Il blogger felice e la lezione di blogging dei romanzi happystolari

il blogger felice e il romanzo happystolare

Impugno  il coltello di Grossman e taglio il nastro di un pacco di Lettere indirizzate a una certa Milena. Sarà mica il senhal adoperato da quel seduttore del mio vicino di casa che se ne sta ore e ore seduto a scrivere il suo diario? Ci penserò dopo, ora è il momento di scrivere per il blog. Anche se a volte fare il blogger ti manda in piena hipsteria fai felici i lettori del tuo blog  prendendo spunto dai romanzi happystolari. Perché le epistole possono darti suggerimenti epici per migliorare il tuo modo di bloggare.

Le tre C del mittente

Contenuto

Sai cosa ti serve davvero per scrivere una lettera? Trovare qualcosa con cui scrivere, dato il posto in cui ti trovi, non dovrebbe essere difficile. Inchiostro e calamaio non si negano a nessuno. Il problema perciò non è con cosa ma cosa scrivere. Sai cosa è proprio necessario per essere mittente di una lettera?  Avere qualcosa da mandare. Prima di iniziare a scrivere, quindi, assicurati di avere davvero qualcosa da dire.

Conoscenza

La conoscenza dell’argomento il lettore deve percepirla ogni due parole, certo. Ma parlando di conoscenza non voglio intendere solo questo. Saperne tanto di quello che si sta comunicando, prendendo proprio a cuore la propria e-missione, può farti crescere fino a farti diventare autore di un e-book, e ancora di più, ma il lettore non soltanto vuole vedere la tua conoscenza. Vuole anche fare la tua conoscenza.

Conoscenza va quindi inteso anche come presentazione. Il mittente, sempre pronto a dare una mano, la mano deve essere pronto a stringerla ai lettori per sancire la conoscenza. E invece che mettere un muro tra sé e chi lo legge nel suo blog deve “metterci la faccia”. Anche se non gli va di mostrarla. Perché può pure non far vedere i suoi occhi ma l’importante è che dai suoi scritti si intuisca chiaramente il suo sguardo.

Contatti

Il mittente deve essere pronto a diventare anche destinatario: dare ai destinatari dei tuoi “post epistolari” la possibilità di contattarti significa sparare per dare inizio a un’interazione più profonda. Come il mittente di una lettera si rende raggiungibile indicando il proprio indirizzo così un blogger non deve sottovalutare l’importanza di una pagina dedicata ai contatti.

Il destinatario

Si parla tanto di target come se i lettori fossero un bersaglio contro cui lanciare frecce.  Peccato che a volte il tuo messaggio sfrecci senza colpire nessuno. Ci hai pensato e ripensato e hai tracciato un identikit del tuo lettore. Hai disegnato la tua idea del tuo lettore tipo perché sai quanto conoscere il più possibile il proprio destinatario dia una marcia in più alla comunicazione, eppure nella strada del blogging ti senti solo. Ti sembra che nessun compagno stia percorrendo la via con te. Perché?

Il fatto è che in fondo il lettore ideale è come l’amore platonico a cui si scrivono lettere-fiume che non vengono inviate mai. Perché ci si accorge che un modello ideale  è spesso solo un’idea che nasce e muore in noi  e di quel ritratto restano solo detriti.  Forse è allora giunto il momento di cacciare via i troppi preconcetti che ti impediscono di accogliere in te un dubbio: siamo noi che scegliamo i destinatari o sono loro che scelgono noi? Esiste un confine sottile ma fondamentale tra andare incontro alle esigenze di un proprio pubblico potenziale e lasciarsi snaturare da un tipo di lettore che ci si è impegnati a immaginare fin nel più piccolo particolare prima ancora di essersi preoccupati di attestarne l’esistenza.

Un calamo che calamiti l’attenzione

La tua penna è come uno strumento da accordare. Uno strumento che devi di volta in volta tarare tenendo conto di cosa vuoi dire, a chi lo vuoi dire e come lo vuoi dire. Solo così potrai guadagnarti la tiara di blogger perfetto. Ogni lettera ha un suo tono che non cambia soltanto al cambiare del contenuto ma anche in base al destinatario e all’impostazione che il mittente ha scelto di dare al suo messaggio. Così il tuo modo di scrivere deve essere in grado di adattarsi, seppur senza mai tradirsi, ai pensieri che desideri tradurre in scritti.

I francobolli

Magari sei un blogger “alle prime lettere”. Sì, dico “alle prime lettere” per non dire “alle prime armi” perché, in effetti, è meglio non combattere neanche col foglio bianco cercando al contrario di batterlo sul suo stesso terreno: tirando fuori da quel bianco apparentemente sterile tutti i frutti che in realtà cela. Ma essere agli inizi non ti affranca dal dovere di impegnarti al massimo. Anzi. Vogliamo forse dimenticarci che “chi ben comincia è già a metà dell’opera”? I francobolli nelle lettere sotto forma di post scritte dai blogger nei panni di mittenti sono quindi il valore dei post stessi.

Post-ino

Avere dei lettori non è semplicemente qualcosa che capita. I post vanno in un certo senso recapitati. Tu, caro blogger, quindi, non solo sei il mittente ma anche il postino. Guai però a essere pressanti: è sempre meglio essere letti perché interessanti .

Post scriptum

Ciò che viene staccato dal resto a volte viene separato non per venire allontanato ma per essere valorizzato. Come un post scriptum che in una lettera non contiene un messaggio che può essere trascurato ma che anzi è uno speciale allegato pensato per legare ancor di più il lettore a quella pagina. Così la Call To Action è quasi un regalo. Un metaforico passaggio di penna.

“L’ho scritto dopo non perché fosse meno importante. Anzi. L’ho scritto dopo perché meritava uno spazio tutto per sé. Come te”: ecco cosa vorrebbe dire il blogger mittente al suo lettore destinatario quando a piè pagina lo invita a commentare.

Se questo post scriptum ti ha dato il “polpo di grazia” dopo aver letto e esserti fatto un’idea lascia una tua traccia. Tu lo sai, qui l’inchiostro è di casa.

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17 pensieri su “Il blogger felice e la lezione di blogging dei romanzi happystolari

  1. Interessante questo ribaltare la prospettiva: non siamo noi a scegliere il target, ma sono le persone a scegliere i nostri contenuti e il nostro modo di elaborarli (quindi a scegliere noi).
    In questo modo metti al centro le persone e centri (scusa il gioco di parole di infimo livello) il punto fondamentale. Perché più le persone sono al centro del nostro fare, più si sentono coinvolte, più si sentono importanti e questo crea in modo naturale tutto quello che ogni uomo di marketing, ogni azienda, vorrebbe.
    Un blog aziendale costruito e gestito con queste linee guida farebbe la fortuna di un’organizzazione commerciale e non.
    Brava Monia: tra figure retoriche e il tuo modo ricercato di raccontare hai nascosto un’intuizione a dir poco geniale.
    Insomma, hai dimostrato, ancora una volta, che leggerti è indispensabile. Chapeau!

    1. “non siamo noi a scegliere il target, ma sono le persone a scegliere i nostri contenuti e il nostro modo di elaborarli (quindi a scegliere noi)”

      Sì, la penso proprio così. Credo che fare centro non sia necessariamente difficile come fare la quadratura di un cerchio: basta non essere troppo quadrati e sì, far sentire i lettori, in questo caso particolare, ma le persone, più in generale “al centro del nostro fare”.

      Mi riempie di gioia sentirti dire che nel ripieno di questo post, farcito anche di “ricercatezza” tu abbia trovato qualcosa che reputi davvero speciale.
      Grazie mille a te!

  2. Penso che siano i lettori a sceglierci. Io, quando decido di aprire un blog, scelgo l’argomento non i destinatari. I destinatari sono definiti automaticamente dal tema che scelgo di trattare.

    1. E, qualche volta, non pensi anche che possano esserci delle… Sorprese?
      Ossia che temi che eravamo certi avrebbero attirato destinatari di tipo X ne attirino di tipo Y?
      Quanto sono sorprendenti questi Lettori! 😀

  3. Sui lettori la vedo come Daniele.
    Pensa, proprio stanotte m’è capitato di una lettrice che mi ha sempre evitato a causa della mia dichiarata volgarità e del mio dichiarato sessismo: elementi presenti, certo, ma in forma sempre (auto)ironica.

    Quindi, credo che i destinatari oltre ad essere definiti dal tema, sono definiti anche dal feeling che si può creare con loro, dalla nostra personalità e dal nostro stile.
    Non trovi?

    Sull’essere pressanti siamo d’accordo. Ho pubblicizzato spesso i miei post, o addirittura recapitato inviti (come su twitter), ma sempre con persone con cui ho già una certa confidenza o contatto.

    Le CtA le uso pochissimo. Intendo proprio la “domanda finale”. Le uso probabilmente più fra le righe di ogni post che come domanda finale diretta.
    Tanto, è ovvio che il lettore può e deve dire la sua! Non ho mai avuto problemi in questo 😉

    Moz-

    1. “Credo che i destinatari oltre ad essere definiti dal tema, sono definiti anche dal feeling che si può creare con loro, dalla nostra personalità e dal nostro stile”

      Sono assolutamente d’accordo. Per questo a Daniele ho chiesto (sì, la risposta subito sopra a questa) se crede che possano esserci delle “sorprese” in fatto di lettori. Riuscire a coinvolgere anche lettori magari generalmente meno interessati al tema che tratti credo sia proprio legato alla personalità, allo stile.

      Quanto ai tuoi inviti io ne aspetto presto uno nuovo, magari per un post che verrà pubblicato dopo la mezzanotte: così facciamo una notte bianca social 😀

      1. In realtà il mio nuovo post è online da… questo preciso momento. Ma non so se l’argomento ti interessa, io non tratto di blogging e l’altra volta è stato un caso (che certo si ripeterà esattamente come c’era già stato) ma non è il tema del mio blog 🙂

        Moz-

      2. Mi hai incuriosità: andrò comunque a leggerlo… Fosse anche solo per dirti che l’argomento non è esattamente nelle mie corde ma che comunque non ci si può scordare del blog di MikiMoz! 😉

  4. Che intreccio!
    Mi è piaciuto questo post, il lettore come protagonista, come il pubblico nel metateatro pirandelliano… Questo post lo terrò presente in futuro. Domani me lo rileggo!

    1. Marco, quant’è bello quando squarciando il cielo di carta ci si rende conto che il cielo che c’è oltre, quello “vero”, sarà anche meno rassicurante ma è infinitamente più bello?

      Domani, come sempre del resto, sarò felice di accoglierti ancora! 🙂

  5. Sì, questo post mi ha dato un polpo (pieno) di grazia. Il rovesciamento dell’ego, che, ribaltato come un calzino, si mette a nudo. Svela e dipana quello che sei in quello che scrivi. La tua costante attenzione al lettore è sentita e convincente. Finalmente si ritorna all’origine e al fine della comunicazione: farsi altro da sé per tornare con una coscienza ampliata e al contempo purificata. L’ascolto, questo catartico sconosciuto, rivendica qui il suo ruolo di stella polare.
    Molte grazie e molti polpi!

    1. Che bello leggere “come un calzino” e pensare al fatto che forse, un po’ tutti, siamo come una coppia di calzini. Siamo insieme, allo stesso tempo, sia calzino destro che calzino sinistro. E, come se non bastasse, spesso ci accorgiamo che i due calzini sono spaiati. Così ci sentiamo sempre e ovunque un po’ fuoriposto. Un po’ inadeguati. Mai abbastanza allineati.

      Grazie a te per questo commento che pone di fronte all’ineluttabilità di una sfida enorme: scoprire se stessi esplorando l’altro da sé.

      (Sei la Emma che commentò il mio guestpost a casa di Daniele, vero? Ti meriti tanti polpi ma, mi raccomando, usa tutto l’inchiostro che hanno per scrivere sempre i bellissimi pensieri che hai.)

      1. grazie Monia per il calcio che dai al mio scheletro intorpidito! sì, sono la Emma che commentò il tuo mostruoso post a casa di Daniele. Da quel momento sei diventata piacevolmente ricorsiva. Dapprima ti ho soltanto osservata senza poter commentare per paura di precipitare, poi ho seguito il bianconiglio nella tana e ora sento fluire l’inchiostro come sangue da un’arteria tagliata.

      2. Sono diventata “piacevolmente ricorsiva”? Allora posso proprio dirmi contenta di sapere che hai corso il rischio di (“solo”) leggermi e poi (anche) commentarmi 🙂

        Mi hai fatto pensare al fatto che c’è una cosa speciale che le arterie sanno fare: restare beanti. Che no, non è restare beati. Anzi. Ma è restare aperte. Tu resta sempre aperta alle possibilità, alle opportunità, all’eventualità che l’inchiostro, scorrendo, ti trascini in un altrove che non sapevi di volere. Ma che magari è esattamente ciò di cui avevi bisogno.

        Grazie a te!

  6. Concordo, certo, ma con un ma. La lettera ha un solo destinatario, il post una pluralità indistinta (almeno in genere, perché poi ci sono post che fra le righe sono diretti ad una persona precisa, come pure commenti che sono tali solo come epifenomeno di una presenza).
    E quindi il particolare deve farsi giocoforza generale, sfumando il connotato peculiare dell’epistolario, che ne ha fatto la fortuna letteraria: il dettaglio personale, la curiosità (pruderie, se vuoi) di conoscere un aspetto molto molto privato dell’autore.
    Quindi, parafrasando: il post deve piacere a molti, così, con felice gioco di parola, l’epistolario si fa happystolario.
    Invece la lettera privata deve colpire al cuore il destinatario: l’epistola è pistola!
    Chi trovasse la felice sintesi delle due vocazioni, avrebbe un blog felicemente esplosivo. Secondo me il modo ci sarebbe: un blog scritto da due persone assai diverse, unite da simili passioni, due medaglie della stessa faccia 🙂

    1. Devo dire che è proprio bello quel “certo” tra due virgole, sai? Sa di qualcosa di cui si è sicuri ma che non si da mai per scontata. Un po’ come non si dovrebbe mai dare per scontata né l’attenzione del lettore di un’epistola (destinatario singolo), né dei lettori di post happystolari (destinatari multipli come quelli che selezioni quasi a caso per inviare a quanta più gente possibile un insulso messaggio di auguri).

      Credo però che, in fondo, anche quando si epistolizza per tanti lettori tutti in lizza in realtà, pensando, si analizza solo la possibile reazione di uno e uno solo tra i lettori. Quasi come un exemplum.

      Quanto ai blog a due voci… Credo funzionino soltanto in presenza di particolari condizioni. Ma quando funzionano sì, può essere molto bello quello che può venirne fuori 😀

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