La sindrome del cappellaio matto: scrivi con l’ossessione del termometro social?

cappellaio

Il cappello di un articolo dovrebbe essere un saluto di benvenuto sensazionale. Una levata di cappello eccezionale. Così strabiliante da impedire da far strabuzzare gli occhi al lettore e impedirgli di levare gli occhi dal testo. Ma anche se non sarà così dovrai fartelo andare bene lo stesso. Perché oggi  ho in serbo per te un altro tipo di cappello: un cilindro magico con dentro nessuna soluzione indossato da un cappellaio tutto matto che non ha niente da insegnarti. Vuoi essere la mia Alice per le prossime righe?

Devi farti conoscere! A tutti i costi! Lo dicono tutti: ti devi promuovere. Saperti muovere. Avere un piano d’attacco, bombardare i destinatari del tuo messaggio. Anche tralasciando le tue risorse, il tuo equipaggio. Puntare a colpire, fino a affondare. Pure senza avere qualcosa di fondato da offrire, da dare. Ma sei proprio certo che per promuovere il tuo libro, il tuo blog, il tuo evento, la tua attività sia necessario vincere la coccarda alla fiera della vanità e della banalità?

Il termometro avvelenato

C’erano una volta i cappellai intenti a lavorare i cappelli di feltro. Sebbene non avessero conigli nel cilindro e non fossero come i conigli dei fifoni realizzavano i cappelli per mezzo di un processo detto “carotatura”. E si facevano grandi scorpacciate di mercurio. Come quella roba apparentemente così innocua che dorme dentro i vecchi termometri e si innalza soltanto di fronte a qualche notizia scottante. Tipo il fatto che il mercurio è intossicante.

Ogni volta che qualcuno si ostina a misurare senza senso la propria influenza, si fissa con qualche fantomatico termometro di popolarità e lo fissa con occhi di brace fino a farlo scoppiare, non sta preparando un successo esplosivo: l’ossessione per un’effimera notorietà più che deflagrante è proprio degradante. Già.

Socialité a ogni costo e social-tè scontati

Vorrei invitarti per un tè. Uno di quelli tanto cari al Cappellaio Matto, esatto. E vorrei farlo perché esistono momenti in cui le parole davvero scaldano il cuore come una tazza fumante e in cui gli incontri riescono bene come le ciambelle col buco servite nell’ora del tè. Peccato che un social-tè funzioni meno se ci si ostina a essere socialité.

L’imperativo di chi è o aspira a essere un socialité è esserci (tanto per esserci).  Ma attenzione a affannarsi troppo per ottenere una popolarità da pop-up, raggiunta con espedienti fastidiosi: per quanto si sia convinti di procedere dritti verso la propria meta, quando lo si fa con i mezzi sbagliati, il tè va di traverso.

L’insostenibile leggerezza dell’imponderabile

Ci sono cose che non ci è dato misurare. Neanche col più intossicato dei termometri. C’è sempre un certo grado di imprevedibilità nelle re(l)azioni che si sviluppano in un social network. Se si ha un ben determinato piano d’azione è bene essere sempre determinati nel portarlo avanti. Ma bisogna accettare che non tutto si può determinare. A furia di pretendere di valutare ogni cosa si perde la valetudo (è solo un latinismo. No, la tecnica di combattimento a mani nude non c’entra. Anche se in effetti voler pesare sempre tutto è pesante come una sessione d’allenamento dei pesi massimi).

Non tutto si può quantificare. Ma si può sempre cogliere ogni occasione per essere sempre più qualificati. Il famoso indovinello di Carrol “Perché un corvo è come uno scrittoio?” è nato senza una precisa soluzione. Un po’ come i dubbi che ti attanagliano su come guadagnare un’oncia di celebrità. Ma se è il valore quello che cerchi invece di prendere esempio dal cappellaio matto impara dal suo papà: lascia che le questioni insolute stimolino la tua creatività.

Lewis e i suoi lettori hanno approfittato della domanda senza risposta per pensare a tante possibili soluzioni. Per esempio sia il corvo che lo  scrittoio hanno le penne. E tu puoi scegliere se essere corvo o scrittoio. Puoi essere un corvo che di fronte ai successi degli altri non sa far altro che gufareo o uno scrittoio che usa le penne per scrivere il proprio di successo. Quale delle due cose preferisci essere?

Questa non è una CTA

Dato che è di matti che stiamo chiaccherando facciamo scacco matto alla spasmodica ricerca di attenzione. Finalmente non avrai, leggendo l’ennesima call to action perentoria, uno spasmo. Però tra noi due c’è pur sempre un contratto. Io ho mille doveri verso di te e tu nessuno verso di me. (Che fregatura questo contratto. Mi sa che mi serve un avvocato. Ne ho appena preso atto. Vedrò se finalmente si è laureato quel perdigiorno dello Stregatto.)

Annunci

14 pensieri su “La sindrome del cappellaio matto: scrivi con l’ossessione del termometro social?

  1. Purtroppo è pieno di gente che si affanna alla ricerca di attenzione e visibilità sui vari social media. E lo fa in modo fastidioso.

    Bisogna essere naturali, ma non solo: sui social si deve condividere e basta. Ok, condividi anche il tuo ultimo post, è normale e anche giusto. Ma la massima tua attività è condividere informazioni interessanti per gli altri.

    Oppure finisce che il tè lo prendi da solo, perché la parte social l’hai bruciata. Questa parola proprio non entra in testa, secondo me: social. Non si socializza bombardando e facendo autopromozione, non si socializza mettendosi su un piedistallo, né parlando male degli altri, né attaccando, né autoreferenziandosi.

    Ogni volta che stai su un social dev’essere come un non-compleanno di tutti i tuoi contatti. Di qualcuno sarà anche il compleanno. Quindi ogni giorno dev’essere una festa.

    1. Hai proprio usato un verbo azzeccato: “affannarsi”. Basta immaginare la sensazione spiacevole dataci da qualcuno che ci alita sul collo con il respiro affannoso per capire il fastidio che dà un’affannosa ricerca di visibilità.
      Molto meglio dare respiro ai propri lettori e regalare loro un buon profumo con cui deliziare l’olfatto ogni volta che vengono a trovarci, no? Così i lettori si riempiranno i polmoni delle loro parole. E saranno ben felici di soffiare a destra e a manca le nostre lodi ;).

      “Ogni volta che stai su un social dev’essere come un non-compleanno di tutti i tuoi contatti” è una frase geniale!

  2. Spiritello, Spiritello, lo sai che mi piace tanto leggerti. Mi piace il modo in cui esce la tua essenza. Tu mi piaci, non è un segreto, e mi piace molto anche questo tuo ultimo articolo, per come è scritto, per l’idea, per le parole scelte e quant’altro, ma in questo caso, più che in altri, susciti in me un: “Mah!”
    Perchè, che social sia cosa diversa dall’essere ossessionati dai social e dal klout (o qualunque altro sistema di misura) ok, ma dopo la lettura susciti in me una domanda:
    E quindi?
    Ovvero: dov’è il valore aggiunto che mi dai qui?

    1. Girardi, Girardi, non è un mistero neanche a me piacciano le critiche. Soprattutto se costruttive.
      Credo che il famigerato “valore aggiunto” possa essere visto in due modi: o come qualcosa che effettivamente ti viene dato “in più”, una vera e propria aggiunta nel senso proprio del termine, o come uno spunto che ti spinge a modificare un “valore” che hai già dentro di te. Ma che magari stai usando male.

      Se stai guidando una macchina (dato che ti piacciono tanto le macchine oltre gli Spiritelli usare un’automobile mi sembra adatto a te.) io, passeggero, posso darti un “valore aggiunto” sia insegnandoti qualcosa sulla guida che ancora non sai sia provando a farti riflettere su qualcosa che fai magari con una certa sicurezza ma che ti porta a sbattere continuamente contro i muri.

      In fondo il “valore aggiunto” di questo tuo commento non è più farmi riflettere su qualcosa che spiegarmi qualcosa di nuovo?

    1. Siamo nel Paese delle Meraviglie, no? Allora penso non faticherò a trovare una bella Casa degli Specchi in cui riflettere a tutto spiano! 🙂
      Ti ringrazio per il complimento come per la critica ma qui devo dissentire: tu (come tutti del resto) puoi darmi eccome consigli sul come scrivere oltre che sul cosa.
      Un saluto per te, Andre, e un grazie per il tuo passaggio.

  3. “In futuro ciascuno avrà 15 minuti di fama”….. ma per molti saranno solamente 15 minuti, se invece vuoi puntare a resistere nel Web devi muoverti diversamente.

    Concordo sul fatto che molti hanno “l’ansia da Social” e puntano di più sulla quantità (20 post al giorno su tutti i Social esistenti) e vogliono quantità (almeno 200 like al giorno e 100 condivisioni…e molti spendono anche dei soldi per averli). Invece secondo me il successo sul web non si misura in base ai mi piace ma al segno che lasci, la qualità.

    Devi lasciare qualche cosa di utile al lettore se vuoi che il tuo lettore si trasformi nel “tuo” lettore. Oggi pubblichi un post scarso, ma con un titolo accattivante, e ottieni 1000 visite ma poi domani avrai 5 visite e dopodomani 0 visite.

    Concordo con Daniele quando dice: “Non si socializza bombardando e facendo autopromozione, non si socializza mettendosi su un piedistallo, né parlando male degli altri, né attaccando, né autoreferenziandosi”.

    Devo dire che queste cose però succedono (anche nella blogosfera) di più su Youtube Italia, in queste settimane mi stavo studiando un pò la scena italiana e devo dire che è penosa. Praticamente c’è tutto quello che Daniele ha detto che non ci dovrebbe essere elevato al quadrato.

    Vabbè ma adesso sto andando OT…..dimenticavo…..complimenti per l’articolo 😀

    1. Sarà pur vero che “la vita non è altro che un brutto quarto d’ora” (mi hanno detto che citare Wilde è molto social 😉 ) ma penso tu abbia proprio ragione: per molti quei 15 minuti di celebrità non avranno la durata di una vita (neanche di quella di una farfalla. Che vivrà più di un solo giorno ma mica tanto di più).

      Lasciare qualcosa di utile al lettore affinché “un lettore” diventi “il tuo” lettore dovrebbe essere l’obiettivo di fondo. Sennò a che pro promuoversi? Solo per risultare appiccicosi come le Big Babol citate in tuo post?

      L’off topic è interessante: facci da spia su Youtube e raccontaci che succede! 😀

      1. Vedo che hai letto il “post relax” del venerdì 😀

        Guarda mi prendo ancora questa settimana di “studio” e poi penso che scriverò un post su Youtube Italia 😀

      2. Dato che questo tuo commento è il 100esimo commento per restare in tema dovrei farti un video di ringraziamento! 😀
        (Ma no, tranquilli lettori, non succederà)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...