Scrivi come respiri: avrai post mozzafiato

blowblog

Il titolo, le frasi iniziali, i paragrafi, le parole in grassetto, tutti questi elementi devono togliere il fiato ai tuoi lettori nel modo più efficace: facendo breccia nei loro polmoni. Il tuo post così sarà come aria e entrerà diretto. Avrà subito effetto. Sì, lo so che detto così sembra tutto perfetto. E, in fondo, anche se per ora non lo è, può esserlo. Ti hanno intimato “parla come mangi!”, come se le parole andassero davvero addentate e non baciate. Ma se non ti va di divorare carta e inchiostro non provare a scrivere come mangi. Scrivi come respiri.

La fase difficile è l’i(n)spirazione

Fuori di aria ce n’è proprio tanta, vero? Non la vedi ma la percepisci. Eppure l’inspirazione è un processo attivo. Richiede la tua energia. C’è bisogno di un tuo sforzo perché l’ossigeno di cui hai tanto bisogno e che hai tutto intorno possa superare tutte le tue resistenze e entrarti dentro. L’inspirazione, anche quando diventa ispirazione e perde una n, è di una complessità perenne. L’ispirazione più che di mistici afflati è frutto di fiati che ci si è guadagnati.

L’espirazione è più semplice. È passiva. I tuoi polmoni cerebrali, quelle sacche spugnose che proprio come spugne hanno assorbito gli stimoli più disparati dall’esterno, non aspettano altro che espirare. Come la fantasia è l’intelligenza che si diverte la scrittura è il diaframma che si rilassa. Solo che a volte ti lasci sfuggire di mano i momenti migliori d’espirazione mentre basterebbe avere sempre con te una boccetta in cui riversare i tuoi pensieri per iscritto come fossero profumo.

Abbassa la guardia. È come il diaframma

Per inspirare abbassi il diaframma e espandi la gabbia toracica. Per farti ispirare, quindi, per iniziare, non devi fare altro che abbassare le tue difese. C’è tutto un muro costellato di “non troverò mai l’ispirazione” su cui vanno a schiantarsi le stelle cadenti che non guardi più perché non ci credi più. Abbattilo. Deponi le armi contro tutti gli stimoli che continuamente vengono a bussare alla tua porta mentre tu li lasci fuori a dar vita a un pessimo παρακλαυσίθυρον (sì, si legge paraklausithyron e sì se non sai cos’è presto te lo racconterò. Ti piacerà). Allarga la mente come fa il tuo torace quando devi accogliere l’aria.

Non voglio che Clara

C’è un gruppo musicale che si chiama proprio così ma non è di loro che (in questo caso almeno) ti voglio parlare. Io voglio raccontarti delle cellule di Clara che pare proprio siano importanti per produrre il surfattante. Ma che c’azzecca con te, lettore che hai la zecca della scrittura, il surfattante? È presto detto.

 Tu pensa al surfattante come a un elisir magico capace di gestire la tensione e  cerca il tuo di “surfattante”. Quando espiri, mentre soffi fuori le parole che per tanto ti hanno camminato dentro e soffi forte e ne fai bolle di sapone così che tutti possano giocarci e specchiarvisi, ecco, durante la scrittura sei sotto pressione. Come un alveolo. C’è troppa tensione. Ti serve il tuo personalissimo interruttore. Stai scrivendo note su note e tamburelli le dita sul foglio. Ti serve un interruttore per spegnere  quel censore che hai dentro e che censurerebbe tutto ciò che hai scritto. Un interruttore per staccare la spina, sì, ma niente eutanasia creativa. Solo riarrangiamento funzionale per suonare al meglio le parole che ti risuonano dentro.

Comment marketing dei miei polmoni!

Ci hai provato e riprovato ma non sai proprio che fare: i lettori, nel tuo blog, non vogliono proprio saperne di commentare. Forse c’è una cosa a cui non ti sei fermato a pensare ma che il tuo corpo, che continuamente deve occuparsi di respirare, non può permettersi di non considerare: se c’è un polmone aperto e uno chiuso indovina verso dove andrà l’aria? L’aria preferisce andare dove c’è già aria. Per farsi largo nei polmoni, pardon nei cuori, dei lettori a volte basta spianare la strada ai primi commentatori. Gli altri seguiranno a ruota e tu sentirai che per il tuo blog la ruota sta finalmente girando dal verso giusto.

Non sei tu che sei sbagliato. È il posto che lo è

La blogsfera è come un gigantesco apparato respiratorio e i blogger sono i microrganismi che la abitano. Ci sono blogger che sono come microrganismi che fanno parte della normale flora batterica e allora se ne stanno lì. Passando inosservati. Almeno fin quando restano nella posizione in cui sono sempre stati. Ma se la voglia di incollare gli occhi dei lettori ai propri scritti li porta a cercare una nuova collocazione allora ecco che possono iniziare a far sentire che ci sono. Tu forse devi solo trovare il posto giusto per “far danni”. Forse la nicchia che hai scelto, anche se  ti è sembrata giusta dopo un lungo ragionamento, è sbagliata. È sbagliata per te.

Il tuo blog è… a ampio respiro

Quando ti metti a scrivere a volte ti manca l’aria. Oh, sarà pur vero che Palahniuk c’ha scritto un romanzo ma è meglio che scrivere non faccia rima con soffocare. Nell’enfisema polmonare cadono le pareti e crescono gli spazi aerei e qualche volta, senza ammalarti certo (ma che cosa vai a pensare?), è questo che devi sperimentare: per avere più spazio a volte bisogna distruggere qualcosa.

La lezione dell’enfisema però non è finita qui. Abbatti le pareti per far entrare più aria? Ben fatto ma fa’ attenzione, perché se abbatti i muri portanti, quelli che più ti servivano per i tuoi scambi, ti troverai ad annaspare. Per prima cosa quindi devi selezionare. Selezionare quello a cui non solo puoi ma forse addirittura devi rinunciare e poi abbatterlo. Senza esitare.

Vuoi salire a vedere la mia collezione di respiri?

Tu, probabilmente, non stai molto bene. Non tanto perché leggi questo blog, questo posso pure lasciartelo passare come un sintomo sporadico. Casuale. Ma se tu che leggi sei uno che scrive stai male perché hai il male di scrivere. È grave? Sì, certo che è grave. Ma tu non disperare. Dimmi invece come fai a respirare.

  • Hai mai difficoltà nell’i(n)spirazione e nell’espirazione scrittoria? E, se ne hai, quando ne hai a quali “muscoli respiratori accessori” ricorri? A quali “aiuti” ti rivolgi?
  • Hai mai pensato a quali sono le barriere che alzi tra te e il mondo quando ti sembra che nessuno stimolo giunga a te?
  • Sai gestire la tensione quando sei immerso nella scrittura, in piena fase di produzione?

Per te che sei arrivato fin qui ecco un piccolo spunto tratto dalla vita di una bolla di sapone: se vuoi la meraviglia della bolla che vola e splende devi essere pronto ad accettare anche il rischio di scivolate quando la bolla torna “solo” sapone e va a terra a riposare.

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32 pensieri su “Scrivi come respiri: avrai post mozzafiato

  1. Interessante inspira e espira parole, mettiti in discussione, fatti domande e dai linfa ai commenti e abbatti barriere, mantenendo i muri portanti. Mi piace: Brava Spiritello!

    1. Esattamente, mio caro Gir. Hai sintetizzato alla perfezione. Non è semplice, certo, ma quando ci si impegna perché si aspira a qualcosa il sospiro di sollievo che poi si può tirare dà il via a un entusiasmo trascinante!
      Grazie 🙂

    1. Ecco, aspiro proprio a questo: a creare qualcosa che sia come una bolla leggera come se fosse di sapone ma che poi non esploda.
      Resti integra come vetro.
      Delicata, sì, ma più duratura.
      E faccia da specchio a chi cerca nelle parole l’occasione di scoprire qualcosa in più di sé.

  2. – Io ho iniziato ad avere difficoltà su Penna blu, perché scrivere ogni giorno dello stesso tema rischi alla fine di ripeterti. Quindi ho dovuto prendere provvedimenti e ridurre il numero di post. Gli aiuti? Il mio archivio, quello che scrivono gli altri, le mie difficoltà e i miei errori, la vita esterna.
    – Non credo di avere barriere in quel senso.
    – Non sono teso quando scrivo.

    1. Ribadisco ciò che ti ho anche cinguettato: tu hai avuto l’intelligenza di capire quand’era il momento di darsi più spazio per riprendere fiato. Se fai dei respiri troppo frequenti rischi che siano troppo poco profondi. E no, alla nostra PennaBlu piace approfondire, vero?

      Una curiosità: non sei teso neanche appena prima di scrivere? In quel momento in cui sei come un atleta ai posti di partenza che si prepara per lo scatto iniziale?

      1. No, quando inizio a scrivere so che riuscirò a scrivere quel post. Non ho mai avuto tensione sulla scrittura, ma solo sul trovare nuove idee da sfruttare.

    1. Sì, Danilo, lo penso anch’io. C’è quella “tensione sana” che è un come il tono muscolare: indispensabile per tenere in piedi qualsiasi progetto degno di questo nome.
      Sai che parlando di palloncini mi è proprio venuta voglia di un giro in mongolfiera?
      Pensa quanta aria da usare per l’i(n)spirazione si troverebbe lassù, passeggiando tra le nuvole!

  3. Cara Monia, mi piacciono molto i tuoi post metaforici, sappilo!
    Anche se quello del gelato non lo batte nessuno, ma dopotutto lì si trattava di magnà :p

    Comunque, una cosa a cui non credo è la mancanza di ispirazione. Cioè… se non sei ispirato (o meglio, se un giorno sei un po’ scazzato e non sei in vena di scrivere) fa nulla: fai altro, esci, guardi un film. Non credo a blocchi eterni. Vuol dire che non si ha poi molto da dire, forse, se l’ispirazione non c’è. Vuol dire che non ti lasci ispirare da ciò che hai intorno, che non sai osservare. E allora è il momento di una pausa, no?

    La tensione è positiva, almeno per me. Non la vedo come ansia, mentre scrivo, ma come una sorta di frenesia! 😀

    Quanto alla nicchia sbagliata, posso farti il mio esempio: io per anni ho parlato ad una nicchia. Non era sbagliata, era semplicemente una nicchia. Non mi sono mai voluto allargare più di tanto. Poi, poco a poco, le cose han cominciato a succedere in modo naturale, rapportate al mio modo di gestire il blog, che diventava più “ampio”.

    Moz-

    1. E a me piacciono molto i tuoi commenti, Miki! 😀
      (Torneremo presto a mangiare, sìsì, anzi ti prenoto già un tavolo e resto a disposizione per speciali ordinazioni!)

      “Se l’ispirazione non c’è vuol dire che non ti lasci ispirare da ciò che hai intorno, che non sai osservare.E allora è il momento di una pausa, no?”: sono pienamente d’accordo. Magari hai le lenti sporche e allora devi abbandonare un po’ di frenesia e iniziare a fare le cose con un po’ più di “lentezza”. Quella lentezza positiva che ti permette di assaporare le cose (spero tu abbia apprezzato l’uso del verbo di ispirazione… Gastronomica!)

      Ecco, frenesia. Al contrario quella frenesia che senti quando scrivi, quel pizzicore sui polpastrelli è incoraggiante. Se l’ispirazione è la fonte a cui attingere quel tipo di frenesia rende l’acqua più frizzante!

      Vuoi sapere a cosa stavo pensando in particolare quando ho parlato di “nicchia sbagliata”? A chi magari ha fatto mille calcoli su fantomatiche possibilità di guadagno in quella certa nicchia invece che in un’altra e allora ha scelto la nicchia che sulla carta gli sembrava più profittevole. Mentre se avesse scelto la nicchia che sentiva a sé più affine scrivere sarebbe stato piacevole come mangiare profiterole.

      1. Ahaha, che lentezza associata al mangiare mi viene in mente lo spot della mozzarella! 🙂
        La nicchia sbagliata è come quando una persona si fissa nel far qualcosa -magari cimentarsi col teatro- e ottiene pochi risultati… ma se si fosse cimentata con la pittura sarebbe stata il nuovo Picasso 😄

        Moz-

      2. “La nicchia sbagliata è come quando una persona si fissa nel far qualcosa”: ecco, qui entra in gioco la sana autocritica che ti fa prendere coscienza dei tuoi limiti ma senza demoralizzarti e senza perdere la voglia di metterti in gioco in un altro campo!

      3. Vero. la cosa più sbagliata è insistere in cose che non ti competono. Non è un limite, semplicemente significa che sei nato per fare altro.

        Moz-

  4. Per scrivere un buon commento non si deve badare a spese. Il bloggatore, specie se non di professione, vuole essere incensato, vuole sentirsi dire che ciò che ha scritto è scintillante, che egli è l’autore che il mondo attendeva, che finalmente riuscirà a diventare il primo scrittore il cui successo postumo avverrà quando è ancora in vita!
    E perciò il compito del commentatore è molto, molto più arduo, se vuole essere onesto e dire davvero quel che pensa di post per la maggior parte dei casi egocentrici, sgrammaticati, mal editati, solipsisti. Rischia di passare per un troll, per un invidioso, per uno che non comprende il verbo (mentre spesso i verbi è proprio il bloggatore a coniugarli in maniera scellerata piazzando congiuntivi a sorteggio).
    Invece, il commentatore leccaculo e, spesso, bloggatore a sua volta, ha la strada spianata. Pur non credendoci affatto (perché ogni blogger pensa di essere il migliore), dispensa incenso a profusione, per il solo fine di attendersi uguale trattamento sul proprio blog, e sentirsi quello sfruculiamento dell’ego che fa così bene!
    Auspicando un prossimo illuminante post in merito della dolce Calamita, lascio la mia testimonianza. Chi pubblica un post è come se ci avesse dato dei soldi per acquistare la nostra attenzione. E’ sempre bene ripagarlo con un commento, anche solo un saluto, una piccola testimonianza di esserci stati. Se però quel che è stato scritto ci è piaciuto, insieme al saluto, qualche parola in più dobbiamo spenderla per farglielo sapere. Non è impossibile, anzi è una dolcezza dovuta. Come, tanti anni fa, nei piccoli negozietti, le caramelle di resto.

    P.S. Lo so, è un po’ estemporaneo rispetto al tuo post, ma questo, magrittianamente, non è un commento. 🙂

    1. Mi è piaciuta molto la tua analisi sul… perché commentare.
      Il commento non è dovuto, per me, ma è necessario se si vuol dialogare.
      Alla fine, per quel che mi interessa, il blog lo vedo come una sorta di piccolo forum di discussione: non voglio essere per forza accarezzato, voglio che mi si sfanculi anche 🙂
      Monia, tu che ne pensi?

      Moz-

      1. Monia pensa che scrivere un post, pubblicarlo, spronarlo a essere socievole condividendolo sui social network sia come gettarsi in un’ideale mischia e metterti a parlare.

        Quando qualcuno ti commenta smetti di essere un tizio che parla da solo e diventi il coprotagonista di un dialogo. Non c’è nessun obbligo, certo, ma è un modo per arricchirsi a vicenda. E no, non c’è alcun copione in cui sono previsti soltanto convenevoli e smancerie. 🙂

      2. Esatto, la vedo proprio come te!
        Che poi, come dico sempre, vedere gente che dialoga su una cosa scritta da te è come un incantesimo! 🙂

        Moz-

    2. Leggo incensato e penso a quante volte si brucino bastoncini di incenso invano in vani troppo stretti per far circolare l’aria e a come l’incenso a chi a certi odori non è particolarmente avvezzo e più che viziato, dall’incenso, si sente… Nauseato.

      Poi salgo una montagna russa con un’insalata di parole e significati e di spunti e di spinte e di Sputnik spediti chissà dove. Questo non sarà un commento ma Moonia è proprio contenta di averlo ricevuto.

  5. Se l’i(n)spirazione è un problema io applico la soluzione più comune: smetto di cercarla.
    Smetto di fissare a vuoto la bagina bianca dello schermo e mi metto alla ricerca di pagine già piene, d’altro, che possano aiutarmi a rimpire la mia pagina. Così ho fatto nello scrivere gli elaborati all’unviversità, così la tesi e così anche per il mio Angolo.

    Bel post Monia e ora mi dedico al giardinaggio chissà che non giunga qualche nuova idea per condire il mio prossimo post.

    1. Quella simpaticona dell’ispirazione il famoso detto “in amor vince chi fugge” lo sa proprio applicare alla perfezione e allora a volte sì. Sembra proprio che fugga.

      Col tuo “mi metto alla ricerca di pagine già piene, d’altro, che possano aiutarmi a riempire la mia pagina” mi fai pensare a zio Bukow e al suo “siamo pieni di niente e per noi niente è pieno”: penso che quando, al contrario, si riesce a vedere che in fondo tutto è già pieno di suo e sta a noi raccogliere ciò che più desideriamo e ciò di cui abbiamo più bisogno ecco che è più facile riempirsi.
      Ecco, vai a fare giardinaggio e piantala di non scrivere 😀

  6. Inspirare vita, espirare vita.
    Un ciclo continuo e meraviglioso, che nasce dagli stimoli attorno a noi e continua nelle parole che generiamo.
    Inspirare non è semplice, ma tu Monia sei stata capace (e la cosa non mi sorprende affatto) di spiegare come riuscirci: aprire la mente, come fa il torace quando accoglie l’aria…abbattere barriere, facendo attenzione ai muri portanti…trovare la propria collocazione nella grande blogosfera e non essere più un invisibile microorganismo…ed ogni tanto ricordarci di staccare la spina “per suonare al meglio le parole che ci risuonano dentro”.
    Inspirare ed espirare…creare bellissime bolle di sapone che però, Monia, non andranno a terra a riposare, ma resteranno sospese proprio lassù, dove le stelle cadenti continueranno a sfrecciare davanti ai nostri occhi.
    Basta crederci, no?

    Brava brava e ancora brava 🙂

    1. Aprire la mente, come fa il torace quando accoglie l’aria…abbattere barriere, facendo attenzione ai muri portanti…trovare la propria collocazione nella grande blogosfera e non essere più un invisibile microorganismo…ed ogni tanto ricordarci di staccare la spina “per suonare al meglio le parole che ci risuonano dentro”.

      Alessandra, lasciatelo dire: hai colto appieno i petali che ho cercato di disseminare nelle righe di questo post, ne hai condensato l’essenza in maniera sorprendente e hai soffiato un commento inebriante e persistente come un buon profumo.

      Grazie, grazie e ancora grazie a te! 😀

  7. Mi piace un sacco la tua metafora di scrittura come respirazione, un elemento fondamentale del nostro benessere.
    La scrittura però, può seguire un ritmo meno regolare della respirazione: a periodi di grande i(n)spirazione ,o di lettura di fonti per ispirarci, se vogliamo chiamarla in un altro modo, seguono periodi di scrittura matta e disperatissima, in cui hai un bisogno quasi fisico di mettere tu carta i tuoi pensieri. Respirare così sarebbe davvero un grosso problema! 😛

    PS: ho seguito con interesse la discussione sui commenti e volevo dire la mia! 😀
    I commenti migliori sono quelli che arricchiscono il post con dei punti di vista nuovi o aspetti che l’autore non ha approfondito. Se poi sono in disaccordo con l’opinione dell’autore, è una grande occasione per avere uno scambio di idee e per trovare nuova ispirazione, purchè rimangano civili e non siano una gara per aver ragione a tutti i costi.

    1. Assolutamente sì, Lorenzo, “la scrittura può seguire un ritmo meno regolare della respirazione”. Mi viene spontaneo pensare ai cosiddetti respiri patologici. L’i(n)spirazione e l’espirazione in questi casi sono ben diverse dal solito eppure quel respiro è necessario.

      Quando ci diamo a periodi di grande i(n)spirazione è perché i nostri polmoni (cerebrali) hanno una gran fame d’aria e quando, invece, è l’espirazione a farla da padrone significa che evidentemente abbiamo intrappolato troppa aria fino a quel momento e così quella “scrittura matta e disperatissima” è la nostra cura.

      P.S. Il tuo commento, per esempio, ha arricchito il post. Quindi grazie al quadrato!:)

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