Semeiotica del blogging professionale (Parte 1)

semeiotica blogging

Te lo leggo in faccia: la faccia da clown disegnata sul fonendoscopio ti fa pensare a IT. No, non al punto it dei siti a cui lavori senza sosta ma a quel punto del romanzo IT di Stephen King in cui hai interrotto per un attimo la lettura e hai iniziato a guardare con un po’ di sospetto i pagliacci.
Ora che un po’ sei cresciuto giri soprattutto al largo dalle pagliacciate ma come farti prendere sul serio dai clienti a cui proponi i tuoi spettacolari servizi? In che modo fare in modo che le capacità di curatore di testi che racconti di avere non ti esplodano in faccia come palloncini gonfiati troppo facendoti sembrare un pallone gonfiato e facendoti perdere la faccia?

Semeiologia col metodo CAR

Tra te, scrittore che fai da dottore ai più disparati clienti che, più o meno pazienti, attendono tu scriva loro la perfetta ricetta del successo, e questi vari committenti il rapporto che c’è somiglia proprio a una macchina: perché allora non provare a diagnosticare le esigenze del tuo cliente proprio col metodo CAR?

C come Comunicazione

Le domande devono essere precise e sempre pertinenti, abbastanza stringate ma senza che la brevità ne intacchi la chiarezza. Ricorda sempre l’importanza di non gettare addosso al cliente una tempesta di domande: potresti rischiare di gettare al vento la possibilità di una collaborazione.

A come Ascolto

Come durante il colloquio con un paziente il medico non deve dimenticare di dare al paziente il tempo di rispondere, così il “dottore delle parole”, chiamato a mettere a punto una terapia efficace per la strategia di comunicazione di un’azienda, deve ricordarsi che ogni risposta va colta come un fiore: ogni riscontro ricevuto dal cliente entra infatti a far parte di un’antologia da sfogliare e leggere con attenzione per poter poi far sbocciare dalla propria penna le giuste parole per far diffondere ogni messaggio dell’impresa come nettare.

R come Relazione

Tessere una relazione col committente è tutta una questione di dialogo ben calibrato. Il dialogo col cliente/paziente più che a una raffica deve infatti somigliare alla rafia: ogni quesito deve essere attentamente gestito perché ogni domanda è una corda che può stringere il legame con il cliente ma l’intreccio deve essere ben curato se non si vuole dare la sensazione di voler arraffare a tutti i costi. Se si dà l’impressione di tirare troppo la corda e facile che il cliente decida di tagliare la corda.

Anamnesi familiare

Nelle famiglie dei proverbi ci sono sempre parenti serpenti e fratelli coltelli, no? Tu devi imparare a saper cambiare pelle ogni volta che cambi cliente anche se si tratta sempre di imprese che hanno in comune la stessa famiglia di interessi. Perché per interessare ci si deve sempre differenziare.
Ma, attenzione, per quanto due aziende affini per inclinazioni abbiano deciso di tagliare l’una con l’altra i ponti, per individuare il problema del tuo cliente può essere sempre utile guardare alla storia delle altre imprese con le stesse passioni nel sangue. Anche se tra queste attività e quella di cui ti stai occupando non corre buon sangue.
Studiare il modo in cui i rivali si sono rivalsi di qualche danno alla propria immagine, di qualche malanno nella comunicazione, di qualche ferita alla reputazione significa avere un’arma in più per fare una corretta diagnosi. Per questo è importante indagare, come un medico/esploratore alla ricerca della cartella clinica perduta, tra le anamnesi di altre aziende che hanno un carattere simile a quella che si ha in cura.
Bisogna però sempre badare a non perdere di vista il carattere del proprio cliente/paziente. Carattere inteso proprio come la personalità che deve essere evidente in ogni carattere usato nei testi redatti per la comunicazione aziendale.

Anamnesi personale fisiologica

Chi ha un’impresa ha delle imprese da raccontare. L’anamnesi personale fisiologica è la storia del tuo cliente, i primi passi di cui tu dovrai mostrare il percorso basandoti sulle tracce rimaste e invogliando i lettori a seguire le orme del brand in questione. Chi cerca ancora di dare a bere ai lettori i soliti quattro concetti triti e ritriti sta prendendo una cantonata.
È necessario, al contrario, non accantonare i valori, i motivi ispiratori dell’attività, perché scrivere un testo è come fare un infuso in cui è condensato tutto l’impegno che chi ha reso possibile il progetto in quel progetto ha profuso. Prima di impegnarti a scrivere senza neanche un refuso devi quindi spronare il tuo cliente a “richiamare alla mente”, sinceramente, tutto ciò che è stato prima di essere ciò che è.

Cambio del turno

Ecco, a questo punto si cambia il turno di servizio. Spero che ciò che hai letto in qualche modo sia servito a farti venire in mente qualche nuova idea ma, magari, ti ha anche riportato alla mente qualche ricordo. Fortuna che questo spazio può servire proprio come finestra per un servizio giornalistico sul lettore: un reportage costruito intervistando ogni commentatore.

Tu, scrittore/dottore sei l’indiscusso protagonista di questa inchiesta: ti va di riportare alla mente qualche tua esperienza con un cliente e raccontare come ti sei comportato di fronte alla sua “patologia” e a ogni sua richiesta? Intanto, se un po’ di tempo ti resta, vai a leggere anche la seconda parte dedicata alla semeiotica del blogging professionale: vedrai che nel tuo reparto dedicato alla scrittura si farà festa dopo aver fatto anche questa lettura!

 

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8 pensieri su “Semeiotica del blogging professionale (Parte 1)

  1. Io ho trovato quasi sempre clienti patologici. Erano malati e volevano restare tali.Le richieste del cliente, secondo la mia esperienza, vanno accettate solo se non minano la tua professionalità e il tuo lavoro.

    Mi spiego: se devo fare un lavoro, non devo solo guadagnare soldi, ma anche esperienza positiva e costruttiva. Non posso accettare un lavoro che mi fa tornare indietro di 20 anni o che mi fa fare cose che non proporrei mai a un altro cliente.

    Come dice il proverbio? “Il medico pietoso ha fatto la piaga puzzolente.” Se sento puzza di piaghe nelle richieste del cliente, indosserò il camice (verde) del chirurgo col bisturi in mano: pronto a recidere quella collaborazione e a eliminare il male alla radice.

    1. “Io ho trovato quasi sempre clienti patologici. Erano malati e volevano restare tali.”

      Sai a chi mi hai fatto pensare col tuo commento? A Filottete, l’eroe malato e abbandonato sull’isola di Lemno.
      Forse quei clienti/pazienti che ti hanno fatto spazientire volevano restare proprio come Filottete: ammalati e isolati.

      “Mi spiego: se devo fare un lavoro, non devo solo guadagnare soldi, ma anche esperienza positiva e costruttiva”

      Il criterio con cui scegli quali lavori accettare ha senza dubbio senso. Del resto anche quando non si lavora si studia, ci si in-forma e si tengono in allenamento i polpastrelli da scrittore, no? Vade retro piaghe da decubito letterario! 😀

      “Se sento puzza di piaghe nelle richieste del cliente, indosserò il camice (verde) del chirurgo col bisturi in mano: pronto a recidere quella collaborazione e a eliminare il male alla radice.”

      Questa conclusione mi sembra così azzeccata e così intonata al post che mi limito a sottolinearla così com’è.

      Grazie Daniele!

  2. Gira e rigira di trito e ritrito qui non c’è niente. Il segreto sta tutto nei dettagli della personalizzazione dell’azienda e i dettagli partono da lontano. Conoscere la genesi professionale del cliente e sapere in cosa sia meglio e peggio della sua concorrenza, sapere cosa rischia quel settore con un’accurata analisi di successi e fallimenti suoi e dei suoi competitor è la base per una comunicazione vincente. E queste cose non te le dice mai nessuno. Magari i professionisti le sanno, ma raccontartele mai. Qui la nostra Monia dimostra non solo di saperne, ma di essere così forte professionalmente e commercialmente da poterli raccontare, elargire, regalare: solo i grandi professionisti possono permettersi di rivelare i segreti del proprio successo commerciale, perché dietro hanno sempre molto altro da mettere sul piatto. Il mio spiritello si è superato, è sceso in campo e sta facendo vedere realmente quanto vale con i contenuti più forti e utili di quanto si possa trovare ovunque.
    Il gioco sulla rete è duro, e se i duri giocano sul serio si vede subito la differenza: stai alzando lo standard: brava!

    1. “Conoscere la genesi professionale del cliente e sapere in cosa sia meglio e peggio della sua concorrenza, sapere cosa rischia quel settore con un’accurata analisi di successi e fallimenti suoi e dei suoi competitor è la base per una comunicazione vincente”

      Leggo queste tre righe in cui in maniera ineccepibile riassumi concetti di importanza fondamentale e non posso proprio fare a meno di soffermarmi sulla parola “genesi” che mi fa pensare a “γίγνομαι”(ghignomai), un verbo greco che adoro.

      Perché mi piace tanto questo verbo? Perché vuol dire al tempo stesso “nascere, essere e divenire”. E, in effetti, l’intera esistenza di una persona come di un’azienda sta in quei tre verbi: perché se nasci sei e se sei, inevitabilmente, divieni.

      Io, per esempio, sono divenuta molto rossa una volta letto questo:
      “Il mio spiritello si è superato, è sceso in campo e sta facendo vedere realmente quanto vale con i contenuti più forti e utili di quanto si possa trovare ovunque.”

      Del resto come non emozionarsi di fronte a simili parole? Le manifestazioni di stima sono una panacea per tutte quelle insicurezze che di tanto in tanto attanagliano chiunque e quando le si riceve da qualcuno per cui si nutre un’immensa stima la gioia di riceverle è amplificata.

      Grazie mille Mister Gir!

  3. Ormai tutto si fa in funzione del target, verissimo. Ma io continuo ad apprezzare chi si muove in direzione ostinata e contraria, vivo un continuo ed inopportuno ma vitale transfert con i miei clienti, per i quali sono avvocato di fiducia solo se loro per primi sono i miei clienti di fiducia. E non li cerco, non li rincorro, non studio strategie per attaccare bottone, consapevole che nessun uomo e’ un’asola.

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