Come arpionare il lettore? Impara da un Capitano della sceneggiatura

Come arpionare il lettore? Impara da un Capitano della sceneggiatura

Per fare un libro ci vuol la carta. Come la carta su cui si disegna la mappa del tesoro. Quale tesoro? Per ogni scrittore non è solo la storia il vero tesoro: il bottino da custodire in un forziere (con una copertina rigida possibilmente) si riempie infatti di monete ogni volta che quel pirata dello scrittore riesce a fare razzia del tempo e dell’attenzione di un lettore.

Ma che razza di carta sarebbe senza un albero? Magari, dato che uno scrittore, come tutti del resto, non dovrebbe mai smettere d’impegnarsi per imparare, potremmo scegliere un albero maestro. Proprio come l’albero maestro di un’imbarcazione. Perché serve un vascello ben più resistente di un fuscello per solcare i mari della letteratura fino a arrivare al successo letterario, meta ambita come un’ampia isola lussureggiante. Lo sai che pare il nome Sydney derivi da diversi toponimi con come significato proprio “ampia isola”? In questo articolo, a proposito di scrittura, si parlerà di un Syd. Un certo Syd Field. Due parole per presentartelo? Come direbbe Wikipedia “screenwriting guru”.

Per fare l’albero però ci vuole il seme che, per nascere, ha bisogno di un frutto. Un frutto come la creazione di una storia che è frutto di tante fatiche creative. Ma non c’è frutto senza fiore. Perciò sì, per fare un libro ci vuole un fiore. O un fioretto. Come la spada che vedi proprio adatta a essere impugnata da Capitan Uncino. Sì, in questo articolo ci sarà anche per lui un posticino.

 

Prepara la stiva

Lo scrittore, in fondo, è un marinaio. Ha la sua rotta editoriale da seguire, la sua meta da raggiungere solcando un mare di librerie, il suo tesoro narrativo da custodire, la sua preziosa storia da difendere. Eppure neanche un marinaio, per quanto ami veleggiare verso le isole, può vivere come un’isola: ci vuole una ciurma. È non c’è ciurma migliore per uno scrittore di una ciurma in cui ogni componente è un appassionato lettore. Per riuscire a arruolare un equipaggio bisogna però essere ben equipaggiati.

Il primo atto, in una sceneggiatura, serve proprio per attrezzarsi, per mettere in piedi la situazione, per stabilire chi, nella ciurma, in questo caso di personaggi, ricoprirà i ruoli principali. Il primo atto è il momento in cui si riempie la stiva di quella nave che è il proprio libro con le vettovaglie fondamentali, ossia coi fondamenti del racconto. L’incipit è per una storia ciò che il varo è per una nave:  la cerimonia di battesimo, l’inaugurazione di un imminente viaggio, il momento in cui tutti gli eventuali dubbi del lettore devono infrangersi come una bottiglia sulla prua.

L’uncino

Tu, scrittore, sei il Captain Hook della tua narrazione. Quindi di uncini devi assolutamente intendertene. La fine del primo atto è l’occasione perfetta per il primo colpo di scena. Immagina un accidente che possa far sobbalzare la nave su cui è salito il tuo lettore. Il colpo di scena uncina l’attenzione di chi sta leggendo la storia.  Il colpo di scena è quell’onda che dà un’importante spinta in avanti a tutta la storia. Facendo virare improvvisamente i fatti verso un’inaspettata direzione.  Il colpo di scena è l’uncino che fa da traino alla storia.

Il duello

Il secondo atto è il momento del duello. Pensa a quando nel film, finalmente, Peter Pan e Capitan Uncino si ritrovano l’uno di fronte all’altro. Faccia a faccia. In ogni storia il secondo atto è quello in cui il protagonista si trova a fronteggiare le sfide più importanti. Ogni personaggio ha il suo personalissimo Capitan Uncino da affrontare.

Come in una sceneggiatura il secondo atto è il momento del confronto, così in un romanzo o in un racconto è la parte del libro in cui il personaggio principale si trova finalmente a far fronte ai suoi conflitti più importanti. Interiori o esteriori che siano.

Cambio di rotta

Ti hanno detto che “ferisce più la penna della spada” così tu il duello del secondo atto lo hai affrontato impugnando l’arma più adatta a uno scrittore: la tua stilo che a ogni sbuffo di inchiostro lascia traccia del tuo stile. Anche quando più che di scrivere hai solo voglia di sbuffare perché c’è quella scena della tua storia che non sai proprio come far finire. Se hai superato indenne (o quasi) il secondo atto significa che hai anche superato il famoso punto di non ritorno.

Hai superato il momento cruciale, croce e delizia di orde di scrittori, e se hai ordito bene la trama (ai “danni” dei lettori ignari degli sviluppi che li attendono) allora il punto di non ritorno è stato un fondamentale punto di snodo. Prima che tutti i nodi vengano al pettine nell’atto conclusivo. Prima però di arrivare al terzo e ultimo atto è il momento del secondo colpo di scena. La nave cambia improvvisamente rotta, l’amato protagonista, da Peter Pan nei panni del prigioniero in procinto di essere dato in pasto ai coccodrilli, diventa timoniere. E non ha più nessun timore mentre prende il comando della sua vita, mentre prende vita sotto gli occhi stupefatti non solo del lettore ma anche del suo stesso creatore.

L’approdo

Una storia pubblicata su un libro, come una sceneggiatura rappresentata su uno schermo, non è finita finché non è finita. Prima dei titoli di coda c’è sempre quel colpo di coda fatto da quella creatura capricciosa che è la trama ma poi nel terzo atto, in un modo o nell’altro, i nodi vengono al pettine.

La storia, del resto, ha già percorso tanti nodi nautici ed è arrivato il momento che giunga alla sua destinazione. Il terzo atto è il momento dell’approdo. È  il punto della storia in cui premiare il prode lettore facendolo sbarcare su una degna fine per la storia a cui ha regalato il bottino più prezioso: la sua attenzione.

Quando il prequel si fa… sequel

Sì, lo so che solitamente le premesse vanno fatte all’inizio ma non lo sai che a volte le idee migliori vengono in testa proprio quando si sta a testa in giù? Così questa volta ho capovolto l’articolo: ecco perché la premessa la stai leggendo ai piedi del letto di questo post che hai appena letto.

Un paradigma non è altro che un modello di riferimento di cui poi ognuno può dare una propria interpretazione. Di cui poi ciascuno trova la propria personale declinazione.

Syd Field, il cui nome si scrive così ma si legge “maestro della sceneggiatura”, ha messo appunto un paradigma appunto per la sceneggiatura. Un paradigma che prevede tre atti: proprio quelli che, a modo mio, ti ho presentato in questo articolo.

Perché non guardare a questi consigli per redigere una sceneggiatura con i tuoi occhi da scrittore e provare a applicarlo alla tua prossima storia?

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19 pensieri su “Come arpionare il lettore? Impara da un Capitano della sceneggiatura

  1. Una traccia chiara come la scia di un vascello. Ogni racconto, romanzo e storia si voglia scrivere, impugnata la spada si può abbordare seguendo le tue istruzioni. Non farà di noi degli emuli di J. M. Barrie, per quello ci vuole il talento, ma ci mette sulla buona strada. Una mappa sfruttabile anche commercialmente… Wow!

    1. Am-mappa che commento, Mister Gir! Grazie! 😀

      Credo che segnare mettere i puntini sulle X nel proprio percorso sia importante anche quando la potenza della nostra storia ci sembra più quella di un ruscello in secca che di un maremoto.
      Se si istruisce per bene il proprio uncino da scrittori sono incredibili le opportunità che ci si può trovare a mettere in moto! 🙂

  2. Pronti per l’arrembaggio …però bisogna stare attenti al Coccodrillo che gira vicino alla nostra nave sempre pronto a mangiarci anche l’altra mano (poi dopo come scriviamo 😀 ? ) .

    Come sempre…complimenti per il post Trilli ;D

    1. Sì caro Tozzo, a volte i coccodrilli sembrano proprio non volersene andare neanche a furia di ingraziarseli lanciando loro tozzi di pane (scusa, ma questa battuta prima o poi la dovevo proprio fare!).
      Ma sai che c’è? C’è che i coccodrilli se ne stanno volentieri soprattutto sotto i ponti levatoi dei grandi castelli, no?
      Forse allora è proprio quando ci sentiamo più minacciati dai coccodrilli (e, purtroppo, tante volte, i “nostri coccodrilli” siamo noi) siamo vicini al nostro castello di carte… con tanto inchiostro sopra.

      Come sempre grazie mille! 😀

  3. Io “sceneggio” le mie storie delineando una piccola traccia. Nell’ultimo racconto avevo questa traccia solo in testa e l’ho testata sulla storia, che pian piano, seguendo le tracce del personaggio, mi ha portato fino all’epilogo, ormeggiandosi al porto e dandomi la certezza che, in fondo, quella piccola idea era andata appunto in porto.

    1. Ehi, orso di mare, sai che il tuo commento mi ha dato da pensare?
      Se ne parla e riparla ma forse non è mai abbastanza: è meglio delineare una trama fin nei minimi dettagli prima ancora di togliere l’ancora alla penna o lasciarsi trasportare dal flusso della storia?

      1. Secondo me dipende: se il flusso della storia è impetuoso, meglio lasciarsi andare e assecondare la corrente. Se invece c’è bonaccia, allora devi far gonfiare le vele e soffiarci dentro: un soffio dietro l’altro fino a che la trama della stoffa non sia ben tesa e la trama della storia ben distesa 🙂

      2. La trama trama sempre contro di te, eh?
        Quando meno te lo aspetti, quando magari dovresti virare da tutt’altra parte e non sbarcare a Isola Scrittura, ecco che il vento dell’ispirazione si fa uragano.
        Lo sai che questo commento che mi hai lasciato è una boccata d’aria fresca, vero?

      3. Perché a dispetto dal disfattismo che di tanto in tanto attenta i marinai che solcano i mari delle passioni più disparate (quindi sì, anche te, caro orso di mare) dal tuo commento si evince che tu ci credi al fatto che, nonostante i capricci di unaa storia, uno scrittore possa raggiungere la sua vittoria 😀

      4. Ah, sì, ci credo. Sono dubbioso, tentenno, ci ripenso, mi demotivo, mi deprimo anche, ma sì, sono convinto che si possa arrivare a una vittoria 🙂

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