La stagione della scrittura (Parte 1)

la stagione della scrittura (parte 1)

Scrivere su un blog significa anche avere la penna sempre porta a partire. E leggendo si fa il pieno alla propria penna. Difatti il primum movens per questo mio scritto è stato proprio il leggere un post scritto da un’altra penna: l’adesione di PennaBlu a un meme sulla propria scrittura mi è sembrata un’idea così aderente alla mia inesausta curiosità che ho pensato “devo proprio scriverne!

L’idea poi, naturalmente, si è evoluta. In fondo, scrivendo, noi non facciamo che inneggiare continuamente all’evoluzione? Le singole lettere si uniscono e insieme, forti del fatto che l’unione fa la forza, evolvono in parole. E poi le parole diventano frasi e le frasi diventano libri e i libri diventano mondi. Questo post, quindi, più che un flusso di coscienza in cui riversare il fiume in piena del mio rapporto con la scrittura sarà come una piscina: siete invitati a nuotare con me anche una volta finita l’estate. Nuoteremo infatti attraverso i dodici mesi dell’anno. Perché la stagione dell’amore per la scrittura non è sempre rose e fiori ma anche quando è neve invernale o foglie gialle d’autunno è una stagione che vale la pena vivere.


Gennaio: i buoni propositi nella scrittura

Sai quei buoni propositi che, appena passato capodanno, metti nero su bianco pensando che metterli su carta possa aiutarti a metterteli in testa? Ecco, in merito alla scrittura non credo di averne mai fatti. No, ciò non significa di certo che non ho mai ritenuto la scrittura meritevole del suo posticino in elenco. Anzi. È che metterla lì, tra quelle voci nel 90% dei casi destinate a rimanere mute, mi è sempre sembrato riduttivo. Per questo ho sempre preferito fare o non fare, insomma scrivere o non scrivere senza avere dei propositi a cui attenermi. Ai propositi preferisco i progetti. Come il progetto a cui ho dato corpo con la creazione di questo blog .

Tu hai mai stilato una lista di buoni propositi riguardo alla tua scrittura?

Febbraio: il primo amore (in formato libro) non si scorda mai

A volte si tratta di un colpo di fulmine. Lo guardi che ti guarda, non sai se comprarlo. Prova tutte le tecniche di approccio. Si lascia perfino cadere dallo scaffale della libreria su cui è riposto giusto per avere una speranza di essere da te, sì, proprio da te, raccolto. E allora cedi perché, in effetti, anche tu dal primo momento che lo hai visto non sei più riuscita a togliergli gli occhi di dosso.

Altre volte invece ci passi del tempo insieme e niente. Non scocca nessuna scintilla. Poi lo rivedi. Magari sono passati mesi, addirittura anni. E succede. Ti piace, ti prende, ti conquista irrimediabilmente. Diventa il fiocco fatto con il filo rosso che ti lega alla scrittura.

Nel caso del mio primo amore di libro credo si sia trattato di un mix tra le due cose. L’ho incontrato e l’ho amato subito ma di un amore incompleto, mutilato. Poi l’ho rivisto, dopo qualche anno, e abbiamo scoperto di avere molte più cosa da raccontarci e da vivere insieme. Arrivato a questo punto sei curioso di sapere qual è stato questo mio primo libro amato? Direi “il lupo della steppa” di Herman Hesse.

Quale libro è stato il tuo primo vero amore, il tuo primo Valentino?

Marzo: allergie e annunciazione (il 25 marzo)

A marzo, si sa, i prati si allagano di boccioli si aprono e i nasi si chiudono, colpiti dal dilagare delle allergie. Io, nel coltivare la scrittura, sono estremamente allergica a due cose: la sola idea che qualcuno mi guardi mentre scrivo mi fa venire l’orticaria e, generalmente, dopo aver detto chiaramente a qualcuno, vis-à-vis, che scrivo ho bisogno di prendere un antistaminico per riprendermi dallo shock provocatomi da questa annunciazione.

Tu, a cosa, caro scribacchino, sei assolutamente allergico?

Aprile: il dolce dormire e il sogno di scrivere

C’è sempre stato un dissidio di fondo tra il mio sogno e le mie remore: in fondo chi scrive sogna sempre (o quasi) di sprofondare in una stanza piena di libri, no? E in questa stanza sogna di passarci ore e ore per approfondire il suo rapporto con la scrittura sancendo questo legame con la pubblicazione di un’opera di sua creazione, giusto? Ecco, in qualche modo sogno questo anch’io.

Solo che questo sogno è sempre andato a cozzare con la mia ritrosia a far leggere ciò che scrivo. E quindi con la mia voglia di restare attaccata come una cozza allo scoglio di quelli che hanno cassetti pieni di scritti ma non faranno mai della scrittura la loro casa. Neanche una seconda casa al mare.

Qual è il tuo sogno in merito alla tua scrittura?

Maggio: di scrittura e di rose

Quando scrivi ti preoccupi mai di definire ciò che stai scrivendo? Non parlo soltanto di identificare un genere a cui far appartenere i tuoi scritti ma anche di considerare scrittura soltanto alcune tipologie di scritti escludendone altro. In realtà non è forse vero che “ciò che noi chiamiamo con il nome di rosa, anche se lo chiamassimo con un altro nome, serberebbe pur sempre lo stesso dolce profumo”? Quando si parla di scrittura ha quindi senso pensare soltanto ai romanzi o ai racconti? La scrittura in fondo non è un mezzo? E quindi, come tale, non può forse essere usata negli ambiti più disparati?

Tu (di) cosa scrivi?

Giugno: solstizio scrittorio

Far venire alla luce le parole è sempre una grandissima emozione. Quando dico che secondo me, in un certo senso, la scrittura è cura, certo, ma è anche malattia è perché vedo l’atto di scrivere un po’ come un parto. Per quanto parti con l’idea di non farti coinvolgere troppo in realtà, nel momento stesso in cui decidi di metterti a scrivere, nel marasma della scrittura ci sei già dentro fino al collo.

Il giorno del solstizio d’estate è quel giorno dell’anno in cui si può godere del massimo numero di ore di sole. Un giorno, quindi, in cui la luce non manca di certo. Pensando agli scritti che vedono la luce e a questo particolare giorno di giugno mi chiedo e ti chiedo questo:

Finora qual è stato il momento di massimo splendore per la tua scrittura? E qual è il solstizio a cui aspiri?
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20 pensieri su “La stagione della scrittura (Parte 1)

  1. Buongiorno Monia.

    Inverno: ovatta. Neve. Freddo e torpore conciliano la lettura, riscopri come sia possibile rivivere, riassaporare momenti e crearne di nuovi, mai vissuti. Come le imprese di Jonathan e le sue traiettorie perfette dipinte nel cielo.

    PrImavera: Rondine. Non fa primavera, ma annuncia che ci siamo. Si può fare. Rischioso ma perché non tentare. Con questo sole e la natura che si risveglia sarebbe un peccato tenere per se pensieri e ricordi. E allora non butti più via niente. Tieni, raccogli, rileggi, correggi.

    Fra un pò sarà Estate: provi ad uscire dal tuo nido ma hai paura: è profondo laggiù. E allora ti riaccoccoli e assapori ancora un pò il sole caldo sulle piume. Al sicuro. Alzi gli occhi e vedi in alto un gabbiano che dipinge traiettorie nel cielo.

    Monia, mi fai venire una gran voglia di volare!

    1. “Inverno: ovatta. Neve. Freddo e torpore conciliano la lettura, riscopri come sia possibile rivivere, riassaporare momenti e crearne di nuovi, mai vissuti. Come le imprese di Jonathan e le sue traiettorie perfette dipinte nel cielo.”

      Fiocchi. Di neve. Fiocchi per incartare quei pacchi che ci si scambia, una sera d’inverno, distribuendo insieme ai doni affettuose pacche sulle spalle. Doni che ti accorgi di aver aspettato troppo a lungo qualcuno ti regalasse mentre li possedevi già. Ti decantano le doti del sale, capace di aiutarti a sciogliere il ghiaccio come se essere per un po’ congelati fosse il peddiore dei mali, ma invece (poi lo impari), a volte le tue doti vanno lasciate decantare sotto un bianco incanto per poi rinascere e ricominciare a incantare.

      “Primavera: Rondine. Non fa primavera, ma annuncia che ci siamo. Si può fare. Rischioso ma perché non tentare. Con questo sole e la natura che si risveglia sarebbe un peccato tenere per se pensieri e ricordi. E allora non butti più via niente. Tieni, raccogli, rileggi, correggi.”

      Quando non butti via niente spesso le ragioni per cui lo fai sono due. Diametralmente opposte, naturalmente. O non butti via niente perché non ce la fai. Perché le tante troppe perdite ti hanno buttato tanto giù che liberarti di qualcosa significa perderla. E tu ti senti come quelle cose: cose che non solo non vogliono perdere ma non vogliono essere perse. Oppure non butti via niente perché in ogni cosa vedi la parte buona. Ecosì riesci al meglio a interpretare la tua parte nella tua storia, e a ogni cosa ti sforzi di trovare la giusta collocazione come fai con le parole in una narrazione.

      “Fra un po’ sarà Estate: provi ad uscire dal tuo nido ma hai paura: è profondo laggiù. E allora ti riaccoccoli e assapori ancora un po’ il sole caldo sulle piume. Al sicuro. Alzi gli occhi e vedi in alto un gabbiano che dipinge traiettorie nel cielo.”

      Tanta paura, certo. Ma quant’è bello il momento in cui capisci che il tuo nido sei tu?

      “Monia, mi fai venire una gran voglia di volare!”

      Commenti così sono come d’ali supersoniche, Diego!

  2. Grazie della citazione 🙂

    – Sì, ho scritto una specie di lista e non l’ho rispettata.
    – Libro: non saprei, non c’è uno. Forse Il cucciolo di M.K. Rawlings.
    – Ho la tus stessa allergia 🙂
    – Il mio sogno è vedere un film preso da un mio libro. Ma prima, immagino, devo scriverne uno.
    – Scrivo di tutto quello che sento mio. Scrivo storie.
    – Il massimo splendore forse fra il 2012 e il 2013. Aspiro a poter scrivere di più.

    1. Citazione assolutamente dovuta Ludus/Daniele unico Imperatore di PennaBlu 😀

      – In genere cosa rispetti invece? Cioè, a quali programmi riesci a attenerti? Quale modo di organizzare i tuoi obiettivi ti è… Più congeniale?
      – Non l’ho mai letto: appena rimedierò sarai il primo a saperlo 🙂
      – Pensi sia contagiosa l’allergia?
      – Sarebbe il primo caso di “film tratto da un libro non ancora scritto”: originale, dai!
      – Quindi tu sei fatto di storie. Di storie sono imbevuti i tuoi occhi che invece di rigare di lacrime il tuo di volto bevono le lacrime del mondo. Di storie è tappezzata la tua pelle. Così anche quando ti perdi tra tutte le storie che vorresti raccontare ti basta guardare la mappa disegnata dai nei e dalle vene per ritrovare la strada.
      – Come stai costruendo la tua “scala per il paradiso”?

      1. – Non ne ho proprio idea. Ma finora non ho portato a termine proprio nulla, proprio perché non so fare un programma per raggiungere i miei obiettivi 🙂
        – No, l’allergia è solo personale.
        – Poetico il tuo pezzo: io sono fatto di storie 🙂 Sì, ho sempre vissuto fra le nuvole, nelle mie storie, anziché nel mondo reale.
        – Non la costruendo la scala 🙂

      2. – Però sai fare un piano editoriale e sai tenere in piedi non uno ma ben due blog… Sicuro di non aver portato a termine proprio nulla? 😉
        – Possiamo rassicurare tutti i lettori allora: l’allergia al farsi leggere non è contagiosa!
        – Penso che quando trovi la chiave di volta che ti permette di dare una svolta alla tua vita facendola somigliare alle storie che tanto ami far vivere e in cui ami vivere… Allora hai davvero svoltato.
        – Se non stai costruendo la scala prendi i tuoi centordici libri e impilali uno sull’altro per farne uno sgabello: sii all’altezza dei sogni che hai 🙂

  3. Non sono un amante del caldo, ma “Il giorno del solstizio d’estate” è il momento in cui le idee scoprono la luce e possono essere condivise. Comprendo la tua ritrosia a farti leggere: quando scrivi, spesso metti a nudo te stesso e diventi una preda più facile per chi vuole guardarti dentro. Ci sono scrittori che tengono per sé tali emozioni senza mai esternarle per tutta la vita, e va bene.
    Se però decidi di venire alla luce, allora dovrai mettere a frutto tutte quelle ore passate a sognare sulla carta, a materializzare concetti, parole, sensazioni derivanti dal vissuto e dalle emozioni che qualcun altro, con le proprie opere, ti ha trasmesso profondamente, fino a lasciarti quel solco che devi assolutamente riempire con altre emozioni: le tue.
    L’inverno è il periodo che vedo meglio per scrivere: magari davanti a un camino acceso, sulla poltrona, con un dito di cognac e tanti fogli ai quali dare un senso: meraviglioso lasciarsi andare nei pensieri mentre fuori il ghiaccio ferma ogni cosa.
    Eppure i pensieri avanzano, come il seme sotto al terreno che aspetta, impaziente, di poter venire alla luce alla primavera, quando tutte le storie cominciano.
    Coltivare, gestire con amore le parole diventa necessario e terapeutico: se lo fai bene, il raccolto sarà sempre straordinario.

    1. Leggo il tuo bellissimo commento e in testa, per qualche assurda ragione, mi si accende una festa in cui canta Fossati.

      Penso a quando ti fermi e pensi a “concetti, parole, sensazioni derivanti dal vissuto e dalle emozioni che qualcun altro, con le proprie opere, ti ha trasmesso profondamente” e a come. a volte, questo ti porta a vedere tutto come già visto “tutto già fatto, tutto quell’avvenire già avvenuto. Scritto, corretto e interpretato da altri meglio che da te”.

      Mentre è proprio come dici tu: quelle emozioni tracciano dentro te un solco di cui possono essere solo traccia. Il solco poi tocca a te (e aggiungerei “meno male!”) rempirlo.

      Il tempo in cui “il ghiaccio ma ogni cosa” è come quel “tempo sognato che bisognava sognare”. Perché, in fondo, non è forse vero “che c’è un tempo per seminare e uno più lungo per aspettare”?

      1. Forse il paragone con Fossati non è poi così azzardato e assurdo… Le parole sono come musica: apparentemente hanno un numero, una fine, ma il segreto è nella ricombinazione, nel generare con esse e un pizzico del tuo ingrediente segreto (ovvero le tue emozioni) il “lievito madre” da far crescere e col quale sfornare sempre quel pane caldo che tanto amiamo trovare e assaggiare.

        E’ sempre un grande piacere leggerti! 🙂

      2. In effetti, che siano note musicali o lettere dell’alfabeto, “poco importa”: si è comunque davanti a unità elementari che spossono diventare gli elementi fondamentali di castelli, musicali o letterari, in cui il cemento è proprio quel “lievito madre”.

        Quel lievito così necessario a sfornare quel pane che amiamo non solo in sé e per sé ma anche e soprattutto per ciò che rappresenta, per ciò che ci evoca e ri-evoca.

        Non accade forse la stessa cosa con i libri? Non amiamo semplicemente la carta o i pixel ma amiamo qualcosa che va oltre le paagine e di cui tuttavia le pagine sono permeate: l’anima di quello scritto.

        È sempre un gran nutrimento per il mio cervello intavolare discussioni così piacevoli! 🙂

  4. Anch’io sto ascoltando Fossati in loop da ieri, con gli auricolari, mentre stendevo la biancheria sul balcone che si affaccia sul fiume, alle spalle una collina che si finge montagna, “La Peredda”, la piccola pera, la chiamano i vecchi del mio paese. Sulle pendici ancora brulle qua e là esplode di soffice verde l’Aprile. Il mese in cui si sogna, vero? Di scrivere e di essere scritti, come una volta, a mano, su carta. Sogno di ricevere una lettera scritta a mano che cominci con “io sto bene e così spero anche di te” e di poter ancora regalare un libro con la dedica per San Valentino, magari al mio amore donerei il mio primo grande amore letterario.
    Qualcosa di Tondelli. Biglietti agli amici.

    1. Ti chiedi mai se alla biancheria piaccia essere stesa? Stesa come uno scritto, come una mano generosa, come un pugile sconfitto.
      Forse, a volte, alle cose piace starsene aggrovigliate in fondo alle tasche delle giacche rattoppate come le relazioni che hanno bruciato le tappe e poi non hanno retto di fronte al gelo.
      Forse a volte alla cose piace starsene raggomitolate dentro le pagine sgualcite di libri mai scritti da autori che non facevano altro che aspettare l’inverno per desiderare una nuova estate.

  5. Io non ho mai scritto liste di buoni propositi. Scrivo di getto ciò che m’ispira il momento oppure revisiono i pensieri nati dalla lettura di una frase particolare o un’immagine curiosa. Non seguo mai un programma preciso.
    Il mio primo amore è un libricino molto piccolo e poco conosciuto, ma profondamente attraente: “Tutto torna” di Giulia Carcasi. E poi di sogni ce n’è un’infinità, peccato che io non abbia abbastanza coraggio per metterli in pratica. Non ho la costanza di “vogare” all’inseguimento della pubblicazione dei miei scritti, così li tengo nel cassetto. Inoltre sono daccordissimo con te quando affermi che la scrittura è una malattia e gli scrittori ormai sono malati terminali. Non c’è malattia peggiore di quella che ti fa credere di stare bene. In questo caso, però, la scrittura è una malattia piacevole e che mi fa stare davvero bene! Inoltre, quando una cosa ci fa star bene non si punta semplicemente alla luce, ma al sole vero e proprio. Lo splendore e il calore generato dalla stupenda sensazione che nasce dallo scrivere. E non è detto che si scriva solo nelle ore di luce… Sono così malata che molto spesso occupo anche le notti per scrivere, risvegliandomi in compagnia dei miei fogli e delle mie “creazioni”. Perchè in fondo chi scrive non è molto diverso da un musicista. Lo scrittore è un compositore di parole che vive dell’eternità racchiusa nell’istante di una vibrazione. E, per comporre, non esiste stagione migliore che la vita stessa.

    1. “revisiono i pensieri nati dalla lettura di una frase particolare o un’immagine curiosa”

      Mi hai suggerito un’immagine bellissima con queste parole. L’immagine della frase o dell’immagine come ramo su cui si sviluppano i fiori dei tuoi pensieri. Fantastico.

      “Il mio primo amore è un libricino molto piccolo e poco conosciuto, ma profondamente attraente: “Tutto torna” di Giulia Carcasi.”

      Sai che, nonostante la vicinanza di studi e la vicinanza anagrafica, non ho mai letto nulla della Carcasi? Quando leggerò “Tutto torna” sarà bello scoprire cosa può averti colpito di questo libro!

      “Lo scrittore è un compositore di parole che vive dell’eternità racchiusa nell’istante di una vibrazione. E, per comporre, non esiste stagione migliore che la vita stessa.”

      Con pensieri così, cara Lidia, credo proprio dovresti lasciare nella notte soltanto lo scrivere matto e disperatissimo (ah, la notte e l’arte! Che matrimonio ben riuscito!) mentre tu dovresti proprio trovarla “la costanza di vogare” e dare alla luce i frutti di queste notti incredibili.

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