I social media spiegati (d)al mio cane

i social media spiegati (d)al mio cane

Ti piace questo quadro? Se la risposta è sì tanto meglio ma se la risposta è no poco importa: anche se a una prima occhiata questo quadro non ti ha conquistato forse potrà farlo la storia che si nasconde dietro questa tela. Ma certo che te la racconto! Altrimenti che ci sto a fare qua?

Il quadro è stato dipinto da Franz Marc e, anche se il titolo è poi diventato “cane davanti al mondo”, il titolo originale era molto più eloquente: tradotto suonava infatti più o meno come “come il mio cane vede il mondo”. Sei libero di pensare che questo pittore tedesco,che probabilmente andava a far bisboccia con Macke e Kandinskij, avesse alzato un po’ il gomito quando decise di dipingere un quadro da guardare per indossare simbolicamente gli occhi di un cane ma, devi ammetterlo, l’idea non è niente male. Anzi, è così “niente male” che in un certo senso… La voglio replicare. Iniziando proprio da questo articolo.

Tutto è difficile prima di diventare semplice

A me non piace molto chi secondo me “la fa troppo semplice”. Il mio caro Pallino (chiameremo il mio cane Pallino perché lui alla sua privacy ci tiene. E tu?) lo sa. Eppure la frase “tutto è difficile prima di diventare semplice” ha un suo perché. E lo sappiamo bene io e te!

Prendersi cura di un profilo sui social network all’inizio può sembrare una cosa difficoltosa. Così si può cedere alla tentazione di seguire passo passo, acriticamente, una sequela di consigli. Col rischio però che la propria presenza sui social risulti una roba un po’ troppo macchinosa.

Pallino si ricorda bene quando gli ho insegnato a stare seduto. All’inizio non capiva proprio cosa dovesse fare. Un po’ come te che zompetti da un profilo all’altro sperando che qualcuno ti lanci un osso. Mentre a ridursi all’osso è solo la tua speranza di gestire bene la tua presenza online.

In questa fase di totale smarrimento può essere utile studiare un po’ le dinamiche, starsene a cuccia per valutare il contesto e dopo, solo dopo, impegnarsi a marcare il territorio.

All’inizio, è difficile evitarlo, si va per tentativi. E si sbaglia, sì, a volte si sbaglia proprio e di grosso. Come quanto Pallino saltava invece di darmi la zampa. Ma anche quando farai qualche gaffe madornale ricordati sempre che reagire abbandonando il campo non è l’ideale: sono proprio rari gli errori che sui social possono essere una zampata fatale (o quasi) alla tua reputazione.

Il potere dei biscottini

Hai presente il “do ut des” latino? Probabilmente Pallino è la reincarnazione di un cane dell’antica Roma perché questo sembra proprio essere il suo motto. Non fa mai nulla per nulla. Ma non vuole solo biscotti: a volte il premio migliore è una scorpacciata di coccole.

Del resto tutti vogliono una ricompensa. In un senso o nell’altro. No, ciò non significa che i tuoi “amici virtuali” siano una banda di approfittatori. Anzi. Vuol dire che lo spirito giusto con cui approcciarti a chi ti segue sui social e quello di chi non vede l’ora di sdebitarsi per l’attenzione che gli è stata accordata. In che modo? Con i contenuti, certo. Con ciò che posti e twitti e condividi e con i link che fai circolare. Ma anche con la più sincera delle carezze: dei genuini ringraziamenti e uno spontaneo ricambiare l’attenzione che ti è stata donata.

Ci si avventa sulla ciotola quando il cibo ha un bell’aspetto. E “a naso” piace

La regola aurea su cui basarsi per selezionare i contenuti da condividere sui social media Pallino la applica sempre senza pensarci troppo quando deve scegliere che cibo divorare, ehm, mangiare: il contenuto (della ciotola) deve apparire appetitoso sin dal primo sguardo. E poi, una volta assaggiato, non deve deludere le aspettative e rivelarsi gustoso.

Per conquistare un contenuto deve piacere già alla prima annusata. Di tempo per “annusare” gli abitanti dei social ne hanno poco e quel poco tempo che hanno devono dividerlo tra tante “ciotole”. Perciò, che fare? Puntare su odori molto intensi giocandosi la carta della provocazione, buttandola sullo scandalo, tirando in ballo titoli sensazionali, può sembrare efficace. Ma solo finché viene alla luce che il contenuto non è per niente bello. A quel punto il buio del defollow non è oltre la siepe: è proprio dietro l’angolo.

La qualità non ha bisogno di urlare per farsi riconoscere. Si impone nel cuore (e nel caso di Pallino nella pancia) del lettore con eleganza. E i nasi dei cani da tartufo, di quei cani che l’olfatto lo hanno particolarmente affinato, la riconoscono subito.

L’importanza degli orari

Se la Rolex (o anche una più abbordabile Swatch) avesse bisogno di un testimonial potrebbe scegliere Pallino a occhi chiusi: lui l’orologio più preciso del mondo ce l’ha dentro. Probabilmente appena sopra la pancia. Perché sa alla perfezione l’orario in cui mangia e quando arriva non perde occasione per fartelo notare. Sì, anche in questa caratteristica c’è qualcosa che può esserti utile osservare.

I follower,  i fan, gli amici, i pinnatori, gli accerchiati, insomma  tutti i possibili e impossibili “seguaci” da social network sono un po’ come Pallino: abitudinari. Ecco perché è così importante anche “studiare” gli orari in cui le persone con cui interagisci sono più interattive. Il rischio in caso contrario è essere sì attivo nel conversare ma cadere nel baratro di uno scadente monologo.

Abbaiare al cane grosso (ma solo da lontano)

Pallino lo fa spesso: gli altri cani li vede arrivare da lontano, li scorge anche quando sono a davvero parecchi metri di distanza e subito, senza esitare, inizia ad abbaiare. Questo cosa ti può insegnare?

Potrebbe succedere che, qualche volta, nel corso di qualche socializzazione qualcuno si diverta a aizzare. E tutto finisca un po’ in cagnara. Ma, come Pallino si sente più grande e forte di quant’è se è al sicuro e distante dai cani a cui abbaia, così chi troppo abbaia sui social spesso se fa il gradasso lo fa perché la distanza, il distacco dato dall’essere ognuno dietro il proprio computer, è un asso che è facile giocarsi.

Giocare ma senza tirare troppo la corda

Spesso quando Pallino gioca con la fune si diverte, certo. Anche tu sui social ti diverti no? E no, con “ti diverti” non intendo che stai lì e perdi tempo. Ma che quello che fai ti appassiona. Ti piace. Indipendentemente dal fatto che tu lo faccia per il tuo personal branding o per promuovere un brand.

Ma c’è un ma: Pallino, preso dalla foga del momento, a volte rischia proprio di esagerare. Si dimena troppo, magari gli scappa perfino qualche morso e in tutto ciò spesso finisce col perdere la presa. Ecco, la presa. Tu non puoi proprio permetterti di mollare la presa e di non riuscire più a far presa su chi ti segue. Sì quindi all’ironia, al divertimento, al gioco. Ma con misura. Limitarsi non significa censurarsi ma riconoscere i limiti del mezzo:  online può essere difficile far capire lo spirito con cui si dicono certe cose. Per questo i social media possono essere terre fertili per il fraintendimento.

I social non rimboccano le copert(in)e. I libri (anche se a modo loro) sì.

Basta con questa mania di star lì sempre a chiedere commenti e interventi e condivisioni e suggerimenti. Basta! Lo sai che mi interessa sempre sapere quel che pensi dopo che mi leggi, no? Ecco, ti vedo fare su e giù con la testa per annuire. Perciò se ti venisse in testa l’idea di commentare fa pure. Ogni blog dai lettori/commentatori ama ricevere cure.

Questo spazio però voglio usarlo per un consiglio a tema. In apertura ti ho mostrato un quadro ora voglio farti inquadrare un libro che è al momento sul mio comodino: “Cuore di cane”. C’è un cane di nome Pallino che ti fa riflettere su come a volte in certi uomini nati tali (e non diventati uomini per un incredibile trapianto di ipofisi) la quantità di umanità sia soltanto… un pallino.

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17 pensieri su “I social media spiegati (d)al mio cane

  1. Purtroppo sui social incontri la gente che c’è anche fuori: non è diverso per niente. È la stessa gente che conosciamo che frequenta i social come frequenta il mondo,

    Mi riferisco soprattutto a quelli che abbaiano quasi sempre. Io ho smesso ormai di partecipare ai litigi online, ché non potrano a niente di buono e soprattutto restano addosso a chi ha aizzato.

    Una guida simpatica e anche vera sul social media marketing. E dopo Cuore di cane, magari leggi anche Uova fatali 🙂

    1. Quanto a “quelli che abbaiono quasi sempre”… Purtroppo certe volte can che abbaia non demorde! 😀
      Ma parliamo del lato più bello dei social, su. Perché di lati belli ce ne sono eccome, no?

      “Una guida simpatica e anche vera sul social media marketing. E dopo Cuore di cane, magari leggi anche Uova fatali”
      Grazie per i complimenti: sono proprio contenta che questa “guida” ti abbia regalato un sorriso! E naturalmente grazie mille per il consiglio letterario. Quanto ci piace scambiarci i consigli libreschi? 😉

      1. Finora il tuo consiglio di Sacks è stato ottimo e mi ha anche “regalato” un post e un racconto 🙂
        Vedremo se i miei faranno lo stesso effetto a te.

  2. Veni Vidi Vici e un po’ di sano istinto, una dose di buonsenso e applicare con parsimonia. Brava Spiritello: una guida chiara, un articolo scorrevole e completo. Concordo con Daniele: meglio evitare inutili discussioni.

    1. “Veni Vidi Vici e un po’ di sano istinto, una dose di buonsenso e applicare con parsimonia.”

      Se proprio io non sapessi applicare la parsimonia ci sarebbe qualcosa che non va, no? 😉

      “Brava Spiritello: una guida chiara, un articolo scorrevole e completo”

      Colui che disse “veni, vidi, vici” si preoccupò tanto di attraversare un certo fiume. Qui io cerco invece più che altro di nuotare in un fiume di interessanti interazioni. Come quelle che nascono tra i commenti! Grazie! 🙂

  3. Leggerti è sempre più una meraviglia.
    Ormai lo faccio – e mi fermo qui nei commenti – per fare un regalo a me stessa in un momento di pausa, quando la vista e la mente sono sovraffollati.
    Mi fermo e gusto la lettura di te.
    Sei capace di scrivere in un modo tanto pieno di grazia quanto attento e preciso.
    Ispiri sempre.
    Quadri o non quadri, cani o non cani.
    (Io poi ho una gatta che di certo è molto meno simpatica di Pallino!).

    Oltre il frastuono e il sovraffollamento – appunto – di tante guide per come muoversi nei mondo dei social, ecco che arrivi tu.
    Con un post limpido, completo, che va dritto all’osso e che aiuta ad amarli davvero, questi benedetti social!

    1. Carissima Francesca, un famoso adagio recita “la bellezza è negli occhi di chi guarda” e, dopo i miei più sentiti ringraziamenti per questi tuoi stupendi complimenti, non posso che confermare questo detto: tu hai gli occhi belli 🙂

      I social se ne stanno lì. Come certe razze di cani tacciate, a torto, di essere “pericolose” a priori. E pensare che invece i social, in fondo, non sono altro che cuccioli pronti a essere educati da chi desidera adottare questi mezzi di comunicazione con cognizione.

  4. Ciao Monia.Ti faccio subito i miei complimenti: sono rimasto incollato al tuo post. Se fossi un cane ora starei scodinzolando come un matto! E ti chiederei subito un altro biscottino…

    1. Ciao Diego, benvenuto! Ma che bello avere un nuovo ospite che fa il suo ingresso con tanto entusiasmo: grazie! 🙂
      Mi piace pensare che sei rimasto “incollato al post” perché l’ho cosparso di caramello.

      Quindi, non solo in qualche modo hai avuto un “biscottino” (e oggi ne hai avuto un altro: spero ti piaccia come questo!) ma hai potuto dare a esso la forma che preferivi.

      Il bello del caramello è che è abbastanza duttile. Ma la possibilità di plasmarlo è un’opportunità che scade presto. In un certo senso coi social network è un po’ lo stesso: all’inizio hai infinite possibilità, puoi dare alla tua pentola di caramello la forma che più desideri. Ma guai a non riflettere per tempo all”‘imprinting” che desideri dare al tuo profilo social: il rischio è di ritrovarti a scoperchiare qualcosa che non ti piace.

      1. Brava e saggia.

        Ho già assaporato e condiviso il tuo nuovo post e non vedo l’ora di commentarlo.

        Il caramello mi ricorda mia nonna: lo preparava per farmi le caramelle. Lo lasciava raffreddare su una piastrella di marmo sul balcone. Poi me lo lasciava spaccare in tanti pezzi. Tutti buonissimi. Nessun rischio che non mi piacessero,

        La forma non era importante. Tutto conosciuto: gesti, sapori, rumori. Lei conosceva bene me e io lei.

        Nel virtuale manca l’olfatto, il tatto, il gusto, l’udito. Per farsi riconoscere e conoscere si può cadere nella trappola e si finge di essere qualcun’altro.

        Sono d’accordo con te: in quel caso “il rischio è di ritrovarti a scoperchiare qualcosa che non ti piace”.

        Ho una figlia di vent’anni e parlavamo proprio ieri dei lati negativi dei social. Mi parlava proprio di questo aspetto: il rischio di rimanere intrappolati in un personaggio che non ci rappresenta, costruito per avere consenso.

        Io sono approdato tardi ai social ma capisco che sono importanti per crescere in consapevolezza di se. Mettendosi in gioco senza paure e calcoli si otterranno, anche nei social, relazioni vere.

        Grazie ancora Monia per la freschezza del tuo scrivere.

      2. Caro Diego, sarai pure approdato tardi ai social ma se ti relazioni lasciando commenti come questi io ho una certezza: stai veleggiando alla grandissima!

        Sai a cosa mi hai fatto pensare con questo bellisimo commento? Mi hai fatto pensare che forse, quando ci rendiamo conto che per tanto (sempre troppo, purtroppo) tempo abbiamo interpretato un ruolo che non ci rispecchia, dovremmo guardare alla nostra immagine cristallizzata, al nostro “personaggio” fossilizzato come se lo avesse ricoperto l’ambra, e pensare che cambiare si può. Basta iniziare a considerare quella maschera come una caramella che non vogliamo più: scartarla e così, magari, riuscire a scoprire che nulla è più dolce della visione della nostra vera faccia.

        Grazie a te per il tuo passaggio e saluta anche tua figlia/mia coetanea da parte mia! 🙂

  5. Sigh.
    Sob.
    Ma non vale.
    A ottobre faccio i miei 42 e, accidenti – dottoressa o meno che io sia – potrei essere tua mamma, Monia!

    Facciamo una sorella un po’ più grande?
    Ho molta voglia di far scoprire a un figlio che verrà tutta la gioia che si prova a mettersi… negli occhi di un altro!
    In quelli del nostro cane e della nostra sorella minore. Oppure negli occhi di una figlia.

    Vado fuori tema. Ma quanto è bello riscoprirsi negli occhi degli altri?

    Un abbraccio materno 😉

    1. Aspetta aspetta… Ottobre? Non è che ora scopriamo che compiamo gli anni lo stesso giorno?

      Ho molta voglia di far scoprire a un figlio che verrà tutta la gioia che si prova a mettersi… negli occhi di un altro!

      Sai che sono davvero davvero contenta di avere una sorella maggiore/zia/amica “virtuale” ma molto reale che riesce a https://calamoscrittorio.wordpress.com/wp-admin/edit-comments.php#comments-formpartorire per il figlio che partorirà pensieri così bello.

      Riscoprirsi negli occhi degli altri è meraviglioso anche perché vuol dire che abbiamo la capacità di indossare i panni degli altri senza temere di perdere di vista i nostri. Perché la nostra identità non è una maschera che portiamo ma la nostra vera faccia.

      Mille baci Francesca! 🙂

  6. 27 ottobre 1972…
    Non ho mai temuto di dire la mia età 🙂

    Il figlio, cara amica mia, non è in cantiere purtroppo ancora. Ma spero lo diventi…

    Intanto io continuo a cambiare gli occhi miei: a usare quelli tuoi, di Pallino, delle persone che amo e di quelle che, invece, incontro per caso.
    La chiamo empatia, e mi piace un sacco!

    Mille baci a te, anima bella 🙂

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