare aria per dare ossigeno ai neuroni!

      B come piano B
      È frustrante sapere di aver dedicato molto tempo a qualcosa che non sta dando (o non ha dato) i frutti sperati, mentre è molto meno frustrante avere subito in tasca una cartuccia di riserva da spararsi.

      Questo commento credo sia valido anche a prescindere dalla scrittura. Avere un piano B, a meno che non ti spinga a impegnarti meno nel piano A, è un’ottima idea.

      Ah, dato che tu mi hai SEMPRE dato l’impressione di essere uno che di cinema ne sa…Mood Indigo l’hai mai visto?

  3. Vero, non esiste solo la scrittura. Io devo avere il tempo di leggere e andarmene in montagna, per esempio. E anche a mangiare una pizza o al cinema. Insomma, ricrearsi fa bene alla creatività.

    Il tempo per la scrittura deve essere condensato: un concentrato di forza di determinazione perché solo con la concentrazione si può scrivere: quantità di energia=quantità di pagine scritte.

    Il luogo ha una certa importanza: scrivo dove mi sento a mio agio.

    E sì, spazio da uno scritto all’altro, anche se non sempre.

    1. “Insomma, ricrearsi fa bene alla creatività.”
      Certo, come si può creare se non ci si ricrea mai? 😉

      Quanto agli spazi… Ti è mai capitato di sentirti stretto in una storia o di una serie di storie? Come se il genere e/o il tema scelto per uno scritto ti stesse ingabbiando e impedendo di esprimerti, anche in altri scritti, in altri modi?

  4. Quanti spunti interessanti. Mi stuzzicano le parole di Luca, anzi, di Montanari: lavorare sempre su più scritti contemporaneamente. Io di solito ho due progetti in contemporanea, ma in fasi diverse: uno che sto mettendo in parole e l’altro che coltivo in forma di idee, che poi si trasformeranno (spesso) in parole e così via. Non ho mai provato a dedicarmi a due lavori in simultanea con lo stesso tipo di impegno; non so se ne sono capace, perché fa parte del mio carattere focalizzare su una cosa per volta, ma chissà.
    Sull’ispirazione che viene quando viene alla faccia nostra, ho una mia idea un po’ in controtendenza: è troppo incostante e non mi va di aspettarla. So che, se lo facessi, alla lunga smetterei di scrivere, perché senza una certa costanza non potrei sperare di arrivare a farmi leggere. Per tenere viva quella speranza, e anche per migliorare con l’esercizio, cerco di scrivere quasi tutti i giorni qualcosa; senza però trascurare gli altri aspetti della vita, come qualcuno ha giustamente detto. Lo scrittore che non vive intensamente tutto è uno scrittore che ha poco da dire, e anche una persona che si perde troppe cose. 😉

    1. Non ti nego che fra i molti consigli e spunti che si possono accumulare frequentando corsi o leggendo libri dedicati alla scrittura creativa, quello di lavorare su più progetti contemporaneamente (io ne ho 4 in ballo) è secondo me una specie di diamante nascosto: prezioso, ma non facilmente rintracciabile in giro (tra corsi e libri e blog di settore).

      In verità io ho sempre lavorato negli ultimi anni su progetti paralleli, e così quando ho raccolto il consiglio di Montanari non ho potuto fare a meno di pensare: beh… allora vedi che non stai sbagliando e che forse ha un senso? 😉

      1. Ormai per me è questione di abitudine. Poi… che ti devo dire… io mi trovo bene.
        Ovvio che a un certo punto devi quagliare 😉

    2. “Io di solito ho due progetti in contemporanea, ma in fasi diverse”

      Mi incuriosisce molto questo tuo modo di lavorare su due fronti a patto che i due fronti abbiano condizioni abbastanza diverse da non darti problemi di focalizzazione…

      “Per migliorare con l’esercizio, cerco di scrivere quasi tutti i giorni qualcosa per migliorare con l’esercizio, cerco di scrivere quasi tutti i giorni qualcosa”

      Grande esempio di costanza! Grande Grazia! Ma scrivi qualunque cosa? Cioè ti metti lì e “semplicemente” (si fa presto a dire semplicemente ;)) scrivi quello che ti va o l’esercizio quotidiano è sempre necessariamente legato a un preciso progetto in corso?

      1. Non ho mai fatto un esercizio di scrittura in vita mia! Mi sembra troppo vuoto. Cerco solo di avere sempre un lavoro in ballo, che sia romanzo o saggio o racconto, più un idea da sviluppare, così finito uno, sotto un altro. 🙂

  5. A proposito, sono un’amante della scrittura mattutina costretta a scrivere di pomeriggio. Scrivo al portatile in sala, perché non ho uno spazio più adatto, ma ho imposto gli auricolari per la tivù ai familiari. Resisto a qualunque distrazione, ma la tivù proprio mi abbacchia la creatività. 😦

    1. Anch’io, come te, sono un fanatico della scrittura mattutina. Il tempo del risveglio è il tempo del sogno “lucido” e il momento in cui indubbiamente la mente è molto più ricettiva 😉

    2. Almeno in vacanza riesci a ricongiungerti con il tuo vero amore, la scrittura mattutina? *_*
      Mi auguro di sì!
      Ma in attesa di scoprirlo ti dico che ho sorriso tanto all’idea dei familiari cuffiette-muniti loro malgrado: brava Grazia, così si fa! 😀

  6. Ho una domanda, Monia: ma tu sei davvero classe 1991? Perché più ti seguo e leggo, meno capisco! Cosa? Come una giovane fanciulla riesca a tirare fuori contenuti e post così grandi. Non faccio complimenti così, tanto per farli!!!

    Anche io sono da scrittura mattutina…

    1. Gloria, sei caduta in un inganno: noi ’91-ini, quando diciamo la nostra data di nascita, sembriamo tanto carini e piccolini ma… C’è un ma.
      Ormai che il mondo è popolato da nati nel ’96 (ci rendiamo conto? Novantasei) maggiorenni noi figli di quest’anno palindromo siamo quasi… Stagionati.
      Come il parmigiano
      Fortuna che, come il parmigiano ha dalla sua il sesto gusto, l’umami (il “saporito”), stagionando spesso si affina il sesto senso: quello che ti fa capire che se una Gloria Vanni ti fa un complimento è perché è davvero sentito e sincero.
      Grazie mille! 😀

  7. la arcinota (e a volte arcigna) ispirazione non è così brava con le regole del Galateo: viene quando vuole e non chiede mai permesso

    Santa verità! Soprattutto, Madama Ispirazione è arcigna. E molto Prima Donna: se non le vai subito dietro si offende e quando cerchi di riacchiapparla ti sguscia tra le dita. Per questo, da animale evoluto, mi sono adattata a scrivere quando capita e in qualsiasi nicchia – anche se il mio momento preferito è la sera/notte, seduta al mio scrittoio… Tranne quando è il tempo per non scrivere 😉

    1. “Da animale evoluto, mi sono adattata a scrivere quando capita e in qualsiasi nicchia”

      Sam, dimmi un po’, ora che ti sei adattatahai la pelle di carta (molto assorbente così da trattenere tutto il nero di questo caffè-inchiostro) e i polpastrelli che diventano scriventi con la sola forza del pensiero? 😀

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