Lo scrittore dei sogni

 lo scrittore dei sogni

Lo hai guardato bene il quadro che campeggia qui sopra, vero? Oggi voglio cominciare così. Modificando una frase di Jim Morrison come più mi si confà. Un po’ come fa Salvador Dalì manipolando la realtà.

Scrivi perché nella scrittura puoi trovare quello che la realtà non ti sa dare

Adesso che hai letto, ora che non sai bene se chiudendo gli occhi per continuare a leggere scoprirai un “sonno che genera mostri” o quei tanto augurati dolci sogni, te la senti di continuare?

Scrivere e sognare sono un pericolo potenziale  

“Ti tengo d’occhio anche quando dormo” (I delfini)

Gli animali lo sanno bene quanto dormire sia rischioso. Perché quando ti concentri su te stesso e distogli lo sguardo dall’esterno ecco che l’esterno può coglierti più facilmente di sorpresa.

Quando dormi abbassi le palpebre e abbassi la guardia, quando scrivi hai le mani impegnate a ricamare parole e potresti non udire che qualcuno richiama la tua attenzione. La scrittura è come il sonno perché ti rende vulnerabile.

Cimentarsi nella scrittura significa esporsi. Andare incontro al sonno vuol dire correre dei rischi. Tu, per prendere il meglio sia dall’abbandono che dalla concentrazione, fai come i delfini: lo sapevi che i delfini dormono con solo un occhio chiuso e l’altro ben aperto?

L’amore, da sogno, per la scrittura

“Il vero amore è una quiete accesa “(Giuseppe Ungaretti)

Il fil rouge che lega il sonno alla scrittura (e sì, anche alla lettura) è dentro i tuoi occhi che sembrano rossi nelle foto venute male.

Dormire è come capovolgere i tuoi occhi. È come smettere per un po’ di cercare continuamente qualcosa nel mondo che ci circonda e iniziare a scoprire il mondo che già c’è dentro di noi.

Leggere, invece, è un po’ come farsi scrivere sugli occhi da ciò che si legge. Mentre scrivere è permettere a chi ci legge di guardare dentro i nostri, di occhi.

Quando si dorme è come se il mondo  abbassasse la voce e ci permettesse così di ascoltare il nostro racconto interiore. Quando si scrive è lo stesso. Ci si estranea dal mondo ma non completamente. Si mette un filtro tra sé e gli altri e si seleziona soltanto ciò che da cui è proprio indispensabile farsi raggiungere. Si rafforza la guardia all’ingresso di noi per guardarsi meglio dentro.

Dormi per ricordare, scrivi per dimenticare

Dormire fa bene alla memoria, sai? Durante il giorno raccogli foto su foto (mentali) di ciò che vuoi ricordare ma le affastelli senza un ordine preciso. La notte, invece, te ne stai a “inchiodare stelle” ai cieli della memoria, così che tutti i ricordi possano risplendere ancora e ancora. Dormi per memorizzare. Mentre scrivi per dimenticare? C’è un passo che a tal proposito non posso proprio fare a meno di citare:

 Questa conoscenza, o re, renderà gli egiziani più sapienti e più capaci di ricordare, perché con essa si è ritrovato il farmaco della memoria e della sapienza “ (Platone)

Prova a fare con me un sogno lucido. Siamo in Egitto. C’è Theut, una divinità che cento ne pensa e cento ne fa e Thamus, un sovrano un po’criticone. Theuth si potrebbe dire che non dorme mai data la sua grande operosità e tra le tante arti che propone a Thamus c’è anche la scrittura. La divinità la definisce addirittura farmaco della memoria e della sapienza”.

Ma Thamus non è d’accordo. Teme che gli uomini, adagiandosi sulla scrittura come ci si adagia sugli allori, smettano di ricordare e di cercare di imparare andando oltre ciò che leggono. Andando direttamente a cercare di imparare da chi quelle cose le ha scritte.

Perché, come dice poi Socrate parlando con Fedro,una volta che un discorso è scritto rotola dappertutto, nelle mani di coloro che se ne intendono e così pure nelle mani di coloro ai quali non importa nulla, e non sa a chi deve parlare e a chi no. E se gli recano offesa e a torto lo oltraggiano, ha sempre bisogno dell’aiuto del padre, perché non è capace di difendersi e di aiutarsi da solo.”

Ecco, qui entra in gioco il sognatore, pardon lo scrittore. Capisci perché è tanto importante che ci sia un filo il più diretto possibile tra autore e lettore, soprattutto dove è più che fattibile come in un blog?

Penso che un sogno così non ritorni mai più…

1) Credi che esporsi sia inevitabile quando si scrive? E tu come la vivi questa esposizione?

2) Quali sono i rischi che secondo te deve essere pronto a correre uno scrittore?

3) Qual è il sogno più grande che hai di te come scrittore? Qual è l’obiettivo più ambizioso che sogni per il tuo “racconto interiore”?

4) Pensi che i tuoi scritti debbano “difendersi da soli”, che ciò che viene scritto sia come le barzellette e non vada mai spiegato o vesti i panni del “metascrittore” e dai volentieri ulteriori chiarimenti ai tuoi lettori?

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13 pensieri su “Lo scrittore dei sogni

  1. “Dormire, sognare, forse morire. Se sia più nobile soffrire i dardi del’oltraggiosa fortuna o prender l’armi contro un mare di affanni e contrastandoli porre loro fine? Chi sopporterebbe lo scherno del tempo, gli spasmi dell’amore disprezzato e il disprezzo che il merito paziente riceve dagli indegni, quando egli stesso potrebbe darsi quietanza con un semplice stiletto? Chi sopporterebbe lo sberleffo dell’audace esposizione se non fosse per il terrore di un viaggio nel paese inesplorato dalla cui frontiera nessuno torna? Così la coscienza ci rende tutti codardi e il naturale colore della risolutezza è reso malsano dalla pallida cera del pensiero, e così imprese di grande levatura per questa ragione deviano dal loro corso perdendo il nome di azione?” 😉

    Parti da un presupposto inesatto Spiritello, perdonami e concedimelo: dormire non è essere indifesi, ma come dice il bardo, è un po’ morire. E la morte apparente è il meccanismo che la natura donò ai mammiferi tutti (e solo a quelli), per sopravvivere ai pericoli dei rettili. Caratteristica ancora presente nei nostri sistemi di difesa automatici dai pericoli di maggiore rilevanza (o che tali viviamo) e che si manifesta con la massima espressione di quello che viene comunemente chiamato attacco di panico. Quindi il cappello della metafora non è propriamente esatto. Ciò detto mi chiedi subito, all’inizio dell’articolo “Adesso che hai letto, ora che non sai bene se chiudendo gli occhi per continuare a leggere scoprirai un “sonno che genera mostri” o quei tanto augurati dolci sogni, te la senti di continuare?”
    Sì è la risposta, la mia. E probabilmente di tutti, per il piacere di assaporare e nutrirsi di eleganti parole e preziosi consigli che scaturiscono dalla tua magica penna.
    Ma io continuo anche perché io sono così. Non mi tiro certo indietro di fronte a nulla. La paura (di fare un errore in caso di scrittura) è corredo di ogni mente sana, ma rafforza il coraggio o la viltà e sta a noi scegliere come vivere. E io scelgo di avere coraggio. Ma seguendo il tuo ragionamento mi sorge una domanda: quanti hanno il coraggio di scrivere ed esporsi? Quanti di mettersi in gioco con uno step più avanzato di un tweet, o di un commento con un blog e dal blog ad uno scritto di maggior levatura e impegno?
    Perchè il problema non è aver paura dei propri sogni, di chiudersi ad esplorare se stessi di scrivere, ma di esporre al mondo tutto il frutto di questa introspezione che porta alla voglia di scrivere e scrivere e scrivere. Non scrivo per dimenticare, ma per fissare, scrivere e leggere e comunicare possono dare ebrezza come l’alcol in quantità sconsiderate ma gli effetti collaterali dello scrivere sono il ricordare, migliorare, confrontarsi, diffondere, crescere e gratificarsi.

    Per venire alle tue domande:
    1 esporsi non è inevitabile in sé, lo diventa nel momento stesso in cui vuoi vivere.
    2 chiunque scriva, che sia un tweet o un romanzo, un articolo su quotidiani di grande diffusione, una sceneggiatura o un blog, deve essere disposto ad accogliere la critica anche negativa come un’indicazione di dove guardare per migliorarsi proprio in quell’attività che si ama così pazzamente.
    3 Qui come sanno in tanti mi vedo in difficoltà: io non sono né mai sarò uno scrittore. Posso risponderti traslando su quelli che sono i miei sogni, ed uno in particolare: spero ardentemente di riuscire con le mie parole (anche scritte) a trasmettere tutto quanto sò efficace per agguantare una vita appagante a più persone possibili. Questo è l’obiettivo più ambizioso che ho e non sò per quale motivo ma sicuramente parte da un racconto interiore.
    4 se fossi in grado di esprimere sempre esattamente il mio pensiero in modo comprensibile per tutti, allora gli scritti non avrebbero bisogno di aiuto, ma sono umano e per fortuna faccio un oceano di errori e resto quindi a disposizione di chiunque chieda spiegazioni con anche la disponibilità a cambiare le mie posizioni in alcuni casi.

    (un po’ lungo Spiritello, scusa: mi hai ispirato oggi)

    1. Dato che essere ordinati nell’esposizione aiuta a renderla più chiara per rispondere a questo tuo (bellissimo) commento inizierò dalla fine non accettando le tue scuse e anzi ringraziandoti per questo commento così non solo lungo ma anche ricco!

      Parti da un presupposto inesatto Spiritello, perdonami e concedimelo: dormire non è essere indifesi, ma come dice il bardo, è un po’ morire. E la morte apparente è il meccanismo che la natura donò ai mammiferi tutti (e solo a quelli), per sopravvivere ai pericoli dei rettili. Caratteristica ancora presente nei nostri sistemi di difesa automatici dai pericoli di maggiore rilevanza (o che tali viviamo) e che si manifesta con la massima espressione di quello che viene comunemente chiamato attacco di panico. Quindi il cappello della metafora non è propriamente esatto.

      Non sono del tutto d’accordo con il tuo non essere d’accordo 🙂
      Quando un soggetto dorme la soglia minima che gli stimoli devono superare perché siano percepiti è più alta. Chi dorme sta quindi barattando la capacità di rispondere prontamente alle sollecitazioni esterne col sonno. Da qui la potenziale pericolosità.

      Ma io continuo anche perché io sono così. Non mi tiro certo indietro di fronte a nulla. La paura (di fare un errore in caso di scrittura) è corredo di ogni mente sana, ma rafforza il coraggio o la viltà e sta a noi scegliere come vivere. E io scelgo di avere coraggio. Ma seguendo il tuo ragionamento mi sorge una domanda: quanti hanno il coraggio di scrivere ed esporsi? Quanti di mettersi in gioco con uno step più avanzato di un tweet, o di un commento con un blog e dal blog ad uno scritto di maggior levatura e impegno?

      Di questa parte del commento mi ha colpito moltissimo la frase “la paura è corredo di ogni mente sana, ma rafforza il coraggio o la viltà e sta a noi scegliere come vivere”. Vedo che te lo chiedi tu e me lo chiedo anch’io: “chi ha il coraggio di esporsi?” E lo chiedo non soltanto rivolgendomi agli altri ma anche e soprattutto guardandomi allo specchio. E ogni giorno decido che sì, vale la pena mettersi in gioco anche perché, come hai benissimo sottolineato tu “esporsi non è inevitabile in sé, lo diventa nel momento stesso in cui vuoi vivere”. E io voglio vivere.

      Dato che “il problema non è aver paura dei propri sogni, di chiudersi ad esplorare se stessi… ma di esporre al mondo tutto il frutto di questa introspezione” ti ringrazio per non aver avuto neanche paura di esporre il tuo frutto di questa introspezione e di aver condiviso qui un sogno bellissimo come questo: “spero ardentemente di riuscire con le mie parole (anche scritte) a trasmettere tutto quanto sò efficace per agguantare una vita appagante a più persone possibili”.

      Grazie davvero. Di cuore!

  2. Io sì, carissima Monia.
    Credo fermamente che per scrivere (bene) sia inevitabile e necessario esporsi.
    Ne morirebbe l’empatia, se no, che è l’emozione che regge la relazione col lettore.

    Non sono gelosa mai di quello che scrivo, non sento di dover difendere le mie parole, anche perché le posso sempre ribadire 😉

    In quello che scrivo sono come nella vita reale, come mi incontreresti per strada e andassimo finalmente a prenderci un gelato insieme!

    Scrivere è comunicare pensieri e sentimenti di noi: come possiamo farlo ed esserne gelosi allo stesso tempo.
    Io scrivo per condividere, sempre.

    Un grande abbraccio e felice giornata!

    1. Credo fermamente che per scrivere (bene) sia inevitabile e necessario esporsi.

      Ah, quanto amo chi riesce a fare delle parentesi un uso così! Quel “bene” scritto chiuso tra quei due semicerchi assume un valore fondamentale. Sempre dare a chi si chiede se sia possibile scrivere senza esporsi una risposta decisa e convinta: certo che si può scrivere senza esporsi. Peccato che non sia scrivere davvero.

      E poi quando affermi che “scrivere è comunicare pensieri e sentimenti di noi” come si fa a non concordare con te?

      Un grande grazie e un sorriso per te, cara Francesca. Un sorriso colmo di empatia, certo, perché noi ci teniamo tanto all'”emozione che regge la relazione col lettore”, vero? 😉

  3. Ormai aspetto con ansia il tuo post quotidiano 😀 Ok, ora provo a rispondere alle tue domande:

    1) Credi che esporsi sia inevitabile quando si scrive? E tu come la vivi questa esposizione?
    Si è inevitabile perché, come nella vita, sul web trovi sempre quello che vuole dire la sua o quello che ti vuole criticare tanto criticare. Una volta che clicchi il tasto “Pubblica” potenzialmente puoi raggiungere tutto il mondo.

    Se le critiche che arrivano (perché arrivano a tutti prima o poi) sono costruttive allora la prendo bene, se invece le critiche sono solo per distruggere allora inizio a giocarci con il piccolo Troll di turno fino a quando non esce la sua vera indole…e a quel punto si è sputtanato da solo. ;D

    2) Quali sono i rischi che secondo te deve essere pronto a correre uno scrittore?
    Il Fallimento e la Criticato, entrambi ti possono far crescere

    3) Qual è il sogno più grande che hai di te come scrittore? Qual è l’obiettivo più ambizioso che sogni per il tuo “racconto interiore”?
    Essere utile ai miei lettori, un giorno i miei lettori dovranno dire: “Ma come faccio a fare quella cosa? Aspetta che vado a vedere sul blog di MrTozzo” 😀 Troppo ambizioso? 😀

    4) Pensi che i tuoi scritti debbano “difendersi da soli”, che ciò che viene scritto sia come le barzellette e non vada mai spiegato o vesti i panni del “metascrittore” e dai volentieri ulteriori chiarimenti ai tuoi lettori?
    Credo nel dialogo, quindi se un lettore mi chiede dei chiarimenti su quello che ho scritto rispondo volentieri.

    1. Mr. Tozzo sappia che lL’autrice del blog, contravvenendo a qualsiasi “etica professionale” è molto contenta di essere attesa, quotidianamente, con ANSIA 😀

      Leggendo il tuo commento ho iniziato a immaginarmi Trollaggio, Fallimento e Criticato come tre brutti ceffi che se ne vanno a spasso per le pagine e si divertono a far crollare tutti i castelli di carta come fanno i bulli quando, sulla spiaggia, distruggono i castelli di sabbia degli altri bambini.

      Poi leggo il tuo sogno e penso che tutti, in un modo o nell’altro, abbiamo l’ambizione di creare nella nostra vita qualcosa che non venga cancellato subito come un “t’amo” sulla sabbia. Penso il tuo sogno sia molto bello e, più che troppo ambizioso lo definirei giustamente ambizioso. Ambizioso di quell’ambizione sana che è la benzina dei nostri progetti!

      Grazie per questo commento interessante e divertente, Tozzo 😀

  4. Se scrivi solo per te stesso, è un conto. Se scrivi e pubblichi, è impossibile non esporti. Devi appunto avere questo coraggio e armarti di menefreghismo. Se non ti esponi, scriverai solo testi senza emozione né passione e il lettore non riuscirà a essere conqiustato dalle tue parole.

    I rischi che correrà uno scrittore sono semplicemente quelli di farsi conoscere più a fondo e di divulgare, in alcuni casi, idee che non piacciano agli altri o di scrivere di temi scottanti che creino stupore e polemica. Ma, come ho detto, te ne devi fregare e scrivere quello che hai dentro.

    Il sogno più grande che ho quando potrò definirmi scrittore è di vedere un film prodotto da Hollywood su un mio romanzo.

    Penso che ognuno debba essere libero di interpretare come meglio crede ciò che scrivo. Ma se dovesse dare un’interpretazione totalmente errata di una mia storia, che io neanche condivido, allora potrò dare qualche spiegazione, se lo riterrò opportuno.

    1. “Se non ti esponi, scriverai solo testi senza emozione né passione e il lettore non riuscirà a essere conquistato dalle tue parole”

      Passione, conquista, lettore… Mi fai pensare a Baudelaire e a queste sue parole: “Non si è morti fin quando si desidera sedurre e essere sedotti”. Chi scrive e pubblica, in fondo, non desidera proprio sedurre il proprio lettore nel senso più proprio del termine? Condurlo a sé, attrarlo verso le proprie parole fino a conquistarlo. E sì, sono proprio d’accordo con te, tutto questo è impossibile se non si accetta una dose di “esposizione”.

      (Inizio a preparare i popcorn per la visione del film basato su un tuo romanzo :D)

  5. Ho utilizzato la tanatosi così a lungo che ci sono quasi cascata da sola nel mio trucco. Del resto, a cosa serve il trucco se non a nascondere? Ho seppellito migliaia di parole scritte, di pensieri ed emozioni su fogli solitari nascosti in cassetti, quaderni, libri. Come un Buddha incompleto, intento soltanto a se stesso, avulso dalla realtà. Non sono abituata a questo scambio continuo. Mi procura una sensazione di vertigine, come se avessi respirato troppo ossigeno. Finalmente.

    1) Scrivere è un po’ come andare in spiaggia. Se hai paura di bruciarti, rimani nella tua comoda bara al buio ovattato della cripta. Io sono un vampiro della scrittura. Ne ho un intenso bisogno e una paura terribile.
    2) Rischi? Ustione da confronto. Gastrite e melancolia da indifferenza. Mi ricordo con attonito terrore un gioco crudele che si faceva alle elementari: per qualche arbitraria ragione, e questa è l’essenza del potere come prevaricazione, la classe cominciava in massa a ignorarti a tempo indeterminato. Traumatico.
    3) Il sogno è una dimensione ambigua e prolifica. Sogno che le mie parole siano come cheloidi e sogno anche che la mia scrittura si propaghi e insemini più menti possibili.
    4) Mi piace molto uscire da me e credo che una spiegazione non si debba negare a nessuno. Inoltre, dal confronto nasce il dialogo, forma alta di conoscenza.

    Grazie!

    1. (Ripresami dalla gioia intensissima di aver letto “tanatosi e cheloidi e melancolia e altre parole per me entusiasmantissime provo a dirti la mia.)

      Il trucco del trucco è che può nascondere o può valorizzare.
      In fondo, del resto, non siamo portati continuamente a scegliere tra queste due cose?

      Celi le parole. Le tue parole. Lo fai credendo che si possano celare. Ci credi davvero? Come se poi non te le potessero leggere tutti addosso. Come se non avessi due occhi, due polsi, la dolcezza morta dei tuoi capelli che continuamente celebrano i funerali mai compiuti degli scritti che hai abortito.
      Celi ciò che scrivi sotto il materasso ma le parole, per celia, escono fuori a giocare scoperchiando quel letto che in fondo ti fa solo star male. E non ti infonde mai abbastanza coraggio da spingerti a lasciarlo.

      Occulti il tuo culto per la scrittura, in ogni modo, ma sai che non è facile perché la ami oltremodo. E perché di notte e di giorno sogni che qualcuno la venga a liberare dalla tua stessa prigionia.

      Offusci la tua genuina passione mentre i tuoi sogni sono in realtà chiarissimi: “Sogno che le mie parole siano come cheloidi e sogno anche che la mia scrittura si propaghi e insemini più menti possibili.
      Dovresti valorizzarlo questo sogno, certo. Ma prima di valorizzarlo lo devi rivalutare. Iniziando a capire quanto puoi valere. E quanto puoi volare.

      Grazie a te, Emma!

  6. Eterno ritorno, due anni e mezzo dopo e mi sembra passata una vita… Il mio buon demone aveva ragione? Io insisto, come ho visto fare dai wannabe supereroi per diventare ciò che sono destinati ad essere. Insistono finché non arrivano dove vogliono arrivare. Grazie alla tua compagnia, la mia penna è più fuida, forse perché la mia mente lo è.

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