Cena con scritto: la tua cotta per la scrittura sopravviverà?

cena con scritto

Un blog è un po’ come un banchetto sempre aperto. Tu lettore, invitato tra le pagine di un blog, hai davanti a te diverse pietanze tra cui scegliere. Ogni post ha un gusto tutto suo ma, sebbene le ricette con cui gli scritti sono stati preparati siano di volta in volta diversi, ogni blogger che si rispetti mette in ognuno di essi quel famoso “tocco dello chef” che rende ogni portata inconfondibile e che porta il lettore/commensale ad aver voglia di ritornare in quel blog/ristorante a nutrire i suoi occhi affamati di articoli.
I ristoranti hanno un menù, no? E qualche volta c’è anche un menù fisso. Pasti ben organizzati un po’ come i post programmati. Ma gli imprevisti capitano. Come quando nel bel mezzo di una cena organizzata a menadito ci si accorge, troppo tardi, che anche a un assassino è stato spedito un invito. Durante le abbuffate di scrittura di un blogger i “delitti” possono essere i più disparati. Pensa a quando hai smesso di guardare a un tuo sogno come a una retta parallela con cui non ti saresti incontrato mai.

Hai trovato la tua meta, hai sognato un punto di incontro tra te e la tua ambizione e così il tuo percorso e la traccia del tuo sogno sono diventate due rette incidenti. Proprio per questo capitano gli incidenti: gli imprevisti non entrano mai in gioco solo nella vita di chi non si mette mai in gioco.
E poi, in fondo, gli incidenti di percorso, col senno di poi, non sempre si rivelano un male. A volte sono esattamente ciò che ti serviva per avere la giusta spinta per cambiare direzione. Perché può capitarti uno strano tipo di “delitto perfetto”: quello che ti porta allo “scritto perfetto” provocando in te il giusto cambiamento.

 

Una passione è quel virus da cui non vuoi guarire mai

Si cambia per ciò che ci accade ma anche per chi ci accade. Perché cambiamo anche per gli scambi che facciamo con gli altri. Come i virus che non solo ne combinano tante di cose ma qualche volta, tra di loro, anche si ricombinano. Tanti accadimenti nella vita di un appassionato (della scrittura, certo, ma certamente non solo) possono minare la voglia di coltivare una passione. Ma proprio per questa ragione la tua passione deve imparare a diventare sempre più resistente a quegli antibiotici uccidi-sogni che a volte la vita sembra somministrare senza tanti complimenti.

Non tutti i principi vengono da uno stagno (ma alcuni sì)

Quando sei un girino anche se gli altri abitanti dello stagno ti dicono che diventerai una rana non so se ci credi. Quando ci si sente così piccoli e incompleti come si può sperare in un cambiamento così sconvolgente? In un miglioramento così sostanziale? Eppure sostanzialmente va pure così. E non solo: alcuni ranocchi diventano addirittura principi. Ogni volta che hai letto quante volte lo hai visto accadere? E quante volte, scrivendo, tu stessolo hai fatto succedere a un tuo personaggio?

Guarda che non sono una pupa

La tua storia d’amore con la scrittura si è evoluta. Hai perfino compiuto il tuo primo, efferato, delitto: hai afferrato la tua biro e hai avuto il coraggio di uccidere la paura di scrivere una storia tutta tua. Risultato? Ora, nel cassetto, il tuo sogno di diventare uno scrittore ci sta un po’ stretto perché adesso c’è anche il tuo romanzo in quel cassetto. La tua idea prima era una larva e ora è una farfalla. Come quelle che senti nello stomaco quando a tavola si parla di letteratura e tu confessi candidamente che mangi pane e libri.
Quando si osserva volare una farfalla spesso non ci si ferma a pensarci eppure quella farfalla non sarebbe esistita senza un bruco prima e un bozzolo poi. La cenere che a volte sembra coprire una passione che ancora arde può essere proprio come una crisalide: un necessario momento di raccoglimento prima di spiccare il volo.

Mi racconti la tua mutazione?

Per me aprire questo blog è stato, a modo suo, un cambiamento significativo nel mio rapporto con la scrittura. Nella tua vita quale è stata la deviazione che ha modificato la tua relazione con una tua passione?

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18 pensieri su “Cena con scritto: la tua cotta per la scrittura sopravviverà?

  1. Hai fatto bene ad aprire il blog, perché in questo modo hai un continuo esercizio di scrittura – anche se non è narrativa, ma non importa – e impari a organizzare il lavoro.

    Nella mia vita ho sempre sognato di fare lo scrittore e credo continuerà a essere un sogno. Ho iniziato a scrivere con costanza intorno al 1994, per poi smettere 2 o 3 anni dopo e riprendere assiduamente più o meno 10 anni dopo.

    Ma è successo così, non so proprio cosa abbia scatenato la deviazione. Diciamo anche che non m’interessa saperlo, è successo e basta e questo… mi basta 🙂

    1. Sì, diciamo che mi tengo in allenamento!

      Ti ringrazio per il commento e per il sogno che ci hai messo dentro ma se non ti dispiace vorrei prendere un’accetta per spezzare in due una tua frase. Accetti che spezzi una lancia in tuo favore togliendo il “credo continuerà a essere un sogno” da “Nella mia vita ho sempre sognato di fare lo scrittore e credo continuerà a essere un sogno”? 😀

    2. Dipende da quanto decidi di credere in te stesso e nei tuoi sogni Daniele, ma già avere un sogno ben definito è aver fatto metà del lavoro. Poi il bello dello scrittore è che puoi farlo a vent’anni come a 60 😉

      1. Daniele, credo Andrea abbia proprio ragione: chi ha la meta chiara in testa è già a metà del viaggio.
        Quindi il primo libro di Ludus lo facciamo uscire entro maggio? 🙂

  2. La mutazione… Sai credo di averne avute un po’ di mutazioni, ma così graduali che difficilmente si potrebbe identificare un esatto momento e anche cosa sia effettivamente cambiato. Deviazioni dalle passioni, forse ne ho avuta solo una di sostanza: amavo follemente le auto da corsa e sognavo di fare il pilota. Al primo vero risultato importante, qualcosa è scattato in me e non ho più avuto la voglia di continuare su quella strada. Quanto alla scrittura, invece credo di essere divenuto più efficace nel momento in cui ho cominciato a scrivere pensando di parlare ad una persona specifica, non sempre la stessa, anzi, ma sempre indirizzandomi ad un destinatario specifico. Ma poi non è il mio mestiere scrivere.
    Veniamo al tuo articolo odierno: mi piace perché vedo in queste righe un tuo futuro luminoso. Questo non è Spiritello, ma la farfalla che può essere.

    1. Quindi hai cambiato pelle così gradualmente che ogni volta che ti sei trovato con una pelle nuova ti è quasi sembrato fosse tua da sempre?

      Grazie per aver condiviso qui il tuo sogno di fare il pilota: sai che in genere ti chiamo Mister, ieri ti ho detto che ti vedo bene anche nei panni del Capitano ma oggi, se prometti di non lasciarmi mai in panne, potrai fregiarti anche del titolo di Pilota.

      Magari però, caro Pilota, metti qualche segnale (stradale) per indicare che hai deciso di frenare con delle parole così emozionanti:
      Veniamo al tuo articolo odierno: mi piace perché vedo in queste righe un tuo futuro luminoso. Questo non è Spiritello, ma la farfalla che può essere.

      Grazie Andrea!

  3. Ciao Eudaimonia! Di sicuro iltuo è proprio un buon demone 🙂 sulla deviazione ho giusto scritto un piccolo post sul mio neonato blog dal titolo ironicamente saggistico “Sulla possibilità di comunicare”. Se ti va puoi passare a leggerlo. Grazie per il tuo articolo, come sempre denso di idee e spunti(ni)!

    1. Emma ma… Hai aperto il blog? Che bella notizia! Certo che passerò a leggerti! E porterò con me tanti buoni demoni così avrai una speciale corte di lettori.
      Grazie a te per la tua presenza su queste pagine 🙂

  4. Già! Mi avete ispirato al punto che mi sono tuffata nell’abisso come solo un oltreuomo farebbe. Che sfacciataggine esilarante! Grazie a te e a tutte le persone che sto incontrando in questo percorso davvero stimolante e colmo di sorprese. Adoro le sorprese! Aspetto te e la tua corte di buoni demoni contando sempre sul vostro estro così amabile e ordinato 🙂

  5. Siamo onesti: non sempre è un delitto che un romanzo rimanga nel cassetto. Gli esempi sarebbero molteplici, sia fra gli inediti che qualcuno ci ha fatto scorrere in cerca di un’approvazione impossibile da dare (in quel caso si continua a fingere di non averlo letto fin quando l’autore capisce e non chiede più), che – caso ben peggiore – fra quelli pubblicati da note case editrici.
    Ognuno di noi potrebbe stilarne una lista nutrita, compilata con acrimonia quando allo scrittore-(sedicente?)bravo-mai-pubblicato sorge quella insana invidia che spesse volte fa passare la voglia di scrivere e/o di leggere oltre.
    Allora la farfalla si raggomitola come un pensatore di Rodin, e si sforza di tornare bruco perché – si convince – non è un prato su cui svolazzare quello dell’editoria nostrana che relega nell’oblio il mio capolavoro e da credito a certe bufale.
    Blog come il tuo, però, contribuiscono a ridare fiducia che, seguendo buoni consigli di stile (e, in fondo, di vita), possa esserci una nuova metamorfosi, magari stavolta quella giusta. Sempre, tuttavia, consapevoli che noi farfalle viviamo, ad andarci di lusso, una settimana…

    1. “Siamo onesti: non sempre è un delitto che un romanzo rimanga nel cassetto”

      Sì, sono d’accordo: a volte il vero delitto è quel romanzo averlo scritto. Ma quando leggi pensieri come…

      “Allora la farfalla si raggomitola come un pensatore di Rodin, e si sforza di tornare bruco perché – si convince – non è un prato su cui svolazzare quello dell’editoria nostrana che relega nell’oblio il mio capolavoro e da credito a certe bufale.”

      Allora capisci che anche se il manico del coltello è sempre in mano al lettore lo scrittore dovrebbe vedere nella scrittura una lama alla Kafka: guardare alla scrittura come al coltello con cui ci si fruga dentro e frugarsi davvero in un delitto perfetto senza cercare alibi.

      “Blog come il tuo, però, contribuiscono a ridare fiducia che, seguendo buoni consigli di stile (e, in fondo, di vita), possa esserci una nuova metamorfosi, magari stavolta quella giusta.”

      In effetti se proprio in insetti dobbiamo trasformarci che almeno siano farfalle.

      Grazie per la tua presenza, Gì.

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