La pazienza dello scrittore tra Radiohead e Dino Buzzati

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Il senso dell’attesa, il senso di quella lancetta che corre e mai si arresta, è come la bellezza: è negli occhi di chi guarda (l’orologio). Se pazientare è un po’ patire è anche vero che a volte è fondamentale saper attendere. Senza che l’attesa attenti alla convinzione che si nutre nel perseguire i propri intenti. Saper aspettare senza smettere di aspettarsi il meglio. Ma come si fa a coltivare una pervicacia che diventi efficacia?

Persistere per esistere come scrittore. Questo l’imperativo. Ci rifletto mentre ascolto i Radiohead a palla e il deserto dei Tartari decide di tuffarsi giù dalla libreria per venire sul pavimento a ballare. E penso che la canzone che sto sentendo e il libro che sto riponendo sullo scaffale in merito alla pazienza dello scrittore forse hanno qualcosa da raccontare…  

Mentre aspetti…

Così una pagina lentamente si volta, si distende dalla parte opposta, aggiungendosi alle altre già finite, per ora è solamente uno strato sottile, quelle che rimangono da leggere sono in confronto un mucchio inesauribile. Ma è pur sempre un’altra pagina consumata, signor tenente, una porzione di vita. (Dino Buzzati, il deserto dei Tartari)

Hai presente quelle scene da film in cui il protagonista di turno sale su un taxi e dice all’autista “segua quella macchina“? Ecco. Per uno scrittore la macchina in questione spesso è la pubblicazione. Ma quando si insegue una macchina spesso non ci si rende conto di quanta strada si stia percorrendo. Tu le senti le ruote del tempo lasciare la loro scia sulla tua via?

Essere consapevoli del tempo che passa è importante perché permette di avere il controllo sulla propria corsa e, se occorre, consente di aggiustare per tempo la velocità, la direzione. Perfino la destinazione. I bilanci potranno anche risultare un po’ pesanti ma un buon monitoraggio può essere un ottimo monito.

Come aspetti?

I’m not living. I’m just killing time. (Radiohead, True love waits)
Io non sto vivendo. Sto solo ammazzando il tempo.

Passerai di fronte a una vetrina su cui le luci si riflettono in modo così vivido da sembrare incise sul vetro. Lì lo vedrai. E ti sembrerà di sentire finalmente tutto il senso del sogno che hai sempre avuto inciso dentro. Mentre perderanno significato tutti gli incidenti di percorso. Vedrai il tuo libro, finalmente pubblicato, posato su quello scaffale. Sarà proprio così vero? Quel momento sarà il tuo momento. A quel punto le condizioni per scrivere ancora saranno davvero perfette, eh? Da allora sfornerai romanzi come se piovesse. Mica come ora.

Ora ti piovono addosso solo imprevisti e distrazioni. Un’insopportabile pioggia che sembra proprio intenzionata a spegnere tutte le tue aspirazioni. Ho una brutta notizia da darti: il momento perfetto non arriva mai. Non perché come la fortuna è cieco e allora fa fatica a orientarsi e venire a farti visita. Non arriva mai semplicemente perché non esiste. Quindi smetti di aspettarlo. Anche perché se non inizierai non potrai neanche creare per te condizioni migliori. L’attesa della propria consacrazione come scrittori non è uno spazio inutile da sprecare. Smettila di vederla come un vuoto a perdere.

Cosa aspetti?

L’ora miracolosa che almeno una volta tocca a ciascuno. Per questa eventualità vaga, che pareva farsi sempre più incerta col tempo, uomini fatti consumavano lassù la migliore parte della vita. (Dino Buzzati, il deserto dei Tartari)

Quante volte hai sentito dire che “non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa a che porto approdare“? Seneca aveva proprio ragione: se tu per primo non hai ben chiaro in testa quale sarebbe la tua “ora miracolosa” come pensi che potrai mai raggiungerla?

Quindi sii paziente, caro scrittore, ma non più del necessario. Non lasciare che il resistere all’attesa diventi più importante di ciò che stai pazientemente aspettando. Tollera le soste, i momenti di stallo che giocoforza sarai costretto a vivere ma non distogliere mai lo sguardo dalla tua meta. E sopporta la stasi ma non abituarti a essa.

Ma… Perché aspetti?

True love waits In haunted attics. And true love lives on lollipops and crisps. (Radiohead, True love waits)
Il vero amore attende in soffite infestate da fantasmi. E il vero amore vive di lecca lecca e patatine.

Qual è la molla che ti spinge a pazientare? Quale motivazione ti permette di tollerare l’attesa del tuo momento di gloria? Se pazienti per la passione pazientare è un patire a metà. Se ciò che nutri per la scrittura è vero amore allora il tuo sogno saprà aspettare il momento giusto per realizzarsi. Anche standosene in mezzo agli spettri dei tuoi timori di non riuscire e ai fantasmi dei tuoi passati fallimenti.

Fa’ in modo che la ragione per cui perseveri ti sia sempre chiara. Cristallina come l’acqua in un bicchiere sul tavolo della colazione. Ricorda che il senso della passione che nutri ha bisogno di essere costantemente nutrito. Non basta l’attesa del banchetto del successo a sfamarlo. Alimenta il tuo sacro fuoco della scrittura. Assapora ogni piccolo grande obiettivo nel corso del percorso che ha come meta il tuo sogno. E stuzzica la tua “fame di fama” con frequenti e stimolanti sfide.

Scusa, sai che ore sono?

Io sì: è la tua ora. Ehi, no, non in quel senso. Smettila di toccare ferro! È la tua ora nel senso che qualunque sia il momento che stai vivendo può diventare il tuo momento. Sai, io penso che le cose ti parlino. Se hai voglia di ascoltarle. Quindi ora ho un gioco per te: premi play su una canzone e sfoglia un libro. Non limitarti a sentire la musica. Ascoltala. Non accontentarti di vedere cosa c’è scritto. Guardalo. Scomettiamo che troverai una frase che ti sembrerà rivolta proprio a te? Se ti andrà potrai farla sapere anche a me. La strada per commentare ormai la sai.

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19 pensieri su “La pazienza dello scrittore tra Radiohead e Dino Buzzati

  1. Concordo Spiritello. E allora dai con questo libro che alberga nascosto in te: ora è il momento. L’attesa è durata a lungo e la preparazione al lieto evento è stata accurata.

  2. In effetti ne ho trovate ben 3 di frasi, tipo:
    “Basta che non te ne stai lì fermo…”
    “Che c*** sto facendo?”
    “Stiamo ancora qui a parlarne”

    Credo si adattino a quanto ti ho scritto in DM, vero?

    Bel post, complimenti.

    1. Mi sa proprio che al mondo c’è “chi fa” e chi “parlando e riparlando di come e quando fare” la possibilità di fare realmente qualcosa se la lascia passare sotto il naso.

      A furia di analizzare tutti gli aspetti di una questione sotto ogni possibile luce troppo spesso si rischia di perdere l’occasione di splendere davvero.

  3. Io scelgo “qualunque sia il momento che stai vivendo può diventare il tuo momento. ”

    E aggiungo un invito che mi è tornato tra le dita in questi giorni. Era di tanto tempo fa e cominciavo a scrivere le prime cose:
    “Se il clima non si crea, crealo. Se l’articolo non si fa scrivere, scrivilo. Le mezze misure lasciale agli altri.”

    E nell’aria un profumo di cannella come ogni volta che le nostre esperienze s’intrecciano 🙂

  4. In questo clima(x) ascendente di condivisione reciproca “se il clima non si crea, crealo” è un invito che mi piace proprio.
    Insomma possiamo dire che ognuno è costruttore della propria…Stagione? 🙂

  5. Quando ho letto il deserto dei tartari non mi è piaciuto per niente.

    Mi chiedevo: “Chi può essere così stupido ad aspettare senza fare nulla qualcosa che potrebbe non arrivare mai?” Poi gli anni sono passati ed un giorno mi sono sorpreso a comportarmi nello stesso modo, in attesa di poter fare il lavoro dei miei sogni, ma rimandando sempre i passi necessari per poter cominciare.

    Dopo questa esperienza, ho rivalutato questo libro ed ora mi sto impegnando a vivere la vita assaporando il presente, senza mettere la felicità in un futuro lontano ed incerto, anche se l’istinto da procrastinatore è sempre in agguato!

    1. Quando si parla di “procrastinazione” a me viene spesso in mente Quinto Fabio Massimo. Sì proprio il Temporeggiatore.

      Chissà, forse avevi bisogno di quel periodo fatto di continuo “rimandare a dopo” per sfiancare la tua paura di gettarti a capofitto in una nuova avventura. Magari a volte temporeggiare è solo una tattica per logorare i dubbi che ci logorano. Tempo (apparentemente) sprecato per una vittoria più grande. Una giusta attesa.

      Poi leggo il tuo “ora mi sto impegnando a vivere la vita assaporando il presente” e mi fai pensare (è importante “pensare fuori dalla scatola”, no? 🙂 ) a una puntata dei Simpson e alla frase “la guerra è finita: il futuro ha vinto. Il passato non ha mai avuto speranza”.

      Da quando ti stai impegnando a costruire giorno per giorno com’è cambiato non tanto il percorso quanto la tua visione del percorso verso il lavoro dei tuoi sogni? 🙂

      1. Mi piace tantissimo questa idea di logorare i dubbi e le paure con l’attesa.
        Mi hai fatto realizzare che quando ho preso le decisioni importanti nella mia vita ho fatto proprio così: ho aspettato parecchio ed alla fine, quando ero troppo stanco per sopportare certe situazioni, mi sono buttato con coraggio! 🙂

        Da quando sto costruendo i giorno per giorno sento molta meno pressione: non devo ottenere risultati subito, ma posso concentrarmi su piccoli traguardi o solo sul viaggio per raggiungerli.

        In più adesso sono meno ossessionato dal raggiungere tutti i traguardi, riesco a prendermi qualche pausa dai miei obiettivi per assaporare un po’ di vita e non sentirmi in colpa. Insomma, ho scoperto la procrastinazione positiva! 😀

      2. Sono contenta tu abbia potuto apprezzare sulla tua pelle questa tecnica: sfiancare i timori senza mai essere troppo timorosi (perché provare troppo timore è un po’offrire il fianco) 🙂

        Credo ci sia un confine molto sottile tra una sana voglia di dare il massimo e un perfezionismo effettivamente castrante. Pretendere troppo da se stessi può creare una pressione “interna”per certi versi ancor più difficile da eliminare di una “esterna”.

        Ora assapori di più la vita con meno ossessione? Allora brindiamo alla “procrastinazione positiva”! Ad maiora 🙂

    1. “Beati coloro che coltivano la voluttà dell’attesa” disse un certo scrittore.
      Per alcuni scrittori c’è nell’aspettare un piacere sottile e indefinito come di onde che si increspano e lenzuola che si piegano nel rimboccarsi.
      Un attesa da letto dove letto è il participio passato di leggere e dove lo scrittore, scrivendo di quando scriveva senza dirsi scrittore, di-spiega i suoi sogni e cerca di imboccare la via giusta per un romanzo.
      Grazie del commento Gì 🙂

  6. Il lungo tempo che trascorri col tuo manoscritto aspettando di deciderti a “farne uso” ti concede la possibilità di stringere amicizia con ciò che hai scritto.
    Certo, la vita è breve, non conviene dedicarsi a un solo amico.

    1. Il tuo manoscritto, creato dalla tua stessa mano, diventa qualcosa di staccato da te. Qualcosa di così autonomo da poterti essere amico.
      O, ancora meglio, qualcosa di così separato da chiedere la tua amicia.
      E gli amici veri, quelli certi, non sono quelli che ci restano accanto nelle condizioni incerte?

      Si capisce che l’amicizia con il proprio scritto è solida quando si sceglie di rimanere al suo fianco e di sostenerlo anche quando le cose sembrano mettersi male e l’attesa per il gran debutto sembra diventare più lunga della, ahinoi, breve vita.

      Mi piace moltissimo il “farne uso” virgolettato.
      Mi piace moltissimo il senso di questo commento.
      Grazie della visita e spero a presto Franco Zoccheddu!

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