Scritto a pennello: Munch, i Bizantini e la lettore-centria

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I tuoi pensieri hanno una loro lunghezza d’onda. Quando riesci a cavalcarla al meglio le tue parole ar-rivano fin sulla battigia. Le tue parole come biglietti in bottiglie trasportate dalla corrente. Le tue parole come biglietti pronti a essere letti da chi vuole leggerli. Ma l’inchiostro è puro colore e il colore non puoi essere tu da solo a crearlo: il colore esiste solo come percezione perciò perché i tuoi scritti prendano colore ti serve un lettore.  L’idea stessa di colore non avrebbe ragion d’essere se il colore non fosse guardato. Proprio perché ciò che scrivi proponendolo agli altri acquista valore proprio quando viene letto ad avere un ruolo assolutamente centrale è il lettore.

Munch e il concetto di lettore-centria

A me Munch piace proprio tanto. Citarlo è perciò un piacere per me ma soprattutto il piacere voglio farlo a te. Voglio raccontarti qualcosa che mi ha colpito molto: lo sapevi che in una prima versione del quadro “la fanciulla malata” Munch stese il colore sulla tela con una spatola? Il risultato fu molto particolare.

Immagina delle striature di colore. Strisce di pittura addensate, grumi irregolari, pennellate che colano in verticale rigando il quadro. Come delle lacrime. L’effetto che Munch voleva ricreare era proprio quello di una visione durante il pianto. È come se lo spettatore, guardando l’opera, avesse versato copiose lacrime sulla tela. Il quadro è pensato come guardato da uno sguardo lucido, da occhi liquidi che incidono la tela di pianto.

Quando scrivi e riversi sulla tua “tela” pennellate di parole segui lo spunto offerto da Munch: guarda le parole che scrivi non soltanto con i tuoi di occhi ma con gli occhi dei tuoi potenziali lettori. Butta giù una prima bozza del tuo scritto e poi spennella lasciando che a guidare la tua mano sia il pensiero rivolto al tuo vero braccio destro: il tuo pubblico.

La prospettiva rovesciata e il lettore coinvolto

Il punto di fuga è proprio un punto importante, sai? È quel punto in cui le linee parallele sembrano incontrarsi. È un punto cruciale, quindi. Un punto destinato a diventare crocevia di pensieri che, apparentemente inavvicinabili, trovano un terreno comune su cui incontrarsi. Nella prospettiva lineare il punto di fuga si trova dentro il quadro. Se tu, scrittore che dipingi mondi con le tue parole,decidi di situare il punto di fuga nella profondità della tua opera ecco che il tuo scritto è in buona sostanza un’idea che in te nasce, cresce e muore.

Nella prospettiva rovesciata, invece, il punto di fuga è posto in avanti, al di fuori del quadro. È la prospettiva delle icone sacre: se il tuo articolo saprà essere come un’icona bizantina e rivolgere il punto di fuga verso lo spettatore allora le parole che hai scritto appariranno al lettore direttamente rivolte al suo cuore.

Posizionare il punto di fuga al di fuori significa, fuor di metafora, concentrare i propri sforzi per far sentire il lettore parte integrante di ciò che sta leggendo perché, ricorda, far sentire chi ti legge oggetto di attenzione è un ottimo modo per conquistare anche la sua di attenzione.

La prospettiva lineare ha come obiettivo l’illusione della profondità mentre la prospettiva invertita ha un’altra priorità: coinvolgere il lettore per trasmettergli può facilmente un messaggio. Lo “spettatore” dello scritto si sente così reso pienamente partecipe dell’universo tracciato dalla penna dell’autore.

Pennellata finale

Esisterà davvero la “pennellata finale”? O magari, in realtà, la maggior parte dei pittori continua a spennellare sul loro dipinto ancora e ancora e ancora. Proprio come fai tu con i tuoi scritti. Un infinito “labor limae”. Questo punto del post è solo il punto in cui ho deciso di posare il mio pennello. E riporlo nelle tue mani. Perché come sono gli sguardi dello spettatore ad arricchire le opere d’arte così ad arricchire gli articoli sono condivisioni e commenti.

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28 pensieri su “Scritto a pennello: Munch, i Bizantini e la lettore-centria

  1. Direi che hai centrato il succo del blogging: bisogna scrivere pensando al lettore finale e con l’obiettivo delle statistiche, delle prime posizioni, del vincere la concorrenza e altrwe stupidaggini che si inventano per primeggiare.

    Se vuoi essere primo, allora devi far sentire il tuo pubblico al primo posto.

    1. “Se vuoi essere primo allora devi far sentire il tuo pubblico al primo posto”: sì, la penso proprio così!

      E a chi si chiede come far sentire il pubblico al primo posto mi sento di dire che il modo migliore per farlo è smettere di fissarsi sui metodi più efficaci per far sentire i lettori importanti. E iniziare a considerarli realmente fondamentali.

      Perché se uno scrittore reputa davvero il suo pubblico indispensabile allora questo si sente. Si percepisce a ogni parola. E l’effetto che ne risulta è più efficace di qualunque espediente.

      1. Semplice, verissimo: il tuo pubblico sente quando tu lo consideri speciale e indispensabile. Una sensazione che vale più di qualsiasi altro perché, strumenti, tool… Grazie, Monia 🙂

      2. Sono proprio d’accordo, Gloria, l’attenzione che lo scrittore ha per il suo lettore è come il vento in quella citazione di un film d’amore strappalacrime che più strappalacrime non si può: anche se è qualcosa che non si può vedere è facile da percepire.

        Grazie a te :D!

  2. Manca ancora un pezzetto, solo un pezzettino, ma questo è lo spiritello che conosco e ammiro. Un articolo completo, da quasi-batticuore, raffinato, fruibile senza abbassare lo standard ma elevando quello del lettore. Anima, arte, eleganza cuore ed empatia. L’essenza del blogging, lo stile personale e riconoscibile, unico. La metafora misurata e il messaggio efficace al lettore, con un chiaro valore aggiunto. E bravo Spiritello: Stupiscimi ancora di più, adesso!

    1. Il tuo commento (da batticuore vero. Tangibile. Da battiti che corrono, si arrestano, tornano indietro e si inchinano a parole così belle) mi ha fatto pensare all’uccellino chiamato “batticuore”.

      In “che tu sia per me il coltello” di Grossman il protagonista li cita in una lettera. Spiega come questi uccelli siano estremamente sensibili, così sensibili da morire al solo tocco del loro petto. E immagina di poterne liberare uno stormo sui suoi scritti affinché rivelino tutte le parole sbagliate, bugiarde, inadatte.

      Per uno scrittore qual è il miglior “batticuore” se non ogni suo lettore? Un commento così non può che spronarmi a cercare con ancora più impegno il tassello mancante.

      Grazie ancora Gir! 🙂

  3. Vero, ad un certo punto bisogna smettere di rileggere e limare, e decidersi a premere il tasto “pubblica”. Hai ragione sullo sguardo del lettore: è il punto finale e potenzialmente infinito. Che è vero che ognuno scrive per sé, ma se pubblichi su un blog scrivi anche per gli altri… e allora agli altri devi pensare: io, scrivendo, sono lettore di me stesso e penso: figata! o che schifo! :p

    Moz-

    1. Sì, mi sa proprio che a un certo punto bisogna decidersi a premere il tasto “pubblica”: possibilmente però solo quando, da lettori di se stessi, si è spinti a dire “figata!” 😀

      Dimmi Miki ti capita mai di leggere e rileggere un tuo articolo con gli occhi del lettore e pensare alternativamente che sia degno di nota o degno… Di onta?

      1. Di rileggerlo infinite volte, no. Diciamo che lo rileggo in “anteprima”, quindi come apparirà agli altri (così ho una visione d’inseme di grafica e impaginazione) e poi lo pubblico.
        Certo, a volte “sento” di aver scritto un pezzo che funziona più di altri (come sono modesto, eh!) ma dipende anche dall’argomento (vedi mio ultimo post, in 24h è già uno degli articoli più letti di sempre); ci metto la stessa passione, sempre… anche nelle rubriche più “stupide”… ecco, in questo -posso dirlo- non tradisco mai i miei lettori, perché in primis non voglio nemmeno tradire me stesso! 🙂

        Moz-

  4. Contaminazione tra arte, scrittura, geometria e blogging. Lo sai vero che questo tuo articolo sarebbe perfetto per il mio blog? Anzi… Quasi quasi credevo di averlo scritto io 🙂
    Anzi, facciamo così va. Te lo rubo. Rubo questo tuo quadro e lo rivendo al miglior offerente 😉

    1. Tu sei un mio lettore, no? Quindi in qualche modo sì, lo hai scritto (anche) tu, certo 😀

      Ti permetto di rubarlo (sappi che mi hai fatto venire in mente una scena di Entrapment. Così ora la contaminazione è pure col cinema!) ma solo se il migliore offerente sei sempre tu. 😉

  5. Beh, non c’è che dire: ogni giorno mi stupisci sempre di più. A prescindere dai gusti (non sono esperto, ma su Munch la penso come te), hai saputo fondere pittura e scrittura, dandone una metafora di rara fattura stilistica. Hai un modo totalmente personale di scrivere che ammiro molto: coinvolgente, emozionale, profondamente vero, che non può fare a meno di arrivarti dentro, esattamente come la prospettiva rovesciata di cui hai parlato.

    Chi ti legge deve essere al centro di ciò che scrivi e tu, in questa disciplina, hai ampiamente dimostrato di saperci fare, eccome.

    1. Sapere di essere riuscita a sbalor-dire con le mie parole è una grandissima soddisfazione. Grazie, grazie di cuore!

      Mi hai fatto ripensare a una frase di Einstein che recita “se non sei in grado di provare né stupore né sorpresa sei per così dire morto, i tuoi occhi sono spenti”.

      Sai perché mi è venuta in mente? Perché mi piace pensare ai lettori come a una moltitudine potenzialmente infinita di occhi che a furia di veder brutture possono quasi rassegnarsi a starsene chiusi. Ma poi succede. Può essere la frase su un libro trovato aperto, per caso, o un’insegna, perfino, e il lettore si accorge che anche quella scritta al neon ha qualcosa da dirgli e ricomincia ad ascoltare, a sorprendersi dei messaggi che ci sono ovunque e a scegliere di leggere ciò che sa fargli spalancare le palpebre di stupore.

      1. D’accordissimo. Mi capitano periodi di quasi “repulsione” per la scrittura, frutto quasi sempre di una predisposizione mentale negativa. È una cosa altamente pericolosa e, in qualche modo, corrosiva: consuma la mia anima senza trarne alcun insegnamento.
        Poi accade qualcosa di inspiegabile e lo stimolo è dietro l’angolo. Una frase letta fugacemente, magari su un cartellone pubblicitario di passaggio, fa scattare la molla della sorpresa, come la vecchia puntina sul vinile dava inizio, magari col fruscio della polvere, all’emozione di un disco dimenticato da tempo.
        Le parole sono melodia, ti entrano dentro quasi in silenzio e germogliano, crescono, maturano. Questo è il potere: possedere ed esprimersi su carta come la musica fa per le orecchie.

      2. “Come la vecchia puntina sul vinile dava inizio, magari col fruscio della polvere, all’emozione di un disco dimenticato da tempo.”: con questa similitudine così evocativa hai saputo usare lo spazio del commento come un meraviglioso pentagramma dando vita a una melodia soave.

        Grazie mille Danilo per questo tuo contributo! *_*

  6. Sei il Michelangelo della Parola !! Se scrivi pensando solamente alle statistiche e alle classifiche hai perso in partenza (e tutti almeno una volta l’abbiamo fatto, specialmente quando il blog è giovane), se invece scrivi pensando al tuo lettore…allora quello è il momento…..quello è il tuo momento….il tuo blog diventa vincente !!

    1. Se scrivi pensando al tuo lettore penso tu abbia scelto di lottare per la coppa giusta: non per una sterile competizione, non per un’attenzione fine a se stessa ma per vincere il genuino interesse di chi ti legge.

      Con “sei il Michelangelo della parola” però sei tu che hai fatto il pittore questa volta: mi hai fatta arrossire 🙂

    1. Ho un’idea (sì, non sempre Mimesi, Metessi e Parusia diventano tre Erinni): Luca Sempre, perché non vai a sgraffignare nella galleria dell’artista Roberta Zanella dato che lei di simili ne ha molti e io soltanto uno? 🙂

      Adesso, però, dato che sono state così graffiantemente citate, inviterei il chiamato in causa Luca Sempre a esprimere pubblicamente queste “fusa” (ormai poco) private. Essendo evidentemente così pertinenti al post e alla sua autrice da essere tirate in ballo nei commenti… Non mi si possono di certo negare! 😉

  7. [Ripeti pare brutto… che ci troviamo d’accordo volevo dire su quello che ci siamo già detti]. Io, però, sono sempre alla ricerca di stimoli nuovi. Ahimè… li troverò? o_O

    1. Si, certo, avevo capito il senso 😉

      In realtà un articolo deve stupire prima di tutto me stesso quando lo scrivo. Solo così riuscirò davvero ad incuriosire il lettore. E credo che la stessa cosa (lo stesso approccio) valga anche per te e Monia, per quel poco che vi conosco attraverso le vostre parole & intuizioni.

      😉

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