Il tuo blog è come il FAR west?

Il tuo blog è come il FAR west?

Da quando hai visto che il jogging è troppo faticoso hai deciso di darti al blogging: ormai sai che le parole sanno essere proiettili e, anche quando hai tanti scritti pronti in canna, ci pensi bene prima di premere il grilletto del tasto “pubblica” e correre il rischio di cannare. Eppure certi sbagli ti sembrano proprio impossibili da non fare.
Prima di diventare blogger guardavi alla blogsfera come a una terra di frontiera. La frontiera, al tempo stesso, separa e unisce, divide e collega. Attraversando il confine tra la scrittura conservata come privata e la pubblicazione dei tuoi scritti online hai varcato un ideale confine avventurandoti in una terra dove tutto era per te ancora in larga misura da scoprire: una terra da esplorare proprio come il selvaggio west.


F come febbre

Patologia : febbre da cavallo

Ormai lo sai bene: hai la febbre della scrittura. Forse fatichi a ricordarti il momento esatto in cui ti sei irrimediabilmente infettato ma ciò che ti è impossibile dimenticare è la sensazione che provi ogni volta che scaldi la penna tra le mani e, mentre la temperatura sale, tu ti prepari a scendere negli abissi delle tue sensazioni per tirarne fuori scritti che diano i brividi quanto e più della febbre. Cosa fare però quando avere la febbre della scrittura non sembra bastare per riuscire a infiammare gli animi dei lettori?

Cura: lezione di blogging coi cowboy

Allevare le idee come capi di bestiame significa prestare loro le cure necessarie, prendersi la briga di portarle a pascolare per permettere loro di nutrirsi bene. Ma, sebbene chi era un cow boy usava la frusta come strumento di lavoro anche quando non si riesce a prendere al lazo una buona occasione e a catturare l’attenzione del lettore è importante non cedere al senso di frustrazione. La scrittura è come un rodeo: bisogna allenarsi a cavalcare la propria ispirazione ma anche a domare la delusione che può nascere quando anche il più ispirato degli scritti non ottiene la considerazione sperata.

A come affanno

Patologia: affanno da oro

La terra degli scrittori, in certi aspetti, somiglia al far west: te li ricordi i cercatori d’oro? Quando si legge e si scrive occorre far attenzione a non prendere tutti i “consigli” per oro colato, bisogna ricordarsi che, è vero, non è tutto oro quello che luccica ma è anche vero che le pepite d’oro, per trovarle, bisogna impegnarsi a cercarle: a volte ci si lascia trascinare dalla corrente e si dimentica di andare a cercare i sogni d’oro che riposano sul letto del fiume della propria travolgente passione. D’altro canto una ricerca troppo affannosa spesso non si traduce in nulla di buono: troppo spesso i cercatori d’oro, anche dopo aver sentito di avere la ricchezza in pugno, si ritrovavano con un pugno di mosche.

Cura: spirito da pioniere

Per partire alla volta della propria personalissima terra promessa bisogna reputarsi promettenti e scommettere su se stessi: come si può altrimenti sperare di raggiungere la volta, celeste, del successo? I pionieri sono quelli che costruiscono il castello della propria fortuna lì dove non c’era neanche una strada. Sei convinto che ormai tutto sia stato scritto? Essere pionieri non deve necessariamente significare essere i primi a fare qualcosa: a volte “basta” essere i primi a fare quel qualcosa in un certo modo. Personale e quindi unico. Nuovo.

R come recidive

Patologia: errori recidivi

La recidiva, in campo legale, è quella ricaduta in cui un delinquente cade commettendo un nuovo reato dopo essere già stato condannato. Quanti fuorilegge recidivi c’erano nel Far West? Ma il bandito più difficile da bandire è sempre uno: la malattia. In medicina la recidiva è il ripresentarsi di una patologia. Quando sbagli fai qualcosa di nocivo per te ma in fondo errare è umano: è il perseverare che è… diabolico!

Cura: ingresso da saloon

Per evitare di sbagliare una volta e sbagliare un’altra volta è bene considerare l’ingresso del proprio blog come una porta da saloon. Una porta a vento che faccia capire che aria tira, una porta a spinta che spinga il lettore a interagire anche perché ricevere un riscontro è un’importante spinta per ogni scrittore. La porta d’entrata dei saloon si apriva in entrambi i sensi e tu, quando scrivi, dovresti mirare a una comunicazione non a senso unico ma proprio “a doppio senso”.

L’uomo che viaggia solo può partire oggi; ma chi viaggia in compagnia deve aspettare che l’altro sia pronto

Nella strada della scrittura quando un uomo con un blog incontra un uomo che il suo blog lo legge non può fare a meno di chiedergli di sparargli un commento. E fare un pezzo di strada con lui. Ti va?

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33 pensieri su “Il tuo blog è come il FAR west?

  1. La citazione finale è bella – ecco perché viaggio da solo – ma non ho capito perché l’hai inserita: a cosa la riferisci?

    Io ho la febbre della scrittura, ma delle pepite d’oro, ormai, non me ne frega più nulla, perché arriva un momento in cui sei più realista che sognatore. Posso però dire che gli sbagli commessi lo scorso anno nel blog non li ho più fatti.

    1. “La citazione finale è bella – ecco perché viaggio da solo – ma non ho capito perché l’hai inserita: a cosa la riferisci?”

      Mi riferisco al fatto che quando la scrittura da “faccenda privata” diventa “pubblica” allora non è più un viaggio del tutto solitario ma, giocoforza, diventa un viaggio con tanti nuovi compagni: quando si cammina coi lettori occorre tener conto anche delle loro necessità.

      “Io ho la febbre della scrittura, ma delle pepite d’oro, ormai, non me ne frega più nulla, perché arriva un momento in cui sei più realista che sognatore”

      Le pepite d’oro non ti sembrano abbastanza… Concrete? 😀 Scherzi a parte, dicci un po’, a quali non-pepite punti adesso?

      “gli sbagli commessi lo scorso anno nel blog non li ho più fatti.”

      Ecco, ora ci dici anche gli sbagli che avevi commesso così prendiamo appunti? 😉

      1. Giusto, in quel caso il viaggio non è più da soli.

        Non lo so, non mi sembra di avere più sogni, tutto qui. 🙂

        Errori: beh, una settimana ho pubblicato perfino 17 post… vedi tu se non è follia, questa. Spesso mi veniva un’idea e, anziché riprogrammare il calendario editoriale, prendevo e pubblicavo un secondo post nel pomeriggio. Troppo, il lettore non ti sta dietro.

      2. Ecco, parafrasando la citazione con cui ho chiuso il post, direi che pubblicando 17 post non stavi tenendo abbastanza conto dei tuoi “compagni di viaggio”, no?

        Per eccitare le tue cellule stellate che, io ne sono certa, credono ancora alle stelle cadenti, potrei, continuando con le citazioni, dirti che “un vincitore è semplicemente un sognatore che non si è mai arreso”. Ma tu lo sai già. Chiunque ti segua non può non vedere che, per quanto tu possa credere che il cinismo possa difenderti, in realtà il cuore pulsante dei tuoi sogni è continuamente sotto gli occhi di tutti. E sono tanti quelli che si fermano a guardarlo, incantati. Non dimenticartene mai.

      1. 1) Chi può dire che la tua apparente incoerenza non sia, in realtà, più fruttuosa di una stereotipata coerenza, alla lunga?
        2) La fase “accumulo spunti” a volte è assolutamente fondamentale: come potresti altrimenti tirare fuori un’idea geniale dopo l’altra (come sono certa fai)? 😉
        3) Forse quei “pochi” che finisci sono i proverbiali “pochi ma buoni”: è fisiologico che non tutte le idee si concretizzino. Vuol dire che sai fare selezione.

  2. Quando stai per cliccare il tasto Pubblica senti un brivido lungo la schiena…come quando stai per estrarre la pistola durante un duello a mezzogiorno… ora è da capire chi rimarrà in piedi dopo lo sparo!! 😀

    Poi c’è l’attesa dopo la pubblicazione, controlli spesso le statistiche per vedere se il tuo ultimo articolo è stato letto….aspetti con ansia la notifica che qualcuno ha lasciato un mi piace o un commento….. ma se non arrivano? Vuole dire che il post è stato un fallimento? Siamo proprio sicuri che il Mi Piace e il Commento sono la metrica giusta per definire il successo o il fallimento di un post?

    1. “Quando stai per cliccare il tasto Pubblica senti un brivido lungo la schiena…come quando stai per estrarre la pistola durante un duello a mezzogiorno… ora è da capire chi rimarrà in piedi dopo lo sparo!”

      Ok Tozzo, sappi che sto ridendo di gusto immaginando la mia stanza come una polverosa strada teatro di un duello all’ultimo sparo e il mio pc come il bandito col grilletto più veloce del west! 😀

      “Siamo proprio sicuri che il Mi Piace e il Commento sono la metrica giusta per definire il successo o il fallimento di un post?”

      Si parla spesso di come decretare il successo o l’insuccesso di un post: in effetti è una delle preoccupazioni principali di un blogger!
      (Giusto qualche giorno fa Riccardo Esposito ha parlato sul suo blog di 5 metriche per definire il successo di un post).
      Io credo che in effetti ci siano tanti parametri da considerare e anche da… Contestualizzare.

      Per esempio, il “Mi Piace” fatto da dieci amici che mettono “Mi Piace” solo perché sono, appunto, tuoi amici, valgono davvero di più di due apprezzamenti fatto da due “sconosciuti” che hanno espresso il loro parere positivo perché davvero hanno considerato meritevole il tuo lavoro? O, ancora, dieci commenti con “ciao, bel post (battuta che fa capire che chi sta commentando il post non lo ha neanche letto, passa da me” sono davvero indice di maggior successo di due commenti articolati e realmente interessati ai contenuti postati?

      Mr. col tuo commento di qualità hai sollevato una questione delicata che merita… Approfondimento! Grazie! 🙂

      1. Mi sa che è meglio spostare questa discussione dallo spazio dei commenti di questo post in cui i cow boy si affrontano a muso duro a un post tutto suo… Mr Tozzo tu ne sarai stato il Muso 😀

  3. Molto evocativa l’immagine che hai scelto, e non a caso da Springsteen a Kerouac a Stephen King (ricordi Desperation?) le interstate americane possono essere usate come metafore ideali di un percorso, road to nowhere o verso il mito, le conformazioni rocciose che hanno fatto da sfondo a Ombre rosse e mille altri classici western.
    Scrivere è imboccare una strada, che sia diritta o tortuosa e dove conduca dipende principalmente dalle nostre capacità. Febbre, Affanno e Recidiva fanno sicuramente parte del viaggio, e intraprenderlo insieme può aiutare.
    Non credo però che il tragitto della scrittura vada condiviso con il lettore, lui ci attende all’arrivo, a lui pagheremo il pedaggio. Invece, per avventure senza una meta ben precisa ma con il solo gusto della sfida può essere ideale un altro scrittore col quale condividere il peso della valigia e la leggerezza del volo delle farfalle variopinte che libereremo una volta che l’avremo aperta.

    TI rispondo, dunque: Sì, mi va di fare un pezzo di strada con te, come Jack e Neil, come Fruttero & Lucentini (là il dubbio sarà chi sceglierà Lucentini 😉 ), o meglio come Pat Garrett e Billy The Kid. L’importante è FAR qualcosa insieme, che sia WEST o semplicemente WASTE, si vedrà.

    1. “Molto evocativa l’immagine che hai scelto”

      Sono contenta che ti sia piaciuta, Gì! Sai che ho un po’ la vocazione all’evocazione 😉

      D’accordissimo con la tua idea che “scrivere è imboccare una strada, che sia diritta o tortuosa e dove conduca dipende principalmente dalle nostre capacità” meno col tuo pensiero secondo cui “il tragitto della scrittura non vada condiviso con il lettore”.
      Sai perché non sono completamente d’accordo? Perché penso che il lettore, anche se ancora non in carne e ossa ma “solo” come nostra riproduzione mentale di un lettore ideale, faccia sentire la sua presenza già ben prima dell’arrivo.

      “Per avventure senza una meta ben precisa ma con il solo gusto della sfida può essere ideale un altro scrittore col quale condividere il peso della valigia e la leggerezza del volo delle farfalle variopinte che libereremo una volta che l’avremo aperta”

      Molto evocativa anche questa tua immagine 🙂
      Credo però che in realtà non esistano davvero “avventure senza una meta ben precisa”: il fatto che a volte fatichiamo a vedere la meta non significa che non ci sia.
      E credo anche che scegliere quel tipo di compagni di viaggio sia un processo piuttosto… Delicato

      “L’importante è FAR qualcosa insieme, che sia WEST o semplicemente WASTE, si vedrà.”

      Questa frase finale, comunque, è geniale!

  4. Sul lettore ideale condivido appieno, è ciò che in effetti volevo intendere. Difatti, se mi impegno a scrivere frasi come quella che tu – troppo buona! – hai definito geniale è propriamente perché pensavo che fossi tu a doverla leggere.
    Sulla scrittura a quattro o più mani ti faccio un esempio personale.
    Mai avrei pensato di delegare ad altri il testo di una mia canzone (scrivere il testo è ciò che mi emoziona di più), ed invece con un mio caro amico col quale condivido i Karpocapsa – dei quali spero avrai sentito qualcosa – nella maniera più spontanea è capitato che lui abbia composto le parole e io la musica; e tutti mi hanno detto che sono riuscito a creare musiche meravigliose come mai prima; se è successo è solo perché mi sono impegnato per essere all’altezza dei suoi testi, mentre rispetto ai miei ero più indulgente. L’esatto meccanismo della frase di cui sopra, della quale lo stimolo sei stata tu e il tuo blog ricco, appunto, di alitterazioni e assonanze.
    Infine: qualcuno ha detto che è più importante il viaggio che la meta. Altri dicono che è più importante il viaggio che il percorso, mentre significa la stessa cosa 😀 (su questo equivoco scrissi un post, tempo fa). Io credo invece che nella scrittura, come nella vita, si debbano fare volta per volta le scelte che ci fanno stare meglio in quel momento, dovunque esse ci conducano.

    1. Mi fa piacere essere stata, con il mio blog, uno stimolo e mi fa piacere anche sapere che credi “che nella scrittura, come nella vita, si debbano fare volta per volta le scelte che ci fanno stare meglio in quel momento, dovunque esse ci conducano”.
      Ma un dubbio sorge spontaneo: pensi davvero che preoccuparti solo del momento, scrittorio o di vita, non possa pregiudicare lo sviluppo, della vita (dell’opera letteraria e non solo)?

  5. Premesso che, per ovvi motivi che tu facilmente immaginerai, non potevo fare a meno di associare il selvaggio west ad ogni singola parola del tuo post. Un blog è raccontare un pensiero, una storia, mettersi a nudo in un terreno che può diventare pericoloso.
    Prima di varcare la soglia del saloon, devi entrarci, in quel paesino di frontiera. E non ci sono tanti modi per farlo: se entri in punta di piedi o calvalcando all’impazzata, ti noteranno lo stesso. Occhi sospettosi sono ovunque, a valutare ed osservare ogni tuo movimento, ogni tua parola.
    Il più piccolo sbaglio può essere fatale: un movimento troppo improvviso potrebbe scatenare una sparatoria, dalla quale non è semplice uscire vincitori.
    Occorre saper dosare le pallottole, perché le energie non vanno sprecate.
    Essere pionieri nella scrittura è un po’ come diventare grandi pistoleri: non importa solo quanto tu sia veloce.
    Ciò che conta è il tuo modo personale di estrarre la pistola dal fodero. Questo modo deve essere solo tuo.
    Così nascono le leggende.

    1. “Occorre saper dosare le pallottole, perché le energie non vanno sprecate.
      Essere pionieri nella scrittura è un po’ come diventare grandi pistoleri: non importa solo quanto tu sia veloce.
      Ciò che conta è il tuo modo personale di estrarre la pistola dal fodero. Questo modo deve essere solo tuo.”

      In questo commento hai messo tantissime cose, Danilo. Come se dovessi preparare un fagotto per partire alla volta del tuo personalissimo paesino di frontiera.

      C’è l’invito a non disperdere le energie non solo in polemiche inutili ma anche in progetti sterili, c’è il consiglio a analizzare con lucidità i propri punti di forza, le proprie caratteristiche inimitabili e c’è l’esortazione a usare come pallottole tutte le proprie abilità. Ma, preferibilmente, dopo aver trovato il proprio modo di sparare.

      Così nascono i bei commenti! 😀

  6. Non so se capita anche a te di rileggere un tuo scritto – non chissà cosa, magari una piccola incantevole poesia, una sola frase, un haiku, un nome – e meravigliarti della straordinaria ispirazione avuta tanto da non riconoscerle quasi come tue.
    E però lo sono.
    La tua molecola d’immortalità.
    La giustificazione di tutto, a priori e a posteriori.
    E che fai, ti metti a chiederti se era giusto scriverla/viverla?

    1. Mi è capitato di meravigliarmi di tanti scatti di vita scritti e vissuti per svariate ragioni e sì, generalmente mi chiedo se sia stato giusto scriverla/viverla 🙂
      (E so che lo fai anche tu.)

  7. “La scrittura è come un rodeo: bisogna allenarsi a cavalcare la propria ispirazione ma anche a domare la delusione che può nascere quando anche il più ispirato degli scritti non ottiene la considerazione sperata”

    già. certo non sempre è semplice, perchè magari in quello scritto hai cercato d’infondere la passione che nutri per l’oggetto del post, e allora se non viene sufficientemente apprezzato ti senti come la madre di un figlio in gamba, ma che viene preso “di punta” dai professori 🙂

    1. A proposito della “madre di un figlio in gamba, ma che viene preso “di punta” dai professori” mi sono sempre chiesta una cosa che mi sembra anche metaforicamente calzante: meglio essere “genitore” di un “figlio” bravo ma che non si applica (quindi uno scritto che avrebbe comunque grandi potenzialità anche se non le usa pienamente) o di un “figlio” che non ha grandi doti ma da sempre il meglio di sé?

      1. quesito a dir poco spinoso 🙂
        non saprei, penso sia soggettivo … quel che è certo è che, alla lunga, non riuscire a esprimere appieno ciò che si ha/è è molto frustrante e stressante, eppure tuttavia può essere uno stimolo a mettersi in discussione e rivedere i propri limiti … la seconda opzione indubbiamente facilita di molto le cose, ma forse, di contro, potrebbe celare il “pericolo” di crogiolarsi sugli allori vivendo di rendita.

  8. Bellissimo post, Monia! Continua su questa strada, la linea della crescita è armoniosa, parola di pediatra 🙂

    “I pionieri sono quelli che costruiscono il castello della propria fortuna lì dove non c’era neanche una strada”. Prendo questa tua frase, una delle tante che mi piacciono perché è quella che sento a me più vicina.

    Anche se il mio sogno è sostituire pioniere con persona. Allora posso dire che #LessIsSexy ha raggiunto il suo obiettivo e sono tante le persone che condividono e praticano la sostenibilità. Buona settimana!

    1. Mia carissima pediatra grazie mille per questa tua visita… A domicilio! 🙂

      Non posso che trovare adeguata la tua scelta di quella frase come frase da far indossare al tuo posto speciale che ha come tetto solo il cielo: in fondo #LessIsSexy invita proprio a spogliarsi delle inutili sovrastrutture e vestirsi dei propri veri sogni per scoprire che l’oro, quello vero, era sempre stato sotto il nostro naso, no?

      1. ciao Monia, ogni tanto recupero terreno tra le mille inconbenze e torno a leggerti e a trovarti.

        Sì, spesso l’oro è proprio sotto il nostro naso. È il caso della sostenibilità… 🙂 Prima o poi, però, qulacuno apre narici, occhi, orecchie, mani, cuore e allora booommm… intanto si lavora e ci si impegna affinché #LessIsSexy sia sempre più sexy! 🙂

      2. Mi fa molto piacere che, pur dovendo saltare da un impegno all’altro, trovi il tempo per fare un salto da me! Grazie! 😀
        Nel caso della sostenibilità il bello è che non solo “è proprio sotto il nostro naso” ma che, quando qualcuno “narici, occhi, orecchie, mani, cuore” li apre e la trova non ha la tentazione di tenersela tutta per sé come potrebbe accadere con un altro oro. No. L’istinto naturale è quello alla condivisione e certo, all’impegno affinché la casa della sostenibilità sia sempre più una… Domus Aurea 😀

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