Semeiotica del blogging professionale (Parte 2)

Semeiotica del blogging professionale (Parte 2)

Hai una caterva di testi da mettere a posto mettendo in campo tutta la tua verve, una complessa strategia di comunicazione ancora tutta da impostare ma non fai altro che posticipare. Perché? Perché hai così tanti spunti appuntati in testa come post it che non sai proprio da dove cominciare! Ciò di cui hai bisogno è il potere della cartella: devi studiare i protagonisti del tuo progetto come se fossero pazienti e con pazienza organizzare tutto in un’ideale cartella. Perché per colpire nel segno devi leggere i segni sia dei clienti che ti commissionano gli articoli che delle aziende concorrenti, sia dei lettori sostenitori che di quelli che si comportano da detrattori.


Iniziare dalle cartelle

Ogni progetto inizia con un’analisi accurata: ricorda sempre che non si finisce mai di imparare e quindi di studiare e per questo è proprio una cartella scolastica la prima cartella di cui ti devi armare. Il tuo obiettivo è infatti studiare il tuo cliente come un medico farebbe con un proprio paziente perché poter compilare la cartella clinica del tuo committente significa essere agevolati nella redazione delle cartelle editoriali per i testi che sono stati ordinati. E quindi avere più possibilità di fare cinquina con la propria cartella giocando a tombola con il successo.

Anamnesi personale patologica remota

I problemi avuti in passato, soprattutto quando ancora, anche solo in parte, insoluti, pesano sul bilancio di un’azienda e rendono difficile vedere il bicchiere mezzo pieno: perché le questioni irrisolte spingono verso il fondo e, anche quando sembrano ormai morte, in fondo non sono ancora del tutto sepolte. Quando si sta mettendo in piedi una strategia di comunicazione nuova di zecca le cadute, le ginocchia sbucciate, hanno molto da raccontare sulle idee che sono state portate avanti anche se si sarebbero dovute bocciare, e avere questi dati, conoscere di un’azienda “l’anamnesi patologica remota personale”, vuol dire aumentare la probabilità, questa volta, nella scelta delle mosse da attuare, di azzeccare.

Le relazioni sbagliate che si sono allacciate con i clienti, partorendo quelle volte in cui frange di potenziali clienti si sono sentite minacciate, vanno attentamente analizzate. Per non rischiare di vedere i sogni di successo infrangersi è necessario conoscere al meglio chi, in precedenza, ha provati a infangare il nome dell’attività di cui ci si vuole occupare: così si potrà mobilitare tutto il potere della prevenzione per evitare di affondare nelle sabbie mobili e poi trovarsi a doverla sfangare.

Anamnesi personale patologica prossima

L’anamnesi personale patologica prossima dei tuoi clienti ti dice qual è il loro problema, cosa c’è che non va, cosa devono curare, di cosa è importante tu ti sappia occupare. È importante saper individuare il motivo occasionale, quella che può apparire la causa a un’analisi superficiale, ma, in realtà, è la classica goccia che fa traboccare il vaso. Un vaso che magari è stato sin dall’inizio costruito male o che si è rotto e si è cercato di ripararlo mentre andava sostituito. La scintilla che qualche volta passa a lungo inosservata ma che potrebbe dar luogo a un grande incendio.

E saper distinguere il motivo occasionale dal motivo reale, la ragione profonda, il male che si è abbattuto sulle radici e che, se non verrà estirpato, continuerà a nuocere alla corteccia e alle fronde dell’albero della comunicazione fino all’abbattimento.

Sintomi

Quello che il paziente ti riferisce è sempre soggettivo, parziale, filtrato dalla sua percezione personale. Il cliente, proprio come il paziente, generalmente, non ha le conoscenze necessarie per descrivere i propri sintomi in maniera precisa e non ha neanche il distacco necessario per farlo. Anche perché la percezione è solitamente falsata.

La realtà è un fiume e chi viene a chiederti una mano ha cercato di raccogliere quanta più acqua possibile con la sua mano ma invano. I sintomi sono ciò che sa della malattia chi la vive ma la malattia, a volte, parla in maniera molto più confusa a coloro a cui, come ospite sgradita, ha invaso la casa, di quanto faccia con chi viene a bussare alla porta.

Per queste ragioni, ancor più che ascoltare le richieste esplicite, un professionista dovrebbe scavare per trovare i reali bisogni. Perché chi riesce a trovare le risposte giuste ai propri bisogni poi fa dei bis-sogni: sogna due volte, sogna più forte.

Molte patologie hanno un loro “corteo sintomatologico”. Ma a volte c’è  una cortina di ferro tra ciò che il cliente è convinto si debba fare e ciò che invece realmente andrebbe fatto. Il tuo obiettivo deve essere accorciare la distanza tra i desideri e le necessità: solo così il corteo di lettori dimostranti, che protestano scontenti per disservizi dimostrando quanto il disastro sia imminente, potrà trasformarsi in uno stormo di individui festanti che cantano le lodi del marchio.

Segni

I segni sono qualcosa che puoi verificare tu per primo. Se leggi la presentazione di quel sito e ti sembra proprio che non vada, se guardi il modo in cui quel brand interagisce e vedi che ha bisogno di una terapia decisa e immediata allora hai visto dei segni. Il termine segno nella semeiotica è un reperto oggettivo riconosciuto dal medico all’esame obiettivo del paziente.

Il segno assume davvero senso quando è un occhio esperto a guardarlo. Un segno medico, infatti, può essere per esempio percepito dal cliente/paziente ma gli può essere attribuito un valore diagnostico inferiore a quello che invece ha. O, addirittura, può assolutamente passare inosservato. Di segni, invece, possono essercene tanti ed è bene segnarseli tutti per andare a segno e segnare tanti punti per arrivare alla vittoria.

Ci sono i segni prognostici, per esempio. Quei segni che permettono di fare delle “previsioni” circa l’andamento futuro. E ci sono i segni anamnestici, ossia i segni che raccontano una condizione patologia del passato, i residui degli errori del passato, le cicatrici che parlano di noi. E come dimenticare i segni diagnostici? Meglio non lasciarseli sfuggire per essere aiutati nell’identificazione del problema.

Scopri le tue carte(lle)

Qui ti pongo tre domande certa che tu saprai nei commenti proporne di ancora più belle:

  • Tu come gestisci il colloquio col paziente?
  • Che segni o sintomi ti capita di riscontrare più di frequente?
  • Ti è capitato di avere difficoltà a far accettare “una diagnosi” e “una terapia”?

 

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10 thoughts on “Semeiotica del blogging professionale (Parte 2)

  1. Spesso il colloquio col paziente è difficile, se non impossibile. Il paziente non vuol farsi mai curare e è raro che capisca che il medico ne sa di più.

    Quasi sempre mi capitano pazienti che vogliono curarsi da soli. Anzi, direi che almeno il 99% dei pazienti vuole curarsi da solo.

    Mi capita quasi sempre di avere difficoltà a far accettare diagnosi e terapia, solo raramente il paziente sceglie di farsi curare senza mettere bocca.

    • “Il paziente non vuol farsi mai curare e è raro che capisca che il medico ne sa di più.”

      Qui credo proprio entri in gioco il “foedus” di latina memoria: tra medico/scrittore e paziente/committente deve esserci un accordo basato sulla fiducia affinché il rapporto sia… benefico per entrambi.

  2. Pingback: Semeiotica del blogging professionale (Parte 2)...

  3. Se il paziente volesse realmente curarsi da solo (o, nel mio caso, difendersi da solo), non verrebbe da noi. Il paziente/cliente vuole essere in primis rassicurato, deve riporre la massima fiducia in chi lo ascolta prima di seguirlo. Non a caso parliamo di medico “di fiducia” o di difensore “di fiducia”. Sta a noi meritarla. E gli ottimi consigli di Monia, con la interessante metafora della cartella, valgono per ogni settore professionale, ivi compreso quello di cui parliamo (recte, dovremmo parlare) qui, ovvero della scrittura. Dove io rimango dell’opinione che il marketing debba essere estraneo alla fase creativa, e più propriamente affidato a terzi diversi dall’autore, che a mio avviso deve certamente adoperarsi per rendere il proprio prodotto artistico prodotto fruibile, ma non lavorare “su commissione” nel senso deteriore del termine.
    Certo, buoni esempi di lavori siffatti ce ne sono, direi l’Eneide, in primis.
    Ma la mia è, appunto, solo un’opinione, e non su commissione :)

    • “Il paziente/cliente vuole essere in primis rassicurato, deve riporre la massima fiducia in chi lo ascolta prima di seguirlo. Non a caso parliamo di medico “di fiducia” o di difensore “di fiducia”. Sta a noi meritarla.”

      Parlando, nel commento precedente, di “foedus” pensavo proprio a questo: al fatto che solo fidandosi si può scegliere consapevolmente di affidarsi.

      Perfettamente d’accordo anche sul “non lavorare su commissione nel senso deteriore del termine” e anzi lavorare sempre come se il lavoro fosse quasi una missione :)

  4. Pingback: Semeiotica del blogging professionale (Parte 1) | Calamo Scrittorio

  5. Pingback: Spesso il male di scrivere ho incontrato | Calamo Scrittorio

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