Le 4 operazioni nella scrittura

operazioni scrittura

In questo momento vorresti imbarcarti in una faraonica esperienza di scrittura? Sogni di fare un tuffo dove l’acqua è più blu un po’ come fece Egeo? Se ti sembra però che il Nilo non renda più fertile il terreno della tua creatività e non puoi fare a meno di paragonare le tue fatiche da scrittore alle dieci piaghe d’Egitto per riflettere un po’ sulle operazioni da fare continua a leggere questo articolo. No, fidati, non sarà un noioso papiro.

Divisione

Dividere in unità più piccole

Dividere un obiettivo in tanti piccoli step significa avere maggior controllo sul percorso che occorre compiere per arrivare al proprio risultato e vuol dire anche avere maggior consapevolezza dei passi che è necessario fare. Spezzettare il proprio lavoro permette, anche mentre si è concentrati a stare sul pezzo, di poter valutare con maggiore obiettività i vari aspetti sia positivi che negativi del proprio progetto.

Frazione e rapporto

La scrittura è come una torta: sono tanti quelli che reclamano la propria fetta. Ma per indagare se effettivamente è il caso di desiderarla questa fetta e, se in qualche modo ti spetta, qual è per te la migliore ricetta, è utile analizzare il tuo rapporto con la scrittura. È proprio in quel rapporto infatti che è racchiusa l’essenza non tanto dei risultati che puoi ottenere scrivendo ma di quelli che effettivamente desideri raggiungere.

Di-visione e di-visi-one

La divisione applicata alla scrittura ha anche altro da insegnarci. Come l’importanza di curare la propria visione delle cose imparando a guardare sempre oltre per vedere lontano e leggere tra le righe. Non solo tra le proprie. E come l’importanza di metterci la faccia, metterci il proprio viso, prendendosi così la piena responsabilità di tutto ciò che si scrive e dice.

Moltiplicazione

Non c’è azione che non abbia implicazione e la scrittura non fa eccezione: per mettere il proprio sigillo su un plico di scritti è necessario elevare al quadrato il proprio impegno. Ma senza dimenticare che, anche quando ti impegni fino a moltiplicare all’infinito i tuoi sforzi, per moltiplicare enormemente i risultati che ottieni devi trovare il giusto fattore. No, non è sempre facile trovarlo ma quando trovi il tuo personalissimo filo conduttore allora puoi davvero iniziare a condurre la propria scrittura ove si desidera.

Sottrazione

Togli e taglia

Non sempre togliere equivale a privarsi di qualcosa. Anzi. A volte buttare via qualcosa significa liberarsi da una zavorra, togliersi un peso, alleggerirsi. Come quando una mongolfiera per andare più in alto si libera dei sacchetti di sabbia che tengono a trattenerla in basso.

Per scrivere bene non solo vanno eliminate il più possibile le distrazioni, le interferenze che non ci consentono di ascoltare come dovremmo e vorremmo il nostro racconto interiore, ma vanno eliminate anche le ritrosie superflue che qualche volta ci spingono a rifugiarci in una soffitta di anonimato non soltanto per scrivere in santa pace ma anche dopo aver scritto, per lasciare che ciò che abbiamo scritto non veda mai la luce.

Mentre magari le nostre parole, una volta sottratti quegli elementi che appesantiscono la scrittura, meriterebbero di mostrare a chi desidera leggerle quanto sanno brillare. Saper adoperare il segno meno nella scrittura significa infatti anche saper tagliare le frasi fino a trovare il proprio taglio, fino a ritagliare i propri scritti nella forma che più ci rispecchia senza dimenticare di essere, quando serve, giustamente taglienti.

Teglia e tiglio

Per permettere ai propri scritti di avere la giusta diffusione è anche importante saper oliare gli ingranaggi giusti, ungere bene la teglia su cui cuocere i propri post-biscotti ma senza trasformarsi in untori che appestano qualsiasi luogo con i propri contenuti. Pure in questo caso spesso è meglio un’interazione in meno, se deve essere l’ennesima frase palesemente autoreferenziale, che una in più.
Prendersi cura dei contenuti che si partoriscono non è di certo facile ma si può imparare molto da una mamma mitologia come Filira. Filira, il cui nome vuol dire tiglio, era la madre del centauro Chirone che di cure mediche ne sapeva eccome. Dopo aver tolto il superfluo, aver tagliato i ponti con i pesi inutili e aver dato il giusto peso al proprio “taglio editoriale” e il momento del tiglio Perché? Perché il tiglio, pianta la cui foglia ha una forma caratteristica, deriva dal greco “ptilon” che significa ala e curare la propria scrittura con estrema attenzione come fa il tiglio quando fa stare meglio le persone significa dispiegare la ali senza spiegazzare le pagine del libro che ognuno di noi si porta dentro e che ognuno di noi cerca sempre di spiegare agli altri sognando di spiccare presto il volo.

Fare la differenza

Qualcosa a cui invece non bisogna mai sottrarsi è il confronto. Perché solo attraverso un confronto costruttivo si può costruire il proprio numero speciale, quello spettacolo personale con cui spiccare e riuscire davvero a fare la differenza.

Somma

Plus

Scrivere deve essere per te un valore aggiunto. Non un mero dovere da eseguire meccanicamente per non si sa bene quale ragione ma un’operazione che dia davvero qualcosa in più alla tua vita. Se hai un blog, per esempio, il tempo (e l’energia) che il tuo blog ti toglie per fare altro deve essere ripagato dalla tua soddisfazione personale.

Aggiungi un posto a tavola

Nessun uomo è davvero un numero primo destinato a restare nella sua solitudine. Anche nella scrittura spesso l’unione fa la forza per questo può fare la differenza aggiungere un posto alla propria tavola per accogliere un nuovo amico, essere il più possibile disponibili a dare una mano e sapere anche quando è il caso di chiedere aiuto per supplire a una propria mancanza chiedendo aiuto a qualcuno in grado di compensare le proprie carenze.

Tirare le somme

È importante capire qual è il momento giusto per tirare le somme: fare dei bilanci troppo presto può essere scoraggiante perché ci si sente troppo indietro, perché si finisce con l’avere la sensazione di non aver fatto nessun progresso, perché ci si sente di poco valore. Fare i bilanci troppo tardi, al contrario, può voler dire perdere l’occasione di rendersi conto in maniera tempestiva del punto a cui si è arrivati e eventualmente aggiustare il tiro, cambiare la rotta. Perché cambiare rotta si può: del resto sei tu o non sei tu il capitano della tua scrittura?

In-somma…

Ora tocca a te prendere in mano la calcolatrice: tu come te la cavi nelle tue operazioni di scrittura?

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28 thoughts on “Le 4 operazioni nella scrittura

  1. Bellissimo post (e sapiente uso del grassetto, come al tuo solito). Completamente d’accordo su tutto, in particolare sul confronto, fondamentale per qualsiasi aspirante scrittore – di qualsiasi genere. Una delle operazioni più difficili è proprio la sottrazione per me, ovvero tagliare il superfluo: di solito, le parole escono dalla mia penna in un flusso della portata di un cavo transoceanico e finisco spesso col farmi travolgere. Devo quindi attendere che l’acqua in più vada via e riordinare le idee. Buona norma è sempre lasciare le parole “a riposo” – come la frolla – per qualche ora prima di mettere il punto.
    Ora però come la mettiamo? M’hai fatto venir voglia di biscotti… ;)

    • Sia sottrarre che aggiungere sono operazioni che richiedono una certa “sapienza”, poiché, a volte, sottrarre è semplificare: e vai a semplificare senza banalizzare. Viceversa, vai ad aggiungere senza diventare prolisso e ridondante! Scrivere è abitare la propria testa come se fosse casa degli altri.

    • Danilo bellissimo commento (come al tuo solito :) ) e bellissima l’immagine delle parole lasciate “a riposo” come la frolla: anch’io in genere ho bisogno di lasciare sedimentare le idee per un po’ per poi far fluire meglio i pensieri dalla penna (ok, dalla tastiera) allo schermo.

      Come la mettiamo con la voglia di biscotti? Ci vorrebbe un party matematico (poco matematico, tranquilli)/ letterario dove ci sono fiumi di biscotti a forma di lettere e numeri “della portata di un cavo transoceanico” :D

    • Le distrazioni sono un po’ come gli uomini o le donne che ti son sempre piaciuti ma che non ti hanno mai filato: improvvisamente vengono a bussare alla tua porta proprio quando sei impegnato in una relazione di tutto rispetto :D

      Fortuna che la scrittura non è una tipa troppo gelosa ma meglio non farla arrabbiare troppo: la prossima volta che l’ennesima distrazione viene a cercarti tu falle capire che non c’è trippa per gatti! E poi torna a fare le fusa a Madama Scrittura e dai fondo a tutte le tue capacità per creare qualcosa di inconfondibile!

  2. Pingback: Le 4 operazioni nella scrittura | ToxNetLab's B...

  3. La vedo come te su molti punti, ma io quando scrivo calcolo poco queste cose. Mi vengono automatiche, non ci penso… e se non mi vengono automatiche le capisco col tempo, le “affino” man mano… sempre automaticamente! :)

    Moz-

  4. Scrivo, io scrivo. Generalmente di getto. Poi vado a fare un giro, così testa e cuore prendono aria.
    Quando ritorno inizio a tagliare!
    E’ vero, tagliare è la cosa più difficile, perché vuol dire anche accettare di cancellare una parte di te (quel qualcosa che hai scritto e che ti scoccia molto eliminare).
    Ma è grazie alla sottrazione che si ottiene il risultato più completo.
    Paradosso?
    No, è la bella sfida del saper scrivere!

    Tu scrivi meravigliosamente, lo sai, vero?
    Ti abbraccio!

    • “tagliare è la cosa più difficile, perché vuol dire anche accettare di cancellare una parte di te (quel qualcosa che hai scritto e che ti scoccia molto eliminare)”

      Mi sento proprio chiamata in causa leggendo questa frase, sai? Per cercare di superare il trauma del dover “rinunciare” a qualche parte penso sempre che forse quello non era il posto giusto per quella frase, per quell’espressione. Così la tiro fuori da quel contesto ma non la taglio fuori senza possibilità di appello, anzi: mi riservo il diritto di richiamarla alla mente e alla penna in qualsiasi altro momento e così anche “ucciderla” mi è più lieve. Perché penso che comunque potrà rinascere sotto altre forme.

      “Tu scrivi meravigliosamente, lo sai, vero?
      Io so soprattutto che ho dei commentatori meravigliosi, grazie! :D

  5. Sono d’accordo sul frazionare il lavoro, solo così riesci ad andare avanti e finirlo.
    Poi devi aggiungere al tuo scritto la tua personalità: un valore “aggiunto” che fa la “differenza”.
    Togliere dalla scrittura tutto quello che non serve, senza toglierle mordente e dettagli che aggiungono alla storia altre microstorie utili.
    Moltiplicarsi, infine: farsi in 4, perché uno scrittore deve scrivere, rileggere, revisionare, promuovere la sua opera.

    • “Sono d’accordo sul frazionare il lavoro, solo così riesci ad andare avanti e finirlo.”

      A proposito di “frazionare il lavoro” ho pensato a qualcosa a cui si potesse paragonare un lavoro da completare. Mi è venuta in mente la classica immagine della montagna da scalare che certo, avrebbe il suo perché, ma… Sai che c’è? C’è che mi piace più pensare al lavoro che richiede la scrittura come a un’immersione nelle profondità del proprio mare personale: del resto anche quando ci si immerge occorre dividere in “tappe” il proprio percorso verso la destinazione finale.

      “Togliere dalla scrittura tutto quello che non serve, senza toglierle mordente”
      Questa dritta così ben riuscita la lasciamo proprio così. Mi sembra pure un po’ Moniosa, sai? :D

  6. A proposito di tagli: si dovrebbe imparare a considerare anche il bianco – lo spazio vuoto di una pagina “liberato” dalle parole – come messaggio e non come semplice “contorno”.

    Pagine come quadri, in cui ogni colore e ogni spazio sulla tela contribuisce a creare la visione d’insieme.

    Sto perdendo interesse per le pagine soffocate da caratteri tipografici & parole. Anche le frasi vanno lasciate respirare. Come i pesci nell’oceano. C’è molto più oceano intorno ai pesci che pesci dentro l’oceano.

    Il bianco di una pagina è il suo oceano. E le parole branchie.
    Secondo me.

    Ciao peste ;-)

    • “C’è molto più oceano intorno ai pesci che pesci dentro l’oceano”

      In effetti, se ci pensi, c’è oceano anche dentro i pesci.
      Le lettere, in fondo, non sono forse composte da tratti che nella lettera “O”, per esempio, racchiudono un piccolo cerchio d’oceano al loro interno?
      Quindi sì, lo trovo un pensiero affascinante.
      Far respirare i testi per far respirare le parole.
      Far prendere aria alle lettere per mozzare il fiato al lettore senza soffocarlo.

      Ciao F(or)ever :D

  7. Pingback: Epopea di un blogger: braccio di ferro per un tozzo di popolarità | Calamo Scrittorio

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