Epopea di un blogger: braccio di ferro per un tozzo di popolarità

Epopea di un blogger: braccio di ferro per un tozzo di popolarità

Proemio: il Muso di questo post è stato Mr Tozzo con un suo commento a un mio post. Sì, proprio quel Mr Tozzo che ha fatto il suo ingresso da pioniere nel mondo informatico armato di “un favoloso Amiga 500”.
Alla fine ce l’hai fatta. Un attimo prima di salire quell’ultimo gradino hai sentito tutto il peso dell’esitazione farti levitare il piede. I timori, che nella levità di un’antica spensieratezza avresti dimenticato in giro come maglioni di un inverno ormai passato, in quell’istante, per un istante, ti hanno letteralmente gelato il sangue. L’ansia da prestazione, un minuto prima di quella tanto attesa presentazione, ti avrebbe permesso di passare comunque all’azione? Quando la suola della tua scarpa ha sentito il terriccio sul palco e quella gomma masticata e poi buttata da chissà chi lo hai capito: c’eri riuscito, eri sul palco. Così ti sei schiarito la voce e, dopo i primi convenevoli, hai iniziato ad aspettarti qualche applauso. Anche a costo di apparire venale.
Ma, anche se il concerto del tuo blog è iniziato già da un po’, non stai di certo ricevendo un fiume di commenti e complimenti, di condivisioni e riconoscimenti. Insomma, non ti sdrai di certo su un effluvio di fiori lanciati sul palco insieme per tessere le tue lodi. Più che altro è il tuo piagnucolare per lo sconforto che potrebbe riempire il letto del Po.


Riconosciamo (il merito) solo (di) chi conosciamo

Ho una notizia bella e una notizia brutta da darti. La brutta notizia è che non avrai mai visite finché nessuno saprà che esisti. La bella notizia è che non avrai mai visite finché nessuno saprà che esisti. Errore di battitura? No, tutt’altro. Voglia di farti battere la lingua proprio dove il dente duole? Neanche. L’intento è proprio un altro: è inutile continuare a dolerti pensando a quanto il tuo blog somiglia al deserto dei Tartari senza far nulla. Dopo aver sopportato le doglie del parto e aver dato alla luce il tuo blog è il momento di farlo debuttare in società: se vuoi regalare al tuo blog la speranza di avere un pubblico devi trovare il tuo personale modo di esporre il fiocco azzurro o rosa per annunciare ai potenziali lettori che adesso esiste anche il tuo spazio. Potrebbe pure venir loro voglia di leggerlo, sai?

Le 5 vocali che spingono alla vocazione della condivisione

Una volta scoperta l’acqua calda, ossia che non puoi avere commentatori e “condivisori” se prima non hai lettori è il momento di capire quali sono le ragioni che portano alla condivisione. Dato che, scrivendo e riscrivendo sul tuo blog con le lettere hai sempre a che fare, e dato che se vorresti dare un nuovo impulso ai tuoi articoli significa che speri che la ruota della fortuna giri, ti invito a comprare una vocale.

A di Amicizia

C’è chi condivide quel determinato contenuto solo in virtù del buon rapporto che ha con l’autore del contenuto. Se tu chiedessi a tutti i tuoi amici su Facebook di diffondere un tuo scritto loro che farebbero? Ecco, molto probabilmente una grossa fetta accetterebbe. Ma abbuffarsi con questa scorpacciata di visibilità sarebbe un po’ come mangiare una torta indigesta: che valore ha una condivisione che prescinde dal reale valore di ciò che hai creato e che nasce solo come favore, come mera cortesia? La quantità delle condivisioni va quindi, in casi simili, assolutamente contestualizzata. E il suo peso naturalmente… Ridimensionato.

E di Emozione

Quando controlli le statistiche del tuo blog pensi soprattutto ai numeri. Numeri che vorresti crescessero, numeri che non sempre soddisfano le tue aspettative, numeri che, a furia di spingerti a fare e rifare conti su conti ti fanno perdere di vista ciò che realmente conta: le persone non sono numeri. Infatti le persone hanno delle emozioni e tendono a condividere con le altre persone proprio ciò che suscita in loro queste emozioni. Certo, di possibilità di provocare emozioni ce ne sono tante: tante quante sono le possibili emozioni! Ma, magari, evita di giocare, tra le carte disponibili nella tua mano da scrittore troppo spesso la carta della provocazione: rischi che l’unica emozione suscitata sia l’indignazione.

I di Interesse

Tra i condivisori seriali c’è poi chi dell’Antica Roma conosce solo la sigla S.P.Q.R. e il detto “do ut des”: condivide soltanto per il proprio tornaconto personale, condivide solo ed esclusivamente se crede che poi tu “ricambierai il favore”. In questo caso la parola “interesse” assume insomma una connotazione non esattamente positiva. Peccato però che la terra della condivisione è una terra libera, una terra ancora per certi versi selvaggia ma anche una terra di frontiera dove vince chi ha voglia di mettersi in gioco: i tweet di condivisione non dovrebbero essere merce di scambio ma dono convinto.

O di Orgoglio

Qualche giorno fa ho cinguettato che in “ogni persona ce ne sono tre: chi è, chi sembra, chi vorrebbe essere”. Quando qualcuno condivide un contenuto spesso lo fa perché fondamentalmente ritiene fondamentale… Apparire una persona ricca di contenuti. La condivisione diventa così l’occasione per sforzarsi di sembrare agli altri non tanto ciò che si è ma soprattutto ciò che si vorrebbe essere. In che modo riflettere su questo aspetto può esserti utile? Semplice: non produrre articoli di cui tu per primo non sei assolutamente orgoglioso. Se tu stesso non reputi ciò che scrivi degno d’attenzione chi potrà essere fiero di mostrare ai propri amici e follower che ha notato ciò che scrivi?

U di Utilità

Ti piace scrivere sul tuo blog perché ti senti libero, vero? Senti di non dover rendere conto a nessuno, di non dover servire nessuno. Ma è davvero così? In parte. In effetti, in qualche modo, devi “servire”: nel senso che devi essere a modo tuo utile, fornire in un certo senso un “servizio”. Perché gli sforzi che compi perché il tuo blog compia il suo (si spera positivo) destino, chi ti legge, a fine lettura, deve sentire di aver aggiunto qualcosa al suo personale bagaglio: solo chi si sente arricchito è davvero contento di donare agli altri ciò che tu hai donato. Per questo condividerà il tuo post: perché sentirà che il tuo scritto gli ha regalato qualcosa. Questa non è forse un perfetto esempio di condivisione virtuosa?

Per diventare blogger dell’anno devi affrontare un’annosa questione…

Quantità o qualità? Se anche tu fatichi a capire quale sia l’impatto che hanno i tuoi scritti sui tuoi lettori, se nella selva oscura di commenti, di visite e di condivisioni fatichi a trovare il tuo Virgilio che ti indichi la via per sapere se il tuo post ha avuto successo oppure no fai un esperimento: diventa il Virgilio di te stesso.

Parti dalla quantità per dosare la qualità. Chiediti se stai dando del tuo meglio per presentare il tuo blog a chi potrebbe essere interessato a conoscerlo e poi, analizzando le reazioni che hanno leggendoti quelli che lo conoscono già, prova a selezionare a quale “tipologia di condivisioni” appartengono quelle che hai ricevuto. Poi, naturalmente, vieni a parlarne qua!

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23 pensieri su “Epopea di un blogger: braccio di ferro per un tozzo di popolarità

  1. La fai facile spiritello: Guidare sé stessi è già difficile quando si conosce il gioco, diventa arduo quando sbarchi su terre sconosciute. Poi si sa: meglio 100 interessati al tuo contenuto (o servizio o prodotto) che 100.000 interessati al ricambio di favore o anche solo gentili per amicizia. Resta la base di ogni buon business: contenuto valido, utile, e le persone al centro. Soprattutto l’attenzione alle persone, direi. E naturalmente la fiducia in sé stessi: se non ci credi tu, non ci crederà nessuno.

    1. Per una volta riesco anch’io a “farla facile”! Sono molto orgogliosa di me allora! 😀
      Seriamente, io penso che “il gioco” non si conosca mai davvero.
      Anche la tua terra natale, anche il posto che sei convinto di aver colonizzato con esperienza e competenza… Ecco, anche il luogo che credi ti sia più noto è in realtà un pianeta sconosciuto per tanti versi.
      L’importante, secondo me, e non abbassare mai la guardia e continuare sempre a guidare se stessi pretendendo dal proprio percorso il massimo senza farsi ingannare dall’effimera convinzione di aver ormai capito appieno le regole del gioco.

      Per quanto riguarda la fiducia in se stessi lo si dice continuamente, a tutti: “devi crederci tu per primo! Sennò come pretendi ci credano gli altri?”. Naturalmente sono d’accordo. Ma, c’è un ma. Crederci è un bene ma solo quando si ha qualcosa in cui credere. Quello che si dice meno spesso è che c’è una linea sottile, ma che è importante non attraversare, tra una sana fiducia in se stessi e un’eccessiva e immotivata convinzione nei propri mezzi.

  2. Sei ancora giovanissima e hai già una grande esperienza, ma per ragioni anagrafiche non hai vissuto l’alba dei blog italiani. Sulle prime piattaforme, quando bloggare divenne di moda, ricordo di blog veramente banali con numeri incredibili. Perché tutti si affacciavano, e la gran parte non erano appassionati di scrittura o lettura, ma ne’ più ne’ meno che la maggioranza dei utenti Facebook di oggi, gente che voleva far due chiacchiere. Ora i social hanno eroso la gran parte del pubblico dei blog, e per la qualità e’ stato un bene, però nessuno può attendersi numeri importanti salvo che sia inserito in altri media. Condivido tutto del tuo post, ma davvero non credo che si possa andare, anche scrivendo cose bellissime, al di la’ della vocale A. Non ho ancora letto il blog di tozzo, non so della sua qualità, ma so della tua. Ricordi i nostri numeri su Splinder? Non scrivevi certo così. I blog amatoriali hanno questi numeri, poco da fare per quanti sforzi si compiano. In questa forbice, i tuoi consigli sono ottimi perché la curva sia verso l’alto.

    1. Sì, ricordo perfettamente Splinder 🙂 (E mi è spiaciuto molto quando si è spento)
      Penso che la differenza tra quel tipo di blog e questo tipo di blog sia il fatto che qui il punto di fuga della scrittura è verso il lettore, mentre nei blog più “personali” il centro è sempre l’autore.
      È un po’ come se ci fosse un narcisismo di fondo che è presente sempre, in fondo, ma che ha più peso quando lo scrittore usa il suo blog soprattutto per alleggerirsi dal peso dei propri pensieri.

      1. Concordo sui blog personali, ma non c’entra nulla la piattaforma, un mio amico usava Splinder ma come suo blog tematico. I blog generalisti sono tutti incentrati sull’autore, come dici: ecco perché a me non piacciono e non ne seguo nessuno.

      2. Assolutamente d’accordo sul fatto che non c’entri la piattaforma: la piattaforma è solo il contenitore ma sono i contenuti quelli che danno forma al blog.
        Ma non credo che Glaurito volesse fare un discorso di piattaforma. 🙂

  3. Posso dire di aver ricevuto parecchie condivisioni da gente perfettamente sconosciuta, che non seguiva il mio blog né mi segue sui social. Questo per me è molto importante, perché vedi bene che quei contenuti che hai creato sono veramente interessanti.

    Poi c’è stato chi mi ha detto di aver condiviso alcuni miei post solo sulla fiducia: ecco, a me questo non piace.

    Io non ho condiviso alcuni post di gente che seguo perché non ero d’accordo con quanto avevano scritto. Non voglio che la gente diffonda i miei articoli solo per amicizia. Voglio che lo faccia solo se li ha letti e li ha trovati utili.

    1. “Non voglio che la gente diffonda i miei articoli solo per amicizia. Voglio che lo faccia solo se li ha letti e li ha trovati utili.”

      Credo proprio sia questo l’atteggiamento giusto: meglio avere “poche” (quante siano “poche” dipende poi da mille fattori) condivisioni ma autentiche che averne “molte” ma inquinate dai rapporti personali tra autore e condivisore.
      Ciò non si riduce alla mera questione “meglio la qualità della quantità” ma va a coinvolgere il processo di crescita di un blog: perché un blog migliori è necessario possa basarsi anche sulle reazioni che raccoglie dal suo pubblico. Ma se queste reazioni sono “falsate” questo importante momento di confronto viene a mancare.

  4. Ciao Monia, condivido tutto ciò che hai detto.

    Se si vuole avere seguito, bisogna scrivere immedesimandosi nel lettore, offrendo un mix di qualità ed originalità. Solo dopo questo passaggio andrebbero guardati ed analizzati i numeri: condivisioni, commenti e visite. Prima rischia di diventare una trappola.

    1. Benvenuto Francesco!
      Tu quindi consigli di starsene, nei primi periodi di vita del proprio blog, assolutamente concentrati solo sui contenuti, quindi sul dare, e solo dopo andare a verificare quanto effettivamente si è “ricevuto” in termini di condivisioni, commenti e visite?

  5. Definire un Blog personale e’ per me una tautologia. Ricordi la tua risposta ad un mio commento sul mostrare la tua “rete”? Il tuo blog non parlerà esplicitamente di te, ma parla comunque per te. Che sia un blog vetrina per pubblicizzare quello che scrivi, o trampolino, come io definirei il Calamo. Dove il blog e’ il mezzo e non il fine ultimo. Sbaglio?

    1. Tutto ciò che ci riguarda, in qualche modo, è “personale” e sì, il mio blog parla per me, ma secondo me il punto è che in un “blog tematico” la persona più importante non sei più tu ma il tuo lettore.

      Il Calamo, ancor più che trampolino, lo vedo come… Una canoa. Non soltanto un attimo di passaggio prima del tuffo nella tanto agognata ma un mezzo con cui navigarci, sull’acqua.
      Perché sì, il blog è un mezzo. Ma in mezzo c’è anche tanto altro.

  6. Prima di tutto grazie per la citazione, anche perché è stata fonte di ispirazione per il mio articolo di oggi.

    Concordo con i tuoi punti e se mi permetti una citazione: “Se mi assomigli bene altrimenti non interessa che compri” che se la vogliamo adattare alla blogosfera diventerebbe “Se lo trovi utile bene altrimenti non interessa che condividi”.

    Avere un post che ha ricevuto 200 condivisioni e 200 mi piace dei quali 190 sono dei nostri amici lo si può paragonare ad un atleta che si dopa prima di una gara e vince…si hai vinto ma non è merito tuo.

    Qualità o Quantità? La risposta ovvia sarebbe che la verità è nel mezzo, io invece dico che dipende… se sei nuovo io punterei sulla quantità per farti conoscere, naturalmente la qualità è importante. Quindi inizialmente direi 65% quantità e 35% qualità. Naturalmente poi con il passare del tempo (e man mano che ti fai conoscere) queste percentuali devono cambiare fino ad arrivare al bilanciamento perfetto: 10 % quantità e 90% qualità. Secondo me se produci post di spessore (90% qualità) puoi permetterti anche una pubblicazione a settimana.

    Cosa ne pensi ?

    1. “Prima di tutto grazie per la citazione, anche perché è stata fonte di ispirazione per il mio articolo di oggi.
      Di niente! Siamo qui per aspirare al meglio e ispirare il meglio 🙂

      “Concordo con i tuoi punti e se mi permetti una citazione: “Se mi assomigli bene altrimenti non interessa che compri” che se la vogliamo adattare alla blogosfera diventerebbe “Se lo trovi utile bene altrimenti non interessa che condividi”.”

      Interessante l’adattamento della citazione: ma di chi è la citazione?

      Qualità o Quantità? La risposta ovvia sarebbe che la verità è nel mezzo, io invece dico che dipende… se sei nuovo io punterei sulla quantità per farti conoscere, naturalmente la qualità è importante. Quindi inizialmente direi 65% quantità e 35% qualità. Naturalmente poi con il passare del tempo (e man mano che ti fai conoscere) queste percentuali devono cambiare fino ad arrivare al bilanciamento perfetto: 10 % quantità e 90% qualità. Secondo me se produci post di spessore (90% qualità) puoi permetterti anche una pubblicazione a settimana.

      Cosa ne pensi?

      Ti dirò cosa ne penso in tre punti:

      1) La prima impressione non è importante. È importantissima. Quindi, secondo me, se è vero che se “per farti conoscere” punti più sulla quantità che sulla qualità aumenti, quantitativamente, le possibilità di attirare l’attenzione, al tempo stesso dimentichi di prestare attenzione come ti stai facendo conoscere. La prima impressione che vuoi dare di te è davvero quella di uno che s-vende contenuti a tanto al kg? Se il tuo motto è “nel bene o nel male purché se ne parli” va benissimo. Se così non è… Meglio fare attenzione.

      2) L’errore di fondo, secondo me, è nelle priorità e nel considerare qualità e quantità necessariamente inversamente proporzionali. Mi spiego meglio: a mio parere non si dovrebbe partire dall’idea di voler pubblicare tot volte a settimana e poi preoccuparsi del valore effettivo dei post prodotti. Insomma, secondo me invece che partire dalla scelta della quantità e poi affibbiare a essa una certa qualità, occorrerebbe operare esattamente al contrario. La priorità deve essere la qualità: tenendo conto del livello qualitativo sotto cui non si vuole assolutamente scendere si dovrebbe poi valutare quale quantità si è in grado di produrre con quella qualità.

      2) Penso che, da un punto di vista puramente teorico, ci si possa permettere anche una pubblicazione… Al mese. Ma anche qui secondo me si deve cambiare modo di osservare la questione: se ti rendi conto che puoi creare qualità solo pubblicando più di rado devi pubblicare con meno frequenza. Anche a costo di impiegare più tempo per farti conoscere. Il problema è che un “blog brachicardico” (ricordi quando ho parlato dell'”effetto cronotropo” ossia di come scegliere la frequenza di pubblicazione?) farà più fatica a decollare. Direi perciò che non è tanto la qualità che ti permette di permetterti il lusso di una pubblicazione meno frequente ma più che altro è l’essere già un blogger di cui sono salite le quotazioni. Molta popolarità può significare meno necessità di ricordare continuamente al mondo che esisti. (Ma, attenzione, anche nella minor frequenza ci dovrebbe essere una certa periodicità: è importante creare un appuntamento a cui il lettore possa sentire di non voler mancare.)

      1. Interessante l’adattamento della citazione: ma di chi è la citazione?

        Una canzone di un gruppo che seguo dal loro esordio (Articolo 31 😀 )

        Per quanto riguarda il punto 1, 2 e 3:
        La qualità ci deve sempre essere perché altrimenti potrai fare il botto alle prime pubblicazioni ma poi avrai il famoso Deserto dei Tartari. Quello che intendevo io è che magari pubblicando per farti conoscere molto alcune volte non puoi avere una qualità elevata nei post.

        Invece per quanto riguarda la frequenza è scontato che per permetterti una pubblicazione a settimana prima devi farti il nome altrimenti rischi di fallire clamorosamente.

      2. Gli Articolo 31! Li ricordo anch’io gli Articolo 31 “prima maniera”

        “Quello che intendevo io è che magari pubblicando per farti conoscere molto alcune volte non puoi avere una qualità elevata nei post.”

        Sì, avevo intuito volessi dire questo… Ma io credo che se pubblicare molto per farti conoscere in fretta equivale a rinunciare, anche solo una volta, a una “qualità elevata” è meglio metterci più tempo a farsi notare che farsi notare male 🙂

        Dato che tu sei stato il Muso ti pongo una nuova domanda: secondo te quando si capisce che “ci si è fatti un nome”? Come si capisce? Quali sono gli elementi che fanno capire che si è diventati “popolari”?

      3. Ma guarda visto che ancora non ho raggiunto questa popolarità non ti saprei dire come si capisce…ma ti posso dire quello che penso.

        Secondo me ti sei fatto il nome quando i tuoi post viaggiano da soli (senza spinte) e quindi puoi “campare di rendita”, quando il tuo post è la soluzione al problema e poi …… e poi lascio spazio ad altri lettori per rispondere.

        P.S.
        La Musa questa volta sei stata tu….userò questo tuo ultimo commento come base per il mio prossimo post ;D

  7. Mi intrufolo tra voi in punta di piedi. Perché sento i vostri commenti molto legati gli uni agli altri e quindi sento di dovere fare molta attenzione. Concordo con Daniele, Francesco, Monia, Mr Tozzo e glaurito. Insomma, con tutti!

    Personalmente prediligo la qualitià alla quantità, anche quando non sembra essere vincente. Ma è una questione mia, ho bisogno di sentirmi serena. Di sapere che quel commento, quella condivisione, quelle parole sono spontanee.

    Poi, è tutto talmente personale e opinabile, io sono in questo mondo – blog e blogger – da appena un anno e non mi sento di aggiungere altro. So che non prendersi troppo sul serio fa stare un gran bene. Ed è uno sport che cerco di praticare con passione. Non sempre ci riesco ma… ci provo e riprovo 🙂

    1. La cosa bella dei legami come quello che puoi aver sentito tu tra i commenti di questo post e che sono legami al tempo stesso impalpabili e resistentissimi e, soprattutto, proprio tu, Gloria, sei sempre invitata a legarti a me e a chi viene qui e lascia un pezzettino di sé in questo posto 🙂

      La tua convinzione che la qualità, anche quando sulla quantità non sembra vincere, in realtà in qualche modo vince sempre perché fa sentire te stessa vincente è qualcosa su cui non posso che concordare. Sposo quindi questa tuo pensiero e come petali da lanciare per festeggiare al matrimonio uso bolle di sapone. Un emblema di leggerezza perché hai proprio ragione: “non prendersi troppo sul serio fa stare un gran bene”!

  8. Ciao Monia 🙂 Sono molto d’accordo con te sul fatto che un blog sia anche un servizio, un modo per dare agli altri ciò che hai da dare, che qualche volta è uno spunto di riflessione, qualche volta una risata o un semplice “anch’io mi sento così”. Certo iniziare un blog che va a inserirsi tra millemila altri rende difficile rilassarsi e concentrarsi sulla qualità. E’ vero che “meglio pochi ma buoni”, ma se non sono nemmeno pochi… Devi darti da fare, e soprattutto cercare di imparare dai piccoli segnali che ricevi dalle prime persone che ti seguono, per capire cosa di te è utile agli altri. Non sempre è quello che credi.

    1. Ciao Grazia, benvenuta!

      Mi piace molto il modo in cui hai saputo esplicare il concetto di “servizio”: l'”utilità” non è solo appannaggio delle guide, dei tutorial, ma può anche essere data da un pensiero o da un sorriso condiviso, hai proprio ragione!

      Interessante anche la tua riflessione finale sul “capire cosa di te è utile agli altri”. Il fatto che “non sempre è quello che credi” lo rende un’occasione per scoprire anche qualcosa in più di se stessi, vero?

      Spero di rivederti presto in questo girone blogghesco 🙂

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