Il filo rosso della scrittura che si fa amare tra remi, rame e trame

Il filo rosso della scrittura che si fa amare tra remi, rame e trame

Remando, sulla tua barchetta fatta di curiosità, per navigare nel mare di internet scopri che (citando Wikipedia) la coppia di termini “tema” e “rema” (rispettivamente dal greco θῆμα, thema, “ciò che viene posto”, e ῥῆμα, rhema, “parola”) serve a distinguere, nel contesto di un enunciato, quanto si riferisce a ciò di cui si parla (tema) da quanto su di esso viene detto (rema).

Pensi così a come scrivere sia un po’ come preparare un piatto di ramen: di ramen in Giappone ne esiste una gran varietà come di varianti di stili di scrittura ce n’è un’infinità. Quando mescoli gli ingredienti della tua ricetta di scrittura i diversi sapori che il tuo inchiostro può avere li stai intrecciando.

Proprio come intrecci le parole quando costruisci una trama e lasci che i pensieri corrano legati da un filo come il filo rosso del destino che ti lega alla tua “anima gemella”: la scrittura. Perché la scrittura è per te l’altra metà della mela.


Remi

La scrittura è come una barca a remi. Se hai una vocazione devi vogare, vogare, vogare senza sosta ma devi anche sapere quando è il momento di tirare i remi in barca. Perché, per arrivare a destinazione, non basta remare con foga fino a farsi venire il polso dello scrittore: per non rischiare che la tua barca si ribalti, che la situazione apparentemente positiva in cui il tuo blog di scrittura versa cambi radicalmente e ti si riversino addosso un mare di problemi, è necessario conoscere bene le acque in cui si sta navigando.

A volte dovrai essere in grado di andare controcorrente ma altre volte dovrai essere capace di seguire il flusso (non sempre la vera forza è cercare di essere a tutti i costi anticonformista). È bene, però, che tu dal flusso non ti faccia mai travolgere, per non ritrovarti a lasciarti scivolare di dosso le caratteristiche uniche dell’impresa in cui si sei imbarcato e per riuscire a gestire anche le improvvise cascate cascando sempre in piedi.

Inoltre, saper gestire il “flusso di informazioni” significa essere in grado di organizzare sia gli spunti in entrata, che di dare il miglior sbocco possibile alle idee che ti spuntano in testa e non limitarti a seguire l’onda del momento giusto per spuntare la voce “scrivere un nuovo racconto” dal tuo elenco.

Rame

Lo scrittore deve avere un’anima di rame. Pensa al rame dentro i cavi del telefono: tra gli scrittori, soprattutto online, non si crea forse un gigantesco gioco di telefono senza fili? Si parla spesso dell’importanza di costruire una corretta comunicazione tra scrittore e lettore ma la comunicazione ha un grande valore anche quando si instaura tra scrittore e scrittore.

Del resto lo sanno bene i metalli, come il rame, quanto valore possa avere una lega: creare una lega vuol dire infatti creare un’unione, un punto di raccordo in una terra di condivisione in cui andare d’accordo.

Quando dai sfogo alle tue velleità di scrittore sul tuo blog devi saper essere di rame per allenarti a navigare nel mare della condivisione, ricordandoti che dall’associazione di rame e zinco si forma l’ottone: per attaccar b-ottone con il lettore si possono forse trascurare i bottoni di condivisione? La diffusione social di un post, in termini di visibilità, è preziosa come l’oro.

E poi avere un’anima di filo metallico significa avere una traccia, avere pronto lo scheletro del proprio blog su cui poi andare a strutturare il corpo dei propri testi, essersi fatti le ossa e essere pronti a articolare i propri pensieri nei propri articoli.

Trame

Le trame sono fatte di connessioni, sono eventi che si intrecciano. Quando scrivi diventi, per i tuoi personaggi, una Moira: tessi il destino non solo dei protagonisti di una storia ma in qualche modo di ogni frase e di ogni singola parola. Chi scrive quindi non fa altro che tessere il filo rosso che tiene legate insieme tutte le parti della trama, e raccogliere le varie scene che compongono il suo scritto come se fossero tessere di un puzzle.

Il segreto per “avere successo” è diventare un “completatore di puzzle”. Io penso che ognuno di noi abbia dentro un gigantesco puzzle, meraviglioso ma incompleto. Un puzzle straordinario ma pieno di buchi da colmare. E penso anche che ognuno di noi abbia pure una scatola. Una scatola con dei pezzi in più, con dei doppioni pronti a essere donati.

Il tuo scopo è trovare il tuo pezzo raro (perché sì, è tutta questione di trovarlo. Perché ce l’hai. Sì che ce l’hai. Anche tu. Proprio tu che fatichi a leggere queste righe perché a furia di agitare la testa in senso di diniego vedi le lettere tutte scombinate). Quando trovi quel pezzo unico, quel pezzo speciale che manca a molti e che tanti cercano, allora hai trovato il tuo dono. Forse c’è un malinteso di fondo che ci ha sempre ingannati: “avere un dono” non vuol dire tanto che qualcosa è stato donato a noi. No. Il nostro dono diventa vero dono quando lo doniamo agli altri.

Trema

Chi scrive deve saper tremare e far tremare. No, non sto parlando solo di chi scrive racconti dell’orrore (o, peggio ancora, di chi redige scritti che fanno, per altre ragioni, assolutamente orrore). Tra uno scrivente e uno scrittore, tra chi si limita a essere un mero esecutore e chi, invece, di un mondo di parole aspira a diventare scrittore la differenza penso stia anche… Nei brividi.

In quei brividi che si sentono quando si scrive, certo, ma anche nei brividi che si è in grado di suscitare in chi legge. Uno scritto deve essere in grado di stimolare, deve dare una scossa, deve emozionare nel senso lato del termine: deve invitare il lettore a darsi una mossa e a muoversi nella giusta direzione.

Ehi barchetta, fila nel porto!

Dopo tanto remare tra parole che cercano di farsi amare, e dopo tanto tremare per il timore che quella trama che ti sei dedicato a tessere con tanta attenzione si possa sfilacciare, pensa a questo spazio come a una passerella di legno che dà sul mare: è il tuo momento per lasciar correre la tua opinione su fili di rame e darle voce.

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17 pensieri su “Il filo rosso della scrittura che si fa amare tra remi, rame e trame

  1. “Il segreto per “avere successo” è diventare un “completatore di puzzle”.

    Questa frase mi è piaciuta. A me piace vedere la mia scrittura come una continua scoperta dell’Universo che sto creando. Così è come se ci fosse sempre qualcosa di nuovo.

    E anche questa: “Il nostro dono diventa vero dono quando lo doniamo agli altri.” Regalare sensazioni, intrattenimento, emozioni. Cosa non facile, certo, ma così è.

    1. Sono molto contenta ti sia piaciuta la frase “il nostro dono diventa vero dono quando lo doniamo agli altri”.
      Quante volte su PennaBlu abbiamo parlato delle insicurezze dello scrittore?
      Ecco, io credo che a volte puoi renderti conto di avere un dono quando vedi che gli altri tengono conto di te, di ciò che sei e di ciò che dai.

  2. “Chi scrive deve saper tremare e far tremare”…e tu, cara ragazza, lo sai fare molto bene.
    Sono d’accordo con ogni parola che hai scritto, anzi, con ogni tua remata: come ha detto Daniele, quel paragonare lo scrittore ad un “completatore di puzzle” è un’immagine perfetta…ognuno di noi cerca costantemente, vogando (e vagando con la propria mente) quel tassello raro che poi doneremo ai nostri lettori e a quegli scrittori ai quali siamo legati da una lega forte, solida.
    E per riuscirci, bisogna proprio “saper tremare e far tremare”.

    Sempre bravissima, Monia… 🙂

    1. Dato che sei d’accordo con ogni remata… Presto chissà dove potremo andare, insieme, come una coppia di canoisti! 😀
      È davvero meraviglioso poter trovare sempre nuovi e sorprendenti compagni di viaggi nel proprio “vogare e vagare” alla ricerca del proprio “tassello raro”.
      Grazie mille Ale!

  3. Cercando il filo rosso ho riletto tutto il tuo blog, plurime declinazioni del tema cambiando la desinenza. Adesso abbiamo la barca e i remi, possiamo pensare di prendere il largo? Poi torneremo qui per confrontare il pescato, magari nel frattempo ci mostrerai la tua rete, un tuo post nel quale vedremo messi in pratica con interpretazione autentica i consigli, un racconto, una storia, una riflessione. Perché il calamo va intinto, sporcato, altrimenti la scrittura rimane solo dura madre.

    1. “Adesso abbiamo la barca e i remi, possiamo pensare di prendere il largo?”
      Adesso che abbiamo la barca e i remi posso risponderti prendendola (ma neanche troppo. Giusto un po’.) alla larga?
      A volte per vedere ciò che si vorrebbe vedere basta allargare il proprio punto di vista.
      Credi che finora non abbia mostrato la mia rete, Gì?

      Assolutamente d’accordo sull’importanza di intingere il calamo: mi trovi sempre qui, aperta a richieste/proposte/spunti 🙂

  4. Barche… Ogni tanto magari abbiamo desiderato una barca a vela al posto di quella a remi, in modo da delegare ad altro/i la fatica che a volte il mestiere dello scrivere porta con sé. Una fatica che spesso conduce ad una paura che non ci permette nemmeno di pendere il largo. Ma se non ci mettiamo a vogare di nostra volontà, cosa accade? Accade che i nostri sogni rimangono tali per sempre, senza divenire fantastiche realtà. Non abbandonano il porto. Forse perché non abbiamo ancora trovato il “pezzo raro” del puzzle che ci consente di dare il via alla nostra storia, di tessere il filo rosso.
    A volte il difficile sta proprio nel buttarsi, nell’abbandonare la calma e la sicurezza della terra ferma per lasciarsi travolgere da tutte quelle emozioni generate dallo scrivere. E poi, non c’è dono più grande di quello di trasmettere le proprie emozioni anche al lettore che diviene, così, partecipe di un nuovo ed entusiasmante viaggio verso mari sconosciuti.

    Complimenti 😉 Offri sempre fantastici spunti di riflessione

    1. “Ogni tanto magari abbiamo desiderato una barca a vela al posto di quella a remi”

      Hai detto una grande verità, Lidia. Spesso crediamo di desiderare che sia qualcun altro al timone della nostra vita così da poterci “godere il viaggio” senza l’ansia di dover tenere la rotta. Ma poi, a conti fatti, saremmo pronti a accettare la mancanza di libertà che ne deriverebbe? Essere capitani della propria barca significa avere delle responsabilità, è vero, ma significa anche vivere davvero.

      Per quanto il rischio di maremoti esista e quindi possa far paura “abbandonare la calma e la sicurezza della terra ferma per lasciarsi travolgere” partire (da se stessi) è l’unico modo per trovare il proprio pezzo. Sia il proprio “pezzo raro” sia il proprio pezzo di porto. Il proprio posto nel mondo.

      Del resto hai proprio ragione quando dici
      “se non ci mettiamo a vogare di nostra volontà, cosa accade? Accade che i nostri sogni rimangono tali per sempre, senza divenire fantastiche realtà. Non abbandonano il porto.”

      Anche i tuoi spunti di riflessione sono stupendi, Lidia! Grazie! 😀

  5. L’hai mostrata eccome, la tua rete. Sai che sono un appassionato di rat-man, e il tuo blog e questo post in particolare mi hanno ricordato una storia assolutamente geniale, “La storia finita”, in cui l’autore Leo Ortolani, insieme al suo personaggio, percorrono su una barca il mare dell’ispirazione per pescare le storie migliori. Se ti accosto a Ortolani nel mio Olimpo, l’hai mostrata, eccome, la rete.
    Io più banalmente proponevo di andare oltre i consigli su come scrivere (magnifico esempio di scrittura in sé): una sorta di contest – al quale però devi partecipare anche tu – una jam session di scrittura in cui passare, appunto, sul tuo blog, dalla metascrittura alla scrittura pura e semplice. Qualcosa come – ricordi? – quel blog di Splinder sui suicidi, o. più letterariamente, come la sfida in cui Mary Shelley scrisse Frankenstein. Che ne pensi? 🙂

  6. L’argomento che vuoi, sei tu lo sceriffo qui, la giuria e il Giudice!! 😀
    Fissa le regole (creiamo ex novo, possiamo utilizzare scritti precedenti?), i tempi, le modalità. Il luogo della sfida (sicuramente il Calamo Corral!).
    Dai, non vedo l’ora, e sicuramente non sono il solo!!
    (Grazie di cuore, Monia).

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